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Shakespeare

Gli evergreen di Gennaio 2023

Classici o meno questi sono gli articoli per questo Gennaio 2023. Il tempo edace dei Sonetti di Shakespeare, il tempo mitico e ciclico di Frazer, il tempo “costruttivo” di Heaney, la Venezia insolita di T. S. Eliot, la visione esotica di Istanbul di Ambler, il caso, il baro, l’ultimo che passa per primo, i naufragi di Hirst.

“Abbiamo tutti la nostra macchina del tempo…”

Solstizio di inverno

Chi è capace di vedere l’intero è filosofo, chi no, no.

Platone

“Pezzi Rari” ©ClaudiaBonollo

Mi scuso se non sono stata troppo presente nel blog, almeno per quest’anno.

Il rimando letterario di oggi è un classico shakespeariano, Racconto di Inverno, una tragedia che finisce bene. Qui troverete il simile e l’inverosimile, l’amicizia, la gelosia, il sospetto, l’inganno, la congiura, la calunnia, e a sorpresa pure l’oracolo di Delfi, e tra i protagonisti il TEMPO.

Auguro a tutte/i buone feste!

La Chiesa di Auvers e il riflesso di Van Gogh

La stampa di questo quadro di Van Gogh (1890) è stata per anni appesa nel corridoio della mia vecchia casa di Udine. All’epoca mi limitavo a fissare il riflesso sul vetro, mentre tentavo di chiudere la porta che tagliava il corridoio in due, facendo attenzione al filo del telefono, che poi si arricciava in spire contorte che bisognava rigirare nel senso inverso per rimettere la cornetta apposto. Non che avessi quali segreti da nascondere, solo pudore.

Quel quadro invece ha un cielo che già dice tutto. In mezzo a un campo, c’è una chiesa deformata, davanti una figura che ci dà le spalle in direzione di un bivio che poi diventa un circolo vizioso, perché a guardare bene, se si procede verso destra si vede una casetta sullo sfondo, e poi se si rifà il giro si ritorna al sentiero iniziale percorso dalla donna che non si sa dove stia andando, la strada si arresta davanti a noi.

Vincent è appena rientrato da Parigi dove è andato a trovare il nipotino Willem, figlio dell’adorato fratello Theo, e ha abbandonato la Provenza per stabilirsi in questo paesino del Nord, a pochi chilometri da Parigi, dove risiederà gli ultimi settanta giorni della sua vita.

Ho fatto un grande quadro con la chiesa del villaggio, in cui la costruzione sembra violacea, contro un cielo blu profondo e piatto di puro cobalto; le vetrate sembrano delle macchie blu oltremare, il tetto è violetto e in parte arancione.

Le dita tracciano i solchi dei campi in fiore invasi da una luce rosa, in parte oscurati dall’ombra proiettata dalla chiesa con le sue vetrate cupe. In questo periodo Vincent si mette a rileggere Shakespeare – il libro è un regalo del fratello – riprendendo in mano i suoi drammi storici, tra cui l’Enrico IV e l’Enrico V:

“But what touches me in it, as in the work of certain novelists of our time, is that the voices of these people, which in Shakespeare’s case reach us from a distance of several centuries, don’t appear unknown to us. It’s so alive that one thinks one knows them and sees it”.

(Ma quello che mi colpisce in esso, come nell’opera di alcuni romanzieri del nostro tempo, sono le voci di queste persone, che nel caso di Shakespeare arrivano a noi da una distanza di parecchi secoli, e non ci sembrano sconosciute. Così vivo che uno pensa di conoscerle e vederle.)

E quell’incitamento accorato di Enrico V “We happy few, band of brothers” con un esercito di forze esigue che si trovano a combattere unite nel giorno di San Crispino ha ancora più senso…

Giornata mondiale del libro – 23 Aprile

Oggi il bardo compie 455 anni, è l’anniversario della morte del sommo Cervantes, il libro di oggi deve avere un certo peso. Quale scegliere?

Un libro che continuo a leggere nel corso degli anni e che ha sempre le risposte giuste al momento giusto.

