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August 2011

Flashback

La padrona di casa è una vecchia signora, cicciottella come Margaret Rutherford, la mia attrice preferita nel ruolo di Miss Marple. Ha i capelli bianco ghiaccio, gli occhi azzurri cristallini, è una donna energica con cui vado molto d’accordo. Ogni mattina mi prepara la colazione, poi esamina il mio look in salotto.

“Marvellous darling! Marvellous darling!”

La sera quando salgo in camera, mi aspetta per una chiacchierata nel suo studiolo, la trovo davanti al computer, ha un i-book come me. Il marito è un uomo pedante che ha una voce stridula, si limita a eseguire i suoi ordini.

“Hai notato che le persone di una certa età diventano più religiose e praticano come hobby il giardinaggio?”

“In effetti lo fanno.”

“Sai perché lo fanno?”

“Non me lo sono mai chiesta.”

“Beh lo fanno perché sentono che stanno per morire e che torneranno alla terra.”

Non posso che annuire, a volte se ne esce con certe frasi che ti fanno sempre riflettere. Fra gli inquilini sono la sua preferita, mi ha dato la stanza del figlio che fa il manager a Hong Kong, mi ha permesso di fumare in camera e sono quella che paga meno.

Kuniko è un personaggio tragico, vive reclusa in casa occupandosi degli animali, non è in grado di comunicare in inglese. Cucina molto bene, al mattino a volte trovo un sacchetto appeso alla maniglia con dei biscotti fatti da lei. Quando la ringrazio, commossa dal gesto, lei china semplicemente la testa e ride imbarazzata coprendosi la bocca. In Giappone torna una volta all’anno, ma è un argomento tabù di cui non si può parlare. Se mi sveglio nel cuore della notte per andare in bagno, la ritrovo sulle scale come una figura spettrale, aspetta che il gatto Madeleine rientri dalla passeggiata notturna, lascia la porta d’ingresso aperta come se non si fidasse della gattaiola. Una vita a servizio di un gatto ma poi mi viene in mente Io sono un gatto di Soseki e capisco il perché.

In casa oltre a Madeleine c’è anche Ernest, un soriano decisamente antipatico e due setter che vagano indisturbati in giro per le stanze, ma non nella mia. Io ignoro i loro nomi e loro ignorano me. Questa mania di chiamare gli animali con nomi di persona è un modo per legittimare gli istinti di norma repressi. Beviamo il tè in salotto mentre Marcus il cane scoreggia rumorosamente ed Ernest si lecca le palle a zampe all’aria.

To be continued…

Stillness

Una volta imboccato il vialetto di Ranelagh Gardens, sentì un’aria famigliare. Bussò alla porta e Mrs Reed con la sua tipica flemma urlò dal corridoio ‘arrivo Darling’.

“Bene arrivata, ti ho preparato la camera sull’attico, com’è andato il viaggio?”

“Ci ho messo più da Gatwick a qui che da Svetonia a Londra.”

“I trasporti inglesi sono inutili, lo so, vuoi una tazza di tè o un caffè, quello che ti piaceva tanto.”

Non voleva contraddirla e optò per il caffè filtro, che non le piaceva affatto.

“Accomodati in salotto, arrivo subito.”

“Come sta Mr Reed?”

“È morto da due anni, gli è venuto un infarto dopo la solita nuotata mattutina che faceva al club.”

“Mi dispiace, non lo sapevo.”

“Non te l’ho detto per non darti un dispiacere.”

Decise di cambiare discorso.

“E sua figlia?”

“Lavora sempre per i brokers della Regina, ma a sposarci non ci pensa proprio.”

“Beh si vede che sta bene così, no?”

“Mah, più che altro ha un carattere difficile, si stufa.”

“Non è l’unica.”

Mrs Reed scoppiò a ridere.

“E tuo marito?”

“L’ho lasciato.”

“Non è durato molto. Mi sembrava una brava persona ma non era adatto a te, troppo noioso. Comunque c’è un detto che dice ‘il mare è pieno di pesci’.”

“Non il mio.”

“Leila sei incorreggibile!”

Con la scusa di lavare le tazze, sgattaiolò in cucina e Leila capì che la conversazione finiva lì. Ringraziò Mrs Reed per il caffè e salì le scale rivestite con una moquette a fiori beige e marrone verso la stanzetta nell’attico. Mise Pacetto sulla scrivania, buttò le borse in un angolo e si distese a letto per riposarsi un po’.

Mentre stavo sognando cascate cristalline, squillò il telefonino, era il suo amico Ashley che la invitava a uscire la sera stessa.

“Ci vediamo al NFT tra due ore, ok?”

“D’accordo, ti aspetto al bar.”

✥✥✥

Ashley era un ingegnere che viveva a Londra da ormai una vita, abitava in una zona remota a nord, irraggiungibile via metropolitana, si muoveva sempre in bicicletta, nonostante il traffico e lo smog.

Leila si sedette al bar su uno sgabello che stava proprio di fronte alla vetrata sul Tamigi. Ashley era in ritardo e quindi si mise a leggere il programma dei film; dopo circa venti minuti lo vide arrivare da lontano con un pedale in mano.

“Scusami, ho avuto problemi con la bici.”

“Vedo! Che ti è successo?”

“Prima mi si è rotta la catena, ma credevo di aver risolto la cosa finché questo cazzo di pedale si è staccato dalla bici.”

“La bici allora dove l’hai lasciata?”

“In un vicolo dietro Covent Garden.”

“Non è molto comodo…cosa bevi?”

“Un chinotto.”

“Ashley credo che il chinotto non si beva da almeno vent’anni, comunque non penso che ce l’abbiano, un’alternativa?”

“Un’orangina.”

“Ah buona, me la bevo anch’io!”-

 

TO BE CONTINUED…ELSEWHERE  (in an ebook format)

P.S. ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale

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