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Scozia

Dentro il quadro: #Effie, #JohnEverettMillais e #JohnRuskin

John_Everett_Millais_-_The_Order_of_Release_1746_-_Google_Art_Project.jpg

Effie Gray (1828-1897), nobildonna scozzese, sposata al critico d’arte John Ruskin (1819-1900) è qui ritratta nella parte della moglie devota in un quadro di John Everett Millais (1829-1896) – L’ordine di scarcerazione, olio su tela, Londra 1852-53.

All’epoca Effie era infelicemente legata a John Ruskin, più interessato all’arte e alla storia delle rovine che all’amore coniugale. Nel quadro Effie posa come la moglie di un ribelle giacobita, episodio inventato dal pittore stesso che lo fa risalire al 1746, probabilmente ispirato dai romanzi di Walter Scott, ha i capelli più scuri, sullo sfondo una prigione, in basso a destra le primule gialle appassite a terra, lo sguardo triste e rassegnato che allude forse al sacrificio della donna scalza che ha dovuto sottostare al ricatto sessuale della guardia per salvare la vita al marito ferito e ottenere l’ordine di scarcerazione. Il quadro ebbe un successo talmente grande che quando venne esposto alla Royal Academy fu necessario mettere un poliziotto per spostare la folla.

Giorno dopo giorno John Everett Millais, il protégé di John Ruskin, mentre studia il soggetto da ritrarre, consulta persino un esperto di tartan per dipingere il kilt del soldato scozzese, utilizzando quello del clan Gordon, stabilisce un rapporto privilegiato con chi diventerà la sua futura moglie. E negli occhi coglie quella tristezza di una giovinezza spenta, confinata in un matrimonio senza speranza, mai consumato, respinta dal marito già dalla prima notte di nozze. Secondo il critico bella ma non al punto di suscitare in lui nessuna passione, poco attratto dal suo corpo di donna, ormai non più bambina. John quando era piccola le aveva dedicato un racconto, Il Re del Fiume d’oro.

Durante un viaggio in Scozia in cui il pittore segue il critico per fargli una serie di ritratti, succede l’inevitabile, Euphemia si innamora del giovane Millais e decide di lasciare il marito. John Ruskin è immerso nella scrittura del secondo volume de Le Pietre di Venezia. Al ritorno, niente è più come prima, restituisce in una lettera la fede e chiede l’annullamento del matrimonio, si deve sottoporre a un’umiliante visita medica che dimostra la sua verginità. John Everett Millais aspetta con calma che si svolga tutto l’iter burocratico, ma non cade nella trappola ricattatoria del suo mecenate, non seduce Effie e lascia che gli eventi abbiano il loro corso. Il caso si chiude con l’ammissione pubblica dell’impotenza di John Ruskin.

Nel 1855 Effie Gray ex Lady Ruskin sposa John Everett Millais, aprendosi a una nuova vita, consigliera del marito pittore e musa di molti suoi quadri. John Ruskin continuerà a dedicare tutto il suo tempo all’arte e ai suoi scritti:

Se qualcuno abbastanza abile nel leggere i manoscritti stracciati dalla mente, volesse avere una più intima conoscenza di me, può trarla sapendo verso quali personaggi della vita passata avverto maggiore trasporto. Farò tre nomi. Per tutto ciò che c’è di più intenso e profondo in me, di ciò che mi pone all’unisono con il lavoro che faccio, che mi dà le luci e le ombre che sono nel mio essere, mi sento attratto da Guido Guinicelli. Per quanto concerne il mio temperamento naturale e consueto, per i miei pensieri sulle cose e sulla gente, da Marmotel. Per quanto concerne il mio temperamento più acceso e occasionale, dal decano Swift. (1)

____________________________

(1) Le Pietre di Venezia, John Ruskin, ed. Bur, luglio 2000, p. 44, estratto da John Ruskin, Sesamo e Gigli, 1871.

 

 

Metti una sera a scacchi..

