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One book in one tweet #11 Contrasti

11-55

Gladiators (the bloody truth) di Michael Grant

Ai tempi di Domiziano, colpivano duro Achillia e Amazon. Si diceva che il sangue di un gladiatore appena ucciso curasse l’epilessia.

Il turbo e il chiaro di Luigi Meneghello

Saggio sulla traduzione, il titolo è un rimando dantesco, lo turbo turba, il chiaro gradisce, “la cagione non è superficiale”.

Il metodo Mystery di Erin von Markovik

Vale per Mystery. Offrire un punch al sidro può avere effetti indesiderati, bisognerebbe colpire in sette ore, qualche bidone si prende.

The Taste of Portugal di Edite Veira

Imprescindibile. Ricco di ricette gustosissime, i pasteis de nata, i dolcetti alla crema che si mangiano a Belém a casa non vengono.

Pragmatica della comunicazione umana di Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson

“Non sono le cose in se stesse a preoccuparci, ma le opinioni che ci facciamo di esse”. Il fenomeno di riflessività genera il paradosso.

One book in one tweet #11 Contrasti

11-55

Gladiators (the bloody truth) di Michael Grant

Ai tempi di Domiziano, colpivano duro Achillia e Amazon. Si diceva che il sangue di un gladiatore appena ucciso curasse l’epilessia.

Il turbo e il chiaro di Luigi Meneghello

Saggio sulla traduzione, il titolo è un rimando dantesco, lo turbo turba, il chiaro gradisce, “la cagione non è superficiale”.

Il metodo Mystery di Erin von Markovik

Vale per Mystery. Offrire un punch al sidro può avere effetti indesiderati, bisognerebbe colpire in sette ore, qualche bidone si prende.

The Taste of Portugal di Edite Veira

Imprescindibile. Ricco di ricette gustosissime, i pasteis de nata, i dolcetti alla crema che si mangiano a Belém a casa non vengono.

Pragmatica della comunicazione umana di Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson

“Non sono le cose in se stesse a preoccuparci, ma le opinioni che ci facciamo di esse”. Il fenomeno di riflessività genera il paradosso.

Il ricatto delle missive

Fra i sentimenti, una grande mente apprende la diffidenza per ultima.

(Jean Racine)

Rimettendo apposto gli scaffali della libreria ho ritrovato una piccola gemma, Lettere di una monaca portoghese (1), un breve epistolario pubblicato per la prima volta il 4 Gennaio del 1669. A giudicare dal titolo nessuno immaginerebbe cinque lettere infuocate piene di ardore inviate a un ufficiale francese…Eppure le “portoghesi” divennero un vero e proprio genere letterario che connotava le lettere d’amore appassionate, note anche come lettere di rimprovero. L’arte risiedeva nella stesura delle lamentele che dovevano essere espresse con una certa eleganza, uno dei cinque pilastri della retorica classica.(2)

Qui però le cose si complicavano, le accuse di tradimento e abbandono erano state scritte da una religiosa che si firmava solamente con il nome di Marianna.

L’anonimato dell’autrice contribuì enormemente al successo letterario del testo, un’operazione commerciale ben architettata, con già ventuno ristampe nel giro di cinque anni dalla pubblicazione. Le lettere suscitarono una vera e propria querelle tra chi sosteneva che l’autrice fosse davvero una monaca, Marianna Alcoforada – dai documenti storici si scoprì che effettivamente ci fu una Maria Ana Alcoforado che visse nel convento di Beja e che poteva corrispondere a un identikit verosimile della narratrice – e i non-autenticisti che negavano la possibilità che una suora con una preparazione culturale limitata potesse scrivere nello stesso stile di Racine. Si risalì persino al presunto amante, il cavaliere Noël Bouton de Chamilly, ufficiale di Luigi XIV, che aveva partecipato alla campagna di Portogallo negli stessi anni.

Dopo due secoli Green indicò come possibile autore il conte di Guilleragues, un nobile guascone, originario di Bordeaux, avvocato, amico di molti letterati tra cui Racine, Boileau, Madame de Sévigné, La Rochefoucault. Guilleragues però non rivendicò mai la paternità delle lettere. Il francesista Giovanni Macchia adottò un atteggiamento più scettico non riscontrando nessun parallelo significativo tra le lettere e la vita di Guilleragues.