Eccolo qui, con la prefazione di Carl Gustav Jung, mi ha seguito in tutti i miei traslochi, è per me un compagno fidatissimo. Da consultare sempre con grande soddisfazione anche quando la sentenza non è tra quelle che si vorrebbero sentire. Ci vogliono anni per capirlo, bisogna studiarlo per imparare a decifrarlo, non avere pregiudizi e affidarsi al principio di sincronicità. Jung inizialmente aveva perseguito l’idea di scrivere una presentazione più corposa ma era stato vivamente sconsigliato dall’oracolo, non era ancora arrivato il momento, non sarebbe stato capito. La scelta era comunque legata alla volontà di un approccio individuale, “l’antica saggezza dell’Oriente dà la debita importanza al fatto che l’individuo intelligente chiarisca i propri pensieri, ma non ne dà nessuna alla maniera in cui lo fa.” [1]

Un’opera antica e profonda, si dice scritta da quattro santi: Fu Hsi, il re Wên, il Duca di Chou e Confucio.

I Ching 1

 

§

[1] p. 33 tratto da I Ching, Edizione Adelphi, 1995, Milano, Traduzione a cura di Bruno Veneziani e A. G. Ferrara

Quel gran genio del mio amico

Lui saprebbe cosa fare..

Il bardo compie 453 anni, portati benissimo. Oggi leggevo un commento sulla pagina del Museo del Prado di Madrid di un simpatico lettore che smentiva la coincidenza della data di morte dei due grandi scrittori, Shakespeare (nato e morto lo stesso giorno il 23/4) e Cervantes, genio spagnolo. Non sono in grado di fare calcoli astrusi confrontando i due calendari, gregoriano e non, per cui Cervantes sarebbe morto a maggio e le date non coinciderebbero. Mi piace credere alla sincronicità degli eventi. 1616, 23 Aprile. Giornata mondiale del libro eletta dall’Unesco.

Cervantes, nato nel 1547, cristiano nuovo, di sangue ebraico, ha avuto a dir poco una vita avventurosa. Il padre era un cerusico, il bisnonno un mercante di stoffe, dal 1551 al 1562 la famiglia Cervantes è in giro per la Spagna, prima a Valladolid, poi a Cordova e Madrid. Nel 1552 il padre, tanto per rimanere tranquilli, viene imprigionato per debiti. Cervantes entra in contatto con l’umanista Juan Lopez de Hoyoz che lo considera un discepolo di grande talento. E infatti gli vengono pubblicati alcuni componimenti insieme a una raccolta di scritti di Lope de Hoyoz. Cervantes nel frattempo è fuggito in Italia per evitare di essere imprigionato per aver ferito Antonio de Segura e si mette al servizio del legato papale in Spagna. Nel 1570 si arruola nel corpo di Marcantonio Colonna che si riunisce a Napoli per la guerra contro i Turchi. Partecipa alla Battaglia di Lepanto dove viene ferito gravemente al petto e perde per sempre l’uso della mano sinistra. Rientra a Messina dove fa parte di un altro reggimento e si sposta a Napoli, città che avrà un ruolo fondamentale nella sua formazione. Sollecitato dal fratello Rodrigo si imbarca insieme a lui in una nuova compagnia con l’intenzione di tornare in Spagna. Assaliti dai pirati, Rodrigo e Miguel vengono fatti prigionieri e portati come schiavi ad Algeri, il prezzo del riscatto è molto alto. Nel 1576 tenta di scappare con scarsi risultati, nel 1577 i famigliari riescono a far liberare Rodrigo e non Miguel per cui si chiede un prezzo ancora più alto. Tenta di scappare nuovamente altre due volte e nel 1580 riesce a ritornare in Spagna, accumulando un debito piuttosto elevato per le spese del riscatto. Spera che Filippo II lo aiuti con una donazione per meriti di guerra e per la lunga prigionia ma riceve 100 ducati per una missione diplomatica a Orano. Dopo la nascita dell’unica figlia Isabel nel 1584, vessato dai debiti, decide di andare a Seviglia come commissario dell’Invincibile Armata e si mette a fare anche l’esattore di imposte. In questo periodo compone La Galatea, prima sua opera importante. Nel 1585 gli muore il padre. Nel 1586 si stabilisce a Siviglia e nel 1587 per non farsi mancare nulla, riceve una scomunica dalle autorità ecclesiastiche per alcune requisizioni. Viene assolto e nuovamente scomunicato dal clero di Cordova.