Il racconto che più mi ha colpito della raccolta Scacco Matto del norvegese Jostein Gaarder – c’è anche qualche lezione tratta da Il mondo di Sofia – è Lord Hamilton, a sua volta un rimando a un altro libro Il Venditore di Storie..

Le storie sono 64 come le case di una scacchiera. La tenuta scozzese di Lord Hamilton ha una scacchiera nel parco vicino all’immancabile labirinto e al lago con le carpe. Lord Hamilton, in lutto per la morte della moglie, passa gran parte delle sue giornate a fissare le carpe nel lago e a giocare a scacchi da solo, spostando pesanti pedine contro se stesso. Una sera un cavallo nero viene distrutto da un violento temporale, Lord Hamilton lo manda a riparare e costringe il maggiordomo a fare la pedina per due ore di seguito. Grato di essere stato eliminato dalla mossa di un alfiere bianco, il maggiordomo sente che è arrivato il momento di fare qualcosa per distrarre Lord Hamilton da quel gioco che sta diventando una mania.

Decide di organizzargli una festa in maschera per animare la routine della vita in campagna a guardare Lord Hamilton giocare a scacchi. L’idea viene subito accolta, con una “novità”, una bella partita a scacchi con pedine viventi in giardino per la notte di San Giovanni. Sogno di una notte di mezza estate o incubo secondo i punti di vista.

Lord Hamilton, entusiasta, prepara subito la lista degli invitati. Il maggiordomo, memore delle due ore immobile sulla scacchiera al posto del cavallo nero, si preoccupa per i 31 invitati, i pezzi degli scacchi sono 32, ma Lord Hamilton ha tutto sotto controllo, giocherà anche lui. Nonostante il carattere scorbutico di Lord Hamilton, tutti accettano, danno forfait solo una coppia di contadini del villaggio.

Arriva il giorno fatidico, dopo un banchetto sostanzioso, il caffè viene servito in giardino e gli ospiti si distribuiscono sulla scacchiera secondo le indicazioni di Lord Hamilton. Lui si mette al posto del re bianco.

La partita ha inizio. La prima a uscire di scena è il pedone bianco d2 Mary Ann MacKenzie, una giovane ventenne, una delle più belle ragazze delle Highlands, sposata inspiegabilmente a Ian MacKenzie, molto più vecchio di lei, un dongiovanni di paese che la riempie di corna, ed è pure un tipo violento.

Mary Ann MacKenzie non sembra dispiaciuta dello scarto, si allontana felice verso il labirinto in giardino, seguita a ruota da Aileen MacBride, pedone nero in g7. Mary Ann accoglie la nuova eliminata con baci e abbracci, e sotto lo stupore degli ospiti fissi nelle loro postazioni, le due donne spariscono nel labirinto. Man mano che i pezzi vengono eliminati, la festa nel labirinto si allarga ai nuovi arrivati. Ian MacKenzie è costretto a sentire le grida divertite da lontano, fermo al suo posto, alle dipendenze di Lord Hamilton, continua a chiedere altro whisky al maggiordomo.

Quando la scacchiera si svuota del tutto e ai primi bagliori del giorno Lord Hamilton perde contro il duca di Argyll, il matrimonio tra Mary Ann MacKenzie e Ian MacKenzie è finito. Lord Hamilton, mentre si ripassa le mosse della sconfitta, chiede alla donna di rimanere al suo servizio come governante. Mary Ann accetta.

Il dopo partita ha un risvolto inaspettato, inspiegabili omicidi nell’arco di poco tempo, accomunati dallo stesso evento: la festa nel parco di Lord Hamilton. Chi è il colpevole?

Il marito geloso per quella notte sfrenata di Mary Ann – movente fin troppo scontato, l’ovvio che si scarta dall’inizio come in un giallo alla Christie -, il maggiordomo – un classico -, la coppia di contadini che non ha accettato l’invito – non si esclude nulla – o lo stesso Lord Hamilton – ossessivo al punto giusto ma con quale movente?

Il capo della polizia Ian McLachlan indaga, scagiona tutti gli invitati tranne uno…da leggere, insieme a tutti gli altri racconti.

Metti una sera a scacchi..

