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Venezia per i suoi monti – 15 e 16 Dicembre 2018

Buon lunedì a tutti, il 15 e il 16 Dicembre le guide turistiche GTI propongono due giorni di visite guidate in solidarietà ai territori montani colpiti dall’eccezionale maltempo lo scorso ottobre. Un weekend di visite guidate solidali in cui sarà possibile visitare luoghi raramente aperti, scoprire nuovi itinerari, fare una passeggiata nella piazza più bella del mondo. Tutte le offerte raccolte verranno interamente devolute al Comune di Rocca Pietore. Per informazioni e prenotazioni si prega di scrivere a Veneziaperisuoimonti@gmail.com e/o telefonare al numero 339 137 2954 entro e non oltre venerdì 14 Dicembre.

Vi aspettiamo numerosi a Venezia!

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Freespace – Arsenale II parte

La visita all’Arsenale – “casa di industria” veneziana – completa il viaggio all’interno della Biennale di Architettura, luogo talmente grande che finiamo per uscire dai confini dei giardini per vedere al di là del ponte l’antica cattedrale di Venezia a San Pietro in Castello con campanile pendente.

Nel buio della notte autunnale delle cinque arriva miracolosamente un traghettatore che ci fa scoprire che esiste una fermata ACTV Arsenale Nord e in un arco temporale di solo mezz’ora si arriva a Piazzale Roma. Tutto merito del Giardino delle Vergini, spazio a sud delle Corderie, per chi si spinge oltre e non cede alla tentazione del pouf da cui è difficile rialzarsi.

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Si stanno co-creando nuovi orizzonti, nuove architetture al Padiglione Italia che coinvolgono la nostra penisola, in questo si distingue fra tutti Arcipelago Italia curato dall’Arch. Cucinella. Interventi sul territorio italiano che valorizzano la natura dei luoghi progettati.

Molte sono le soluzioni che abbracciano il tema della mostra, spazi liberi ma anche spazi sociali, la responsabilità nel lasciare un segno, di sanare o meno un luogo, di incidere con precisione chirurgica. Architetti-medici-geografi e non solo.

In caso di dubbi sui quali siano le risposte concrete su che cosa sia progettare secondo i principi degli indigeni che abitano i luoghi, è bene ricordare i loro principi eterni:

Ogni passo deve seguire un cammino spirituale guidato dagli Anziani della Comunità.

Ci si deve comportare bene.

Ci si deve allenare a essere sempre al servizio degli altri.

Si devono rispettare i processi decisionali della tradizione del proprio popolo.

La forma dell’architettura si ispira allo spirito della natura.

Quando si programma il futuro si deve programmare per tutti gli esseri viventi per sette generazioni.

Semplici semplici.

Intanto come ricorda altrove Peter Rich quando si disegna si possono raggiungere luoghi dove non si è mai stati prima.

20181110_150132-10.jpg

Il vincitore Souto de Moura che non ha un sito internet (“a che mi serve?”) risponde con le sue architetture.

Che aspettate? Chiude il 25 Novembre.

Freespace – Arsenale II parte

La visita all’Arsenale – “casa di industria” veneziana – completa il viaggio all’interno della Biennale di Architettura, luogo talmente grande che finiamo per uscire dai confini dei giardini per vedere al di là del ponte l’antica cattedrale di Venezia a San Pietro in Castello con campanile pendente.

Nel buio della notte autunnale delle cinque arriva miracolosamente un traghettatore che ci fa scoprire che esiste una fermata ACTV Arsenale Nord e in un arco temporale di solo mezz’ora si arriva a Piazzale Roma. Tutto merito del Giardino delle Vergini, spazio a sud delle Corderie, per chi si spinge oltre e non cede alla tentazione del pouf da cui è difficile rialzarsi.

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Si stanno co-creando nuovi orizzonti, nuove architetture al Padiglione Italia che coinvolgono la nostra penisola, in questo si distingue fra tutti Arcipelago Italia curato dall’Arch. Cucinella. Interventi sul territorio italiano che valorizzano la natura dei luoghi progettati.

Molte sono le soluzioni che abbracciano il tema della mostra, spazi liberi ma anche spazi sociali, la responsabilità nel lasciare un segno, di sanare o meno un luogo, di incidere con precisione chirurgica. Architetti-medici-geografi e non solo.

In caso di dubbi sui quali siano le risposte concrete su che cosa sia progettare secondo i principi degli indigeni che abitano i luoghi, è bene ricordare i loro principi eterni:

Ogni passo deve seguire un cammino spirituale guidato dagli Anziani della Comunità.

Ci si deve comportare bene.

Ci si deve allenare a essere sempre al servizio degli altri.

Si devono rispettare i processi decisionali della tradizione del proprio popolo.

La forma dell’architettura si ispira allo spirito della natura.

Quando si programma il futuro si deve programmare per tutti gli esseri viventi per sette generazioni.

Semplici semplici.

