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For your eyes only #SantaLucia

Sono passati i tempi in cui si scendeva in cucina e si trovava un regalo..all’asino si lasciava un pezzo di pane duro come legno, così come simpatico cadeau spacca denti, anche un bicchiere di vino, fieno assa star.

A Venezia si può visitare la Chiesa di San Geremia, dove si trovano le reliquie, nella cappella costruita con il materiale proveniente dalla Chiesa di Santa Lucia abbattuta nel 1861 per dare spazio alla Stazione dei Treni di Santa Lucia.

Il corpo, minutissimo, è custodito dentro una teca e il volto coperto da una maschera di argento, oggetto che sarebbe piaciuto molto a Doctor Phibes e al suo Mausoleo.

Ci sono varie leggende legate alla Santa. Di fronte alla tomba, c’è un foglietto appeso a una colonna che sfata ed esclude completamente la storia che si sarebbe strappata gli occhi per non cedere alle lusinghe del peccato o che gli avrebbero strappato gli occhi, mentre ci sono due versioni sulla sua morte, decapitata o pugnalata, ad ogni modo non è stato facile ucciderla, hanno prima tentato di bruciarla viva – l’iconografia classica la rappresenta così, qui sotto dipinta da Palma Il Giovane:

Santa_Lucia,_Jacopo_Palma_il_Giovane,_Chiesa_dei_SS._Geremia_e_Lucia,_Venezia.jpg

Luce che non ha bisogno della vista, perché lei stessa è luce. Protettrice di tutti coloro che non vedono, patrona di oculisti, elettricisti, guida e luce interiore.

Burial_of_Saint_Lucy-Caravaggio_(1608).jpg

Tra i pittori Caravaggio va contro corrente e ne dipinge la sepoltura, mettendo in primo piano la ferita alla gola per la decapitazione – ognuno vede ciò che si porta nel cuore, la paura della decapitazione lo ossessionava da sempre, approdato a Siracusa dopo essere fuggito dal carcere di Malta.

Il nome ricompare in più opere letterarie, da Dante – è Lucia che chiede a Beatrice di andare in aiuto del poeta nella selva oscura, “- Or ha bisogno il tuo fedele di te, e io a te lo raccomando” – (Inferno, II, vv. 98-99) – al Manzoni – l’umilissima Lucia Mondella e il suo amore contrastato per Renzo, fino al poeta Lorca, che invece le dedica un poemetto in prosa:

“Sulla porta lessi questo cartello: locanda Santa Lucia.
Santa Lucia era una bella ragazza di Siracusa.
La pitturano con due bellissimi occhi di bue su un vassoio”.

In musica la figura di Lucia ha avuto altri destini fino a spiccare il volo nella lisergica Lucy in the Sky with Diamonds, che grazie ai Beatles ha dato il nome a una stella. La ritroviamo nella costellazione del Centauro, una nana bianca distante cinquanta anni luce dalla Terra, con il cuore di diamante.

260px-Centaurus_IAU.svg.png

E ora l’immaginazione va dove deve andare..inseguendo la ragazza che ha il sole negli occhi:

Picture yourself in a boat on a river

With tangerine trees and marmalade skies

Somebody calls you, you answer quite slowly

A girl with kaleidoscope eyes

 

Cellophane flowers of yellow and green

Towering over your head

Look for the girl with the sun in her eyes

And she’s gone..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

For your eyes only #SantaLucia

Sono passati i tempi in cui si scendeva in cucina e si trovava un regalo..all’asino si lasciava un pezzo di pane duro come legno, così come simpatico cadeau spacca denti, anche un bicchiere di vino, fieno assa star.

A Venezia si può visitare la Chiesa di San Geremia, dove si trovano le reliquie, nella cappella costruita con il materiale proveniente dalla Chiesa di Santa Lucia abbattuta nel 1861 per dare spazio alla Stazione dei Treni di Santa Lucia.

Il corpo, minutissimo, è custodito dentro una teca e il volto coperto da una maschera di argento, oggetto che sarebbe piaciuto molto a Doctor Phibes e al suo Mausoleo.

