Search

venicebyvenice

Making your journey easier

Month

December 2011

Cuor di leone

San Girolamo, patrono dei traduttori, a volte è raffigurato in compagnia di un leone. A Venezia, alla Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, un intero ciclo di Vittore Carpaccio è dedicato al santo. Nella tela “San Girolamo e il leone nel convento”, il santo ritorna dall’eremitaggio nel deserto con un leone che aveva ammansito togliendogli una spina dalla zampa. L’opera mostra il momento in cui i frati del convento vedono la belva e fuggono terrorizzati prima che il monaco possa raccontare come siano andati i fatti. Ci sono moltissimi altri dipinti legati all’episodio del leone accudito dal santo. Alla National Gallery di Londra si può ammirare il quadro straordinario di Antonello da Messina. In realtà l’associazione santo-leone è piuttosto comune, basti pensare a San Marco…

Ma come mai il leone accompagna quasi sempre l’eremita nelle sue peregrinazioni? La spiegazione più convincente e commovente viene proprio da James Hillman che ha scritto un bellissimo saggio sul pensiero del cuore. (1)

Il leone ruggisce al deserto dell’anima, San Girolamo abita il cuore del leone. Qui la rabbia leonina non è associata all’aggressione, all’ostilità, alla violenza, ma alla vitalità delle emozioni, le passioni dell’anima rendono abitabile persino il deserto. Non a caso, l’animale scelto dal santo è il re degli animali, un animale regale che diventa il guardiano di un sottile equilibrio tra rabbia e pulsione. La preghiera nasce proprio come diretta conseguenza della confessione, la necessità di spostare la riflessione da sé al potere indipendente ed evocativo delle immagini.

Nel Fedro di Platone, come ricorda Hillman, Socrate significativamente nomina per primo Pan, il semidio figlio di Hermes e della ninfa Driope: “O Caro Pan, e voi altre divinità di questo luogo, datemi la bellezza interiore dell’anima e, quanto all’esterno, che esso si accordi con ciò che è nel mio interno“.

Per l’eremita il ruggito del leone non è altro che il risveglio dell’anima.

___________________________________________________

(1) L’anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi, Milano, 2002.

Preesistenze

Non ho voglia

di tuffarmi 

in un gomitolo

di strade…

Lascia le luminarie


a darsi arie


sulla piazza abbandonata


col suo presepio di agenzie bancarie…

Pagina bianca

Come i tuoi minipiedi

Di neve nuova

…Mancano davvero pochi giorni a Natale. Cercherò di passarlo allegramente, festeggiando la fine di quest’anno impegnativo per prepararmi a nuovi progetti e avventure il prossimo anno.

Farò la mia mince pie in versione mediterranea e molte altre buone cose da mangiare…all’insegna del puro relax, gustando anche qualche ‘polibibita’ come consiglia Marinetti.

Buone Feste a tutti voi ♥

Branoalcollo

In ricordo di tre grandi poeti, la poesia è un collage di versi tratti da Natale di Giuseppe Ungaretti, Dintorni Natalizi di Andrea Zanzotto, e un haiku di Edoardo Sanguineti.

§
Gli articoli del 2011: stralci dalla mia auto-fiction Bisticci (cap. 10-18), WIP (work in progress nuova fiction), Trame parallele di una cronaca nera fittizia, Lucarelli, Questioni di fili o di feeling, Titiro, Virgilio, Biancaneve e i sette nani, Isolotto di Eday, traduzione dall’inglese del poeta canadese Gary Geddes, Sanremo, canzoni stonate, A cena dai pirati, San Valentino, Tempo Divoratore spunta gli artigli al leone, Guglielmo Scuotilancia, Le Odissee che preferisco ricordare, stream of consciousness, Icaro, Brueghel e Auden, Io, Smashwords e gli e-book, La Quarta Dimensione, H. P. Lovecraft, Il compleanno di Shakespeare, Sonetto di Aprile, Tutto è sciolto, Sonnambula, James Joyce, Primavera, Dylan Thomas, Corrado Govoni, Pasqua nel senso di “Passare oltre”, Mare magnum, Francis Bacon, Figone, Pensieri, Pascal e la pascalina, Il Tempo delle fragole, Edwin Morgan, elezioni, Asso Shaw, Mallarmé, dadi, alea, sorte, Scaffolding di Seamus Heaney, unioni, Stelle, Specchi, Derek Walcott, The Gulf, Emaildramma in un atto unico, rotture, Well well well, Biennale di Venezia, illumi+nazioni, Liquori e liquori, Ecomuseo Riviera del Brenta, conferenza ex-Distilleria Bonollo, racconto, “Le essenze spiritose”, Tutti siamo uno?, What the bleep do we know?, fisica quantistica, Ekaton, omaggio al centone, Parola a Hillman, puer & senex, Giambattista Vico, Tempo, Il Tempo capovolto, Pavel Florenskij, Andrej Rublev, Il libro dell’inquietudine, Pessoa, Lost telefilm, Una poesia gentile, Charles Bukowski, I corto-circuiti del cuore, Spock, emozioni, Il cuore di San Girolamo, l’eremita, il deserto e il leone.

I cortocircuiti del cuore

 

 

 

 

In ogni secolo gli esseri umani hanno pensato di aver capito definitivamente l’Universo e, in ogni secolo, si è capito che avevano sbagliato. Da ciò segue che l’unica cosa certa che possiamo dire oggi sulle nostre attuali conoscenze è che sono sbagliate.

