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Avia pervia

Posted on ottobre 30, 2020 by Yerakinax Standard

Ho perso un po’ di tempo per scoprire chi aveva tentato di entrare nel sito, e devo dire che hai rotto, davvero, considerando la tua età.

Nel frattempo continuo a vedere la tele ad oltranza. L’altro ieri, che era davvero l’altro ieri, ho rivisto con grande piacere Amarcord, e ho potuto constatare che

  1. i film vanno comunque rivisti
  2. non avevo capito nulla quando l’avevo visto da piccola – io mi ricordavo solo le tette della tabaccaia – che mi sembravano enormi. Sempre un seno abbondante ma non così eccessivo, chi ha seno non può che essere solidale
  3. tutto si ridimensiona
  4. quello che pensate della scuola da piccoli è sempre vero
  5. tutto ritorna, purtroppo pericolosamente, abbiamo dei cloni in giro anche in questo periodo orrendo
  6. la prima volta non avevo riconosciuto Ciccio Ingrassia nel ruolo del fratello pazzo Teo – rimozione già in giovane età…
  7. e nemmeno Pupella Maggio nel ruolo di Miranda, meravigliosa
  8. la figura del padre irascibile che ha degli scatti incontrollati ma che si commuove quando vede le stelle – mentre tutti russano, stremati dall’attesa – ci restituisce un senso nuovo
  9. la tenerezza ha i suoi tempi.

San Girolamo

30 Settembre | San Girolamo | Patrono dei Traduttori

San Girolamo.jpeg

[A Calendar of Saints, James Bentley, Little, Brown & Company, 1997]

Esperienze di traduzione ovvero come perdere ore di sonno per rincorrere una parola..Un esempio illustre da Dire quasi la stessa cosa di Umberto Eco:

Nel tradurre Sylvie di Nerval ho dovuto rendere conto del fatto che, come dice il racconto, sia le case del villaggio dove viveva la protagonista, Loisy, che la casa della zia, che Sylvie e il Narratore visitano a Othys, sono delle chaumières. Chaumière è una bella parola che in italiano non esiste. I traduttori italiani hanno variamente optato per capanna, casupola, casetta, o piccola baita, e Richard Sieburth traduce cottage.

Ora il termine francese esprime almeno cinque proprietà:

una chaumière è (i) una casa da contadini, (ii) piccola, (iii) di solito in pietra, (iv) dai tetti di stoppia, (v) umile. Quali di queste proprietà sono pertinenti per il traduttore italiano? [1]

Dopo lunghe trattative si perde inevitabilmente qualcosa..Eco decide per casupola che altrove diventa casetta di pietra con variazioni di significato nel corso della narrazione, scegliendo di volta in volta connotazioni perse nello scarto iniziale di senso. Sieburth, il traduttore inglese, è stato più fortunato, poteva utilizzare cottage, parola-ventaglio.

Dire quasi la stessa cosa, ma mai la stessa cosa, alla ricerca di un equilibrio sottile e mutevole. Decifratori di enigmi per solutori abili.

§

[1] Tratto da Dire quasi la stessa cosa, U. Eco, Bompiani, 2003, pp. 83-85.

 

 

 

 

 

Il ricatto delle missive

Fra i sentimenti, una grande mente apprende la diffidenza per ultima.

(Jean Racine)

Rimettendo apposto gli scaffali della libreria ho ritrovato una piccola gemma, Lettere di una monaca portoghese (1), un breve epistolario pubblicato per la prima volta il 4 Gennaio del 1669. A giudicare dal titolo nessuno immaginerebbe cinque lettere infuocate piene di ardore inviate a un ufficiale francese…Eppure le “portoghesi” divennero un vero e proprio genere letterario che connotava le lettere d’amore appassionate, note anche come lettere di rimprovero. L’arte risiedeva nella stesura delle lamentele che dovevano essere espresse con una certa eleganza, uno dei cinque pilastri della retorica classica.(2)

Qui però le cose si complicavano, le accuse di tradimento e abbandono erano state scritte da una religiosa che si firmava solamente con il nome di Marianna.

L’anonimato dell’autrice contribuì enormemente al successo letterario del testo, un’operazione commerciale ben architettata, con già ventuno ristampe nel giro di cinque anni dalla pubblicazione. Le lettere suscitarono una vera e propria querelle tra chi sosteneva che l’autrice fosse davvero una monaca, Marianna Alcoforada – dai documenti storici si scoprì che effettivamente ci fu una Maria Ana Alcoforado che visse nel convento di Beja e che poteva corrispondere a un identikit verosimile della narratrice – e i non-autenticisti che negavano la possibilità che una suora con una preparazione culturale limitata potesse scrivere nello stesso stile di Racine. Si risalì persino al presunto amante, il cavaliere Noël Bouton de Chamilly, ufficiale di Luigi XIV, che aveva partecipato alla campagna di Portogallo negli stessi anni.

