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“Asso” Shaw

Edgar Lee Masters on a 1970 stamp

Un coup de dés jamais n’abolira le hasard

(Stéphane Mallarmé)

Oggi sono andata a votare, ogni volta che vedo il simbolo dell’Italia dei valori, non so per quale inspiegabile meccanismo mentale, ricordo la voce di Di Pietro che recita “L’Italia dei valori è…”, poi fortunatamente svanisce, ma devo ammettere che riesce sempre a distrarmi per qualche secondo. Ho spostato la tenda da saloon del mio box con una spavalderia da “cowgirl”, e ho fatto la mia croce. Tornata a casa, non ho potuto fare a meno di andare a ritradurre la filosofia apparentemente spicciola di “Asso” Shaw, un giocatore d’azzardo rievocato da Edgar Lee Masters nell’antologia di Spoon River. Poche righe significative contro o a favore della fortuna o della sorte, dipende dai punti di vista…

Ace Shaw

I never saw any difference

Between playing cards for money

And selling real estate,

Practicing law, banking, or anything else.

For everything is chance.

Nevertheless

Seest thou a man diligent in business?

He shall stand before Kings!

——————————————————————————————–

Asso Shaw

Non ho mai visto nessuna differenza

Tra giocare a carte per soldi

E vendere proprietà,

Lavorare come avvocato, in banca o qualsiasi altro campo.

Perché tutto è una questione di fortuna.

Ciononostante

Vedi un uomo scrupoloso negli affari?

Egli starà in piedi davanti ai Re!

——————————————————————————————–

Tre note sulla fortuna-azzardo-chance:

1) Gli ultimi due versi della poesia sono tratti dalla Bibbia, Il libro dei Proverbi 22-29, “Vedi tu un uomo abile nel suo mestiere? Egli entrerà fra gli artigiani del re.”

2) Quando nomina la professione dell’avvocato, non si può non vedere un riferimento indiretto al padre, avvocato come lui. La fortuna aveva giocato a suo sfavore, per gravi questioni economiche non era riuscito a pagare le rette scolastiche al figlio.

3) Per chi volesse vedere il libro-poesia di Stéphane Mallarmé, ecco un link interessante:

 

“Asso” Shaw

Edgar Lee Masters on a 1970 stamp

Un coup de dés jamais n’abolira le hasard

(Stéphane Mallarmé)

Oggi sono andata a votare, ogni volta che vedo il simbolo dell’Italia dei valori, non so per quale inspiegabile meccanismo mentale, ricordo la voce di Di Pietro che recita “L’Italia dei valori è…”, poi fortunatamente svanisce, ma devo ammettere che riesce sempre a distrarmi per qualche secondo. Ho spostato la tenda da saloon del mio box con una spavalderia da “cowgirl”, e ho fatto la mia croce. Tornata a casa, non ho potuto fare a meno di andare a ritradurre la filosofia apparentemente spicciola di “Asso” Shaw, un giocatore d’azzardo rievocato da Edgar Lee Masters nell’antologia di Spoon River. Poche righe significative contro o a favore della fortuna o della sorte, dipende dai punti di vista…

Ace Shaw

I never saw any difference

Between playing cards for money

And selling real estate,

Practicing law, banking, or anything else.

For everything is chance.

Nevertheless

Seest thou a man diligent in business?

He shall stand before Kings!

——————————————————————————————–

Asso Shaw

Non ho mai visto nessuna differenza

Tra giocare a carte per soldi

E vendere proprietà,

Lavorare come avvocato, in banca o qualsiasi altro campo.

Perché tutto è una questione di fortuna.

Ciononostante

Vedi un uomo scrupoloso negli affari?

Egli starà in piedi davanti ai Re!

——————————————————————————————–

Tre note sulla fortuna-azzardo-chance:

1) Gli ultimi due versi della poesia sono tratti dalla Bibbia, Il libro dei Proverbi 22-29, “Vedi tu un uomo abile nel suo mestiere? Egli entrerà fra gli artigiani del re.”

2) Quando nomina la professione dell’avvocato, non si può non vedere un riferimento indiretto al padre, avvocato come lui. La fortuna aveva giocato a suo sfavore, per gravi questioni economiche non era riuscito a pagare le rette scolastiche al figlio.

3) Per chi volesse vedere il libro-poesia di Stéphane Mallarmé, ecco un link interessante:

 

Un ghazal afghano

C’è un libro di poesie a cui sono molto legata, è il Divano Occidentale [1], raccolta che richiama parzialmente un titolo di goethiana memoria [2] ma che opta per una scelta ben più radicale, già occidentalizzata: il materiale islamico viene presentato già tradotto in italiano e ordinato secondo una semplice sequenza cronologica, senza note o schede biografiche degli autori, una scelta stilistica che mette in evidenza la liricità dei singoli componimenti e ne fa apprezzare in pieno il senso.

Per ghazal generalmente si intende la “canzone o elegia d’amore”, di solito oscilla tra i 5 e i 15 versi, ma può avere delle varianti più lunghe. Ogni verso rima con gli altri, l’ultimo verso contiene quasi sempre lo pseudonimo poetico o nom de plume dell’autore, tradotto anch’esso in scansione poetica.

Fra tutti i ghazal, il mio preferito è il LXXV, del poeta guerriero Kosh-Hal Khan (sec. XVII), l’unico autore afghano presente nel canzoniere. Qui l’attraversamento di territori oscuri è già avvenuto, una lucida consapevolezza.

Non mi addolora più l’aspro destino,

perché ancora una volta

io da bravo serpente inanellato

sono stato capace

di scrollarmi di dosso la mia pelle.

L’ho gettata in un canto e sono andato

nuovamente tenace

a controllare ancora

se fortuna m’ha proprio abbandonato.

E ho fatto molto bene,

perché una luce c’è che brilla ancora:

l’occhio lustro del sole,

non l’appanna la neve una stagione!

Oh, la grazia più vera

che può farci il Signore

è darci una lunghissima pazienza,

sì che noi ci s’adatti,

rinunciando a morire di dolore.

Confesso di essere stato trascinato

verso tutti i mercati:

m’è servito ad intendermi dei prezzi.

E se ho visto l’autunno in agguato

avido di massacri

di foglie morte a cumuli ai suoi piedi,

di lì a poco ho constatato

come sprizzi la gemma

umida a primavera.

M’hanno voluto dare

soprannomi felici

come si danno ai re.

L’augurio è ben accetto:

m’hanno deposto, e io mi riprendo il trono.


[1] Divano Occidentale, a cura di Gianroberto Scarcia, Edizioni Il cavaliere azzurro, 1986.

[2] Il Divano occidentale-orientale, scritto tra il 1814 e il 1827. Goethe lo definì: “incondizionato abbandono all’insondabile volontà di Dio, contemplazione serena della mobile attività terrena, che si ripete sempre in cerchio o a spirale, amore, inclinazione che ondeggia tra due mondi, tutto il reale spiegato e risolto nel simbolo.”

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