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One book in one tweet #6

6-30

Is Heathcliff a murderer? (Heathcliff è un assassino?) di John Sutherland

Grandi classici letterari messi a soqquadro, il melo in fiore a giugno in Jane Austen, e molto altro, tra il sadico e l’obsoleto.

Aspettando i Barbari di J.M. Koetzee

Tema della paura e della frontiera, l’altrove non è un alibi convincente, nell’attesa si riscoprono incubi e sogni, non mancano le sorprese.

Quer pasticciaccio brutto di via Merulana di Carlo Emilio Gadda

Il volgare a briglie sciolte, l’assassino non si trova, le spiegazioni si disperdono in lingue arrovellate. Le domestiche però…

L’Arte del Sogno di Carlos Castaneda

Cambio di scenario: grazie al Maestro Don Juan, si visitano altre dimensioni in sogno, concentrarsi bene su chi si vuole incontrare.

Se un leone potesse parlare di Stephen Budiansky

Dialogo tra intelligenza animale ed evoluzione della coscienza. Anticipa Wittgenstein: “Se un leone potesse parlare, nessuno lo capirebbe.”

One book in one tweet #6

6-30

Is Heathcliff a murderer? (Heathcliff è un assassino?) di John Sutherland

Grandi classici letterari messi a soqquadro, il melo in fiore a giugno in Jane Austen, e molto altro, tra il sadico e l’obsoleto.

Aspettando i Barbari di J.M. Koetzee

Tema della paura e della frontiera, l’altrove non è un alibi convincente, nell’attesa si riscoprono incubi e sogni, non mancano le sorprese.

Quer pasticciaccio brutto di via Merulana di Carlo Emilio Gadda

Il volgare a briglie sciolte, l’assassino non si trova, le spiegazioni si disperdono in lingue arrovellate. Le domestiche però…

L’Arte del Sogno di Carlos Castaneda

Cambio di scenario: grazie al Maestro Don Juan, si visitano altre dimensioni in sogno, concentrarsi bene su chi si vuole incontrare.

Se un leone potesse parlare di Stephen Budiansky

Dialogo tra intelligenza animale ed evoluzione della coscienza. Anticipa Wittgenstein: “Se un leone potesse parlare, nessuno lo capirebbe.”

Doctor Faustus: VI Parte

Siamo arrivati al Carnevale del 1914, Serenus “festeggia” con un brio tutto suo, più è contento, più si dilunga nei particolari, un atto di generosità alla vita dal punto di vista di un pedante sovraeccitato, del resto, sta per scoppiare la prima guerra mondiale e ci saranno altri episodi spiacevoli su cui soffermarsi. Serenus passa il suo tempo nel circolo dell’eccentrica vedova Rodde a Monaco, la figlia Clarissa ha trovato nel teatro una via di fuga dalla madre, pur non avendo un grande talento, lascia Monaco e accetta un contratto da principiante in una compagnia teatrale, Ines invece, ha un nuovo corteggiatore, un noioso professore di estetica e di storia dell’arte al Politecnico, Helmut Institoris, occhi chiari, capelli biondicci, fisico trascurabile. Il professore, di costituzione delicata, soffre di frequenti attacchi di angoscia, è ospite fisso di un sanatorio per ricchi a Merano. Attratto dalle condizioni patrizie di Ines, figlia di un senatore, con cui ha vagliato a fondo la possibilità di un matrimonio, socialmente propizio per entrambi. Serenus, non è mai stato così deciso nelle sue riflessioni, da subito vede nell’unione la ricetta dell’infelicità. Helmut, poco virile e studioso della passionalità rinascimentale italiana, Ines, di una bellezza malinconica, sufficientemente educata ma intristita da troppe paure, schiacciata da un moralismo pessimistico senza speranza. Intuisce nell’amico Rudi Schwerdtfeger, musicista gaudente che passa da un flirt all’altro, una attrazione maggiore, assiste pure a una litigata storica tra i due rivali, una discussione interminabile sul concetto di merito – su cui non mi soffermo quanto Serenus – Rudi è appoggiato da Ines, Helmut è doppiamente seccato, si lancia in un’apologia dell’istinto giusto per contraddirlo, e alla fine restano nemici come prima. Serenus, si è conquistato il ruolo di consigliere emotivo delle due sorelle, capisce l’esuberanza di Clarissa, e il carattere più spigoloso di Ines, amante della poesia come lui. È convinto che Ines si sia innamorata di Rudi, solo dopo aver capito la mediocrità del futuro marito; durante una partita a scacchi confida i suoi timori ad Adrian, che assorto a muovere una pedina, lo sorprende con una battuta fulminante: “stia attento a cavarsela senza danno!”-