Il racconto che più mi ha colpito della raccolta Scacco Matto del norvegese Jostein Gaarder – c’è anche qualche lezione tratta da Il mondo di Sofia – è Lord Hamilton, a sua volta un rimando a un altro libro Il Venditore di Storie..

Le storie sono 64 come le case di una scacchiera. La tenuta scozzese di Lord Hamilton ha una scacchiera nel parco vicino all’immancabile labirinto e al lago con le carpe. Lord Hamilton, in lutto per la morte della moglie, passa gran parte delle sue giornate a fissare le carpe nel lago e a giocare a scacchi da solo, spostando pesanti pedine contro se stesso. Una sera un cavallo nero viene distrutto da un violento temporale, Lord Hamilton lo manda a riparare e costringe il maggiordomo a fare la pedina per due ore di seguito. Grato di essere stato eliminato dalla mossa di un alfiere bianco, il maggiordomo sente che è arrivato il momento di fare qualcosa per distrarre Lord Hamilton da quel gioco che sta diventando una mania.

Decide di organizzargli una festa in maschera per animare la routine della vita in campagna a guardare Lord Hamilton giocare a scacchi. L’idea viene subito accolta, con una “novità”, una bella partita a scacchi con pedine viventi in giardino per la notte di San Giovanni. Sogno di una notte di mezza estate o incubo secondo i punti di vista.

Lord Hamilton, entusiasta, prepara subito la lista degli invitati. Il maggiordomo, memore delle due ore immobile sulla scacchiera al posto del cavallo nero, si preoccupa per i 31 invitati, i pezzi degli scacchi sono 32, ma Lord Hamilton ha tutto sotto controllo, giocherà anche lui. Nonostante il carattere scorbutico di Lord Hamilton, tutti accettano, danno forfait solo una coppia di contadini del villaggio.

Arriva il giorno fatidico, dopo un banchetto sostanzioso, il caffè viene servito in giardino e gli ospiti si distribuiscono sulla scacchiera secondo le indicazioni di Lord Hamilton. Lui si mette al posto del re bianco.

La partita ha inizio. La prima a uscire di scena è il pedone bianco d2 Mary Ann MacKenzie, una giovane ventenne, una delle più belle ragazze delle Highlands, sposata inspiegabilmente a Ian MacKenzie, molto più vecchio di lei, un dongiovanni di paese che la riempie di corna, ed è pure un tipo violento.

Mary Ann MacKenzie non sembra dispiaciuta dello scarto, si allontana felice verso il labirinto in giardino, seguita a ruota da Aileen MacBride, pedone nero in g7. Mary Ann accoglie la nuova eliminata con baci e abbracci, e sotto lo stupore degli ospiti fissi nelle loro postazioni, le due donne spariscono nel labirinto. Man mano che i pezzi vengono eliminati, la festa nel labirinto si allarga ai nuovi arrivati. Ian MacKenzie è costretto a sentire le grida divertite da lontano, fermo al suo posto, alle dipendenze di Lord Hamilton, continua a chiedere altro whisky al maggiordomo.

Quando la scacchiera si svuota del tutto e ai primi bagliori del giorno Lord Hamilton perde contro il duca di Argyll, il matrimonio tra Mary Ann MacKenzie e Ian MacKenzie è finito. Lord Hamilton, mentre si ripassa le mosse della sconfitta, chiede alla donna di rimanere al suo servizio come governante. Mary Ann accetta.

Il dopo partita ha un risvolto inaspettato, inspiegabili omicidi nell’arco di poco tempo, accomunati dallo stesso evento: la festa nel parco di Lord Hamilton. Chi è il colpevole?

Il marito geloso per quella notte sfrenata di Mary Ann – movente fin troppo scontato, l’ovvio che si scarta dall’inizio come in un giallo alla Christie -, il maggiordomo – un classico -, la coppia di contadini che non ha accettato l’invito – non si esclude nulla – o lo stesso Lord Hamilton – ossessivo al punto giusto ma con quale movente?

