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The Tenant of Wildfell Hall: II parte

Riprendo il tomo brontiano, ci vuole un po’ di tempo prima di entrare in modalità vittoriana, ma sono certa che Anne Brontë vi conquisterà, why have cotton when you could have silk?

Eravamo rimasti alla visita di Gilbert alla figlia del reverendo. Sono passati due giorni e Mrs Graham esce tra i mortali, va a trovare Rose Markham, portando con sé il bambino, che si chiama Arthur. Ancora una volta stupisce i vicini, perché non ha lasciato il bambino a casa con la domestica? La risposta è semplice, la domestica è vecchia e non riesce a stargli dietro. Per mettere a tacere altri pettegolezzi di paese, non ha potuto ricambiare le visite degli altri vicini per lo stesso motivo. Pronta un’altra domanda insidiosa: perché allora a messa Arthur non c’era? Perché era un’eccezione, punto. Si capisce subito che l’ambiente è lievemente ottuso. Tutti pensano che Arthur sia viziato, troppo attaccato alla madre, Mrs Graham comincia a innervosirsi. Gilbert fa finta di leggere un giornale molto interessante, “La rivista degli Agricoltori”, ma non si è perso una virgola, Arthur si è messo a giocare con il cane Sancho, e dopo pochi minuti la rivista è diventata sua.
Stanno organizzando un piccolo ricevimento, Mrs Graham non ha nessuna intenzione di partecipare, e quando offrono del vino, fulmina il bambino con lo sguardo, con il divieto assoluto di non prenderlo. Parte una predica di Mrs Markham sul ruolo delle tentazioni nella vita di un uomo, “non si devono eliminare, ma si deve imparare a resistere con forza di carattere.” Mrs Graham non è d’accordo, il vino è vietato. È chiaro che hanno opinioni diverse, Mrs Markham la biasima per volere educare il bambino da sola. Interviene Gilbert, e l’atmosfera diventa ancora più tesa, parole al vento, Mrs Graham è pronta per tornare alla sua rovina, nonostante i rimproveri di Gilbert, “lei ascolta solo quello che le fa comodo.” Appunto, un caro saluto a lui, la madre, Gilbert quasi le stritola la mano e arrivederci e (non) grazie.

Alla festa programmata per il 5 Novembre di Mrs Graham non c’è neanche l’ombra. Ruba la scena la figlia di Mrs Wilson, bella ed elegante. Tra una chiacchiera e l’altra, il discorso cade su Mrs Graham, Mrs Markham non le ha perdonato il fatto che proibisca al figlio di bere vino, e vuole avere un’opinione dal reverendo, che pur non bevendo vino, gradisce pinte di birra fatta in casa. Il rigore ha i suoi vantaggi, spiega, sorseggiando la birra, ma quella donna è indubbiamente troppo severa.

Passa qualche settimana e Gilbert decide di andare insieme alla sorella a trovare Mrs Graham. Con grande sorpresa di entrambi, scoprono che Mrs Graham dipinge, ha lo studio pieno di tele, prevalentemente ritratti e paesaggi. Il caminetto è acceso, e li fa accomodare. Gilbert scopre che uno scorcio di Wildfell Hall ha un altro nome, come mai? Mrs Graham dice che non vuole far sapere dove abita, e che preferisce mantenere segreta la sua residenza, i quadri poi vengono tutti spediti a Londra, e venduti da un agente. La conversazione si interrompe bruscamente, Mrs Graham si scusa e va incontro a un uomo, il bambino dice che è un amico della madre. Mentre Gilbert si sta studiando i quadri, Mrs Graham rientra e si scusa per l’arrivo di una persona interessata alle tele. Gilbert vuole sapere qualcosa in più di un quadro appoggiato al muro, e ancora una volta irrita Mrs Graham. Si capisce che ha toccato un nervo scoperto, e che Mrs Graham preferisce non parlarne. Gilbert capisce che è meglio girare i tacchi e tornare a casa, Mrs Graham accompagnandolo alla porta, gli chiede scusa per essere stata troppo brusca. Questa volta è gentile, e lui non le stritola la mano.

Passano altri quattro mesi, Gilbert si tiene a distanza, anche se sa esattamente cosa fa Mrs Markham, dove va a passeggiare con il figlio, ormai Arthur è un amico, grazie anche al cane Sancho.