Nell’Agosto del 1914 la guerra è già scoppiata, Serenus si affretta a salutare tutti per raggiungere il suo reggimento in Turingia, è l’unico a partire, Rudi viene esentato perché privo di un rene, Adrian vive ormai da tempo isolato nella sua residenza in campagna, totalmente estraneo agli affari del mondo. Serenus, all’inizio sente che è un suo dovere dare il suo contributo alla causa tedesca, crede nell’espansione mondiale, è arrivato il momento di dimostrare che la Germania ha un suo destino da compiere. Ben presto si rende conto, che tutte le sue aspettative devono arrendersi a una realtà brutale, sempre presente la scena straziante di una donna francese che accerchiata da soldati tedeschi davanti a un intero villaggio in fiamme urla a squarciagola tutto il suo dolore, “sono l’ultima”, e li maledice piangendo…e l’unica cosa che riescono a fare è continuare a eseguire gli ordini. Rimane operativo un anno, e poi viene rimandato a casa con la croce di ferro e il tifo.

Al rientro il suo primo pensiero è andare a trovare Adrian, che nel frattempo è stato raggiunto dall’amico traduttore, in marina per un anno e poi rilasciato. Per rompere il ghiaccio parlano della sorella di Adrian, Ursula, che vive felice in campagna, e ha messo su famiglia, poi l’anglista Rüdiger critica la posizione della Germania contro l’Inghilterra, l’atmosfera si fa tesa, Rüdiger si mette a fare la parodia di un entusiasmo patriottico troppo acceso, e Serenus, sempre più stizzito si fa distrarre dai libri che Adrian ha sul tavolo, gli immancabili sonetti di Shakespeare, con altre tre commedie, Molto rumore per nulla, Come vi piace, e I due gentiluomini di Verona. È evidente che Adrian sta componendo qualcosa, era stato scritturato per alcune rappresentazioni all’estero dei Canti del Brentano e Le Meraviglie dell’universo, poi annullate dagli sviluppi bellici. Serenus ricorda ancora lo sguardo, triste e fisso di Adrian, prima del suo commiato. “Ci andate voi, invece di me”, aveva esclamato con tono glaciale, con quei suoi occhi azzurri come un mare distante.

A Pfeiffering Adrian è accudito da due donne sposate, una maestra di pianoforte, Meta Nackedey, e un’ebrea, proprietaria di un salumificio, Kunigunde Rosenthal, che, entusiaste del suo talento e delle sue opere, fanno a gara per non fargli mancare nulla.

Serenus riconosce a Rüdiger Schildknapp, anche se gli costa ammetterlo, l’abilità nel saper intrattenere Adrian con storie interessanti. È lui che gli fa apprezzare la ricchezza di alcuni miti romantici del medio evo, secondo la traduzione dal latino della più antica raccolta di fiabe e leggende, i Gesta.

