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Doctor Faustus: IX e ultima parte

Il passato è tollerabile solo quando ci si sente superiori ad esso.

Pubblico oggi la IX e ultima puntata del Doctor Faustus, ci inabissiamo nei meandri malati della mente di Adrian Leverkühn, e le notizie non sono buone…(potreste piangere)… Serenus ormai è invecchiato insieme alla fedele moglie Helene, amareggiato dalle sorti della Germania, dalla sconfitta della guerra, dall’imbarbarimento a cui è costretto ad assistere, tutto quello di buono e utile in cui aveva creduto, è stato distrutto: “L’inevitabile riconoscimento della perdizione non equivale a rinnegare l’amore. Io tedesco modesto ed erudito, ho amato molte qualità tedesche, anzi la mia vita insignificante ma capace di affetto e di dedizione fu consacrata all’amore spesso combattuto, sempre ansioso, ma eternamente fedele a un uomo insigne e artista tedesco…”[1] E così Serenus Zeitblom preferisce tornare indietro nel tempo, siamo intorno al 1926, Adrian è quasi sempre malato, non riesce nemmeno a partecipare alla rappresentazione della sua opera più significativa a Francoforte, Apocalipsis cum figuris. Soffre spesso di mal di denti, denti che per mancanza di soldi non riesce a curare. Dopo la morte del padre, osservatore attento della natura, Adrian si mette a comporre musica da camera, il Quartetto d’Archi, il Trio per violino, viola e violoncello, e la Lamentatio Doctoris Fausti. L’apparente monotonia dei suoi giorni nella campagna bavarese viene spezzata da una novità, la visita del nipote Nepomuk, figlio della sorella Ursula che gravata da frequenti polmoniti, chiede al fratello Adrian di occuparsi per un periodo del bambino, che ha avuto il morbillo e ha bisogno di un periodo di riposo. Nepo è un bambino delizioso, educato, che conquista subito tutti gli abitanti di Pfeiffering e zone limitrofe, persino l’algido Adrian che lo chiama Echo, per quella sua voce cristallina che anima la casa. Serenus gli regala un carillon che diventa uno dei suoi giocattoli preferiti, Nepo aka Echo ascolta in ammirato silenzio lo zio al piano mentre lavora ai canti di Ariel nella Tempesta di Shakespeare, vuole sapere quanti anni ha il folletto magico imprigionato per dodici anni, ed Adrian gli risponde che non ha età, e Nepo da allora vuole sempre leggere storie di fate e folletti. La sera Adrian non gli fa mai mancare il saluto della buona notte, il bambino recita dei salmi mai sentiti prima, le sue preghiere hanno un’originalità insolita: “Splende il sole anche al demonio, ed è puro tuttavia, possa anch’io restare puro finché scocca l’ora mia. Così sia.”[2] Nessuno sa chi gli abbia insegnato quelle preghiere, Adrian non vuole nemmeno saperlo a dire il vero, è colpito dalla costanza con cui il bambino recita ogni sera quei salmi serali fuori dal comune. Dopo quasi due mesi e mezzo, Echo si ammala, febbre, nausea, chiede a tutti saggiamente di “parlare piano”, viene chiamato il dottor Kürbiss e la diagnosi non lascia speranza: meningite cerebrospinale. Viene convocato un altro professore ben più preparato del dottor Kürbiss, che conferma la diagnosi, corregge le cure, al posto della morfina, la codeina, ma nessun rimedio efficace. Il bambino morirà dopo settimane di agonia, Adrian dopo la scomparsa prematura del nipote preferito chiude ogni contatto con l’esterno, le uniche persone ammesse sono il traduttore Rüdiger, Jeannette Scheurl, la musicologa con cui ripassa opere del Seicento, e Serenus durante i week-end, che viene ignorato praticamente tutto il giorno, perché non vuole essere disturbato quando studia, tranne qualche minuto di dialogo in cui si concede al fedele amico. Serenus nota come nelle sue composizioni Adrian abbia inserito l’eco come ripercussione del suono umano, probabilmente in ricordo del nipote, un’assenza malinconica presente e mai dimenticata. Nella Lamentatio è colpito da quel senso di speranza persino nella dannazione, il miracolo che va oltre la fede, che diventa trascendenza pura. Adrian decide di confessare le sue pene ai suoi amici e conoscenti, li invita tutti a Pfeiffering e una volta riuniti nella sala, ammette la sua colpa, confida di aver fatto un patto con il diavolo, che gli ha concesso 24 anni di vita per comporre opere degne di fama, l’iniziazione è stata più facile di quanto si creda, basta solamente un atto nella direzione sbagliata, il contatto prima non voluto e poi cercato con l’Hetaera Esmeralda, e per lui l’impossibilità di avere accanto a sé un affetto vero. Parla del nipote come di un figlio che i demoni gli hanno tolto. L’unica coppia con la macchina, appena lo sente parlare, abbandona sala e ospiti al loro destino, gli altri ascoltano costernati e scioccati, tranne un poeta, Daniel Zur Höhe, l’unico a trovare la storia “sublime”…Serenus vorrebbe quasi proteggerlo dagli sguardi intrusivi di occhi indagatori, ma Adrian è un fiume in piena e dopo un accenno della sua ultima opera al piano, si sente male. Viene ricoverato alla clinica neurologica di Monaco per tre mesi, durante tutto questo periodo Serenus è combattuto se rivelare o meno alla madre di Adrian quanto accaduto, ma una volta dimesso, sente che non può più nascondere la verità. La signora Elsbeth si viene a prendere il figlio, un bambino vecchio, e lo trascina a casa, in quel tentativo maldestro di ridare vita a un’infanzia adulta persa nella follia. Per Serenus sarà troppo doloroso vedere il suo amico pieno di talento, ridotto a un perenne delirio, andrà a trovarlo solamente altre due volte, a distanza di molti anni, nel 1935 e nel 1939. Nel 1940 gli arriva la notizia che Adrian Leverkühn è morto. Al funerale i suoi fedeli amici, Rüdiger, Jeannette Scheurl, Serenus, Kunigunde Rosenstiel, Meta Nackedey, e una donna velata, irriconoscibile, che scompare non appena coprono la bara con zolle di terra. Cominciano a traballare anche i presunti trionfi della Germania, Serenus ritorna al presente dolente: “oggi, avvinghiata dai suoi demoni, precipita di disperazione in disperazione. Quando toccherà il fondo degli abissi?…Dio sia clemente alle vostre povere anime, o amico, o patria!”[3] E preghiera sia.

