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San Girolamo

Dickens returns: 3. Buone Feste

-12 giorni al Natale, domani è pure Santa Lucia, protettrice della vista, invocata anche da Dante in vari passi della Divina Commedia – Lucia, nimica di ciascun crudele,
si mosse…– un 2016 che ha riservato finora parecchie incognite, la Brexit in Gran Bretagna, un presidente come Trump, punti di non ritorno, c’è bisogno di aggiungere altro sull’attuale situazione politica italiana?

Io come ogni anno approfitterò della pausa forzata di Natale per ricaricare le pile, grazie per la compagnia insieme a Gustave Flaubert, John Coltrane, Michael Benson, il pianeta Nibiru, Mobius Trip, Giambattista Vico, Flora, San Giorgio degli Schiavoni, Vittore Carpaccio, Le Suffragette, City Wonders, One Book in One Tweet, Puck aka Robin Goodfellow, San Marco, Anne Bronte, Mobbing Dick, Isao Tomita, Brexit, Jonathan Swift, Luca Cerretti e i suoi mali di stagione, i mondi di Gulliver, James Turrell, In busta chiusa-Lettera D come Destino per Cartaresistente, Proust asked Venice replied, Asindeti, Compleanno di Branoalcollo, Tappeti Volanti di Claudia Bonollo, Wanda Romano e Monamour Natural Design, San Girolamo, Laputa – Il Ritorno dei Classici -, Max Noblesse, Santa Pazienza, Madonna della Salute, Venezia, Verona, referendum, ctrl, Charles Dickens, turisti e viaggiatori.

Buone Feste a Tutti, ovunque voi siate!

 

San Girolamo

30 Settembre | San Girolamo | Patrono dei Traduttori

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[A Calendar of Saints, James Bentley, Little, Brown & Company, 1997]

Esperienze di traduzione ovvero come perdere ore di sonno per rincorrere una parola..Un esempio illustre da Dire quasi la stessa cosa di Umberto Eco:

Nel tradurre Sylvie di Nerval ho dovuto rendere conto del fatto che, come dice il racconto, sia le case del villaggio dove viveva la protagonista, Loisy, che la casa della zia, che Sylvie e il Narratore visitano a Othys, sono delle chaumières. Chaumière è una bella parola che in italiano non esiste. I traduttori italiani hanno variamente optato per capanna, casupola, casetta, o piccola baita, e Richard Sieburth traduce cottage.

Ora il termine francese esprime almeno cinque proprietà:

una chaumière è (i) una casa da contadini, (ii) piccola, (iii) di solito in pietra, (iv) dai tetti di stoppia, (v) umile. Quali di queste proprietà sono pertinenti per il traduttore italiano? [1]

Dopo lunghe trattative si perde inevitabilmente qualcosa..Eco decide per casupola che altrove diventa casetta di pietra con variazioni di significato nel corso della narrazione, scegliendo di volta in volta connotazioni perse nello scarto iniziale di senso. Sieburth, il traduttore inglese, è stato più fortunato, poteva utilizzare cottage, parola-ventaglio.

Dire quasi la stessa cosa, ma mai la stessa cosa, alla ricerca di un equilibrio sottile e mutevole. Decifratori di enigmi per solutori abili.

§

[1] Tratto da Dire quasi la stessa cosa, U. Eco, Bompiani, 2003, pp. 83-85.

 

 

 

 

 

San Giorgio degli Schiavoni

Castello, Venezia. Ingresso: 5 euro (li vale tutti).

All’interno troverete il signor Stefano che è un pozzo di scienza e il ciclo di teleri di Vittore Carpaccio, dedicati ai santi protettori della confraternita, tra cui San Girolamo – di cui vi ho parlato anche troppo qui nel blog – e due storie evangeliche.

Qualche anticipazione: ne I Funerali di San Girolamo occhio alla piccola lucertola in basso in postazione centrale, l’animale è un simbolo di rinascita, il frate con il pince-nez tiene in mano un piccolo manoscritto (impossibile non ricordare la creatività tipografica di Aldo Manuzio, l’inventore delle edizioni tascabili), il cane ne La visione di Sant’Agostino che vede quello che sta per accadere prima di tutti, la firma del pittore nel cartiglio Vittore Carpaccio fingebat (e non pingebat), immaginava e non dipingeva – e io nel pensier mi fingo – anticipando altre visioni. Luci a led che puntano soffitti con dipinti. Un luogo da visitare e rivisitare.