Ci sono varie leggende legate alla Santa. Di fronte alla tomba, c’è un foglietto appeso a una colonna che sfata ed esclude completamente la storia che si sarebbe strappata gli occhi per non cedere alle lusinghe del peccato o che gli avrebbero strappato gli occhi, mentre ci sono due versioni sulla sua morte, decapitata o pugnalata, ad ogni modo non è stato facile ucciderla, hanno prima tentato di bruciarla viva – l’iconografia classica la rappresenta così, qui sotto dipinta da Palma Il Giovane:

Santa_Lucia,_Jacopo_Palma_il_Giovane,_Chiesa_dei_SS._Geremia_e_Lucia,_Venezia.jpg

Luce che non ha bisogno della vista, perché lei stessa è luce. Protettrice di tutti coloro che non vedono, patrona di oculisti, elettricisti, guida e luce interiore.

Burial_of_Saint_Lucy-Caravaggio_(1608).jpg

Tra i pittori Caravaggio va contro corrente e ne dipinge la sepoltura, mettendo in primo piano la ferita alla gola per la decapitazione – ognuno vede ciò che si porta nel cuore, la paura della decapitazione lo ossessionava da sempre, approdato a Siracusa dopo essere fuggito dal carcere di Malta.

Il nome ricompare in più opere letterarie, da Dante – è Lucia che chiede a Beatrice di andare in aiuto del poeta nella selva oscura, “- Or ha bisogno il tuo fedele di te, e io a te lo raccomando” – (Inferno, II, vv. 98-99) – al Manzoni – l’umilissima Lucia Mondella e il suo amore contrastato per Renzo, fino al poeta Lorca, che invece le dedica un poemetto in prosa:

“Sulla porta lessi questo cartello: locanda Santa Lucia.
Santa Lucia era una bella ragazza di Siracusa.
La pitturano con due bellissimi occhi di bue su un vassoio”.

In musica la figura di Lucia ha avuto altri destini fino a spiccare il volo nella lisergica Lucy in the Sky with Diamonds, che grazie ai Beatles ha dato il nome a una stella. La ritroviamo nella costellazione del Centauro, una nana bianca distante cinquanta anni luce dalla Terra, con il cuore di diamante.

260px-Centaurus_IAU.svg.png

E ora l’immaginazione va dove deve andare..inseguendo la ragazza che ha il sole negli occhi:

Picture yourself in a boat on a river

With tangerine trees and marmalade skies

Somebody calls you, you answer quite slowly

A girl with kaleidoscope eyes

 

Cellophane flowers of yellow and green

Towering over your head

Look for the girl with the sun in her eyes

And she’s gone..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

London’s calling #2: Trellick Tower

Luoghi non luoghi superluoghi liberamente rivisitati

Excuse me, while I kiss the sky

Jimi Hendrix

Trellick Tower, è un edificio brutalista degli anni ’70 dell’architetto ungherese Ernö Goldfinger – Dito d’oro era anche un designer – ideato come casa popolare, ha anche un fratello minore a Poplar, nell’East End, tempio del crimine, di violenza, una torre di cemento grigio che si staglia contro un cielo grigio, una specie di bastione visibile lungo il tragitto che porta dal quartiere di Notting Hill a Camden, costeggiando il canale. La prima cosa che tutti dicono appena lo vedono è di solito “chissà che vista dall’ultimo piano”, forse è perché l’unica cosa che si riesce a dire per compensare l’atmosfera tetra che lo circonda, citato in molti programmi inglesi del passato, e immortalato magistralmente in un film di Martin Stellman For Queen and Country (Dio salvi la Regina), con un giovanissimo Denzel Washington che fa la parte di un soldato arruolato più per fame che per vera convinzione, che dopo aver partecipato alla guerra delle Falklands, torna a casa, un ascensore per il patibolo, senza prospettive, senza lavoro, in un ambiente incazzato con il mondo tanto quanto lui… Si guarda a quella torre con fastidio e pena, una creatura che ha sempre vissuto fuori dal tempo, ora quasi grottesca rispetto agli altri grattacieli, nulla in comune con la Scaglia di vetro di Renzo Piano a Southwark, riportata in vita dal cemento e dalle urla di chi ci abita, diventata quasi di moda per non essere quello che doveva essere – una ex proprietaria è stata fotografata su tutti i giornali con un sorriso stampato sulle labbra per essere riuscita a vendere il suo modesto appartamento per 375,000 sterline, bonus rappresentato dalla vista panoramica dall’alto – un agglomerato urbano di convivenza civile e ordinata, che non ha nemmeno il ricordo di qualcosa di ordinato e urbano, un grido di desolazione, ignorato dal flusso di compratori di dischi, edizioni vintage ripescate nel mercatino di Portobello, che esisteranno sempre, immortali come gli Highlander. Eco di giorni migliori, ricordati anche dai Blur, “Trellick Tower’s been calling, I know she’ll leave me in the morning”, con quella tipica ironia inglese di saper veder oltre, che riesce sempre a distrarti con altre viste, altre promesse, altri cieli…

