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Rosa Calzecchi Onesti

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Chi prova di più le gioie del sesso, l’uomo o la donna? Quando Era per risolvere la disputa con Zeus lo chiese all’indovino Tiresia – che aveva avuto il privilegio di vivere nel corpo di una donna per sette anni – la risposta fu immediata: la donna. Era gli cavò gli occhi, così giusto per mettere le cose in chiaro. Un atto di supremazia o un gesto di invidia per aver saputo vedere le cose meglio di altri?

Del resto le divinità greche non sono mai state immuni da comuni, per quanto spiacevoli, meschinità umane. Che un invidioso ti dia consigli su come comportarsi con altri invidiosi è una bella contraddizione, ma c’è chi insiste da anni a essere al posto tuo, vuole proprio starci, un alter ego grottesco come uno specchio deformante.

Quando Odisseo, scende agli Inferi e interroga l’ombra dell’indovino tebano sul proprio destino – tra i nemici il potentissimo Poseidone, che si vuole vendicare dell’accecamento del figlio Polifemo – il viaggio in mare non sarà una traversata semplice, ci saranno molti ostacoli, ma nell’oracolo c’è già la possibilità di dare una svolta al proprio destino:

«Cerchi il ritorno dolcezza di miele, splendido Odisseo,
ma faticoso lo farà un nume; non credo
che sfuggirai all’Ennosígeo, tant’odio s’è messo nel cuore,
irato perché il figlio suo gli accecasti;
ma anche così, pur soffrendo dolori, potrete arrivare,
se vuoi frenare il tuo cuore e quello dei tuoi,
quando avvicinerai la solida nave
all’isola Trinachía, scampato dal mare viola,
e pascolanti là troverete le vacche e le floride greggi
del Sole, che tutto vede e tutto ascolta dall’alto.
Se intatte le lascerai, se penserai al ritorno,
in Itaca, pur soffrendo dolori, potrete arrivare:
ma se le rapisci allora t’annuncio la fine
per la nave e i compagni. Quanto a te, se ti salvi,
tardi e male tornerai, perduti tutti i compagni,
su nave altrui, troverai pene in casa,
uomini tracotanti, che le ricchezze ti mangiano,
facendo la corte alla sposa divina e offrendole doni di nozze
Ma la loro violenza punirai, ritornato.
E quando i pretendenti nel tuo palazzo avrai spento,
o con l’inganno, o apertamente col bronzo affilato,
allora parti, prendendo il maneggevole remo,
finché a genti tu arrivi che non conoscono il mare,
non mangiano cibi conditi con sale,
non sanno le navi dalle guance di minio,
né i maneggevoli remi che son ali alle navi.
E il segno ti dirò, chiarissimo: non può sfuggirti.
Quando, incontrandoti, un altro viatore ti dica
che il ventilabro tu reggi sulla nobile spalla,
allora, in terra piantato il maneggevole remo,
offerti bei sacrifici a Poseidone sovrano
– ariete, toro e verro marito di scrofe –
torna a casa e celebra sacre ecatombi
ai numi immortali che il cielo vasto possiedono,
a tutti per ordine. Morte dal mare
ti verrà, molto dolce, a ucciderti vinto
da una serena vecchiezza. Intorno a te popoli
beati saranno. Questo con verità ti predico».

 

Il racconto del mito ancora una volta ci viene incontro per riportarci a casa, è il progetto di quello che abbiamo deciso che sarà di noi a levarci da brutte acque, la speranza diventa un sogno a occhi aperti.

§

*Omero, Odissea, libro XI, vv. 100-137, versione di Rosa Calzecchi Onesti, Torino, Einaudi, 2005.

 

 

 

Le Odissee che preferisco ricordare

Odysseus and the Sirens. Detail from an Attic ...

“…fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza.”

(Dante, Inferno XXVI, 119-120)

Alle medie ci costringevano a fare le parafrasi dell’Odissea, un esercizio stilistico dove di solito si riscrive male quanto è già stato detto, ma a quell’età non si potrebbe fare altrimenti. Si leggevano le versioni neoclassiche di Ippolito Pindemonte, Vincenzo Monti, confrontandole con la traduzione ‘moderna’ di Rosa Calzecchi Onesti. Nel programma di studio Ulisse ricompariva in Dante, all’inferno nella bolgia dei fraudolenti, avvolto in una lingua di fuoco. Curiosamente Dante non aveva mai letto l’Odissea, la fama dell’arguzia di Ulisse gli era stata tramandata dagli scrittori latini, principalmente da Orazio e Seneca. Ulisse non veniva punito per la sua hybris, per essersi spinto ai confini del mondo, ma per le macchinazioni e gli inganni perpetrati ai danni degli altri. Come non ricordare l’urlo disperato di Polifemo che, accecato da un tizzone ardente, accusa Nessuno ma viene ignorato perché i ciclopi pensano che sia ubriaco?

