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Interviste Probabili: 3. Gerolamo Cardano

Stavo per sedermi sulla poltrona in libreria, quando dallo scaffale cade un libro. Mi giro, non sono sola. La sagoma di un uomo con la barba e i baffi arricciati, coperto da un mantello inappropriato per il clima estivo, mi fissa con aria perplessa. Invece di reagire, rimango ferma al mio posto. Non si sa mai cosa fare con un fantasma, la paura si trasforma subito in prudenza. Il fantasma fissa la copertina e dice:

Che strana edizione, l’avevo intitolato Synesiorum somniorum libri.

Faccio fatica a crederci, il libro è di Gerolamo Cardano, filosofo, matematico, astrologo, alchimista, medico, grande giocatore d’azzardo del Cinquecento. Considerato il padre della teoria della probabilità, ha scritto un saggio sul gioco dei dadi, pubblicato postumo – meglio evitare argomento morte e riprendere la conversazione.. L’hanno tradotto il secolo scorso in italiano da un’edizione tedesca stampata nel 1563, semplicemente con Sogni. Opera complessa.

Molti scettici, immagino. Mi hanno tormentato in vita. Un lavoro a cui ho dedicato anni, non si può pretendere di arrivare a una conoscenza perfetta, contenere nel finito l’infinito.

De aleae ludo ha suscitato molte polemiche. 

Era prevedibile, ho perso fortune al gioco dei dadi, qualcun altro ha elaborato due secoli dopo la teoria dei grandi numeri, partendo da una mia intuizione.

In pratica lei insegnava a barare.

In realtà tentavo di bilanciare le ingiustizie delle perdite. Mi sono concentrato sulle combinazioni possibili nel lancio dei dadi, dopo aver sperperato molti denari. “In sex revolutionibus singula puncta evenire deberent” (su sei lanci dovrebbero presentarsi tutti e 6 i valori), vale a dire che i valori nel lancio di un dado sono equiprobabili ( p = 1/6 ). L’equiprobabilità è basata sulla simmetria del dado stesso.

Cosa l’affascinava dell’azzardo?

Il tempo perduto a inseguire il caso, 25 anni al gioco dei dadi. Un amore amaro.

E il suo rapporto con l’arte divinatoria dei sogni?

Mi ponevo in contrasto con quanto sosteneva Cicerone, per me i sogni sono un dono, un dono mandato da Dio.

In quest’ottica come si valutano allora i sogni falsi?

Esistono anche i sogni turbolenti. Bisogna imparare a distinguerli, alcuni sono residui di memorie diurne. 

I sogni che si dimenticano per lei sono tutti veri?

Sì, non sono legati necessariamente alla narrazione. Certi sogni restano difficili da interpretare, proprio per la loro mescolanza con i ricordi del passato. Tra questi un mio sogno famoso..

Quale?

Sognai che avevo consegnato tutti i miei anelli – a parte due, uno di ametista e un altro di poco valore con una pietra rossa – a dei mercanti spagnoli, convinto da un gioielliere che non conoscevo nel sogno. Il gioielliere al suo ritorno contava soldi, non mi dava nulla ma diceva che due giorni prima aveva venduto i miei gioielli. Continuava a dire che aveva fatto un affare, che si era accordato per ricevere i soldi dopo due anni in oro senza nessun impegno scritto. Uno dei mercanti era un tessitore di seta, l’altro non si ricordava di cosa si occupasse. Quando mi comunicò il prezzo, replicai che io stesso li avrei venduti a un valore più alto, e che non mi aveva dato nessuna garanzia che il prezzo pattuito fosse rispettato. Lui replicava che non mi aveva obbligato, che mi aveva solo convinto, perché di fatto erano affari miei. La cosa mi sembrava piuttosto improbabile, immaginavo che le mie pietre fossero ancora al sicuro nel forziere, ma il gioielliere insisteva che le pietre non c’erano più. A quel punto non ricordandomi il suo nome, glielo richiesi e lui rispose Stefano..Stefano Metz (città assediata dall’imperatore). Allora chiesi dove abitasse, mi disse che non stava a Milano e che non aveva una fissa dimora e che sarebbe andato ad abitare in un quartiere con un monastero con le vergini. Nel sogno vedevo un galletto legato a un elefante e una belva simile a una pantera, da cui mi tenevo alla larga. All’alba la serva Geronima – che non c’era più – dava del pane agli animali e mi ricordai che la sera prima avevamo parlato dei gioielli. Il sogno serviva a dissuadermi di qualcosa di cui mi sarei pentito, un guadagno poco sicuro, e che avrei rischiato la follia nel pensare di arricchirmi. Invece il significato delle belve mi fu chiaro quando le comparai alla figura della vecchia serva che le accudiva, due bestie giovani, l’elefante, il figlio, la fiera, un giovane versatile, famoso per l’eleganza dei suoi studi musicali. Mi ero convinto che tutti gli aspetti di questa storia si riferissero al nome e cognome di un principe. “Servirò un principe e sarò ricompensato, anche se ora non ho nulla” – questo è quello pensai esaminando il sogno.

Un sogno fondamentale per la sua onirocritica.

Devo tutto al mio maestro Sinesio, andare a caccia di analogie con la consapevolezza della precarietà delle vicende umane.

Ripenso al quarto album dei Led Zeppelin, ZoSo, il cui simbolo pare sia derivato da un libro di Gerolamo Cardano in riferimento al sigillo magico di Saturno, note diverse ma pur sempre note. Cerco di non sorridere al confronto rock, Cardano si risistema il mantello e prima di congedarsi, aggiunge:

Il più grande vantaggio nell’azzardo è non giocare affatto.