Un pomeriggio di Febbraio, Gilbert non può dimenticarlo perché è l’inizio di una nuova evoluzione nel rapporto, la incrocia nella brughiera, i due si mettono a parlare, stranamente sono d’accordo su tutto, Gilbert è felicissimo di quell’incontro casuale, appena torna a casa e sente i discorsi frivoli della sorella con Eliza, prova già nostalgia.

Comincia a frequentare i luoghi in cui Mrs Graham va a dipingere, riesce persino a portare il figlio a cavallo con lui, strappandolo alla madre per qualche ora. Per lui Wildfell Hall rimane un posto troppo cupo per una donna sola. Lungo il tragitto verso casa incontra il suo amico Lawrence che vuole sapere se ha cambiato idea su Mrs Graham, Gilbert non si sbilancia ma vuole scoprire se interessa all’amico, Lawrence nega. Sul matrimonio ha al momento le idee parecchio confuse.

Passano ancora altre settimane finché la famiglia Markham si autoinvita a casa di Mrs Graham, che non sembra troppo entusiasta di quell’intrusione, Rose lancia la proposta di un picnic sulle scogliere, tutti insieme. Lawrence non partecipa.

Dopo interminabili discussioni sulla gita dell’anno, passano altri tre mesi, il tempo non agevola gli incontri all’aria aperta, l’appuntamento slitta da marzo a maggio. Benvenuti nello Yorkshire.

Qualche minuto da solo con Mrs Graham sulla scogliera basta a sedurlo definitivamente, vorrebbe…ma non osa. La descrizione dei boccoli e degli occhi grigi scuri di Mrs Graham fa dubitare che il narratore sia un uomo, ma facciamo finta di sì, e immergiamoci nel fascino alieno di Mrs Graham, raffinata pittrice, con troppi misteri da svelare…Pur in compagnia, dopo qualche ora, Mrs Graham si assenta e va a dipingere il paesaggio da sola, nascosta dietro a una roccia. Gilbert la segue e la osserva in ammirato silenzio. La conquista sarà più difficile del previsto.

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Doctor Faustus: IV parte

Al Capitolo XXI Serenus decide di aggiornarci sulla difficile situazione in Germania, siamo in autunno riaffiorano i ricordi dei bombardamenti, per la Germania è finita. La memoria si rifugia nel passato, a Lipsia, ai tre anni che Adrian trascorre nella città mentre Serenus lo segue solo per un anno. È immerso completamente nella musica, sostiene che “lo svago serve solo a coloro per i quali non conta”[1], e Serenus è sorpreso che un orecchio così sensibile non abbia nessuna vocazione per l’arte figurativa, il maestro Kretzschmar continua a essere una fonte inesauribile di consigli e lo introduce nel circolo dei musicisti svizzeri, vanno a Basilea ad ascoltare il Magnificat di Monteverdi, e gli fa conoscere le letture orchestrali, concerti privati dove i musicisti hanno la possibilità di vedere le proprie opere eseguite da altri professionisti per avere un utile feedback sul proprio lavoro. Adrian scrive le canzoni di Brentano, e Serenus è colpito da certe ingenuità stilistiche che secondo lui vengono miscelate negli accordi quasi per stuzzicare chi è più esperto.

Nel 1910 in occasione del matrimonio della sorella Ursula con un ottico svizzero, Adrian torna alla residenza natale, accompagnato dall’inseparabile amico. Felice che abbiano organizzato una cerimonia sobria senza nemmeno un rinfresco serale, un pasto in compagnia di pochi amici, e il pomeriggio tutti gli invitati sono già liberi di fare quello che vogliono. Adrian, con la scusa delle sempre presenti emicranie, va a fare un passeggiata con Serenus e gli racconta gli ultimi sviluppi del suo nuovo arrangiamento, le Pene di Amor Perdute di Shakespeare. Serenus gli annuncia le sue prossime nozze con Helene, ma Adrian non sembra essere particolarmente interessato all’argomento, sempre concentrato in nuove teorie musicali, insiste che il contrappunto si deve basare sulla simultaneità di voci autonome, ci deve essere una parola-chiave che ritorna liberamente all’interno di una composizione rigorosa, e Serenus annuisce in silenzio. Si sta dedicando all’esplorazione della musica dodecafonica, dove i dodici suoni della scala cromatica temperata vengono collegati tra loro senza che i rapporti siano in alcun modo riferibili a una nota fondamentale (come invece avviene nella tonalità), per la composizione si mettono in ordine le note creando una serie, a seconda dell’interpretazione creativa – l’ispirazione Mann la prende da Shönberg – e parla troppo spesso di costellazioni:

“Ragione e magia…si incontrano e diventano una cosa sola in quello che chiamiamo sapienza, iniziazione, nella fede che abbiamo nelle stelle, nei numeri…”[2]

Grazie all’amico Rüdiger che ha dei contatti con alcuni editori di Monaco, Adrian decide di cambiare città per completare la stesura dell’opera shakespeariana. Prende in affitto una camera dalla vedova di un senatore, una signora fine che suona il piano, ha un salotto frequentato da musicisti, scrittori, e due figlie. Irene, la maggiore, ha un’aria malinconica e riservata, scrive poesie, ma ha come unica ambizione la cura della casa, la sorella Clarissa invece, ha velleità artistiche, studia teatro, è una bionda appariscente che colleziona teschi – tra cui un fermacarte in bronzo che verrà regalato a Serenus dopo il suo suicidio – ha un gatto color zolfo, Isaak, costretto a portare come segno di lutto per la morte del padre un nastro nero sulla coda, e si diverte a conversare con gli ospiti. Tra questi c’è il violinista Schwerdtfeger, con gli occhi color azzurro acciaio, che ha la passione, non ricambiata per Adrian, lo segue ovunque e vorrebbe sempre accompagnarlo mentre suona il piano.

Rüdiger conosce molti letterati, tra cui un’autrice di romanzi, Jeanette Scheurl, profonda conoscitrice di musica, che conquista Adrian con i suoi commenti sulla polifonia di Mozart.

Durante una gita a Pfeiffering, arrivati in una vecchia fattoria immersa nella campagna, Adrian sente che è arrivato il momento di fare un viaggio in Italia, decide di trascorrere tutta l’estate in un piccolo paese del Lazio, Palestrina, il paese natale del compositore Penestre, ricordato anche nel canto XXVII dell’Inferno di Dante come Prenestino[3].

Serenus insieme alla moglie Helene va a fargli visita a Casa Manardi, gestita da una vedova, e i suoi due fratelli scapoli, Ercolano, un ex avvocato di un’ignoranza abissale che sta tutto il giorno in mutande a leggere il giornale, e il fratello contadino Alfonso, aka Alfo, di indole più pratica. La figlia adolescente della vedova, Amelia, soffre di un grave disturbo mentale, urla a tavola mentre interroga le posate, ignorata da tutti, che ormai si sono abituati ai suoi lamenti, persino alla follia. Pare che nel passato ci fosse stato tra i loro ospiti un russo che di notte aveva preso l’abitudine di sparare ai fantasmi e spaventare tutto il vicinato. Welcome to Italy…

Al bizzarro quadretto famigliare si aggiungono Serenus, immerso nelle sue letture umanistiche, la moglie Helene che lavora all’uncinetto e Adrian che prova al piano Le Pene di Amor Perdute, entusiasta del punto in cui Biron recita questi versi:

Perdio quest’amore è pazzo come Aiace; ammazza le pecore, uccide me stesso che sono una pecora.[4]

Affascinato dal personaggio di Rosalina, la bella tenebrosa, vede in Biron la saggezza di Shakespeare, e la sua sfortunata relazione con la dark lady dei sonetti che lo tradisce con un uomo più giovane.

Dopo tre settimane Serenus e la moglie tornano in Germania, e Adrian e Rüdiger cambiano residenza e si trasferiscono a Roma. Serenus è sempre più sorpreso dalla castità di Adrian e dal suo mantenersi lontano dalle donne.

TO BE CONTINUED…

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[1] Ibidem, p. 219.

[2] Ibidem, p. 241.

[3] Dante, Inferno, Canto XXVii, vv.101-102:

“e tu mi insegna fare

sì come Penestrino in terra getti.”

Il riferimento è alla lotta del borgo, feudo dei Colonna, contro il Papa. Bonifazio, dopo un assedio di un anno e mezzo lo fece radere al suolo.

[4] DF, Ibidem, p. 266.

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