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Dickens returns: 1. Aspettando Natale

A. D. 2014 1 Dicembre

Qui nell’operoso Nord-est nei centri commerciali si sono messi a vendere stufe, antiche nuove di zecca, il messaggio è forte e chiaro: le bollette del riscaldamento sono troppo care, compratevi una stufa.
C’è chi è diventato boscaiolo e spacca legna dalla mattina alla sera, per accatastare più legna possibile; chi promuove le qualità dei pellets, “ah guardi da quando uso i pellets, spendo pochissimo, la casa è sempre calda, accendo la stufa la mattina, e quando torno la sera c’è un tepore…”; chi invece continua a contestare conti che non tornano, a lottare con una burocrazia ottusa. Il telefonino per quanto a volte più intelligente del possessore non ti porta da nessuna parte, vince la raccomandata con ricevuta di ritorno. Insomma non siamo lontani da Charles Dickens, e i romanzi di appendice di due secoli fa. Tempi Duri intervallati a Grandi Speranze disattese. Il protagonista Pip, per quanto muti il suo destino grazie a un colpo di fortuna, un’eredità inaspettata ricevuta da un misterioso benefattore(1), rimane ancorato al suo passato difficile di orfano, si innamora di Estella, una Stella che non brilla per lui. Il romanzo ha avuto due finali possibili: nel primo, il lieto fine è rigorosamente scartato, Estella dopo aver perso il primo marito si risposa con un medico, nel secondo c’è una magra consolazione, un incontro dopo molti anni, in cui Pip ed Estella si rivedono per caso e decidono di rimanere amici a distanza. A questo punto riaffiora nella trama già abbastanza complicata non la vecchia Miss Havisham(2), stereotipo della guastafeste, una tipologia purtroppo ricorrente, ma Prodi che con voce flemmatica annuncia “L’Europa è fallita, non ha funzionaaato” con uno strano bagliore negli occhi…lo sapevamo, si ricomincia un’altra volta, buon lunedì!

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(1) In realtà è da Magwitch, un prigioniero evaso che incontra di notte in cimitero, e che Pip aiuta portandogli del cibo e una lima per liberarsi dalle catene.

(2) La donna vive come una reclusa indossando ancora l’abito da sposa che avrebbe dovuto mettere al matrimonio, in ricordo del marito che l’ha lasciata il giorno delle nozze, conserva in una stanza buia la torta nuziale ormai in putrefazione. Pip, dopo molte traversie, in un momento di disperazione scappa dalla zia violenta e trova un rifugio temporaneo nella casa spettrale di Miss Havisham, passando dalla padella alla brace. Con lei abita Estella, orfana come Pip.

Ezra Pound: La ragazza e gli ultimi versi dei Cantos

Oggi vi propongo “The Girl” (“La Ragazza”, molti hanno tradotto fanciulla, che a me piace meno, ma è una mia idiosincrasia in un testo così profondo nella sua semplicità stilistica) di Ezra Pound (1885-1972), uno dei più grandi poeti del Novecento.

Voce immortale, a tratti epica, con una conoscenza enciclopedica dei classici, in primis Dante Alighieri e Guido Cavalcanti, impareggiabile imitatore delle rime della poesia provenzale del XII secolo, ammiratore del poeta e pittore preraffaellita Dante Gabriel Rossetti – lui stesso racconta che iniziò a scrivere grazie a lui – segretario dello scrittore irlandese Yeats, saggista e letterato, si trasferì in Italia nel 1924 dove rimase fino al 1945 quando venne imprigionato senza processo e rinchiuso per dodici anni in un manicomio criminale americano con l’accusa di propaganda fascista. Trascorse gli ultimi anni della sua vita nell’amata Venezia, in una casa dietro alle Zattere, la sua tomba si trova nell’isola di San Michele.

Ecco la sua ragazza, personificazione poetica:

La ragazza

L’albero mi è entrato nelle mani,

La linfa è risalita lungo le braccia,

L’albero mi è cresciuto in seno – In basso,

I rami crescono fuori di me, come braccia.

Sei Albero, sei Muschio,

Sei viole coperte da vento.

Una bambina – così alta – sei,

E tutto questo è follia al mondo.

§

The Girl

The tree has entered my hands,

The sap has ascended my arms,

The tree has grown in my breast -
Downward,

The branches grow out of me, like arms.

Tree you are, Moss you are,

You are violets with wind above them.

A child – so high – you are,

And all this is folly to the world.

§

Su Youtube avevo trovato un prezioso video documento dedicato a lui – bloccato, fortunatamente c’è dell’altro, vi consiglio la versione integrale di A Baby in the Woods disponibile su youtube, non lo metto perché farebbe la stessa fine del primo – vi lascio con gli ultimi versi tratti dei suoi celebri Cantos citati nel documentario della RAI rimosso:

M’amour m’amour
cos’è che amo e dove sei?
Ho perso il mio centro
a combattere il mondo.
I sogni cozzano
e si frantumano –
e che ho cercato di costruire un paradiso terrestre.
Ho provato a scrivere il Paradiso,
Non ti muovere, lascia parlare il vento
così è il Paradiso,
Lascia che gli dei perdonino
quello che ho costruito,
Chi ho amato cerchi di perdonare
quello che ho costruito,
uomini siate non distruttori.
 
 §
 
 

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