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A Sisterly production…le immagini dell’Atlante delle nuvole sono a cura di Claudia Bonollo 

Vademecum? Anche no!

English: Stanley Kubrick was a Look magazine p...

…”E ti conviene sperare che non accada niente a me. Perché se muoio io…muori pure tu.”

Annie Wilkes in Misery non deve morire

Marzullo, ormai è risaputo, ha creato dei mostri: domande a cui è impossibile rispondere in modo intelligente. Anni fa, il Corriere della Sera aveva stilato una classifica di alcune risposte, la mia preferita rimane quella di Glenn Ford, che alla fatidica domanda a cui era impossibile sottrarsi: “Cos’è la notte per lei?”, rispose: “È la prima volta che me lo chiedono.” Insuperabile, inutile fingere un entusiasmo che non si ha, stroncandolo fin dall’inizio.

Ora invece imperversano i consigli degli scrittori, ancora una volta è un’impresa ardua non cadere nel già detto, come sosteneva Leo Longanesi: “non ho bisogno di consigli. So sbagliare da solo!”-

Ma prima o poi tutti tentano di rispondere in modo originale alle domande dei lettori e aspiranti scrittori su come si inizia a scrivere e quali sono le motivazioni per farlo.

Tra tutti gli intervistati, io ho un debole per Stephen King, soprattutto per i film tratti dai suoi romanzi, autore di moltissimi best sellers, tra cui un noto saggio sulla scrittura, Autobiografia di un mestiere.

Ogni volta che osservo qualche foto di King, rimango ipnotizzata dalla montatura dei suoi occhiali che variano nel corso degli anni, quelli anni ’70, degli ovali imbarazzanti, sono ora diventati più esili, con lenti spesse come due fondi di bicchiere, che incorniciano un viso indurito illuminato dagli occhi chiari e un sorriso che si apre quasi squarciando i lineamenti. Così quando afferma: “I work until beer o’clock”, fornisce in fondo tutto quello che c’è da sapere, lavorare sodo a quello che si ha in mente, con costanza, tutti i giorni e poi concedersi una meritata pausa, lui evidentemente la birra, gli altri quello che vogliono. Come del resto fece Kubrick ignorando la sceneggiatura scritta appositamente per The Shining, concentrandosi sui meccanismi interni della famiglia Torrance, insieme alla scrittrice Diane Johnson, alla faccia di King e dei suoi lettori. Dopo quel film è obbligatorio tenersi alla larga dagli alberghi sperduti in mezzo al nulla, eventuali cloni dell’Overlook Hotel, che esiste veramente.

L’altra categoria da cui scappare a gambe levate, è la fan devota, pericolosissima, quella che finge di interessarsi all’opera omnia di uno scrittore che ammira, prende moltissimi appunti, e aggiunge ad ogni frase un tono mortificante: le mie non sono che sciocchezze, non è che un umile tributo, non sono che piccoli pensieri che non potranno mai uguagliare il suo grande talento…e però diffonde ovunque le sue umili note, e pian piano si trasforma senza che nessuno gliel’abbia richiesto in biografa di autori accuratamente selezionati, compilatrice full time di vite altrui, collezionando tutto quello che può raccattare in giro. Offre i suoi servizi gratis, segnalando a chi di dovere alcune piccole discrepanze che ha riscontrato nelle serie di scritti analizzati con perizia, appellandosi a una logica infallibile, perché lei nella sua follia ragionata conosce tutto a memoria ed è l’ammiratrice numero uno. Impossibile sfuggire al controllo maniacale dei fan devoti, non ti danno tregua, la passione si è già trasformata in ossessione, sostituirsi a qualcun altro fino a prendere il suo posto.