Dopo due secoli Green indicò come possibile autore il conte di Guilleragues, un nobile guascone, originario di Bordeaux, avvocato, amico di molti letterati tra cui Racine, Boileau, Madame de Sévigné, La Rochefoucault. Guilleragues però non rivendicò mai la paternità delle lettere. Il francesista Giovanni Macchia adottò un atteggiamento più scettico non riscontrando nessun parallelo significativo tra le lettere e la vita di Guilleragues.

Ancora oggi gli studiosi continuano a dubitare.

Leggendo le lettere si capisce da subito che la frustrazione di un amore non corrisposto è stata costruita con grande abilità, in un susseguirsi di domande che alimentano altre domande, con una tensione crescente che alterna logica e struggimento.

La scrittura restituisce le riflessioni confuse di un’anima tormentata che si interroga costantemente perché non si dà pace. Dopo un percorso labirintico, fortunatamente Marianna approda a una verità disarmante, la rabbia deve cedere il posto a una nuova consapevolezza: “…sono forse obbligata a rendervi puntualmente conto di tutte le mie emozioni?”

In quel preciso istante non si può non essere non solidali con la riscoperta di una tappa obbligatoria: l’amorevolezza. L’ira non è mai placata dall’ira.

——————————————————————————————–

(1)  Marsilio Editori, Venezia 1991.

(2)  Ordo, inventio, dispositio, elocutio, elegantia.

Il ricatto delle missive

Fra i sentimenti, una grande mente apprende la diffidenza per ultima.

(Jean Racine)

Rimettendo apposto gli scaffali della libreria ho ritrovato una piccola gemma, Lettere di una monaca portoghese (1), un breve epistolario pubblicato per la prima volta il 4 Gennaio del 1669. A giudicare dal titolo nessuno immaginerebbe cinque lettere infuocate piene di ardore inviate a un ufficiale francese…Eppure le “portoghesi” divennero un vero e proprio genere letterario che connotava le lettere d’amore appassionate, note anche come lettere di rimprovero. L’arte risiedeva nella stesura delle lamentele che dovevano essere espresse con una certa eleganza, uno dei cinque pilastri della retorica classica.(2)

Qui però le cose si complicavano, le accuse di tradimento e abbandono erano state scritte da una religiosa che si firmava solamente con il nome di Marianna.

L’anonimato dell’autrice contribuì enormemente al successo letterario del testo, un’operazione commerciale ben architettata, con già ventuno ristampe nel giro di cinque anni dalla pubblicazione. Le lettere suscitarono una vera e propria querelle tra chi sosteneva che l’autrice fosse davvero una monaca, Marianna Alcoforada – dai documenti storici si scoprì che effettivamente ci fu una Maria Ana Alcoforado che visse nel convento di Beja e che poteva corrispondere a un identikit verosimile della narratrice – e i non-autenticisti che negavano la possibilità che una suora con una preparazione culturale limitata potesse scrivere nello stesso stile di Racine. Si risalì persino al presunto amante, il cavaliere Noël Bouton de Chamilly, ufficiale di Luigi XIV, che aveva partecipato alla campagna di Portogallo negli stessi anni.

Dopo due secoli Green indicò come possibile autore il conte di Guilleragues, un nobile guascone, originario di Bordeaux, avvocato, amico di molti letterati tra cui Racine, Boileau, Madame de Sévigné, La Rochefoucault. Guilleragues però non rivendicò mai la paternità delle lettere. Il francesista Giovanni Macchia adottò un atteggiamento più scettico non riscontrando nessun parallelo significativo tra le lettere e la vita di Guilleragues.

Ancora oggi gli studiosi continuano a dubitare.

Leggendo le lettere si capisce da subito che la frustrazione di un amore non corrisposto è stata costruita con grande abilità, in un susseguirsi di domande che alimentano altre domande, con una tensione crescente che alterna logica e struggimento.

La scrittura restituisce le riflessioni confuse di un’anima tormentata che si interroga costantemente perché non si dà pace. Dopo un percorso labirintico, fortunatamente Marianna approda a una verità disarmante, la rabbia deve cedere il posto a una nuova consapevolezza: “…sono forse obbligata a rendervi puntualmente conto di tutte le mie emozioni?”

In quel preciso istante non si può non essere non solidali con la riscoperta di una tappa obbligatoria: l’amorevolezza. L’ira non è mai placata dall’ira.

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(1)  Marsilio Editori, Venezia 1991.

(2)  Ordo, inventio, dispositio, elocutio, elegantia.

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