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Vittore Carpaccio

The Summer of Saint Martin | L’Estate di San Martino

11th November

Today, we celebrate Saint Martin of Tours (316-397). The story dates back to the 4th century when Martin, a Hungarian army officer was in Amiens in France; it was a freezing night, and the soldier, who was working for the Roman army, was patrolling the streets. He was approached by a half-naked man, shivering in the cold. He cut his cloak in two and gave half of it to the beggar.

Martin wanted to lead a hermit’s life but the Church chose for him a different path, he was appointed Bishop of Tours.

11 Novembre

Oggi, festeggiamo San Martino di Tours (316-397). La storia risale al IV secolo quando Martino, un soldato ungherese si trovava ad Amiens in Francia. Era una notte ghiacciata, e il soldato, che lavorava per l’esercito romano, stava sorvegliando le strade. Venne avvicinato da un mendicante seminudo, che tremava per il freddo, tagliò il suo mantello in due e ne diede metà al mendicante.

Martino voleva condurre una vita da eremita ma la Chiesa scelse per lui un cammino diverso, lo nominò Vescovo di Tours.

Since that episode, there’s a legend saying that because of that act of generosity, around November the 11th, despite the season’s low temperatures, there’s a short summer that lasts just a couple of days.

Da quell’episodio, c’è una leggenda che dice che grazie a quell’atto di generosità, intorno all’11 Novembre, nonostante le basse temperature stagionali, c’è una breve estate che dura solo un paio di giorni.

In his home country he was greeted as the knight able to fight against the underworld and triumph over death. In heathen rituals he was the god of vegetation – the rebirth of nature after the winter’s death – and portrayed with a black mantle, a black horse, and beside him a wheel, symbol of the underworld. For this reason Martin of Tours became particularly popular in the northern part of Italy and in France, in those lands where there was still a strong link with the Celtic tradition.

Nel suo paese di origine venne salutato come il cavaliere capace di lottare contro il mondo ultraterreno, e di trionfare sulla morte. Nei rituali pagani era il re della vegetazione – la rinascita della natura dopo la morte dell’inverno – e ritratto con un mantello nero, su di un cavallo nero, con al suo fianco una ruota, simbolo dell’ultraterreno. Per questo motivo Martino di Tours divenne particolarmente popolare nella parte settentrionale dell’Italia e in Francia, in quelle terre dove c’era ancora un forte legame con la tradizione celtica.

When the Saint was chosen to represent christian charity, the iconography had to be changed as well. The horse’s colour became white and the god-knight embodied the everlasting victory of the good against the evil.

Quando il Santo venne scelto per rappresentare la carità cristiana, anche l’iconografia dovette essere cambiata. Il colore del cavallo divenne bianco e il dio-cavaliere incarnava la vittoria perenne del bene contro il male.

Wikipedia
Vittore Carpaccio, San Martino

In Venice, there are two churches named after Saint Martin. One is in Burano, in the northern part of the Venetian lagoon, and can be spotted from afar for its peculiar leaning bell-tower, and the other one is in Castello, the city’s southern district, near the Arsenale. On the facade, inspired by a Jacopo Sansovino’s project (XVth century), there’s a bas-relief reliving Saint Martin’s famous episode.

A Venezia, ci sono due chiese che prendono il nome da San Martino. Una è a Burano, nella parte settentrionale della laguna veneziana, e si distingue subito da lontano per il caratteristico campanile pendente, e l’altra è a Castello, la parte meridionale della città, vicino all’Arsenale. In facciata, ispirato da un progetto di Jacopo Sansovino (XV secolo), c’è un basso rilievo che rimette in scena il famoso episodio di San Martino.

©Wikipedia
Chiesa di San Martino, Venezia (xv sec.)

Moreover, since every legend has also a culinary side, there is in this case, a cake, in the shape of the saint on horseback garnished with coloured sugar icing.

Children run in the calli, hitting big pots and asking for treats.

New wine and roasted chestnuts are a typical combination for this time of the year.

