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Natale e dintorni #2

Le idee e la comprensione crescono e maturano come le piante; non serve trafficare troppo attorno ad esse. Pavel Florenskij

Quest’anno ho scritto poco, non sono riuscita a superare la media dell’anno scorso, circa due articoli al mese. Il blog continua a vivere e lottare insieme a voi, sempre fluttuante, costante nel tempo.

La Compagnia è stata varia: Wallace Stevens, Venezia, migliaia di turisti, San Valentino, Casanova, gli alieni Kanamiti, Jiro Taniguchi, Reginald Bliss, i classici Disney, MarcoTopo, La Baronessa Orczy e la sua Primula Rossa, Astarte e la Prosopopea, la Storia Universale Disney, Topalbano, Pascal, Bordiga, IUAV, Ang Lee, Richard Parker, Pi, Emily Dickinson, FreeSpace ai Giardini e all’Arsenale, Isola di San Giorgio Maggiore, il Vaticano alla Biennale, Tintoretto, Carlo Scarpa.

Ora finalmente si avvicina la meritata pausa natalizia, vi auguro di trascorrerla nel miglior modo possibile. Buone Feste a tutti ovunque voi siate!


Untitled (Anarchitecture) ©Gordon Matta-Clark

Freespace – Giardini e Vaticano – I parte

A S.C.

Se volete farvi un regalo, prima di andare a vedere la Biennale Architettura (aperta fino al 25 Novembre 2018), passate per l’Isola di San Giorgio. La visita varrebbe solo per la Chiesa di Andrea Palladio e le ultime grandi tele di Tintoretto (quest’anno, cinquecentenario della sua nascita, a Venezia grandi celebrazioni con due mostre straordinarie a Palazzo Ducale e all’Accademia) e l’Adorazione dei Pastori del Bassano. Qui, nei giardini che si affacciano sulla parte centrale della laguna veneziana, dieci cappelle progettate da grandi architetti, per la prima volta il Vaticano, un esordio magnifico curato da Francesco Dal Co. Partecipano Andrew D. Berman (USA), Francesco Cellini (Italia), Javier Corvalán Espínola (Paraguay), Flores e Prats (Spagna), Norman Foster (Gran Bretagna), Terunobu Fujimori (Giappone), Sean Godsell (Australia), Carla Juacaba (Brasile), Smiljan Radic Clarke (Cile), Eduardo Souto de Moura (Portogallo). Oltre ai dieci spazi sacri l’Asplund Pavilion dello studio veneziano MAP che contiene i disegni di Gunnar Asplund (1885 – 1940) sulla cappella del bosco, le tradizionali costruzioni in legno scandinave, le Stavkirker, la conversione della basilica romana dalla pietra al legno.

Qui ognuno avrà la sua preferita e la decisione sarà insindacabile. Sono luoghi dell’anima, si sceglie per affinità. Tra tutte spicca la stavkirke di Norman Foster, delicata struttura in legno, ossatura esile aperta tra terra e cielo. E se si procede oltre, la vista si apre su uno scorcio di laguna azzurra che inquadra sullo sfondo l’isola di San Servolo e il Lido in lontananza, e oltre quella striscia di terra, il mare.

20181004_123009.jpg

Ai Giardini le cose cambiano. A volte ho avuto la sensazione che di tutto quello spazio libero (che quest’anno è anche il tema della Biennale) non si sapesse cosa farne…molti appunti sparpagliati nei Padiglioni/Nazioni, con scritte a terra e sui muri, con soluzioni lasciate in sospeso. Si riparte da un’accurata ricerca di appigli storici, geografici, politici, sociali. La crisi è profonda.

La Gran Bretagna che ha vinto una menzione speciale, ha svuotato tutto, una bella tabula rasa, il Padiglione è un enorme spazio bianco vuoto e poi a fianco, una struttura di metallo isola (ISLAND) che si apre al mondo. Tra le 4 e le 5 tè per tutti, menta e lime (il nostro), offerto sulla spettacolare terrazza che ancora una volta sorprende per il belvedere.

La Svizzera che ha vinto il Leone d’oro ospita un progetto che gioca sul fuori scala, House Tour, mobili piccoli e grandi, porte lillipuziane e soglie giganti, rigorosamente in bianco.

Il Belgio anch’esso premiato, ha scelto un’agorà pubblica blu, espressione spaziale del sistema politico europeo…unica richiesta, togliersi le scarpe prima di camminare sulla piazza pubblica.

La Germania con l’installazione Unbuilding Walls, a 29 anni di distanza dal crollo di quella rigida e dolorosa barriera riflette sulla necessità di andare oltre i muri.

La Francia si interroga sul tema di libertà e identità, luoghi infiniti, infrastrutture pubbliche che dovrebbero agevolare l’integrazione.