(Isaac Asimov)

Secondo il saggio sulle emozioni di Dylan Evans (1), la logica di Spock non è attendibile. Il Vulcaniano noto per la capacità di essere più razionale nelle sue valutazioni perché impassibile, è in realtà privo di un grande strumento conoscitivo: l’emozione stessa, utilissima per rettificare il giudizio. Alla luce di questa nuova interpretazione, Spock partirebbe già svantaggiato rispetto a un comune mortale o terrestre, risultando anche meno intelligente. Non solo, senza il feedback fornito proprio dalle emozioni non potrebbe sopravvivere a lungo ed evolvere.

Il neuroscienziato Joseph LeDoux ha individuato due percorsi paralleli rispetto all’emozione che corrisponde alla paura, il primo è la reazione immediata istintiva che di solito ci fa reagire tempestivamente di fronte al pericolo, il secondo invece stempera la reazione aiutandoci a riflettere sul modo migliore per affrontare la situazione. In caso di fobie, il secondo percorso non funziona più, si reagisce in modo spropositato perché si spezza il meccanismo di connessione tra le due visioni.

La vendetta, il senso di colpa, l’amore vengono invece classificate come emozioni cognitive superiori, relativamente recenti rispetto alle emozioni primordiali come la gioia, la paura, la sofferenza. Cominciarono a svilupparsi circa 60 milioni di anni fa, molto più tardi se paragonate ai 500 milioni di esistenza del cervello dei vertebrati.

Le cose cominciano a complicarsi quando a provare le emozioni non sono più gli uomini, ma le macchine, un tema ricorrente di moltissimi film di fantascienza (2001 Odissea nello Spazio, Blade Runner, Io Robot, etc…). Inevitabilmente l’emozione finisce per mandare in tilt la ferrea disciplina della macchina con un effetto deflagrante quasi sempre irreversibile.

La tendenza dell’informatica di questo nuovo millennio è sempre più orientata verso una maggiore umanizzazione dei computer. Non si è ancora arrivati ai modelli letterari e cinematografici, ma si stanno facendo passi da gigante nella sfera affettiva legata alla gamma di emozioni che un robot può provare. Al MIT stanno lavorando da anni alla programmazione di un robot emotivo, Kismet. Se tutto dovesse andare come previsto, entro il 2050 esisteranno robot in grado di interpretare il nostro stato emotivo e di interagire con noi. La Sony ha già progettato un robot giocattolo AIBO, capace di provare sei emozioni distinte: contentezza, tristezza, rabbia, sorpresa, simpatia e antipatia.

Impossibile non rievocare l’attesa struggente di David, il bambino robot interpretato da Haley Joel Osmond in Intelligenza Artificiale (2001), un soggetto di Stanley Kubrick, completato da Steven Spielberg.

Il film avrebbe meritato un destino diverso, se fosse stato diretto dal genio di Kubrick, ma offre comunque qualche spunto di riflessione, nonostante le frequenti cadute di gusto causate dal tentativo maldestro di riscrivere in chiave moderna la storia di Pinocchio. Quello che colpisce è che David viene programmato ad amare incondizionatamente la madre Monica, dimostrando una dedizione che non può essere umana e che non verrà ricambiata. La madre adottiva, preoccupata di mettere in pericolo il figlio naturale che si è inaspettatamente ripreso da una grave malattia, decide ben presto di sbarazzarsi del robot bambino. Commette un errore gravissimo, invece di riportarlo al centro robotico per essere distrutto, secondo la procedura consigliata in caso di restituzione di un prodotto non voluto, lo abbandona in un bosco, pensando che risparmiandogli la “vita”, il robot sia in grado di cavarsela, trattandolo come una macchina autonoma capace di badare a se stessa. David non si riprenderà mai più dal dolore di quel rifiuto, per quell’errore di programmazione continuerà ad aspettarla per sempre. Verrà ritrovato da altri robot, dopo duemila anni, imprigionato nel ghiaccio ed esaminato come un reperto tecnologico. La razza umana ormai si è estinta ma le macchine si sono talmente evolute che sono in grado di replicarsi e programmarsi da sole. Riescono a ricostruire la memoria di David e decidono di esaudire il suo desiderio, clonano la madre da una esile ciocca di capelli che il robot conserva ancora. David potrà finalmente trascorrere un giorno intero insieme alla “nuova” madre, prima di spegnersi per sempre. Il trauma dell’abbandono viene risanato con la realizzazione di quel desiderio che si è trasformato in ossessione, e David potrà andare “nel luogo dove nascono i sogni”.

Tutto ritorna a scorrere mentre la volatilità e l’imprevedibilità dei sentimenti umani continuano a sfuggire a ogni tentativo di catalogazione.

——————————————————————————————–

(1) Dylan Evans, Emozioni, La Scienza del sentimento, Laterza, Bari 2004.

Una poesia gentile

Un’esortazione dal poeta e scrittore Charles Bukowski (1920-1994):

Sii gentile

 

Ci viene sempre chiesto

di capire il punto di vista

dell’altro

non importa quanto sia

superato

sciocco o

sgradevole.

Uno dovrebbe

vedere

l’errore totale

lo spreco delle loro vite

con

gentilezza,

specialmente se sono

vecchi.

Ma l’età è la somma

delle nostre azioni.

Sono invecchiati

male

perché hanno

vissuto

fuori fuoco,

si sono rifiutati di vedere.

Non è colpa loro?

Di chi è la colpa?

Mia?

Mi viene chiesto di celare

loro

il mio punto di vista

per paura della loro

paura.

L’età non è un crimine

ma la vergogna

di una vita

deliberatamente

sprecata

tra così tante

deliberatamente

sprecate

vite

lo è.

——————————————————————————————-


Powered by WordPress.com.

Up ↑