L’unico predicatore che continuo ad ascoltare con piacere è D. R. Hooker, di cui si è persa ogni traccia.

 

Venezia #2: Strada Nuova

La moda di amare Racine passerà come quella del caffè

 

Ora sappiamo invece quanto Voltaire avesse torto.

 

Nelle mie peregrinazioni capito raramente vicino a Strada Nuova, preferisco fare il periplo di Venezia passando per l’Accademia e poi dritta verso Rialto, tornando indietro per San Polo, cerco sempre di fare un tragitto diverso dall’andata, semplicemente per non annoiarmi.

Strada Nuova è uno strano mélange, fiumi di persone che invadono ogni giorno la città una volta scese alla Stazione di Santa Lucia, non a caso la santa protettrice della vista. I turisti, li riconosci subito, li vedi confusi che vagano per le calli, teleguidati dalle mappe tecnologiche dei telefonini. Poi li ritrovi seduti tutti soddisfatti in ristoranti tristi, quelli che hanno il cameriere con un sorriso stampato sulle labbra che ti aspetta fuori sulla porta sventolando il menu tradotto male in quattro lingue, e tu, in cuor tuo, sai già che pagheranno un prezzo troppo alto per un piatto del giorno poco appetitoso, loro invece sembrano felici, coppie che si tengono le mani guardandosi negli occhi.

Strada Nuova, costruita grazie all’interramento del canale che scorreva proprio dove ora c’è il pavimento, si distingue per la sua ampiezza maestosa, molto più larga rispetto alle calli strettissime e i vicoli bui, spazi finalmente aperti. Qui rispetto un rituale, una breve sosta per un caffè in una piccola bottega antica dove si entra e si trova già il bancone apparecchiato con i piattini delle tazzine e i cucchiaini in fila.

Uno dei personaggi più eccentrici della commedia di Carlo Goldoni, lavora proprio in una bottega del caffè, un nome che fa già sorridere: Trappola, il servitore del proprietario Ridolfo. La trama si snoda attorno al classico canovaccio della triade azzardo-dissoluzionefamigliare-passione, che contempla il passaggio dal caos all’ordine, complicato ulteriormente dal rovesciamento dei ruoli innescato dalle maschere del Carnevale. Eugenio, un mercante di stoffe, è un giocatore d’azzardo accanito, tradisce la moglie Vittoria, bella e amorevole, perde ingenti somme di denaro ma viene sempre graziato dall’intervento provvidenziale del saggio Ridolfo che riscatta puntualmente i suoi debiti. Trappola aggiunge una ventata di brio allo sviluppo degli eventi, una spalla ai dialoghi:

 

Trappola: Ecco che viene, Lupus est in fabula.

Ridolfo: Cosa vuol dire questo latino?

Trappola: Vuol dire il lupo perde la fava.

Ridolfo: È curioso costui, vuole parlare latino, e non sa nemmeno parlare in italiano.[1]

 

Già… alla fine la vittoria trionfa sempre, almeno nelle commedie. Bevo il caffè di gusto, esco in direzione Santa Maria dei Miracoli, la chiesa che ha una facciata immersa nell’acqua.

 

Anche la bellezza è nascosta nell’acqua, così come il tempo non la rispetta. Un giorno ti accorgerai che la bellezza è semplicemente un frammento di eternità venuto in nostro soccorso: ci aiuta a vivere.[2]

 

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[1] Atto II, scena I, La bottega del caffè, Carlo Goldoni, edizione Bur, 1984.

[2] Josiph Brodskij.

Photo by Juan Pablo Serrano Arenas on Pexels.com