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Altre letture

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[1] DF, p. 530.

[2] Ibidem, p. 552.

[3] Ibidem, p. 593.

Doctor Faustus: VIII parte

Penultima puntata, siamo arrivati quasi alla fine del tomo, Serenus Zeitblom ama i dettagli…Al capitolo XXXVII incontriamo un nuovo personaggio, Saul Fitelberg, un agente internazionale di musica, un ebreo polacco che si presenta all’improvviso a casa di Adrian, corporatura massiccia, sui quarant’anni, sguardo vivace dietro gli occhiali di corno, vestito di tutto punto con un elegante abito di flanella grigio-azzurra, scarpe di tela e cuoio giallo – e si sa che pure il diavolo versione pappone aveva le scarpe gialle – che vuole lanciare le opere del maestro a Parigi, città in cui vive da vent’anni. Saul parla più di Serenus, in francese – qui il traduttore lascia direttamente intere frasi in francese, come è giusto che sia perché lui traduce dal tedesco, e quindi chi non sa il francese perde dei pezzi – un eloquio che scoraggerebbe chiunque, Saul è un uomo che si è fatto da sé, che ha conosciuto la vera miseria e che ora vive nel lusso, compiaciuto dei suoi successi. Ha già in mente il programma che Adrian deve eseguire, se non vuole dirigere, c’è eventualmente un maestro di fama mondiale, e una soprano per i Lied, non devono mancare le versioni musicali del Love’s Labour’s Lost di Shakespeare, le rivisitazioni di Verlaine e Keats e le composizioni più astratte. Adrian e Serenus ascoltano silenti. Si definisce un ebreo filo-tedesco, il vero interprete del nazionalismo tedesco, e non si può non pensare ai terribili sviluppi futuri, estimatore del Faust di Goethe rispetto a quello di Gounod, ha le idee fin troppo chiare, si congeda con la speranza di rivederli presto a Parigi.