Il capo della polizia Ian McLachlan indaga, scagiona tutti gli invitati tranne uno…da leggere, insieme a tutti gli altri racconti.

Dickens returns: 2. Aspettando Natale

A. D. 2014 15 Dicembre

Dopo la tasi, che in veneto suona anche come paga e taci, e l’imu, non siamo lontani dal Natale magrissimo, mancano solo nove giorni. Uncle Scrooge in Dickens, figura ispirata alla quantità di tirchi incontrati in anni di sfruttamento di lavoro minorile – a 11 anni Charles Dickens fu costretto dai genitori ad andare a lavorare in una fabbrica di lucidi da scarpe per arginare i debiti del padre, l’esperienza fu traumatica, i beni di famiglia vennero comunque pignorati, il padre finì in carcere, seguito dalla moglie e gli altri figli, e Charles venne abbandonato al suo destino, costretto ad arrangiarsi da solo – ha un degno successore nella saga di Zio Paperone, il clan McDuck. Invece del racconto di Natale, mi sono andata a rileggere lo storico numero 70 della collana classici Disney, le origini del famoso nichelino numero 1, guadagnato con il suo primo lavoro di lustrascarpe – rimando immediato a Dickens – originario della brughiera di Rannock, Scozia, un posto amabile, circondato da paludi, erbacce e qualche rapace, abbandonato a causa del Mastino di Whiskervilles nel 1675. Gli antenati del Papero, prima di trasferirsi nella più industriale Glasgow, erano diventati degli armatori, il Capitano Mac Paperon aveva fatto fortuna nelle Indie Occidentali sul veliero “Oca d’oro”, poi si era messo in affari con Swindle MacSue – truffatore di nome e di fatto – che l’aveva incastrato con un contratto capestro per il trasporto del rafano in Giamaica, gli aveva fatto perdere tutto, e gli aveva pure affondato la nave. A Mac Paperon gli era rimasto solo l’orologio, ed era ritornato in Scozia. Da allora un lento declino, fino ad arrivare a Zio Paperone, che al primo lavoro, riceve invece di cinque pence un cent americano, inutilizzabile. Il finto primo cliente glielo aveva mandato il padre per prepararlo alle ingiustizie impreviste, come se la vita non fosse stata abbastanza difficile. Il Papero apprende più del dovuto, comincia a lavorare sodo, senza sosta, con i primi guadagni si compra un carro e un cavallo, poi traffica in torba, aiuta il padre a pagare le spese e pretende, tutte le volte, una ricevuta fiscale. Torna a Rannock Moor, si mette un’armatura antica spaventando quei codardi dei Whiskervilles, trasferisce il business alla stalla centrale di Glasgow, si imbarca come mozzo su una nave che porta bestiame a New Orleans. Il resto si sa, rimane aperta la caccia al misterioso tesoro dell’avo Quaquarone de’ Paperoni, che aveva ricevuto uno scrigno d’oro come premio da Re Macbeth per averlo nascosto nel suo castello nella guerra civile del 1057, prima di essere definitivamente sconfitto. Per proteggere le monete Quaquarone si era murato insieme allo scrigno, talmente bene che né lui né lo scrigno furono più ritrovati in secoli di avidità e di miseria, fino a ridurre la terra intorno al castello a un posto spettrale, con finti mostri e spaventose leggende locali. Zio Paperone già da piccolo capisce che ha un compito ingrato, un segreto custodito da 900 anni, un tesoro che è un regalo di un assassino. Don Rosa glielo fa ritrovare e la saga McDuck continua…every duck has its day

Il raggio verde: Il verde miraggio

 

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Ai cuori che non si ingannano

Ciascuno vede ciò che si porta nel cuore

Goethe

 

Grazie alle iniziative dell’Atelier Meta-morphic e alle notti creative sul colore, eccoci al secondo appuntamento con le nostre esplorazioni intorno al verde, un colore talmente ricco da risultare quasi scoraggiante per la molteplicità di possibili interpretazioni che lo sottendono.

