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Litoti

Purtroppo è arrivato anche il loro momento, le negazioni che affermano. Gli inglesi che sono fulminei e rapidi nella battute sono abili compositori, del resto hanno un vocabolario talmente ricco che aiuta; le litoti mediterranee sono di natura polemiche, ti convincono per sfinimento, se hanno delle premesse, sai già che le cose si mettono male, “non è che volevo dirti che sei un bugiardo – = lo sei – però nel caso in cui ti fossi reso conto come ti comporti quando sei in mezzo agli altri, quella volta in cui ti ho chiesto se mi potevi aiutare e NON l’hai fatto…” E non è che la predica rimane legata a quel episodio che tu ricordi benissimo, era maggio 2014, hai la mail nell’archivio come prova schiacciante, ma si rinnova a ogni discussione con altri episodi che man mano si aggiungono al racconto, un fardello di mancanze che ti trascini ogni volta, “non è per dire”, lo è invece, il sermone viene annunciato dalla fatidica frase, “non è per rimproverarti” – mentre lo sguardo si fa più vivido – “ma se continui a comportarti come ti COMPORTAVI, beh allora NON puoi pretendere che io cambi, e non pensare che mi piaccia fare le prediche, sai quanto sia ironica – è una tua caratteristica infatti…”

La geometria si vede che ce l’hanno insegnata bene a scuola, perché i teoremi si spiegano con delle premesse inconfutabili a seconda dell’argomento, rispettando una sequenza logica che ripeti a memoria, è così, punto.

Allora come si nobilita la negazione? Con la doppia negazione che ritrova un altro senso:

C’è ancora qualche lume all’orizzonte

e chi lo vede non è un pazzo, è solo

un uomo e tu intendevi di non esserlo

per amore di un’ombra*

Omeopatica.

Per uno che è brutto, si dice sempre non è un Adone, che aggiunge una nota in più, non ha speranze.

Nell’incertezza, meglio puntare sui monosillabi.

Lux nox pix mel fel nos vos res cui par nil

Luce notte pece miele fiele, noi voi, cose senza pari

__________________________________________

* Eugenio Montale.

Enjambement

4 Novembre, San Carlo…auguri a tutti i Carlo e Carla in circolazione

L’enjambement, se tradotto come “accavallamento” ricorda un politico che è meglio non ricordare, ma è una figura retorica ricorrente in poesia, e non solo, l’a capo necessario alla fine di un verso che sconfina nel verso successivo.

In tema una strofa tratta da Novembre di Giovanni Pascoli:

…Silenzio, intorno: solo, alle ventate,

odi lontano, da giardini ed orti,

di foglie un cader fragile. È l’estate

fredda, dei morti.

Inutile dire che “del prunalbo l’odorino amaro senti nel cuore” rende l’idea di una felicità momentaneamente allontanata. Novembre si presenta così: timidi raggi di sole che ti mettono di buon umore – ogni anno ci illudono con la storia dell’estate di San Martino – alternati a nebbie grigiastre dove la malinconia del paesaggio prende il sopravvento e a tratti ti contagia.

Riferito agli impegni quotidiani l’enjambement di solito comporta un cambio repentino di scenario non voluto, una raccomandata non richiesta che arriva di lunedì, il più delle volte un salto nel buio che ti obbliga ad andare a capo con una soluzione nuova, anche se non hai ancora la minima idea di come affronterai la nuova realtà. Eppure il segreto è tutto in quella frattura necessaria tra un verso e l’altro, uno sconfinamento sempre meditato a lungo, in apparenza spontaneo ma che di fatto racchiude ed esclude molto altro, pensieri, circoli viziosi, paure, desideri, resistenze. E allora già prima di incominciare a mettermi a compilare noiose relazioni, alimento il senso del dovere con mondi sonori necessari.

Enjambement

4 Novembre, San Carlo…auguri a tutti i Carlo e Carla in circolazione

L’enjambement, se tradotto come “accavallamento” ricorda un politico che è meglio non ricordare, ma è una figura retorica ricorrente in poesia, e non solo, l’a capo necessario alla fine di un verso che sconfina nel verso successivo.

In tema una strofa tratta da Novembre di Giovanni Pascoli:

…Silenzio, intorno: solo, alle ventate,

odi lontano, da giardini ed orti,

di foglie un cader fragile. È l’estate

fredda, dei morti.

Inutile dire che “del prunalbo l’odorino amaro senti nel cuore” rende l’idea di una felicità momentaneamente allontanata. Novembre si presenta così: timidi raggi di sole che ti mettono di buon umore – ogni anno ci illudono con la storia dell’estate di San Martino – alternati a nebbie grigiastre dove la malinconia del paesaggio prende il sopravvento e a tratti ti contagia.

Riferito agli impegni quotidiani l’enjambement di solito comporta un cambio repentino di scenario non voluto, una raccomandata non richiesta che arriva di lunedì, il più delle volte un salto nel buio che ti obbliga ad andare a capo con una soluzione nuova, anche se non hai ancora la minima idea di come affronterai la nuova realtà. Eppure il segreto è tutto in quella frattura necessaria tra un verso e l’altro, uno sconfinamento sempre meditato a lungo, in apparenza spontaneo ma che di fatto racchiude ed esclude molto altro, pensieri, circoli viziosi, paure, desideri, resistenze. E allora già prima di incominciare a mettermi a compilare noiose relazioni, alimento il senso del dovere con mondi sonori necessari.

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