Agli inizi del 1924 Adrian va in Svizzera ad assistere alle repliche dei concerti di Rudi. A una cena organizzata dal fabbricante Bullinger, mentre gli invitati commossi ascoltano varie arie di opere, Adrian si lancia in un monologo sul rapporto tra senso e spiritualità, e su come anche una certa volgarità leggera sia indispensabile per esaltare la bellezza sensibile, cita il personaggio di Felina nel Wilhelm Meister, a suo dire una “sgualdrinella” con una certa grazia e Serenus lo ammira segretamente sempre di più. A questo punto ci rivela di essersi accorto di un legame speciale tra Adrian e il violinista, si rifiuta di riassumere la corrispondenza privata tra i due, ma è rimasto sorpreso del fatto che Adrian abbia aperto il suo cuore a Rudi, e che dopo il viaggio insieme in Ungheria, nel castello di Madame de Tolna, siano passati anche loro dal “lei” al “tu”. Serenus ha quindi perso l’esclusiva del “tu”. In questo periodo, durante le repliche dei concerti di Rudi, Adrian ha conosciuto una francese in viaggio con la zia, una disegnatrice di bozzetti teatrali, Marie, una mora dagli occhi scuri come giada e le ciglia lunghissime, notata anche da Serenus e dal resto del gruppo di musicisti. Anche Marie conosce l’impresario Fitelberg, Adrian è affascinato dalla sua voce, melodiosa come quella di sua madre Elsbeth. Dopo vari incontri, Adrian chiama Serenus e gli chiede di fargli da messaggero, vuole che inviti Marie e la zia in visita a Monaco, a fare una gita fuori porta, tutti insieme allegramente sulle alpi bavaresi, meta il castello rococò di Lindford, noto per il suo proprietario eccentrico Luigi II, dichiarato pazzo dagli eredi perché dilapidava fortune in vizi e piaceri. Adrian confessa a Serenus che ha deciso di cambiare vita, ha quarant’anni e vuole sposarsi, Marie ignora il suo piano, la gita è un primo tentativo di approccio. Si uniscono all’escursione, l’inseparabile traduttore, che per non farsi mancare nulla, porta pure gli sci, perché a differenza degli altri, vuole farsi trainare dalla slitta, Serenus e la moglie Helene, il violinista Rudi, e ovviamente Marie e la zia. Adrian elogia per la prima volta pubblicamente il talento del violinista Rudi, è di buon umore, non ha mal di testa, e dopo una giornata di passeggiate, grappe alla genziana e soste montane, si offre di accompagnare le due donne a casa – un evento storico – prendendo da solo l’ultima coincidenza per Pfeiffering delle 23.

Dopo due giorni esatti da quell’incontro, Adrian ha preso le sue decisioni, chiama Rudi e gli chiede di andarlo a trovare per discutere di una questione urgente. Rudi, che per lui ha una passione e trasporto innegabili, si precipita a casa sua il primo pomeriggio, solamente per poche ore, pur essendo impegnato  la sera stessa per un concerto. Non si immagina cosa Adrian stia per chiedergli, e infatti appena sente le sue ragioni, gli fa una scenata di gelosia. Adrian non si scompone, vuole che Rudi vada da Marie a chiedere la mano per lui, una richiesta insolita, complicata dal fatto che Rudi gli confessa che Marie piace anche a lui. Adrian non si stupisce affatto, anzi pensa che l’amico sia ancora più adatto a perorare la sua causa, il fatto che qualcun altro possa essere innamorato della donna che vuole sposare gli sembra del tutto trascurabile, a suo avviso la dichiarazione potrebbe risultare ancora più convincente. Rudi è costretto ad eseguire l’ordine del maestro e viene congedato. Serenus ci anticipa che non si rivedranno mai più.

