Mancano poche ore al “desio” del NUOVO ANNO, ringrazio sentitamente D’Annunzio, Soundcloud, Palazzo Ducale che ho frequentato quest’anno più di chiunque altro, Giacomo Casanova, I Piombi, Silvio Pellico, Ezra Pound e la Giornata Mondiale del Libro, quel gran genio di Leonardo, la Biennale, i Maya, Ernest Hemingway, Peggy Guggenheim, Melania Mazzucco, Jacopo Robusti Tintoretto, le 500 Chicche di Riso di Alessandro Pagani, il Rinoceronte, San Marco, i cieli di Venezia, tutte le persone che sono passate da queste parti, propizia è PERSEVERANZA!
Le idee e la comprensione crescono e maturano come le piante; non serve trafficare troppo attorno ad esse. Pavel Florenskij
Quest’anno ho scritto poco, non sono riuscita a superare la media dell’anno scorso, circa due articoli al mese. Il blog continua a vivere e lottare insieme a voi, sempre fluttuante, costante nel tempo.
La Compagnia è stata varia: Wallace Stevens, Venezia, migliaia di turisti, San Valentino, Casanova, gli alieni Kanamiti, Jiro Taniguchi, Reginald Bliss, i classici Disney, MarcoTopo, La Baronessa Orczy e la sua Primula Rossa, Astarte e la Prosopopea, la Storia Universale Disney, Topalbano, Pascal, Bordiga, IUAV, Ang Lee, Richard Parker, Pi, Emily Dickinson, FreeSpace ai Giardini e all’Arsenale, Isola di San Giorgio Maggiore, il Vaticano alla Biennale, Tintoretto, Carlo Scarpa.
Ora finalmente si avvicina la meritata pausa natalizia, vi auguro di trascorrerla nel miglior modo possibile. Buone Feste a tutti ovunque voi siate!
La visita all’Arsenale – “casa di industria” veneziana – completa il viaggio all’interno della Biennale di Architettura, luogo talmente grande che finiamo per uscire dai confini dei giardini per vedere al di là del ponte l’antica cattedrale di Venezia a San Pietro in Castello con campanile pendente.
Nel buio della notte autunnale delle cinque arriva miracolosamente un traghettatore che ci fa scoprire che esiste una fermata ACTV Arsenale Nord e in un arco temporale di solo mezz’ora si arriva a Piazzale Roma. Tutto merito del Giardino delle Vergini, spazio a sud delle Corderie, per chi si spinge oltre e non cede alla tentazione del pouf da cui è difficile rialzarsi.
Si stanno co-creando nuovi orizzonti, nuove architetture al Padiglione Italia che coinvolgono la nostra penisola, in questo si distingue fra tutti Arcipelago Italia curato dall’Arch. Cucinella. Interventi sul territorio italiano che valorizzano la natura dei luoghi progettati.
Molte sono le soluzioni che abbracciano il tema della mostra, spazi liberi ma anche spazi sociali, la responsabilità nel lasciare un segno, di sanare o meno un luogo, di incidere con precisione chirurgica. Architetti-medici-geografi e non solo.
In caso di dubbi sui quali siano le risposte concrete su che cosa sia progettare secondo i principi degli indigeni che abitano i luoghi, è bene ricordare i loro principi eterni:
Ogni passo deve seguire un cammino spirituale guidato dagli Anziani della Comunità.
Ci si deve comportare bene.
Ci si deve allenare a essere sempre al servizio degli altri.
Si devono rispettare i processi decisionali della tradizione del proprio popolo.
La forma dell’architettura si ispira allo spirito della natura.
Quando si programma il futuro si deve programmare per tutti gli esseri viventi per sette generazioni.
Semplici semplici.
Intanto come ricorda altrove Peter Rich quando si disegna si possono raggiungere luoghi dove non si è mai stati prima.
Il vincitore Souto de Moura che non ha un sito internet (“a che mi serve?”) risponde con le sue architetture.