La Norvegia, Finlandia e Svezia, il Padiglione Nordico da cui sbucano alberi, cerca di stabilire una relazione tra geologia e umanità. Un’altra generosità, è il nome dell’installazione che respira grazie a grandissime cellule case pianeti che vivono grazie all’interazione con l’ambiente nell’era dell’Antropocene.

L’Australia risponde con un giardino caotico che ha una sua grazia, parte degli arbusti sono bruciati dal sole.

20181004_171333-2.jpg

 

Raggiungendo i confini dell’Impero per raggiungere l’Austria e gli altri padiglioni la consapevolezza di un nuovo inizio è necessaria.

Freespace, riaffiorano ricordi che pesano come mille anni.

Siamo già verso l’ora di chiusura, tempo di lasciare i giardini per visitare la prossima volta le Corderie dell’Arsenale.

Eppure – chissà –

là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che inizia

la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza dell’uomo

tra ferri arrugginiti e ossa di tori e di cavalli,

tra antichissimi tripodi su cui arde ancora un po’ d’alloro

e il fumo sale nel tramonto sfilacciandosi come un vello d’oro. [1]

§

[1] Tre poemetti, di Yannis Ritsos, Elena, traduzione di Nicola Crocetti.

 

 

Freespace – Giardini e Vaticano – I parte

A S.C.

Se volete farvi un regalo, prima di andare a vedere la Biennale Architettura (aperta fino al 25 Novembre 2018), passate per l’Isola di San Giorgio. La visita varrebbe solo per la Chiesa di Andrea Palladio e le ultime grandi tele di Tintoretto (quest’anno, cinquecentenario della sua nascita, a Venezia grandi celebrazioni con due mostre straordinarie a Palazzo Ducale e all’Accademia) e l’Adorazione dei Pastori del Bassano. Qui, nei giardini che si affacciano sulla parte centrale della laguna veneziana, dieci cappelle progettate da grandi architetti, per la prima volta il Vaticano, un esordio magnifico curato da Francesco Dal Co. Partecipano Andrew D. Berman (USA), Francesco Cellini (Italia), Javier Corvalán Espínola (Paraguay), Flores e Prats (Spagna), Norman Foster (Gran Bretagna), Terunobu Fujimori (Giappone), Sean Godsell (Australia), Carla Juacaba (Brasile), Smiljan Radic Clarke (Cile), Eduardo Souto de Moura (Portogallo). Oltre ai dieci spazi sacri l’Asplund Pavilion dello studio veneziano MAP che contiene i disegni di Gunnar Asplund (1885 – 1940) sulla cappella del bosco, le tradizionali costruzioni in legno scandinave, le Stavkirker, la conversione della basilica romana dalla pietra al legno.

Qui ognuno avrà la sua preferita e la decisione sarà insindacabile. Sono luoghi dell’anima, si sceglie per affinità. Tra tutte spicca la stavkirke di Norman Foster, delicata struttura in legno, ossatura esile aperta tra terra e cielo. E se si procede oltre, la vista si apre su uno scorcio di laguna azzurra che inquadra sullo sfondo l’isola di San Servolo e il Lido in lontananza, e oltre quella striscia di terra, il mare.

20181004_123009.jpg

Ai Giardini le cose cambiano. A volte ho avuto la sensazione che di tutto quello spazio libero (che quest’anno è anche il tema della Biennale) non si sapesse cosa farne…molti appunti sparpagliati nei Padiglioni/Nazioni, con scritte a terra e sui muri, con soluzioni lasciate in sospeso. Si riparte da un’accurata ricerca di appigli storici, geografici, politici, sociali. La crisi è profonda.

La Gran Bretagna che ha vinto una menzione speciale, ha svuotato tutto, una bella tabula rasa, il Padiglione è un enorme spazio bianco vuoto e poi a fianco, una struttura di metallo isola (ISLAND) che si apre al mondo. Tra le 4 e le 5 tè per tutti, menta e lime (il nostro), offerto sulla spettacolare terrazza che ancora una volta sorprende per il belvedere.

La Svizzera che ha vinto il Leone d’oro ospita un progetto che gioca sul fuori scala, House Tour, mobili piccoli e grandi, porte lillipuziane e soglie giganti, rigorosamente in bianco.

Il Belgio anch’esso premiato, ha scelto un’agorà pubblica blu, espressione spaziale del sistema politico europeo…unica richiesta, togliersi le scarpe prima di camminare sulla piazza pubblica.

La Germania con l’installazione Unbuilding Walls, a 29 anni di distanza dal crollo di quella rigida e dolorosa barriera riflette sulla necessità di andare oltre i muri.

La Francia si interroga sul tema di libertà e identità, luoghi infiniti, infrastrutture pubbliche che dovrebbero agevolare l’integrazione.