Quando vede Adrian ridere di gusto per il racconto dell’empia astuzia della vecchia, di derivazione boccaccesca, in cui si favorisce una passione proibita con l’inganno, gli è persino grato per essere leggero come lui non riesce a essere. In questo periodo Adrian infatti sta rielaborando una drammatizzazione di un’altra storia, Della nascita del Beato Papa Gregorio, una sorta di parodia messa in scena con marionette. Serenus non approva questa deriva troppo popolare, per lui l’arte deve mantenere un aspetto più spirituale, slegato dalla comunità, e dalla società, e per quanto non favorevole, accetta la nuova svolta come promessa di qualcosa in nuce che sta per nascere…dubbioso ma fiducioso nelle qualità sorprendenti dell’amico.

Dal modo invece in cui si dilunga sulle vicissitudini delle sorelle Rodde, si capisce che Serenus ha un interesse per Ines che va oltre la semplice amicizia, ma è già rassegnato al suo ruolo di spettatore, si limita ad ascoltare i suoi sfoghi. Ines si è sposata con il professore, da cui ha avuto tre figlie, la madre, ha lasciato il suo appartamento di Monaco per ritirarsi in campagna, vicino alla casa di Adrian. Come già annunciato dalle tristi premesse, il matrimonio non funziona, Ines si strugge per i brevi momenti di svago con Rudi Schwerdtfeger, la relazione è nota ufficiosamente a tutti, forse persino al marito ottuso, quando confessa a Serenus di aver paura di essere abbandonata, lui fa sua la sentenza di Adrian: “stia attento di cavarsela senza danno!”-

Les jeux sont faits!

TO BE CONTINUED…alla prossima puntata…

§

 

 

 

 

Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister (IV parte)

È già passato un anno da quando ha lasciato il figlio alla Provincia Pedagogica. Felix non sembra felice del nuovo ruolo che gli hanno affidato: la cura dei puledri. Ha nel frattempo imparato una nuova lingua, l’italiano. Gli istruttori spiegano che lasciano ai ragazzi scegliere le lingue in base alle loro inclinazioni, nessun insegnamento ma conversazioni libere tra loro con una lingua al mese scelta a rotazione, tra le altre arti, la musica viene al primo posto, seguita dall’arte poetica, viene incoraggiata l’improvvisazione in versi, e la pittura. E i pittori vivono in abitazioni bellissime, proprio perché bisogna coltivare sempre e comunque il bello. Vietata invece l’arte drammatica, corrompe le anime e pregiudica anche lo svolgimento delle altre arti, è considerata una manifestazione esagerata dei sentimenti, di alcun valore.

Prima di congedarsi dalla Provincia Pedagogica, incontra nuovamente il suo amico Montan. Durante la notte Wilhelm sogna di intravvedere Natalie tra le rocce, ma non riesce a raggiungerla, rischia quasi di sprofondare in un abisso. Il giorno seguente riprende il viaggio, e arriva in una locanda in un piccolo villaggio, l’oste non può accoglierlo e lo indirizza altrove, riceve inaspettatamente l’invito di un castellano ma deve rispettare tre condizioni: non fare domande, non rimanere per più di tre giorni e non chiedere di pagare. Wilhelm non può che essere soddisfatto, in compagnia di un gruppo di musicanti che intonano versi tutta la sera, banchetta amabilmente e la mattina riceve persino il servizio in camera di un barbiere, che però non parla, e non risponde a nessun tentativo di conversazione. Memore della richiesta del castellano, non chiede nulla a nessuno, ma è curioso di scoprire qualcosa di più sul barbiere ed è anche insospettito da uno strano rumore di un argano che ha sentito di notte e che non l’ha fatto dormire. Al mattino incontra il castellano e l’amico Lenardo, e gli viene rivelato che il barbiere ha fatto voto di silenzio, e riserva le sue parole solo all’arte del racconto. A Wilhelm viene narrata la storia della nuova Melusine.[1]