La visita all’Arsenale – “casa di industria” veneziana – completa il viaggio all’interno della Biennale di Architettura, luogo talmente grande che finiamo per uscire dai confini dei giardini per vedere al di là del ponte l’antica cattedrale di Venezia a San Pietro in Castello con campanile pendente.
Nel buio della notte autunnale delle cinque arriva miracolosamente un traghettatore che ci fa scoprire che esiste una fermata ACTV Arsenale Nord e in un arco temporale di solo mezz’ora si arriva a Piazzale Roma. Tutto merito del Giardino delle Vergini, spazio a sud delle Corderie, per chi si spinge oltre e non cede alla tentazione del pouf da cui è difficile rialzarsi.
Si stanno co-creando nuovi orizzonti, nuove architetture al Padiglione Italia che coinvolgono la nostra penisola, in questo si distingue fra tutti Arcipelago Italia curato dall’Arch. Cucinella. Interventi sul territorio italiano che valorizzano la natura dei luoghi progettati.
Molte sono le soluzioni che abbracciano il tema della mostra, spazi liberi ma anche spazi sociali, la responsabilità nel lasciare un segno, di sanare o meno un luogo, di incidere con precisione chirurgica. Architetti-medici-geografi e non solo.
In caso di dubbi sui quali siano le risposte concrete su che cosa sia progettare secondo i principi degli indigeni che abitano i luoghi, è bene ricordare i loro principi eterni:
Ogni passo deve seguire un cammino spirituale guidato dagli Anziani della Comunità.
Ci si deve comportare bene.
Ci si deve allenare a essere sempre al servizio degli altri.
Si devono rispettare i processi decisionali della tradizione del proprio popolo.
La forma dell’architettura si ispira allo spirito della natura.
Quando si programma il futuro si deve programmare per tutti gli esseri viventi per sette generazioni.
Semplici semplici.
Intanto come ricorda altrove Peter Rich quando si disegna si possono raggiungere luoghi dove non si è mai stati prima.
Il vincitore Souto de Moura che non ha un sito internet (“a che mi serve?”) risponde con le sue architetture.
L’edizione di quest’anno, curata da Christine Macel, segna una svolta necessaria, era da tanto tempo che non si assisteva a un progetto artistico corale così ben strutturato. Spazio agli artisti, a voci che sono state ignorate per lungo tempo, a progetti che si interrogavano sul rapporto con l’invisibile e con altre dimensioni in tempi lontani, come se si volesse ristabilire una cronologia di chi ha militato con resilienza senza arrendersi a un cinismo senza speranza, a un nichilismo paralizzante.
Divisa come sempre in due parti, per la prima volta omogenee fra loro, finalmente anime aperte al dialogo. Indagini e ricerche sull’aspetto più umano e fragile delle nostre sensibilità, non riflessioni dolenti e specchi deformanti ma altri mondi possibili, raccontati in nove capitoli. Nel Padiglione Centrale il Padiglione degli Artisti e dei Libri, Il Padiglione delle Gioie e delle Paure, seguiti da altri sette percorsi dall’Arsenale al Giardino delle Vergini – spazio ai confini dell’Arsenale vicino alle due torri che si affacciano sulla laguna – con il Padiglione dello Spazio comune, il Padiglione della Terra, il Padiglione delle Tradizioni, il Padiglione degli Sciamani, il Padiglione dionisiaco, il Padiglione dei Colori e il Padiglione del Tempo e dell’infinito.
Tra le installazioni che mi hanno colpito di più, lo spazio della Nuova Zelanda, Emissari, con un video di Lisa Reihana, in Pursuit of Venus [infected] – Alla ricerca di Venere infetta – dieci anni di lavoro, ispirati dal libro di viaggi del Capitano Cook, spedizione organizzata nel 1769 per osservare nell’Oceano Pacifico il transito di Venere davanti al Sole..un pannello statico lungo 26 metri con paesaggi lussureggianti che riprendono le illustrazioni ottocentesche di John Dufor, animate da performers vivi che ballano al ritmo di musiche tribali e sembrano venirci incontro attraversando lo schermo..gli effetti di una colonizzazione cieca e sorda..oltre gli stereotipi.