Afflitto, chiede al re di assegnargli un incarico, nell’ordine, amministratore a Granada – riceve un bel no – allora ritenta come governatore in Guatemala – ni hablar, amministratore delle galere a Cartagena in Colombia, niente, riprova con La Paz. No, no e no.

Nel 1591 si mette al servizio di Pedro de Isunza, nel ruolo di esattore per tutta l’Andalusia. Nel 1592 si impegna a scrivere sei novelle e non ne completa nemmeno una. Viene imprigionato per malversazione. Nel 1593 muore la madre. Segue un biennio oggettivamente difficile, nel 1595 vince un concorso letterario per alcune redondillas, componimenti con versi ottonari. Nel 1597 è di nuovo in carcere per il fallimento di un banchiere presso cui ha depositato il denaro delle riscossioni. Continua a scrivere. Nel 1600 muore il fratello Rodrigo. Nel 1602 viene imprigionato per dubbi su riscossioni mai pervenute a chi di dovere. Inizia a occuparsi della stesura del Don Chisciotte. Nel 1605 esce la prima edizione a Madrid. Viene imprigionato con l’accusa di essere il responsabile dell’assassinio del cavaliere Gaspar de Ezpeleta, ferito mortalmente vicino a casa sua. Liberato dopo un giorno perché ritenuto innocente. Nel 1609 diventa membro della Confraternita del Santo Sacramento. Nel 1610 perde le due sorelle Andrea e Magdalena, ottiene la protezione dell’arcivescovo di Toledo e del conte di Lemos e si può dedicare alla stesura del secondo Chisciotte, e al Viaggio nel Parnaso. Nel 1613 gli pubblicano le sue Novelle esemplari, e nel 1614 il Viaggio nel Parnaso. Si qualifica al terzo posto per una gara letteraria in onore di Santa Teresa d’Avila. Nel 1615 inizia il Persile, e la seconda parte del Don Chisciotte, tutte le opere sono dedicate al suo benefattore, il conte di Lemos. Ammalato di idropisia, muore a Madrid il 22 Aprile del 1616. L’Ultima sua opera viene pubblicata postuma con il titolo Le Perizie di Persile e Sigismonda, storia settentrionale.

Il viaggio continua.

– Perdonami amico, di averti dato occasione di parere pazzo quanto me, facendoti cadere nell’errore che son caduto io, e cioè che esistano cavalieri erranti.

– Ah rispose – Sancho piangendo – non muoia, signor padrone, non muoia: accetti il mio consiglio e viva molti anni; perché la maggiore pazzia che possa fare un uomo in questa vita è quella di lasciarsi morir così senza un motivo, senza che nessuno lo ammazzi, sfinito dai dispiaceri e dall’avvilimento. Su, non faccia il pigro, si alzi da questo letto, e andiamocene in campagna vestiti da pastori come s’è fissato, e chi sa che dietro a qualche siepe non si trovi la signora Dulcinea disincantata, che sia una meraviglia a vedersi. Se lei muore dal dispiacere di essere stato vinto, la colpa la dia a me, dicendo che la scavalcavano perché io avevo sellato male Ronzinante; tanto più che lei l’avrà visto nei suoi libri di cavalleria, è cosa comune che i cavalieri si scavalchino tra loro, e che il vinto d’oggi sia il vincitore di domani.

– Verissimo – disse Sansone – e il buon Sancho dice molto bene: vanno proprio così quei fatti.

– Signori – riprese Don Chisciotte – andiamo piano; acqua passata non macina più. Io fui pazzo e ora son savio, fui Don Chisciotte della Mancia, e ora come ho detto, sono Alonso Chisciano il Buono: possano il mio pentimento e la mia sincerità rendermi la stima che si aveva un tempo di me, e il signor notaro prosegua pure. [1]

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[1] Don Chisciotte II, 74, pp. 1208-1209, edizione I Meridiani, Mondadori, Milano, Traduzione di Ferdinando Carlesi.

 

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