Il barbiere confessa che ogni volta che entra in una locanda, cerca subito di fare amicizia con l’ostessa e la cuoca in modo di essere sicuro di ottenere uno sconto. Un giorno incontra in una locanda una donna bellissima in viaggio, la invita a cenare con lui e la corteggia ma lei non cede alle sue avances e gli chiede di custodire per lei un baule, non deve mai aprirlo e ogni notte chiuderlo a chiave in una stanza, gli dà delle monete d’oro e sparisce. L’uomo accetta il compito e con i soldi ricevuti si dà alla bella vita, spende e spande, ha un sacco di donne, e ogni volta che si ritrova al verde, riceve inaspettatamente la visita della donna che gli dà altri soldi e scompare. Una sera beve più del solito, perde tutto al gioco, viene preso a botte, e portato in stanza in fin di vita. Miracolosamente al suo fianco compare la donna meravigliosa che lo cura e lo fa guarire immediatamente, finalmente passano insieme dei giorni di passione, lei però continua a sparire con la scusa di improvvisi viaggi misteriosi. L’uomo è sempre più confuso, si trascina il baule ovunque vada, lo chiude sempre in una stanza come richiesto durante la notte, e continua a spendere soldi non suoi. La donna è rimasta incinta. Una notte, preso da una curiosità morbosa per il contenuto di quel baule che deve custodire, spia dal buco della serratura e scopre una realtà sconvolgente, la donna meravigliosa che lui ama legge un libro su una poltrona al lume di candela, ma non è la stessa, è ridotta a dimensioni microscopiche, piccolissima, anche lei incinta. Agitato, si ritira nella sua stanza, tormentato dai sensi di colpa per aver disobbedito all’ordine. Il giorno dopo la donna va da lui e gli confessa che sa che lui l’ha spiata e che le deve promettere che non la rimprovererà mai per quella scoperta. Invece dopo quella rivelazione l’uomo la desidera sempre meno e diventa invece sempre più geloso del suo talento, gli dà quasi fastidio che altri uomini siano attratti da lei, durante le cene lei intrattiene gli ospiti suonando divinamente il liuto. A una festa, ubriaco, la insulta davanti a tutti, “vediamo cosa vuole la nana…”, lei finge di non ascoltare e cerca di coprire le battute infelici del compagno con la musica, ma il giorno dopo, la decisione è presa. L’uomo le chiede di intonare nuovamente la canzone che aveva suonato la sera prima ma la donna annuncia che è impossibile, che quella era la canzone del congedo, e che lei tornerà per sempre nel regno di suo padre, il Re Eckwald, re dei Nani, popolo antichissimo creato da Dio per custodire e venerare le cose straordinarie della terra. Secondo la loro storia, i Draghi, nemici dei Nani, furono creati per respingere i Nani nelle montagne, e proprio perché i Draghi stavano cominciando a mettere sempre più in pericolo le loro vite, vennero creati i Giganti che però divennero a loro volta sempre più ingordi e presuntuosi, allora vennero aggiunti i Cavalieri che avevano il compito di combattere Giganti e Draghi e vivere in armonia con i Nani. Nel tesoro dei Nani c’è anche un anello d’oro, lo stesso indossato dalla donna, che ha la capacità di far cambiare di dimensioni, da minute a giganti. La donna gli confessa inoltre che ha scelto proprio lui per rinnovare la stirpe del padre. L’uomo è davvero indeciso, non sa cosa fare, per paura di perdere il tenore di vita a cui è abituato, decide di seguirla nel Regno dei Nani, e grazie al prodigio dell’anello diventa piccolo come lei e si incamminano in un bosco di fili d’erba. Il viaggio nel mondo dei Nani gli fa capire da subito che quella vita non fa per lui, la sola idea di sposarsi lo spaventa, ogni notte medita la fuga. Comincia a limare di nascosto l’anello al dito finché non lo rompe e improvvisamente sente quasi di toccare il cielo. Stordito, si risveglia con una piccola chiave che apre un piccolo scrigno con un risarcimento, da cui attinge a piene mani finché si ritrova nuovamente senza denaro, nuovamente solo.