Magnifica la tenda a ragnatela di Ernest Neto, legata alle colonne delle Corderie e alle travature del soffitto, che si apre alla cultura degli amerindi e a tutti noi. Commovente la performance con la musica di Oum Kalthum che muove piccoli mucchi di sabbia..rendendo visibile l’effetto della parola detta o cantata, disegnando universi chiusi in una sfera di plexiglass.
Ai Giardini la narrazione si snoda fisicamente anche attraverso pagine di libri, tassonomie di quadri, collage di video. All’ingresso nel Padiglione di Stirling – La mia Biblioteca – è possibile leggere gli autori preferiti dagli artisti presenti alla mostra – molti libri di Murakami.
L’Ungheria si apre alla fantascienza con una mostra di Gyula Varnai, omaggio alla futurologia di Lem, al tema della città invisibili. Peace on Earth ospita un grande arcobaleno fatto con ottomila distintivi di varie associazioni, movimenti degli anni sessanta, la guerra fredda secondo una linea cromatica. La Russia presenta l’opera totale Theatrum Orbis, riprende l’idea di un Atlante geografico moderno mai pubblicato, con installazioni iconografiche con misteriosi androidi.
La Svizzera invece dedica parte del Padiglione a una voce rimasta silente per anni, l’artista americana Flora Mayo, che a Parigi ebbe una breve relazione con Alberto Giacometti – il padiglione è stato progettato nel 1952 dal fratello Bruno.
L’altra vita di Flora viene raccontata in una video intervista dal figlio che sfogliando un libro su Giacometti riconosce in una foto in bianco e nero la madre insieme all’artista. Si apre per lui un nuovo capitolo, comincia a ricostruire il passato della madre a Parigi, la sua vita segreta come artista dopo il divorzio e il rientro forzato negli Stati Uniti con la Grande Depressione, da sola, incinta e senza mezzi. Mentre parla, fa fatica a trattenere le lacrime perché scopre che la madre ha rinunciato alle sue sculture schiacciata dai troppi doveri, sopportando con dignità una vita di stenti senza mai rivelargli l’identità del padre. C’è una frase che ritorna in questa assenza, una citazione di Chekov, “quando entri in società chiudi la porta per sempre”..
La Francia mette in atto una grande performance sonora, la Germania – padiglione premiato della Imhof – ti respinge in una installazione di grande impatto, si cammina su un pavimento di vetro che sembra quasi scivoloso nella sua linearità geometrica, sotto ci si svela un mondo distante, asettico, inquietante. La Gran Bretagna è occupata dalle sculture gigantesche di Phyllida Barlow – Folly. Il Canada si sfoga con una cascata liberatoria, l’Austria mette in scena il visitatore che può diventare scultura vivente. Il Giappone ci rende ebeti inconsapevoli facendoci sbucare con la testa in mezzo a una scultura di architetture, capovolgendo i punti di vista, Capovolta è una foresta, parola di Takahiro Iwasaki. La Corea ha un ingresso degno di un luna-park sobrio con un drago tigre all’ingresso e all’interno del motel un collage di foto reperti, in un angolo una copia dell’Urlo di Munch con la scritta merda..La Norvegia ha delle architetture modulari tra gli alberi, libri scolpiti come se fossero sculture mentre un gatto ha scelto il Padiglione come sua nuova tana. La Spagna riflette sulla speculazione edilizia, il Belgio ospita le fotografie monocrome di Dirk Braekman, la Danimarca un’istallazione botanica di Kirstine Roepstorff destinata a rimanere ignorata mentre si passeggia tra sassi e cespugli. Il Padiglione Italia sviluppa il tema del racconto con libri di artista in sequenze cromatiche che svelano altre trame, mappe del corpo umano, cosmografie che anticipano altri futuri.
Sogno stasera di code di pavoni, campi di diamante e balene che parlano. I malati sono molti, benedetti pochi, ma i sogni stasera ti proteggeranno.
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