Secondo la filosofia indiana, il chakra verde, anahata, significa non colpito, non toccato, richiama il suono emesso dal battito del cuore. È un importante centro energetico dove gli yogi percepiscono appunto il suono – shabda – che avviene senza l’urto di due cose tra loro. È la ruota dell’energia del cuore e della circolazione del sangue, anatomicamente corrisponde al plesso solare, e di fatto, quando questo chakra è chiuso, si dice che il cuore è duro e insensibile. Ne consegue che l’apertura di questo vortice energetico, che si trova al centro con tre chakra sopra, azzurro, indaco, viola, e tre sotto, rosso, arancione e giallo, è alla base di ogni rapporto umano soddisfacente e di ogni corretta pratica spirituale. Un colore che contiene in sé il rapporto con l’altro, l’amicizia, le relazioni, l’amore, la compagnia, le relazioni pubbliche, la compassione, i legami affettivi, la sfera emotiva, per certi versi, e in alcuni situazioni, inafferrabile come un miraggio.

Vorrei quindi soffermarmi su questo aspetto sfuggente, raro e affascinante, il rimando indiretto al raggio verde, un fenomeno ottico che è possibile vedere generalmente nelle giornate di estate, quando il sole, sparendo al tramonto, crea un sottile strato debolmente luminoso che nasce e si arresta in pochi secondi. Di solito viene avvertito a occhio nudo nelle giornate chiare, è frutto della rifrazione della luce solare da parte dell’atmosfera, più evidente al tramonto perché i raggi solari radenti attraversano uno strato d’aria più spesso. Il sistema ottico umano si basa proprio sulle diadi rosso-verde e giallo-blu, il che implica che nel punto spaziale e nel momento in cui si vede per esempio il rosso, non si può vedere il verde, e viceversa, e lo stesso vale per la coppia giallo-blu. Quello che otticamente viene chiamato “sfarfallio” si riferisce all’immagine reale osservata, viene associata dal cervello un’immagine fittizia complementare che definisce il fenomeno del raggio verde. Fin dall’antichità varie popolazioni tra cui Caldei, Babilonesi ed Egiziani hanno segnalato il raggio verde senza poterlo spiegare scientificamente. Nemmeno il fisico Newton fu in grado di descriverlo compiutamente.

La letteratura e l’arte come sempre ci vengono incontro, offrendoci ulteriori spunti di riflessione. Al cinema, il tema è stato affrontato dal regista francese Éric Rohmer, con una connotazione suggestiva, la visione del fenomeno ottico coincide con lo sbocciare di una nuova storia d’amore. Liberamente ispirato al romanzo omonimo di Jules Verne, Le Rayon Vert (1882), il film è stato premiato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1986, come ricorda Rohmer:

È meglio vivere sognando un ideale che adattarsi a una mediocre realtà, capisci, e perdere ogni speranza.

Ci troviamo a Parigi, nel mese di luglio, la trasposizione cinematografica racconta la storia di Delphine, giovane impiegata inquieta, quasi trentenne, che non sa dove andare in vacanza. Vaga da Parigi alla Normandia, si sposta in montagna, per approdare infine a Biarritz, splendida località ventosa sulla costa atlantica francese. È qui che osservando il tramonto, incontra il ragazzo per lei, fortunata di assistere al fenomeno del raggio verde, che secondo la leggenda, si dice che aiuti a vedere meglio nel proprio cuore.

Il romanzo di Verne (1828-1905), prolifico autore di storie di fantascienza, tra i più tradotti in lingua straniera, è invece ancora più ricco di riferimenti, non solo per come tratta l’argomento, ma per un’analisi dettagliata delle metamorfosi del verde nel corso dello sviluppo degli eventi.

Lo stile sicuramente risente di una certa pedanteria, tipica di chi si sta inoltrando in territori inesplorati e ha bisogno di crearsi una rete di sicurezza di precisazioni che rafforzino la basa iniziale di partenza, un attraversamento sul verde legato ai moti del cuore.