Le cose si complicavano quando al liceo tentavano di spiegarci in modo ordinato l’Ulisse di James Joyce e il flusso di coscienza. Dopo pochi minuti era inevitabile perdersi nei meandri della mente, e ritrovarsi a fissare le foglie degli alberi fuori dalla finestra. Quando poi a casa riprovavi a leggere la prefazione, che ti scoraggiava da subito perché scritta in caratteri minuscoli, alla seconda pagina avevi già intuito una verità fondamentale: non potevi capire il flusso di coscienza di Joyce senza praticarlo di persona.

Con il passare del tempo, si cominciano ad affinare i propri gusti letterari, si continuano a ricordare a memoria le classificazioni ideologiche che ti hanno inculcato a scuola e da cui non ti libererai mai, come il passaggio dal pessimismo storico al pessimismo cosmico universale di Leopardi, ma ormai si è pronti per nuovi orizzonti.

“Allora diventa adulto mio Telemaco, diventa forte.

Solo gli dei sanno se ci rivedremo

ancora. È da tempo che hai smesso di essere quel bambino

davanti al quale frenai i tori che aravano.

Se non fosse stato per l’astuzia di Palamede

noi due vivremmo ancora insieme nella stessa casa.

Ma forse aveva ragione, lontano da me

ti sei messo al riparo da tutte le passioni edipiche

e i tuoi sogni, mio Telemaco, sono innocenti.”

(Tratto da Josif Brodskij, Odysseus to Telemachus, 1972)

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L’articolo è stato scritto il giorno in cui l’Italia prendeva parte all’operazione “Odissea all’alba” in Libia.

Le Odissee che preferisco ricordare

Odysseus and the Sirens. Detail from an Attic ...

“…fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza.”

(Dante, Inferno XXVI, 119-120)

Alle medie ci costringevano a fare le parafrasi dell’Odissea, un esercizio stilistico dove di solito si riscrive male quanto è già stato detto, ma a quell’età non si potrebbe fare altrimenti. Si leggevano le versioni neoclassiche di Ippolito Pindemonte, Vincenzo Monti, confrontandole con la traduzione ‘moderna’ di Rosa Calzecchi Onesti. Nel programma di studio Ulisse ricompariva in Dante, all’inferno nella bolgia dei fraudolenti, avvolto in una lingua di fuoco. Curiosamente Dante non aveva mai letto l’Odissea, la fama dell’arguzia di Ulisse gli era stata tramandata dagli scrittori latini, principalmente da Orazio e Seneca. Ulisse non veniva punito per la sua hybris, per essersi spinto ai confini del mondo, ma per le macchinazioni e gli inganni perpetrati ai danni degli altri. Come non ricordare l’urlo disperato di Polifemo che, accecato da un tizzone ardente, accusa Nessuno ma viene ignorato perché i ciclopi pensano che sia ubriaco?

Le cose si complicavano quando al liceo tentavano di spiegarci in modo ordinato l’Ulisse di James Joyce e il flusso di coscienza. Dopo pochi minuti era inevitabile perdersi nei meandri della mente, e ritrovarsi a fissare le foglie degli alberi fuori dalla finestra. Quando poi a casa riprovavi a leggere la prefazione, che ti scoraggiava da subito perché scritta in caratteri minuscoli, alla seconda pagina avevi già intuito una verità fondamentale: non potevi capire il flusso di coscienza di Joyce senza praticarlo di persona.

Con il passare del tempo, si cominciano ad affinare i propri gusti letterari, si continuano a ricordare a memoria le classificazioni ideologiche che ti hanno inculcato a scuola e da cui non ti libererai mai, come il passaggio dal pessimismo storico al pessimismo cosmico universale di Leopardi, ma ormai si è pronti per nuovi orizzonti.

“Allora diventa adulto mio Telemaco, diventa forte.

Solo gli dei sanno se ci rivedremo

ancora. È da tempo che hai smesso di essere quel bambino

davanti al quale frenai i tori che aravano.

Se non fosse stato per l’astuzia di Palamede

noi due vivremmo ancora insieme nella stessa casa.

Ma forse aveva ragione, lontano da me

ti sei messo al riparo da tutte le passioni edipiche

e i tuoi sogni, mio Telemaco, sono innocenti.”

(Tratto da Josif Brodskij, Odysseus to Telemachus, 1972)

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L’articolo è stato scritto il giorno in cui l’Italia prendeva parte all’operazione “Odissea all’alba” in Libia.

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