La Norvegia, Finlandia e Svezia, il Padiglione Nordico da cui sbucano alberi, cerca di stabilire una relazione tra geologia e umanità. Un’altra generosità, è il nome dell’installazione che respira grazie a grandissime cellule case pianeti che vivono grazie all’interazione con l’ambiente nell’era dell’Antropocene.

L’Australia risponde con un giardino caotico che ha una sua grazia, parte degli arbusti sono bruciati dal sole.

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Raggiungendo i confini dell’Impero per raggiungere l’Austria e gli altri padiglioni la consapevolezza di un nuovo inizio è necessaria.

Freespace, riaffiorano ricordi che pesano come mille anni.

Siamo già verso l’ora di chiusura, tempo di lasciare i giardini per visitare la prossima volta le Corderie dell’Arsenale.

Eppure – chissà –

là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che inizia

la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza dell’uomo

tra ferri arrugginiti e ossa di tori e di cavalli,

tra antichissimi tripodi su cui arde ancora un po’ d’alloro

e il fumo sale nel tramonto sfilacciandosi come un vello d’oro. [1]

§

[1] Tre poemetti, di Yannis Ritsos, Elena, traduzione di Nicola Crocetti.

 

 

Save the date – season 2018

Dear All,

Hope you had a lovely holiday season, let’s start the new year with some interesting news.

Some of you have already contacted me for tours in Venice next summer, but before that, here’s a list of things you may find interesting while coming to Venice NOW.

Carnival starts January 27th and ends February 13th 2018. For the official info on all the events organised in Venice, you can visit this link – there is also a booking app for hotels/accomodation.

Pontedeisospiri.©CarlaBonollo.jpgAs regards exhibitions and things to do this year, don’t forget to visit the masterpieces by the one and only Tintoretto, nickname for the Venetian artist Jacopo Robusti, born in Venice 500 years ago. A Tintoretto tour can be part of your next agenda.

The International Biennale will be held as usual in May, and will be dedicated to ARCHITECTURE. It will take place from May 26th to November 25th 2018, at the Giardini, the Arsenale and other venues around the city. The chosen theme is Freespace, as Yvonne Farrell and Shelley McNamara state “Freespace describes a generosity of spirit and a sense of humanity at the core of architecture’s agenda, focusing on the quality of space itself.”

After the successful TREASURES FROM THE WRECK OF THE UNBELIEVABLE exhibition by Damien Hirst at Palazzo Grassi, the next show will be centred on the German contemporary artist Albert Oelhen, while at Punta della Dogana, there will be a collective show on the representation of the self, entitled Dancing with myself, from the Sixties to nowadays.

This is just a short account of all the places you may want to visit during your next trip to Venice. For any other info regarding walks and other possible tours, please do not hesitate to contact me privately.

I look forward to seeing you soon in Venice, enjoy and have fun!

 

 

 

 

 

Le pietre di Santo Stefano e altre storie..

Data astrale 26 Dicembre 2017 | Venezia |

235px-Parmigianino,_Santi_stefano_e_lorenzo.jpg

Se volete riconoscere subito Santo Stefano, il primo martire (33 o 34 A.D), c’è sempre un indizio rivelatore, porta sulla testa pietre e/o sassi, morte per lapidazione, ultime parole pronunciate “Gesù, ricevi il mio spirito”. Qui ritratto dal Parmigianino, prima che partisse per la tangente inseguendo lo Splendor Solis, “la nobile alchimia”, impegnato ad affrescare alcune nicchie per la Chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma, in compagnia di San Lorenzo – tutti e due intenti a consultare testi sacri.

A Venezia in Campo Santo Stefano nella chiesa omonima le reliquie del Santo, molti pezzi rari tra cui segnalo l’orazione nell’orto del Tintoretto, Jacopo Robusti, di cui vi parlerò prossimamente su questi schermi.

Il campo è piuttosto esteso, una volta arrivati, dopo aver valicato a fatica il ponte di legno dell’Accademia, facendovi largo tra bastoni di telefonini per scattare foto sul Canal Grande, non potrete non notare la statua di Niccolò Tommaseo, letterato e autore del Dizionario della lingua italiana in otto comodi volumi. Tommaseo lambisce con il cappotto parecchi tomi, ed è per questo chiamato affettuosamente dai veneziani il “cagalibri”, vedendo la statua capirete perché.

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Per chi volesse fare quattro passi, e smaltire la quantità di calorie immagazzinate in questi giorni di festa, e siamo solo il 26 – è lunga fino all’Epifania – prima che cali il buio delle cinque, e qualcuno vi offra la terza fetta di panettone o pandoro, fate uno sforzo, afferrate un cappotto e uscite, non vi pentirete, forse..

 

 

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