Ambientato in Scozia, la trama è semplice: trovare un pretendente adeguato a una giovane e bella ereditiera. Una sorta di fiaba avventurosa, in cui i tutori di Helena Campbell, una ricca ragazza di buona famiglia, rimasta orfana, non sono delle fate ma due zii amorevoli, Sam e Sib Melvill, che fanno in modo che la nipote riceva un’educazione impeccabile, e vogliono che sposi un uomo colto e preparato che sappia prendersi cura di lei.

Il romanzo si apre quando la ragazza ha già compiuto diciotto anni, e i due zii stanno per presentarle un possibile pretendente. Helena sembra avere le idee chiarissime, non prenderà una decisione finché non avrà visto il raggio verde, motivata da un articolo letto sul Morning Post che afferma che quel tipo di visione non solo regala uno spettacolo stupefacente, un verde meraviglioso, l’autentico verde della Speranza, ma elimina ogni possibilità di auto-inganno, perché proprio secondo una leggenda antica chi assiste a un tramonto del sole sull’orizzonte del mare e ha la fortuna di vedere un fenomeno così raro – dura solamente un quinto di secondo – non potrà mai sbagliarsi sulle vicende di cuore.

Gli zii si fanno convincere a partire subito per una località con vista sul mare. È il 2 Agosto, la stagione sembra propizia per assistere a uno spettacolo così promettente. Per la nipote scelgono Oban, un luogo a sud-ovest di Glasgow. Informano il pretendente, potenziale fidanzato, un noiosissimo professore tuttologo, un giovane vecchio, Aristobolus Ursiclos, della decisione della nipote e lo invitano a seguirli in vacanza in modo che l’incontro sembri casuale. Già da come viene presentato, Aristobolus ha poche speranze, un ventottenne dall’aspetto insignificante, occhialuto, miope, con una barba che lo rende un po’ scimmione: “se fosse stato una scimmia, sarebbe stato una bella scimmia.”

Appena si imbarcano, Helena infatti non lo degna nemmeno di uno sguardo, preferendogli il paesaggio. Aristobolus ovviamente non ha mai sentito parlare del raggio verde, e le conversazioni si fanno più impegnative del previsto, affidate a una logica scientifica che non lascia spazio ad altro, tutto deve essere dimostrato con teoremi interminabili.

Durante il viaggio, Helena, vede un’imbarcazione che sta per naufragare, avverte il capitano e fa salvare due uomini, un vecchio e un giovane artista, Olivier Sinclair, un pittore di tramonti, e già il nome Olivier, non può fare a meno di riportare in vita il colore verde oliva, un nome di origine normanna, usato molto dall’epica cavalleresca, Oliviero era un condottiero di Rolando, e in Inghilterra, nel XVII secolo si diffuse grazie a Oliver Cromwell, e poi grazie a Charles Dickens e alle avventure di Oliver Twist.

Per salvare Olivier, Helena perde però la prima vera occasione di vedere il raggio verde dalla postazione privilegiata sulla nave, distratta dai soccorsi ai naufraghi.

Una volta arrivati all’agognata Oban, le loro strade si dividono, Olivier torna a dipingere i suoi paesaggi e Helena, scortata dagli zii, e dall’immancabile Aristobolus cerca di trovare il modo per realizzare il suo desiderio. Scopre che per come è posizionata Oban è impossibile poter vedere il raggio verde, devono cambiare località, spostarsi su un’altra isola.

Durante una partita di cricket sulla spiaggia, la boccia di Helena, anch’essa di colore verde, va disgraziatamente a colpire la tela di Olivier, macchiandola rovinosamente. Helena è mortificata, deliziata però dall’incontro casuale ma fortunato. Il ventiseienne Olivier viene presentato come “un giovane ardente…fatto per piacere”, e a questo punto è chiaro che Aristobolus non può competere. La traiettoria segnata dal colpo accidentale della mazza, svela una sorta di premonizione legata al colore verde, palesando il desiderio segreto della ragazza, un incontro del destino, annunciato dalla frase rivelatrice di Olivier: “Anche lei conosce il Raggio Verde!”.