Ancora oggi gli studiosi continuano a dubitare.

Leggendo le lettere si capisce da subito che la frustrazione di un amore non corrisposto è stata costruita con grande abilità, in un susseguirsi di domande che alimentano altre domande, con una tensione crescente che alterna logica e struggimento.

La scrittura restituisce le riflessioni confuse di un’anima tormentata che si interroga costantemente perché non si dà pace. Dopo un percorso labirintico, fortunatamente Marianna approda a una verità disarmante, la rabbia deve cedere il posto a una nuova consapevolezza: “…sono forse obbligata a rendervi puntualmente conto di tutte le mie emozioni?”

In quel preciso istante non si può non essere non solidali con la riscoperta di una tappa obbligatoria: l’amorevolezza. L’ira non è mai placata dall’ira.

——————————————————————————————–

(1)  Marsilio Editori, Venezia 1991.

(2)  Ordo, inventio, dispositio, elocutio, elegantia.

Il ricatto delle missive

Fra i sentimenti, una grande mente apprende la diffidenza per ultima.

(Jean Racine)

Rimettendo apposto gli scaffali della libreria ho ritrovato una piccola gemma, Lettere di una monaca portoghese (1), un breve epistolario pubblicato per la prima volta il 4 Gennaio del 1669. A giudicare dal titolo nessuno immaginerebbe cinque lettere infuocate piene di ardore inviate a un ufficiale francese…Eppure le “portoghesi” divennero un vero e proprio genere letterario che connotava le lettere d’amore appassionate, note anche come lettere di rimprovero. L’arte risiedeva nella stesura delle lamentele che dovevano essere espresse con una certa eleganza, uno dei cinque pilastri della retorica classica.(2)

Qui però le cose si complicavano, le accuse di tradimento e abbandono erano state scritte da una religiosa che si firmava solamente con il nome di Marianna.

L’anonimato dell’autrice contribuì enormemente al successo letterario del testo, un’operazione commerciale ben architettata, con già ventuno ristampe nel giro di cinque anni dalla pubblicazione. Le lettere suscitarono una vera e propria querelle tra chi sosteneva che l’autrice fosse davvero una monaca, Marianna Alcoforada – dai documenti storici si scoprì che effettivamente ci fu una Maria Ana Alcoforado che visse nel convento di Beja e che poteva corrispondere a un identikit verosimile della narratrice – e i non-autenticisti che negavano la possibilità che una suora con una preparazione culturale limitata potesse scrivere nello stesso stile di Racine. Si risalì persino al presunto amante, il cavaliere Noël Bouton de Chamilly, ufficiale di Luigi XIV, che aveva partecipato alla campagna di Portogallo negli stessi anni.

Dopo due secoli Green indicò come possibile autore il conte di Guilleragues, un nobile guascone, originario di Bordeaux, avvocato, amico di molti letterati tra cui Racine, Boileau, Madame de Sévigné, La Rochefoucault. Guilleragues però non rivendicò mai la paternità delle lettere. Il francesista Giovanni Macchia adottò un atteggiamento più scettico non riscontrando nessun parallelo significativo tra le lettere e la vita di Guilleragues.

Ancora oggi gli studiosi continuano a dubitare.

Leggendo le lettere si capisce da subito che la frustrazione di un amore non corrisposto è stata costruita con grande abilità, in un susseguirsi di domande che alimentano altre domande, con una tensione crescente che alterna logica e struggimento.

La scrittura restituisce le riflessioni confuse di un’anima tormentata che si interroga costantemente perché non si dà pace. Dopo un percorso labirintico, fortunatamente Marianna approda a una verità disarmante, la rabbia deve cedere il posto a una nuova consapevolezza: “…sono forse obbligata a rendervi puntualmente conto di tutte le mie emozioni?”

In quel preciso istante non si può non essere non solidali con la riscoperta di una tappa obbligatoria: l’amorevolezza. L’ira non è mai placata dall’ira.

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(1)  Marsilio Editori, Venezia 1991.

(2)  Ordo, inventio, dispositio, elocutio, elegantia.

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