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Oggi 10 anni | 2010 – 2020

Si scrive per tanti motivi. Nel mio caso, tutto ha avuto inizio grazie al mio primo amore: la traduzione letteraria.

Tradurre è trovare la nota giusta. E prima di trovare la nota giusta, si prendono parecchie stecche fino a che la musica cambia.

550 articoli sono sopravvissuti all’auto-censura della revisione ma c’è un fil rouge che li collega tutti, dall’inizio fino a oggi.

Oggi, sono in versione video. Lunga vita all’arte di raccontare storie…

©Branoalcollo che legge Clarissa Pinkola Estés

Fai di necessità virtù

Cor meum, ubi ego sum quicumque sum

Mio cuore, dove io sono chiunque sono (Sant’Agostino, Confessioni, X, 3)

Visto che domani è San Girolamo, patrono dei traduttori letterari, il traduttore automatico che è in me mi obbliga ogni anno a ricordarlo. Niente di grave, passa in fretta, “fai di necessità virtù”, e allora se proprio devo, quattro quadri memorabili del Maestro nel suo studio, così ricchi di dettagli che è un piacere guardarli e ri-guardarli.

Iniziamo con il dipinto di Colantonio con il leone accudito amorevolmente da San Girolamo, il muso del leone lievemente preoccupato per la spina che gli deve essere tolta dalla zampa ma tutto sommato fiducioso, il cappello rosso in basso a sinistra rimanda all’abito cardinalizio, sulla scrivania il libro sempre aperto e gli scaffali in disordine, segno di una frenetica attività di ricerca.

Colantonio, Museo di Capodimonte, Napoli (1444)
Colantonio, Museo di Capodimonte, Napoli (1444)

Il secondo è lo studio-casa di Antonello da Messina progettato e realizzato nel Quattrocento, una micro architettura che contiene un piccolo mondo a sé, pieno di libri, oggetti, sculture, piante, un gatto sdraiato, fuori dalla struttura sopraelevata, un pavone in primo piano, la coda dai molti occhi e dai molti colori simboleggia la ricchezza delle possibili interpretazioni della Scrittura, e a sinistra una coturnice in direzione opposta, simbolo di verità, mentre l’amico leone se ne sta tranquillo nell’ombra proiettata dagli archi in successione, in lontananza scorci di paesaggi verdi e orizzonti azzurri incorniciati nelle finestre laterali e nelle bifore in alto, l’interno che si apre al mondo che scorre fuori.

Antonello da Messina, National Gallery di Londra, 1474-75
Antonello da Messina, “San Girolamo nello studio”(1474-75), National Gallery di Londra

Il terzo è la stanza straordinaria di Sant’Agostino, oltre ai numerosi libri e paramenti liturgici vicino all’altare centrale, sullo sfondo a sinistra un’altra porta svela altri strumenti di lavoro tra cui un astrolabio e un quadrante, domina la scena il cagnolino maltese dallo sguardo docile e attento – razza antica di origine egiziana – un personaggio di tutto rispetto, anche lui testimone di un’apparizione ultraterrena, San Girolamo è il fascio di luce che penetra dalla finestra e che avverte Sant’Agostino della sua imminente ascesa in cielo.

Vittore Carpaccio, Venezia (1502), Visione di Sant'Agostino, Scuola di San Giorgio degli Schiavoni
Vittore Carpaccio, “Visione di Sant’Agostino”, Venezia (1502), Scuola di San Giorgio degli Schiavoni

Chiude il trittico, il mio preferito, un esterno quasi domestico, San Girolamo selvaggio in campagna, “studio” all’aperto di Vincenzo Bellini, una panca di roccia in una natura accogliente racchiusa in un ovale, al centro un esile albero di fico, simbolo di redenzione, della conoscenza del bene e del male, in prospettiva un villaggio lontano con delle rovine, l’immancabile libro-Bibbia, e qui scatta il toto-animali, ce ne sono parecchi: un baby scoiattolo in alto sulla zolla d’erba-oasi-giardino con arbusti, un volatile nero che ho notato solo ora su un ramo che sembra interessato ad altro, due lepri che giocano tra loro, una lucertola tra i sassi, e pure il leone, nascosto nell’angolo in basso a destra, sfiorato dalla mano del santo…Buona visione!

Vincenzo Bellini, San Girolamo che legge in campagna, (1505), National Gallery di Washington
Vincenzo Bellini, “San Girolamo che legge in campagna” (1505), National Gallery di Washington

 

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Ok go!

Io vivo, dunque io spero, è un sillogismo giustissimo. 