TO BE CONTINUED…prossimo lunedì ultima puntata


[1] Una rielaborazione del Roman de Mélusine di Giovanni d’Arras, scritto tra il 1387 e 1394, la storia di una fata che si trasforma ogni sette giorni in un serpente. Si veda cap. XV, pp. 168-190.

Libere interpretazioni

Una volta che ti trovi in una posizione di fiducia e potere, sogna un po’ prima di pensare

Toni Morrison

È da tempo che volevo scrivere qualcosa sull’Otello di Shakespeare, non voglio parlare del tema trito e ritrito della gelosia, ma proprio all’inizio del dramma c’è una frase che mi ha sempre colpito perché si apre a diverse interpretazioni: “quando la fortuna toglie ciò che non può essere conservato, bisogna avere pazienza: essa muta in burla la sua offesa. Il derubato che sorride ruba qualcosa al ladro, ma chi piange per un dolore vano, ruba qualcosa a se stesso.”[1]

E come dargli torto? Solo che non è riferita alle sofferenze sentimentali come si potrebbe pensare leggendola fuori contesto, ma è un’esortazione che il Doge di Venezia fa a Otello per convincerlo ad accettare l’incarico di andare a combattere contro i turchi a Cipro…e infatti ci riesce lavorando proprio sulle sue insicurezze, la paura di sentirsi ridicolo e costantemente inadeguato. E Otello la interpreta proprio così: “c’è poco tempo da perdere, archivia le perdite del passato e datti una mossa”…”Il possessore”, non ancora assillato dalle iniezioni di sfiducia in se stesso di Iago, accetta la missione e parte con Desdemona, nome che significativamente vuol dire “destino avverso”. Il resto lo farà Iago, la dimostrazione palese dei danni arrecati dall’invidia, e un fazzoletto…

Anni fa, sempre a Venezia, mi capitò di assistere a una interessante lezione sull’Otello, la relatrice era la scrittrice afro-americana Toni Morrison che era stata chiamata a commentare un balletto cambogiano liberamente, e sottolineo liberamente ispirato all’opera, in occasione della Biennale Danza, quelle strane combinazioni che a volte il teatro offre, a volte anche disastrose, se penso a certe trasposizioni contemporanee di opere antiche, registi che improvvisamente trasformano il setting in un campo di battaglia, cantanti lirici che già sono corpulenti di natura che vengono costretti a recitare con pesanti armature appesi a fili volanti… quella volta andai, non per il balletto, di cui non mi importava assolutamente nulla, ma perché volevo ascoltare quello che Toni Morrison aveva da dire.

La Morrison aveva apprezzato il fatto che nella nuova rivisitazione era stata eliminata completamente la distinzione tra bianco e nero, e la differenza razziale, per dare maggiore risalto al personaggio di Desdemona e alla sua attrazione per l’altrove. Desdemona si innamora di Otello perché è affascinata dal suo essere straniero, e dal modo in cui parla, colpita dai suoi racconti “outside the borders”, oltre i confini, che descrivono il pericolo in terre lontane. Un rapporto basato sulla difficoltà reciproca di capire la differenza tra verità e menzogna, e che oscilla sempre tra rabbia e difesa, complicato ulteriormente dal senso di solitudine di sentirsi sempre e comunque straniero in terra straniera. E con questi presupposti, anche la versione cambogiana non fa presagire nulla di buono, invece scopro dagli appunti sulla mia moleskine, la parte di Iago viene assegnata a una scimmia dispettosa che salta come Arlecchino, Otello uccide Desdemona ma poi magicamente la fa risorgere e tutti finiscono a danzare in un bosco…e così torna il sorriso.


[1] Atto I, Scena III, Il Doge, Otello, Edizione Einaudi, 1969, Traduzione e note a cura di Cesare Vico Lodovici.

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