Come concordato, il violinista va da Marie, così poco convinto del discorso da pronunciare che viene liquidato subito con un “Addio” a lui e al maestro. Marie non ha nessun interesse per Adrian, lo ammira come musicista, ma per lui non prova nulla, Rudi è felicissimo, se non c’è speranza per Adrian, allora è arrivato il momento di attuare il piano B: corteggiarla lui. Non si perde d’animo, una volta rientrato a casa, le scrive una lettera d’amore, Marie fa finta di non leggerla, ma è lusingata, Rudi insiste per qualche giorno, e dopo non troppe insistenze il violinista e Marie sono ufficialmente fidanzati, Adrian incassa il colpo con rabbia glaciale. Una sera, Serenus rientrando da un concerto, nota sul tram, Rudi Schwerdtfeger, e seduta qualche posto più in là Ines Institoris, la linea non è quella che porta a casa sua, immagina che forse sta andando a trovare un’amica in un’altra zona della città, all’improvviso sente degli spari, si volta e scopre che hanno colpito Rudi, Ines ha buttato la rivoltella vicino al corpo della vittima, viene immediatamente bloccata da due uomini, non oppone nessuna resistenza, “il viso bianco come un foglio di carta, gli zigomi accesi da macchie rosse, gli occhi chiusi, un sorriso folle”…Serenus viene ascoltato come testimone, all’uscita della centrale della polizia, vorrebbe chiamare Adrian ma non ce la fa, attacca il ricevitore prima di finire di comporre il numero.

TO BE CONTINUED…alla prossima e ultima puntata

§

 

E dopo questa melodia il lunedì riparte di slancio…

 

 

 

 

 

Il finto abisso in Re Lear

Reason in madness

Re Lear è stata la prima tragedia che ho letto di Shakespeare, e probabilmente quella che ricordo meglio forse perché studiata con la premura del principiante… c’è una scena, che ogni volta che rileggo, di una forza straordinaria, siamo quasi alla fine di tutto, Re Lear vaga nelle lande desolate, le figlie si sono spartite il regno come volevano, il conte di Gloucester, che ha tentato di salvare il salvabile, viene torturato, accecato e abbandonato al suo destino. Non è solo, al suo fianco compare il figlio Edgar, che lui crede in esilio, nelle parti e vesti di un mendicante folle, che lui invece tratta come un buffone di poco conto. Sarà proprio il buffone a salvargli la vita, quando Gloucester, ormai esausto, vuole farla finita e chiede a Edgar di accompagnarlo in cima alla scogliera, Edgar finge di assecondarlo, descrivendogli un finto paesaggio a precipizio sul mare:

Ecco. Siamo arrivati. Fermo qui. Fa paura. Gira la testa, a ficcare gli occhi laggiù nello sprofondo. I corvi e le cornacchie che battono d’ala l’interposto cielo sembrano appena scarabei. A mezza costa giù, appeso a una corda – spaventoso mestiere! – c’è uno che raccoglie il finocchio marino nei crepacci; e non pare più grosso là della sua testa qui. Topi appaiono pescatori in fila sulla battima; e non sembra quel grosso barco laggiù alla fonda, grosso più della scialuppa; e la scialuppa non più di un gavitello che da qui si distingue sí e no. Il flutto dei marosi che mormora e spumeggia sulle fitte ghiaiole pigre del greto, non si arriva a sentire da quassù alto. Non voglio più guardare, che non m’abbia da cogliere la vertigine: e la vista, piombar giù a capofitto.[1]

E Gloucester:

O dèi potenti, rinuncio a questo mondo sotto gli occhi vostri qui mi scrollo di dosso, rassegnato, la mia immensa miseria. Se io potessi trascinarmela ancora e non mettermi in contrasto coi vostri decreti ineluttabili, lo stoppino di quell’odioso moccolo di vita che mi rimane, arderebbe fino in fondo. Se Edgardo è vivo, oh proteggetelo voi! Va’ giovinotto, puoi andare; addio.[2]

E il salto nel vuoto è una caduta soffice sull’erba.

 

[1] Re Lear, Einaudi, 1969, Atto IV, scena VI, pp. 482-483, traduzione a cura di Cesare Vico Lodovici.