Intanto come ricorda altrove Peter Rich quando si disegna si possono raggiungere luoghi dove non si è mai stati prima.

20181110_150132-10.jpg

Il vincitore Souto de Moura che non ha un sito internet (“a che mi serve?”) risponde con le sue architetture.

Che aspettate? Chiude il 25 Novembre.

Freespace – Giardini e Vaticano – I parte

A S.C.

Se volete farvi un regalo, prima di andare a vedere la Biennale Architettura (aperta fino al 25 Novembre 2018), passate per l’Isola di San Giorgio. La visita varrebbe solo per la Chiesa di Andrea Palladio e le ultime grandi tele di Tintoretto (quest’anno, cinquecentenario della sua nascita, a Venezia grandi celebrazioni con due mostre straordinarie a Palazzo Ducale e all’Accademia) e l’Adorazione dei Pastori del Bassano. Qui, nei giardini che si affacciano sulla parte centrale della laguna veneziana, dieci cappelle progettate da grandi architetti, per la prima volta il Vaticano, un esordio magnifico curato da Francesco Dal Co. Partecipano Andrew D. Berman (USA), Francesco Cellini (Italia), Javier Corvalán Espínola (Paraguay), Flores e Prats (Spagna), Norman Foster (Gran Bretagna), Terunobu Fujimori (Giappone), Sean Godsell (Australia), Carla Juacaba (Brasile), Smiljan Radic Clarke (Cile), Eduardo Souto de Moura (Portogallo). Oltre ai dieci spazi sacri l’Asplund Pavilion dello studio veneziano MAP che contiene i disegni di Gunnar Asplund (1885 – 1940) sulla cappella del bosco, le tradizionali costruzioni in legno scandinave, le Stavkirker, la conversione della basilica romana dalla pietra al legno.

Qui ognuno avrà la sua preferita e la decisione sarà insindacabile. Sono luoghi dell’anima, si sceglie per affinità. Tra tutte spicca la stavkirke di Norman Foster, delicata struttura in legno, ossatura esile aperta tra terra e cielo. E se si procede oltre, la vista si apre su uno scorcio di laguna azzurra che inquadra sullo sfondo l’isola di San Servolo e il Lido in lontananza, e oltre quella striscia di terra, il mare.

20181004_123009.jpg

Ai Giardini le cose cambiano. A volte ho avuto la sensazione che di tutto quello spazio libero (che quest’anno è anche il tema della Biennale) non si sapesse cosa farne…molti appunti sparpagliati nei Padiglioni/Nazioni, con scritte a terra e sui muri, con soluzioni lasciate in sospeso. Si riparte da un’accurata ricerca di appigli storici, geografici, politici, sociali. La crisi è profonda.

La Gran Bretagna che ha vinto una menzione speciale, ha svuotato tutto, una bella tabula rasa, il Padiglione è un enorme spazio bianco vuoto e poi a fianco, una struttura di metallo isola (ISLAND) che si apre al mondo. Tra le 4 e le 5 tè per tutti, menta e lime (il nostro), offerto sulla spettacolare terrazza che ancora una volta sorprende per il belvedere.

La Svizzera che ha vinto il Leone d’oro ospita un progetto che gioca sul fuori scala, House Tour, mobili piccoli e grandi, porte lillipuziane e soglie giganti, rigorosamente in bianco.

Il Belgio anch’esso premiato, ha scelto un’agorà pubblica blu, espressione spaziale del sistema politico europeo…unica richiesta, togliersi le scarpe prima di camminare sulla piazza pubblica.

La Germania con l’installazione Unbuilding Walls, a 29 anni di distanza dal crollo di quella rigida e dolorosa barriera riflette sulla necessità di andare oltre i muri.

La Francia si interroga sul tema di libertà e identità, luoghi infiniti, infrastrutture pubbliche che dovrebbero agevolare l’integrazione.

La Norvegia, Finlandia e Svezia, il Padiglione Nordico da cui sbucano alberi, cerca di stabilire una relazione tra geologia e umanità. Un’altra generosità, è il nome dell’installazione che respira grazie a grandissime cellule case pianeti che vivono grazie all’interazione con l’ambiente nell’era dell’Antropocene.

L’Australia risponde con un giardino caotico che ha una sua grazia, parte degli arbusti sono bruciati dal sole.

20181004_171333-2.jpg

 

Raggiungendo i confini dell’Impero per raggiungere l’Austria e gli altri padiglioni la consapevolezza di un nuovo inizio è necessaria.

Freespace, riaffiorano ricordi che pesano come mille anni.

Siamo già verso l’ora di chiusura, tempo di lasciare i giardini per visitare la prossima volta le Corderie dell’Arsenale.

Eppure – chissà –

là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che inizia

la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza dell’uomo

tra ferri arrugginiti e ossa di tori e di cavalli,

tra antichissimi tripodi su cui arde ancora un po’ d’alloro

e il fumo sale nel tramonto sfilacciandosi come un vello d’oro. [1]

§

[1] Tre poemetti, di Yannis Ritsos, Elena, traduzione di Nicola Crocetti.