Detto da un esperto, è un saggio consiglio. Tempo per altri sogni..se il sogno dovesse ripetersi, sarebbe davvero un azzardo.

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Per chi fosse interessato al libro, Gerolamo Cardano, Sogni, a cura di Agnese Grieco e Mauro Mancia, Saggi Marsilio, 1993. Per il sogno famoso pp. 159-161.

Impara l’arte e mettila su WordPress II: #Accademia

Seconda entrata gratis ai musei, qui l’invito non si poteva rifiutare, le gallerie dell’Accademia, collezione meravigliosa di quadri antichi, pavimenti veneziani, allestimenti di Carlo Scarpa, soffitti-opere d’arte, dipinti moderni pur nella loro collocazione biblica, Madonne dai visi angelici su talari dorati.

Molti si facevano le foto davanti ai quadri, Tintoretti invasi da teste di famiglie in prima fila incuranti delle scene rappresentate: miracoli, crocifissioni, banchetti, martirii. Il quadro più gettonato, per ovvi motivi logistici, è stato il leone alato di Cima da Conegliano (1517-18), belva imponente di grandi dimensioni, simbolo di Venezia, con San Giovanni Battista, San Giovanni Evangelista, Maria Maddalena e Girolamo con tableaux vivants di turisti co-protagonisti insieme al leone. In un quadro del ‘500 di Lazzaro Bastiani, il leone, compagno fedele e adorato da San Girolamo, è presente persino al funerale del santo, sguardo da sfinge enigmatica oltre l’orizzonte. Tra i visitatori l’uomo più alto del mondo, un gigante che svettava tra la folla, d’un tratto ci ha fatto sentire tutti dei lillipuziani brulicanti tra i dipinti e le composizioni ordinate di Giovanni Bellini. Ho attraversato sale e secoli di storia dell’arte tra sogni – impossibile non ammirare il sogno di San Marco del Tintoretto, effetti speciali nei drappeggi azzurri e rossi intensi – leggende – impressionante la versione di Tintoretto di San Giorgio, San Luigi con un’espressione compiaciuta mentre la principessa con nonchalance schiaccia un drago con gli occhi iniettati di sangue – broccati raffinati che hanno ispirato più di uno stilista, memorabile la stanza di Sant’Orsola nel ciclo di Vittore Carpaccio dedicato alle storie della santa, con la bellissima rappresentazione del suo sogno in un letto a baldacchino con la parte dello sposo vuota e l’angelo che illumina gli spazi.

Il giovane malato di Lorenzo Lotto è un gentiluomo che accarezza un libro tra petali di rosa mentre una lucertola – che rappresenta la mancanza di passione ed è un simbolo di rinascita – se ne sta beata su un drappeggio azzurro, alle sue spalle compare da una finestra un cielo pieno di luce che fa vibrare i colori.

Innumerevoli le Annunciazioni, la celebre narrazione di Giovanni Bellini, con un angelo dai calzari rosso fuoco in una sala quasi in penombra, e un’annunciazione con uno scorcio inaspettato di Gerolamo Savoldo della scuola bresciana, aria celeste inquadrata in una cornice quasi surreale, un oggetto volante non identificato nell’a-temporalità di una nuvola.

Trascorso tre ore di assoluta bellezza, necessario farla circolare.

One book in one tweet #16 Sì viaggiare

16-80

Sir Gawain e il Cavaliere verde (Manoscritto anonimo medievale)

Re Artù è a Camelot per celebrare il Capodanno, prima del pranzo è tradizione ascoltare sempre qualche avventura. Eccola qui.

Mario l’epicureo di Walter Pater

Romanzo filosofico ricco di citazioni, già sotto il titolo, “Un sogno di inverno dove le notti sono più lunghe”(Luciano) e pure i sogni.

Viaggio in Armenia di Osip Mandel’štam (a cura di Serena Vitale)

Poeta russo, ebreo, materia armena, struttura di forma persiana. Acqua in armeno è dzur, villaggio è g’jur, è un buon inizio.

Le isole Aran di John M. Synge

Qui torniamo al trapassato, inizio del secolo scorso, vent’anni fa erano più o meno simili, ora forse un passato prossimo.

Fire on the mountain di Anita Desai

Viaggio tra le montagne dove le lettere non arrivano, sfogliando I racconti del cuscino di Sei Shonagon, una dama di corte giapponese.

One book in one tweet #13 Vita-vitae

13-65

Sogni di Gerolamo Cardano

Cardano, medico nel ‘500, riconosce come unico maestro Sinesio, allievo di Ipazia. I sogni che non si ricordano non devono essere ricordati.

Vita dei Cesari di Gaio Svetonio Tranquillo

In tempi non sospetti spazio al gossip, libero sfogo all’aneddoto e al mito ri-creato, da Cesare a Domiziano. Parecchi alzavano il gomito.

Il sole una biografia di David Whitehouse

Lavoro paziente, accademico, lo humour ravviva la scienza. Secondo i marinai di Saint Malo il sole sfrigola quando si immerge nell’oceano.

La vana fuga degli dei di James Hillman

Lo spunto è una frase di C. G. Jung: Gli dei sono diventati delle malattie. Si indaga la paranoia, l’ambivalenza tra volere e non volere.

La danza della realtà di Alejandro Jodorowsky

Mosaico di indizi che svelano nuovi territori grazie al potere dell’immaginazione attiva, la forza più grande è quella che non si usa.

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