[2] Ibidem, p. 484.

Doctor Faustus: V parte

Al capitolo XXV dopo tante digressioni, arriva lo scoop, Serenus rivela il documento segreto stilato su fogli musicali dell’incontro tra il diavolo e Adrian. Non si conosce la data esatta, ma si presume che sia antecedente al periodo della sua vacanza in Italia insieme alla moglie Helene.

Adrian, colpito dal solito mal di testa, si ritira in camera, dorme tutto il giorno, si sveglia il tardo pomeriggio, beve di gusto un bicchiere di vino rosso, si fuma un sigaro e per rilassarsi si mette a leggere il commento di Kierkegaard al Don Giovanni di Mozart.

A un certo punto sente un freddo pazzesco, un’aria gelida entra nella stanza, ha i brividi, sgrana gli occhi e vede una figura seduta sul divano in penombra, non è Rüdiger.

“Chi è là?” – urla in italiano.

La voce risponde: “Parla pure in tedesco, è la mia lingua preferita.”

“In tedesco antico”, aggiunge, “e copriti, prendi cappotto, cappello e sciarpa.”

Adrian, invece di stupirsi della richiesta, gli chiede come mai gli dà del tu.

Il diavolo dice che è non è il caso di formalizzarsi, che sa benissimo che il tu è riservato al fedelissimo Serenus, mentre a Rüdiger continua a dare del lei. È un uomo piccolo, naso adunco, colorito cereo, capelli rossicci, vestito come un pappone – per l’epoca – camicia a righe, giacca a quadretti con le maniche corte da cui sbucano mani tozze, calzoni stretti, scarpe consumate, gialle.

Dice di essere profondamente tedesco ma cosmopolita, lo segue da tempo, gli descrive la sua scrivania nella cittadina universitaria con il ritratto della Malinconia di Dürer, il quadrato magico, la clessidra.

Cita una frase significativa “le azioni degli attivi avvengono nei passivi predisposti”, ammette di aver eliminato apposta i medici che lo avevano preso sotto cura, sostenendo che in fondo esiste un labile confine tra follia e malattia, il suo intervento servirà a levargli ogni scrupolo. Poi inizia a parlare di musica, e a questo punto si è trasformato in un altro personaggio, con tanto di occhialini rotondi, cravatta e camicia bianca, persino le mani sono più sottili. Non ha importanza che cosa pensano gli altri, “tu mi vedi, quindi per te sono. Vale la pena di chiedere se sono realmente?”[1]

Ha le idee chiarissime, “tu sarai guida…della tua follia si nutriranno gli altri.” E mentre pronuncia la sua profezia, ha cambiato nuovamente aspetto, è diventato un vecchio.

Ai piani bassi degli inferi hanno deciso che la sua vita sarà interamente dedicata alla musica e per lui ormai sarà impossibile un ritorno alla mediocrità salutare.

Adrian tenta di confutare le teorie del diavolo con una sua logica, “il peccato quando è talmente enorme, dubita persino della salvezza, e in quell’istante, è la via teologica della salute.”[2]

Ma il diavolo fa spallucce, ha cambiato di nuovo aspetto, gli comunica che il suo tempo è già segnato, è iniziato il conto alla rovescia, avrà altri 24 anni di vita, poi verranno a riprenderselo. Adrian ha ceduto alla tentazione di Esmeralda, da cui ha preso un morbo incurabile, e dovrà rinunciare ad amare per sempre. Il gelo nella sua vita lo costringerà a rifugiarsi nelle fiamme della sua produzione. Dopo questo annuncio catastrofico svanisce nel nulla, Adrian sente la voce di Rüdiger, di ritorno dalla sua passeggiata, e l’episodio rimane sepolto nella sua memoria.

Serenus sottolinea che il discorso del diavolo, per quanto inverosimile possa sembrare, è stato riportato nel libro alla lettera senza nessuna censura, cambia nuovamente scenario, torna al 1944, un accenno alla battaglia di Odessa, Lipsia è stata duramente colpita, talmente depresso dagli eventi storici che preferisce ricordare gli anni spesi in compagnia dell’amico, gli sembra di vivere di lui, di averlo accanto.