I due giovani, entusiasti di ritrovarsi, organizzano una gita insieme su un’isola limitrofa, ma la visione viene inopportunamente guastata dall’arrivo improvviso di Aristobolus. All’orizzonte nessun raggio verde, solo la vela ingombrante di un pretendente non voluto.

Il raggio verde comincia a trasformarsi lentamente in un’ossessione-fissazione che non trova pace se non nell’inseguimento di quel sogno di desiderio che si trasferisce al paesaggio e ai personaggi:

Sotto quella concentrazione spirituale i colori si trasformavano in un colore unico: il cielo azzurro era verde, le strade erano verdi, le spiagge erano verdi, l’acqua e il vino erano verdi come assenzio…[1]

In breve il verde comincia ad assorbire tutto il loro tempo, una ricerca febbrile e maniacale. Si decide insieme di ripartire per una nuova meta, l’isola di Iona, la terra dei Druidi, escursione a cui Aristobolus non viene invitato. Il punto di svolta arriva nel momento in cui, a bordo della Pioneer, la nave pioniera, Olivier chiede a Helena:

“Non temete di affrontare i pericoli?”

E lei risponde: “No, davvero, non avrei paura. Si può temere ciò che si ammira?”[2]

Aristobolus non vuole arrendersi all’evidenza dei fatti, con la scusa di osservare alcuni campioni minerali, parte anche lui alla volta di Iona. In una delle sue escursioni solitarie, cade a penzoloni, si ritrova sospeso tra le rocce, e viene salvato miracolosamente dal suo rivale Olivier, subendo l’ennesima umiliazione.

Olivier e Helena si appostano in cima a una scogliera, Aristobolus continua a fingere di perlustrare l’isola per conto proprio. Nel momento in cui stanno per assaporare un tramonto propizio del sole sul mare, Aristobolus rovina l’incanto, spara a uno stormo di uccelli e occulta per la seconda volta la visione del raggio verde.

I due giovani non si perdono d’animo, decidono di cambiare nuovamente postazione, spostandosi questa volta su un isolotto che ha tutte le caratteristiche per essere il setting ideale per vedere indisturbati il fenomeno ottico. A bordo dell’imbarcazione Clorinda – nome che significa pietra di colore verde, ma è anche un riferimento letterario indiretto al nome della protagonista della Gerusalemme Liberata del Tasso – si dirigono verso la grotta di Fingal.

Il tempo è davvero inclemente, il capitano li avverte che sta per scatenarsi una forte tempesta e che sarebbe più saggio ritornare indietro, ma Olivier e Helena sono determinati più che mai a restare, non sentono ragioni, chiedono di farsi lasciare sull’isola, e cercano un riparo per la notte dentro una grotta.

A questo punto della storia non può mancare il colpo di scena finale, Helena scompare, trascinata dalle correnti che hanno invaso anche l’interno della grotta, si teme che sia annegata. Olivier sfida le intemperie e la va a cercare, trova Helena nascosta dentro un anfratto, “la poltrona di Fingal”, infreddolita ma incolume.

Mentre i due giovani si guardano negli occhi, felici di essere di nuovo insieme, inaspettatamente gli zii Sib e Sam assistono allo spettacolo prodigioso, il verde riflette una felicità condivisa:

“Abbiamo visto di meglio!” disse a bassa voce la donna. “Abbiamo visto la felicità attribuita all’osservazione del fenomeno; siccome noi l’abbiamo trovata, mio caro Olivier, che ci basti, e lasciamo a coloro che non la conoscono e la vorranno conoscere, la ricerca del Raggio Verde!”

La visione miraggio rende visibile agli increduli, i titubanti zii, una nuova realtà, il coronamento di un sogno, l’esterno diventa specchio di una nuova consapevolezza interiore.

Non ci resta che augurarci che per Aristobolus, valga e sia favorevole una saggia preghiera sufi:

Infrangimi il cuore, così si creerà nuovo spazio per un illimitato amore.

 

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A Sisterly Production, le immagini dell’articolo sono di Claudia Bonollo

 

 

[1] Il Raggio Verde, cit. cap. XII, edizione ebook a cura di Temporelli.

[2] Ibidem, cap. XIII.

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