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Walking and Talking #4: Giudecca and architecture

“A real building is one on which the eye can light and stay lit.”
Ezra Pound

The Giudecca is a small island just in front of the Fondamenta delle Zattere where ancient, modern and contemporary architectures coexist and represent a rare example of Venetian urban development.

East of the Giudecca, facing the bacino di San Marco, we can admire the Island of San Giorgio Maggiore, the homonymous church was designed by Palladio and the island is the headquarters of Fondazione Cini, a famous international cultural centre with a library hosting more than 150,000 volumes.

The Junghans former industrial area of the Giudecca has been converted into a residential complex by the architect Cino Zucchi – the smokestack is still there – and a theatre.

The Molino Stucky  – an abandoned flower mill – is now part of the Hilton group.

In the same district, 94 houses designed by the architect Gino Valle. In Campo di Marte another group of social buildings by Alvaro Siza, Carlo Aymonino, Aldo Rossi and Raphael Moneo, with the reconstruction of a typical Venetian campiello.

The island offers an extraordinary array of architectures, beyond the famous Chiesa del Redentore by Palladio, and the Zitelle (the church of young maidens, wrongly attributed to Palladio), with two horizons, one along the Giudecca channel, and a hidden side opening towards the lagoon.

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Venezia #3: Giudecca

“E se’ or sotto l’emisferio giunto

che contraposto a quel che ha la gran secca

coverchia, e sotto il cui colmo consunto

fu l’uomo che nacque e visse sanza pecca;

tu hai i piedi in su piccola spera,

che l’altra faccia fa de la Giudecca.”

 

Dante, Inferno, XXXIV, vv. 112-117

 

Una striscia di isola ricca di storie sorprendenti, con una fermata di vaporetto dal nome poco invitante, Zitelle, ma che introduce subito la chiesa omonima, attribuita erroneamente al Palladio, un edificio un tempo gestito dai Gesuiti, dove veniva data assistenza alle ragazze povere, senza dote, che spesso finivano prostitute e qui invece imparavano l’arte del ricamo, diventavano merlettaie esperte, specializzandosi nel punto in aria, tecnica che prevedeva l’utilizzo dell’ago e filo come una preziosissima ragnatela. E chissà che destini immaginavano ricamando trame di arabeschi.

Quando approdo su questa parte di Venezia, così lontana e diversa da tutto il resto, mi sembra davvero di entrare in un’altra dimensione, un luogo che ha degli spazi davvero straordinari, con due orizzonti, il lato che si affaccia sul canale della Giudecca, e il lato nascosto dietro la facciata affollato da case che costeggiano la lunghezza dell’isola. Più avanti c’è il carcere femminile, a Sant’Eufemia, un orto chiuso riservato alla coltivazione di frutta e verdura.

I negozi sono pochi, segnalati da insegne anonime, inoltrandomi all’interno, si cominciano a intravedere lenzuola appese, e la vita riprende in modo appartato. Mentre mi sto incamminando in direzione Villa Hériot, alla ricerca della ludoteca perduta, un tempo c’era una biblioteca specializzata in teoria dei giochi, una autentica rarità, trasferita credo a Castello, incrocio due vecchie, parlano tra di loro, una fa all’altra: “Go fatto e seppie, no saveva di un casso.” E mi scappa da ridere. Ritorno sui miei passi verso Sacca Fisola, la punta estrema, dove si staglia imponente il Mulino Stucky, per anni una rovina affascinante, ora un albergo a cinque stelle dove tutto sembra fluire con ordine.

Dietro alla fondamenta, all’inizio degli anni quaranta si giravano film, era stata creata proprio alla Giudecca la sede autarchica di Cinecittà sotto il regime fascista, il Cinevillaggio, dei teatri di posa ricavati all’interno di una ex fabbrica di birra.

Avrebbero dovuto girare una ventina di film all’anno, ma il progetto non decollò, molti registi si defilarono e si produssero una ventina di film, l’ultimo una storia di corna con Osvaldo Valenti, dal titolo esaustivo Un fatto di cronaca.

Nei dintorni dell’area hanno fatto dei bellissimi appartamenti di lusso, sembrano abitati da fantasmi, dalle finestre si vedono cucine hi-tech immacolate.

Il cielo è di una bellezza folgorante, quasi struggente, mi prende una strana malinconia o forse è nostalgia per ciò che non sarà, come quando la voce narrante di E la nave va di Fellini, Orlando, sbalordito dal gesto del terrorista che ha fatto affondare la nave con una bomba, esclama: “Ma come? Proprio ora che si stava innamorando?”…

 

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