Dopo la pausa italiana, Adrian, non torna a Monaco, ma affitta a sorpresa una camera, lo studio dell’abate, in una fattoria in campagna gestita dai Schweigestill, che aveva visitato prima di andare in Italia. Il cane Kasperl appena lo vede si mette a ringhiare.

Una volta rientrato a casa, pieno di entusiasmo per la sua ultima fatica ispirata alla commedia di Shakespeare, contatta un copista, Griepenkerl, raccomandato dal maestro Kretzschmar, a cui affida di mettere in bella copia la partitura. Si mette a studiare William Blake, le poesie di Keats, l’ode all’usignolo e l’ode alla malinconia. Serenus, confessa di aver capito solo dopo, che in quei versi, a lui così cari, fosse già presente il tema della rinuncia alla voluttà annunciata dal diavolo. Legge e rilegge una poesia del tedesco Klopstack, “festa di primavera”, in cui il poeta dichiarava di astenersi “dal buttarsi nell’oceano di tutti i mondi e di voler librarsi solo intorno alla goccia sul secchio, intorno alla terra, di limitarsi ad adorare”.[3]

Comincia a interessarsi di viaggi negli abissi del mare, parla di astrofisica, di stelle, compone “Le Meraviglie dell’universo.”

Le prime visite che riceve nella sua residenza isolata sono da Jeanette Scheurl, e dal violinista, suo ammiratore irriducibile, Rudi Schwerdtfeger, mentre Serenus, si diletta a suonare la viola dell’amore, interpretando, a suo dire discretamente, musica antica.

 

TO BE CONTINUED…

§

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[1] Ibidem, p. 296.

[2] Ibidem, p. 301.

[3] Ibidem, p. 325.

Doctor Faustus: IV parte

Al Capitolo XXI Serenus decide di aggiornarci sulla difficile situazione in Germania, siamo in autunno riaffiorano i ricordi dei bombardamenti, per la Germania è finita. La memoria si rifugia nel passato, a Lipsia, ai tre anni che Adrian trascorre nella città mentre Serenus lo segue solo per un anno. È immerso completamente nella musica, sostiene che “lo svago serve solo a coloro per i quali non conta”[1], e Serenus è sorpreso che un orecchio così sensibile non abbia nessuna vocazione per l’arte figurativa, il maestro Kretzschmar continua a essere una fonte inesauribile di consigli e lo introduce nel circolo dei musicisti svizzeri, vanno a Basilea ad ascoltare il Magnificat di Monteverdi, e gli fa conoscere le letture orchestrali, concerti privati dove i musicisti hanno la possibilità di vedere le proprie opere eseguite da altri professionisti per avere un utile feedback sul proprio lavoro. Adrian scrive le canzoni di Brentano, e Serenus è colpito da certe ingenuità stilistiche che secondo lui vengono miscelate negli accordi quasi per stuzzicare chi è più esperto.

Nel 1910 in occasione del matrimonio della sorella Ursula con un ottico svizzero, Adrian torna alla residenza natale, accompagnato dall’inseparabile amico. Felice che abbiano organizzato una cerimonia sobria senza nemmeno un rinfresco serale, un pasto in compagnia di pochi amici, e il pomeriggio tutti gli invitati sono già liberi di fare quello che vogliono. Adrian, con la scusa delle sempre presenti emicranie, va a fare un passeggiata con Serenus e gli racconta gli ultimi sviluppi del suo nuovo arrangiamento, le Pene di Amor Perdute di Shakespeare. Serenus gli annuncia le sue prossime nozze con Helene, ma Adrian non sembra essere particolarmente interessato all’argomento, sempre concentrato in nuove teorie musicali, insiste che il contrappunto si deve basare sulla simultaneità di voci autonome, ci deve essere una parola-chiave che ritorna liberamente all’interno di una composizione rigorosa, e Serenus annuisce in silenzio. Si sta dedicando all’esplorazione della musica dodecafonica, dove i dodici suoni della scala cromatica temperata vengono collegati tra loro senza che i rapporti siano in alcun modo riferibili a una nota fondamentale (come invece avviene nella tonalità), per la composizione si mettono in ordine le note creando una serie, a seconda dell’interpretazione creativa – l’ispirazione Mann la prende da Shönberg – e parla troppo spesso di costellazioni:

“Ragione e magia…si incontrano e diventano una cosa sola in quello che chiamiamo sapienza, iniziazione, nella fede che abbiamo nelle stelle, nei numeri…”[2]

Grazie all’amico Rüdiger che ha dei contatti con alcuni editori di Monaco, Adrian decide di cambiare città per completare la stesura dell’opera shakespeariana. Prende in affitto una camera dalla vedova di un senatore, una signora fine che suona il piano, ha un salotto frequentato da musicisti, scrittori, e due figlie. Irene, la maggiore, ha un’aria malinconica e riservata, scrive poesie, ma ha come unica ambizione la cura della casa, la sorella Clarissa invece, ha velleità artistiche, studia teatro, è una bionda appariscente che colleziona teschi – tra cui un fermacarte in bronzo che verrà regalato a Serenus dopo il suo suicidio – ha un gatto color zolfo, Isaak, costretto a portare come segno di lutto per la morte del padre un nastro nero sulla coda, e si diverte a conversare con gli ospiti. Tra questi c’è il violinista Schwerdtfeger, con gli occhi color azzurro acciaio, che ha la passione, non ricambiata per Adrian, lo segue ovunque e vorrebbe sempre accompagnarlo mentre suona il piano.

Rüdiger conosce molti letterati, tra cui un’autrice di romanzi, Jeanette Scheurl, profonda conoscitrice di musica, che conquista Adrian con i suoi commenti sulla polifonia di Mozart.

Durante una gita a Pfeiffering, arrivati in una vecchia fattoria immersa nella campagna, Adrian sente che è arrivato il momento di fare un viaggio in Italia, decide di trascorrere tutta l’estate in un piccolo paese del Lazio, Palestrina, il paese natale del compositore Penestre, ricordato anche nel canto XXVII dell’Inferno di Dante come Prenestino[3].

Serenus insieme alla moglie Helene va a fargli visita a Casa Manardi, gestita da una vedova, e i suoi due fratelli scapoli, Ercolano, un ex avvocato di un’ignoranza abissale che sta tutto il giorno in mutande a leggere il giornale, e il fratello contadino Alfonso, aka Alfo, di indole più pratica. La figlia adolescente della vedova, Amelia, soffre di un grave disturbo mentale, urla a tavola mentre interroga le posate, ignorata da tutti, che ormai si sono abituati ai suoi lamenti, persino alla follia. Pare che nel passato ci fosse stato tra i loro ospiti un russo che di notte aveva preso l’abitudine di sparare ai fantasmi e spaventare tutto il vicinato. Welcome to Italy…

Al bizzarro quadretto famigliare si aggiungono Serenus, immerso nelle sue letture umanistiche, la moglie Helene che lavora all’uncinetto e Adrian che prova al piano Le Pene di Amor Perdute, entusiasta del punto in cui Biron recita questi versi:

Perdio quest’amore è pazzo come Aiace; ammazza le pecore, uccide me stesso che sono una pecora.[4]

Affascinato dal personaggio di Rosalina, la bella tenebrosa, vede in Biron la saggezza di Shakespeare, e la sua sfortunata relazione con la dark lady dei sonetti che lo tradisce con un uomo più giovane.

Dopo tre settimane Serenus e la moglie tornano in Germania, e Adrian e Rüdiger cambiano residenza e si trasferiscono a Roma. Serenus è sempre più sorpreso dalla castità di Adrian e dal suo mantenersi lontano dalle donne.

TO BE CONTINUED…

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[1] Ibidem, p. 219.

[2] Ibidem, p. 241.

[3] Dante, Inferno, Canto XXVii, vv.101-102:

“e tu mi insegna fare

sì come Penestrino in terra getti.”

Il riferimento è alla lotta del borgo, feudo dei Colonna, contro il Papa. Bonifazio, dopo un assedio di un anno e mezzo lo fece radere al suolo.

[4] DF, Ibidem, p. 266.

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