Inoltre, visto che ogni leggenda ha anche un lato culinario, abbiamo in questo caso, un dolce che ha la forma del santo a cavallo, decorato con glassa colorata.

I bambini corrono nelle calli, battendo pentoloni e chiedendo dolcetti.

Vino novello e castagne arrostite sono l’abbinamento tipico per questo periodo dell’anno.

Buon San Martino a Tutti! Happy Saint Martin to you all!

Dickens returns: 3. Buone Feste

-12 giorni al Natale, domani è pure Santa Lucia, protettrice della vista, invocata anche da Dante in vari passi della Divina Commedia – Lucia, nimica di ciascun crudele,
si mosse…– un 2016 che ha riservato finora parecchie incognite, la Brexit in Gran Bretagna, un presidente come Trump, punti di non ritorno, c’è bisogno di aggiungere altro sull’attuale situazione politica italiana?

Io come ogni anno approfitterò della pausa forzata di Natale per ricaricare le pile, grazie per la compagnia insieme a Gustave Flaubert, John Coltrane, Michael Benson, il pianeta Nibiru, Mobius Trip, Giambattista Vico, Flora, San Giorgio degli Schiavoni, Vittore Carpaccio, Le Suffragette, City Wonders, One Book in One Tweet, Puck aka Robin Goodfellow, San Marco, Anne Bronte, Mobbing Dick, Isao Tomita, Brexit, Jonathan Swift, Luca Cerretti e i suoi mali di stagione, i mondi di Gulliver, James Turrell, In busta chiusa-Lettera D come Destino per Cartaresistente, Proust asked Venice replied, Asindeti, Compleanno di Branoalcollo, Tappeti Volanti di Claudia Bonollo, Wanda Romano e Monamour Natural Design, San Girolamo, Laputa – Il Ritorno dei Classici -, Max Noblesse, Santa Pazienza, Madonna della Salute, Venezia, Verona, referendum, ctrl, Charles Dickens, turisti e viaggiatori.

Buone Feste a Tutti, ovunque voi siate!

 

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Cuor di leone

San Girolamo, patrono dei traduttori, a volte è raffigurato in compagnia di un leone. A Venezia, alla Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, un intero ciclo di Vittore Carpaccio è dedicato al santo. Nella tela “San Girolamo e il leone nel convento”, il santo ritorna dall’eremitaggio nel deserto con un leone che aveva ammansito togliendogli una spina dalla zampa. L’opera mostra il momento in cui i frati del convento vedono la belva e fuggono terrorizzati prima che il monaco possa raccontare come siano andati i fatti. Ci sono moltissimi altri dipinti legati all’episodio del leone accudito dal santo. Alla National Gallery di Londra si può ammirare il quadro straordinario di Antonello da Messina. In realtà l’associazione santo-leone è piuttosto comune, basti pensare a San Marco…

Ma come mai il leone accompagna quasi sempre l’eremita nelle sue peregrinazioni? La spiegazione più convincente e commovente viene proprio da James Hillman che ha scritto un bellissimo saggio sul pensiero del cuore. (1)

Il leone ruggisce al deserto dell’anima, San Girolamo abita il cuore del leone. Qui la rabbia leonina non è associata all’aggressione, all’ostilità, alla violenza, ma alla vitalità delle emozioni, le passioni dell’anima rendono abitabile persino il deserto. Non a caso, l’animale scelto dal santo è il re degli animali, un animale regale che diventa il guardiano di un sottile equilibrio tra rabbia e pulsione. La preghiera nasce proprio come diretta conseguenza della confessione, la necessità di spostare la riflessione da sé al potere indipendente ed evocativo delle immagini.

Nel Fedro di Platone, come ricorda Hillman, Socrate significativamente nomina per primo Pan, il semidio figlio di Hermes e della ninfa Driope: “O Caro Pan, e voi altre divinità di questo luogo, datemi la bellezza interiore dell’anima e, quanto all’esterno, che esso si accordi con ciò che è nel mio interno“.

Per l’eremita il ruggito del leone non è altro che il risveglio dell’anima.

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(1) L’anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi, Milano, 2002.

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