Giacomo Leopardi

Ebbene sì anche quest’anno pausa necessaria dall’appuntamento settimanale del lunedì, ho bisogno di avere un po’ di tempo per far maturare nuovi progetti…vi aspetto come sempre a fine agosto per chi vorrà festeggiare insieme a me il quarto anno del blog – il 29 Agosto – buona estate a tutti, ovunque voi siate, a presto e grazie per la compagnia, riservata ma presente, vostra affezionatissima Branoalcollo ♌

 

 

 

 

 

 

 

 

Missione possibile

Da quando ho aperto il blog, ho notato che è pratica comune copiare e incollare autori vari senza mai citare il nome del traduttore, l’autore invisibile che lavora alla traduzione di un testo e che non viene mai considerato in modo professionale. Ora capisco che per chi non è del mestiere, la pratica diffusa “giustifica” un’azione scorretta, lo fanno tutti, perché non dovrei farlo anch’io? I testi sono disponibili online, gratis per giunta, perché dovrei occuparmi di citare anche il traduttore? Per il semplice fatto che non potreste leggere quello che avete condiviso con ingordigia senza un traduttore, poliglotti esclusi.

In questi tre anni ho sempre messo a disposizione le mie traduzioni in italiano di scrittori di lingua inglese, perché credo nel valore della condivisione, mi piace studiare e continuerò a studiare sempre, è una mia regola di vita. Il fatto che il lavoro sia accessibile a tutti non ne autorizza però il furto, omettere il nome del traduttore è davvero inaccettabile. Ancora più grave è chi lo spaccia per suo, vi assicuro che è uno spettacolo squallido oltre a essere un reato. C’è chi cita versi di Shakespeare per far vedere che ha capito qualcosa della vita, appropriandosi di una traduzione non sua, e siccome non l’ha nemmeno pagata, ma l’ha trovata in rete, e questo è il punto ancora più triste, non la rispetta nemmeno, attinge a piene mani a informazioni che gli sono state regalate, e pensa anche di essere più furbo e ci tratta pure da autentici idioti. La mia ricerca continua e non si può certo fermare per colpa di questi casi che si commentano da sé, ma se devo trasformarmi in guardiana di traduzioni condivise e rubate, e andare ogni volta nel blog di Tizio, Caio e Sempronio per rivendicare un mio diritto, quando basterebbe nominare il vero traduttore – procedura che dovrebbe essere scontata e nemmeno essere richiesta – smetterò di pubblicarne altre, la comunicazione non può, né deve funzionare a senso unico, e mi auguro davvero che incidenti spiacevoli del genere non si ripetano più. Buon inizio settimana a tutti, per chi è interessato alle interviste possibili, vi anticipo già che il prossimo appuntamento è previsto per mercoledì 29 gennaio, avrò un ospite davvero speciale. La sigla di Cristina D’Avena, Occhi di Gatto, mi sembra più che adatta come nota finale…

Fossili

Sul chiuso quaderno 
Di vati famosi,
Dal musco materno 
Lontana riposi,
Riposi marmorea,
Dell’onde già figlia,
Ritorna conchiglia.
 
Occulta nel fondo
D’un antro marino
Del giovane mondo
Vedesti il mattino;
Vagavi co’ nautili,
Co’ murici a schiera;
E l’uomo non era…
 
 
Sopra una conchiglia fossile nel mio studio, Giacomo Zanella, Poesie 1868-1885
 

Sono andata a votare, poco convinta, in apprensione per questa epoca in crisi nera, anzi nerissima. Seguendo la tassonomia delle ere geologiche, le descrizioni sono di solito poco invitanti, animali che arrancano alla ricerca di cibo, e vengono fagocitati da bestie ferocissime, condizioni climatiche terrificanti, tempi duri. Il Cretaceo si ricorda per l’estinzione dei dinosauri, circa 65 milioni di anni fa, mostri che inspiegabilmente piacciono tanto ai bambini. Ora sembra che la causa sia stata un’enorme meteorite, un vero cataclisma per queste creature infernali dalla mole sproporzionata, morte di fame e di freddo. Attualmente brancoliamo ancora nell’Olocene, era relativamente giovane, iniziata solamente 12000 anni fa, e chissà quante altre mutazioni saremo in grado di scoprire…Darwin collezionava campioni di fossili nella Penisola della Yucatán nel tentativo di ordinarli per specie, secondo studi recenti prese parecchie cantonate, smentito da paleontologi che hanno scritto trattati su fossili di mammiferi che non sappiamo nemmeno pronunciare. Forse come sosteneva Le Corbusier, è il caso di guardare oltre: Questi frammenti di elementi naturali, pezzetti di pietra, fossili, schegge di legno, cose martirizzate dagli elementi, raccattate lungo il bordo del mare, […] che esprimono leggi fisiche, l’usura, l’erosione, lo scoppio, ecc., non solo hanno qualità scultoree, ma anche uno straordinario potenziale poetico.

 

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