 

 

 

 

 

 

Quattro passi intorno a San Girolamo

30 Settembre | San Girolamo | Patrono dei traduttori |

A Venezia il nome rimanda alla sede di un distributore di benzina, di una scuola elementare a Cannaregio, dell’Ateneo Veneto (San Fantin o Scuola di San Girolamo applicata alla giustizia, nota anche con il nome di scuola dei picai (impiccati), accompagnavano al supplizio i condannati a morte). L’edificio, dopo la soppressione della Scuola di San Girolamo, nell’Ottocento venne affidato alla Società Veneta di Medicina, che poi si unì ad altri istituti culturali, dando vita nel 1812 all’Ateneo Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.

Frequentato nel corso degli anni da Daniele Manin, Nicolò Tommaseo, Pietro Paleocapa – il signore in pietra raffigurato seduto nella statua dei giardini Papadopoli vicino a Piazzale Roma, ingegnere e direttore delle opere pubbliche a Venezia – Alessandro Manzoni, Antonio Fogazzaro, Diego Valeri – poeta e traduttore italiano, autore della sempreverde Guida sentimentale di Venezia -, Carlo Rubbia.

Ancora una volta grazie a San Girolamo, emergono nuovi indizi, come il suo commento al Libro di Zaccaria: oscurissimo.

Ritorno alla guida di Diego Valeri, originario di Piove di Sacco, trasferitosi a Venezia, anche lui mette tra le sue zone preferite la fondamenta delle zattere. Nel Diario del Novecento descrive il tratto di strada che separa la riviera del Brenta all’arrivo in laguna, tragitto che conosco a memoria, tale e uguale. Un tempo c’era il trenino, ora sostituito da una corriera camuffata da bus tecnologico extra-urbano che ci impiega sempre troppo mentre il paesaggio scorre lentamente fuori dal finestrino, gli alberi antichi, le ciminiere di Marghera, il degrado della zona industriale abbandonata a se stessa, le scritte sui muri del centro Rivolta, e poi una volta imboccato il ponte della Libertà, la luce della laguna ti proietta come d’abitudine in un altro regno.

Ma la città dove si vive? chiedi…

Impara l’arte e mettila su WordPress II: #Accademia

Seconda entrata gratis ai musei, qui l’invito non si poteva rifiutare, le gallerie dell’Accademia, collezione meravigliosa di quadri antichi, pavimenti veneziani, allestimenti di Carlo Scarpa, soffitti-opere d’arte, dipinti moderni pur nella loro collocazione biblica, Madonne dai visi angelici su talari dorati.

Molti si facevano le foto davanti ai quadri, Tintoretti invasi da teste di famiglie in prima fila incuranti delle scene rappresentate: miracoli, crocifissioni, banchetti, martirii. Il quadro più gettonato, per ovvi motivi logistici, è stato il leone alato di Cima da Conegliano (1517-18), belva imponente di grandi dimensioni, simbolo di Venezia, con San Giovanni Battista, San Giovanni Evangelista, Maria Maddalena e Girolamo con tableaux vivants di turisti co-protagonisti insieme al leone. In un quadro del ‘500 di Lazzaro Bastiani, il leone, compagno fedele e adorato da San Girolamo, è presente persino al funerale del santo, sguardo da sfinge enigmatica oltre l’orizzonte. Tra i visitatori l’uomo più alto del mondo, un gigante che svettava tra la folla, d’un tratto ci ha fatto sentire tutti dei lillipuziani brulicanti tra i dipinti e le composizioni ordinate di Giovanni Bellini. Ho attraversato sale e secoli di storia dell’arte tra sogni – impossibile non ammirare il sogno di San Marco del Tintoretto, effetti speciali nei drappeggi azzurri e rossi intensi – leggende – impressionante la versione di Tintoretto di San Giorgio, San Luigi con un’espressione compiaciuta mentre la principessa con nonchalance schiaccia un drago con gli occhi iniettati di sangue – broccati raffinati che hanno ispirato più di uno stilista, memorabile la stanza di Sant’Orsola nel ciclo di Vittore Carpaccio dedicato alle storie della santa, con la bellissima rappresentazione del suo sogno in un letto a baldacchino con la parte dello sposo vuota e l’angelo che illumina gli spazi.

Il giovane malato di Lorenzo Lotto è un gentiluomo che accarezza un libro tra petali di rosa mentre una lucertola – che rappresenta la mancanza di passione ed è un simbolo di rinascita – se ne sta beata su un drappeggio azzurro, alle sue spalle compare da una finestra un cielo pieno di luce che fa vibrare i colori.

Innumerevoli le Annunciazioni, la celebre narrazione di Giovanni Bellini, con un angelo dai calzari rosso fuoco in una sala quasi in penombra, e un’annunciazione con uno scorcio inaspettato di Gerolamo Savoldo della scuola bresciana, aria celeste inquadrata in una cornice quasi surreale, un oggetto volante non identificato nell’a-temporalità di una nuvola.

Trascorso tre ore di assoluta bellezza, necessario farla circolare.

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