 

 

Freespace – Giardini e Vaticano – I parte

A S.C.

Se volete farvi un regalo, prima di andare a vedere la Biennale Architettura (aperta fino al 25 Novembre 2018), passate per l’Isola di San Giorgio. La visita varrebbe solo per la Chiesa di Andrea Palladio e le ultime grandi tele di Tintoretto (quest’anno, cinquecentenario della sua nascita, a Venezia grandi celebrazioni con due mostre straordinarie a Palazzo Ducale e all’Accademia) e l’Adorazione dei Pastori del Bassano. Qui, nei giardini che si affacciano sulla parte centrale della laguna veneziana, dieci cappelle progettate da grandi architetti, per la prima volta il Vaticano, un esordio magnifico curato da Francesco Dal Co. Partecipano Andrew D. Berman (USA), Francesco Cellini (Italia), Javier Corvalán Espínola (Paraguay), Flores e Prats (Spagna), Norman Foster (Gran Bretagna), Terunobu Fujimori (Giappone), Sean Godsell (Australia), Carla Juacaba (Brasile), Smiljan Radic Clarke (Cile), Eduardo Souto de Moura (Portogallo). Oltre ai dieci spazi sacri l’Asplund Pavilion dello studio veneziano MAP che contiene i disegni di Gunnar Asplund (1885 – 1940) sulla cappella del bosco, le tradizionali costruzioni in legno scandinave, le Stavkirker, la conversione della basilica romana dalla pietra al legno.

Qui ognuno avrà la sua preferita e la decisione sarà insindacabile. Sono luoghi dell’anima, si sceglie per affinità. Tra tutte spicca la stavkirke di Norman Foster, delicata struttura in legno, ossatura esile aperta tra terra e cielo. E se si procede oltre, la vista si apre su uno scorcio di laguna azzurra che inquadra sullo sfondo l’isola di San Servolo e il Lido in lontananza, e oltre quella striscia di terra, il mare.

20181004_123009.jpg

Ai Giardini le cose cambiano. A volte ho avuto la sensazione che di tutto quello spazio libero (che quest’anno è anche il tema della Biennale) non si sapesse cosa farne…molti appunti sparpagliati nei Padiglioni/Nazioni, con scritte a terra e sui muri, con soluzioni lasciate in sospeso. Si riparte da un’accurata ricerca di appigli storici, geografici, politici, sociali. La crisi è profonda.

La Gran Bretagna che ha vinto una menzione speciale, ha svuotato tutto, una bella tabula rasa, il Padiglione è un enorme spazio bianco vuoto e poi a fianco, una struttura di metallo isola (ISLAND) che si apre al mondo. Tra le 4 e le 5 tè per tutti, menta e lime (il nostro), offerto sulla spettacolare terrazza che ancora una volta sorprende per il belvedere.

La Svizzera che ha vinto il Leone d’oro ospita un progetto che gioca sul fuori scala, House Tour, mobili piccoli e grandi, porte lillipuziane e soglie giganti, rigorosamente in bianco.

Il Belgio anch’esso premiato, ha scelto un’agorà pubblica blu, espressione spaziale del sistema politico europeo…unica richiesta, togliersi le scarpe prima di camminare sulla piazza pubblica.

La Germania con l’installazione Unbuilding Walls, a 29 anni di distanza dal crollo di quella rigida e dolorosa barriera riflette sulla necessità di andare oltre i muri.

La Francia si interroga sul tema di libertà e identità, luoghi infiniti, infrastrutture pubbliche che dovrebbero agevolare l’integrazione.

La Norvegia, Finlandia e Svezia, il Padiglione Nordico da cui sbucano alberi, cerca di stabilire una relazione tra geologia e umanità. Un’altra generosità, è il nome dell’installazione che respira grazie a grandissime cellule case pianeti che vivono grazie all’interazione con l’ambiente nell’era dell’Antropocene.

L’Australia risponde con un giardino caotico che ha una sua grazia, parte degli arbusti sono bruciati dal sole.

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Raggiungendo i confini dell’Impero per raggiungere l’Austria e gli altri padiglioni la consapevolezza di un nuovo inizio è necessaria.

Freespace, riaffiorano ricordi che pesano come mille anni.

Siamo già verso l’ora di chiusura, tempo di lasciare i giardini per visitare la prossima volta le Corderie dell’Arsenale.

Eppure – chissà –

là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che inizia

la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza dell’uomo

tra ferri arrugginiti e ossa di tori e di cavalli,

tra antichissimi tripodi su cui arde ancora un po’ d’alloro

e il fumo sale nel tramonto sfilacciandosi come un vello d’oro. [1]

§

[1] Tre poemetti, di Yannis Ritsos, Elena, traduzione di Nicola Crocetti.

 

 

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