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poesia persiana

One book in one tweet #16 Sì viaggiare

16-80

Sir Gawain e il Cavaliere verde (Manoscritto anonimo medievale)

Re Artù è a Camelot per celebrare il Capodanno, prima del pranzo è tradizione ascoltare sempre qualche avventura. Eccola qui.

Mario l’epicureo di Walter Pater

Romanzo filosofico ricco di citazioni, già sotto il titolo, “Un sogno di inverno dove le notti sono più lunghe”(Luciano) e pure i sogni.

Viaggio in Armenia di Osip Mandel’štam (a cura di Serena Vitale)

Poeta russo, ebreo, materia armena, struttura di forma persiana. Acqua in armeno è dzur, villaggio è g’jur, è un buon inizio.

Le isole Aran di John M. Synge

Qui torniamo al trapassato, inizio del secolo scorso, vent’anni fa erano più o meno simili, ora forse un passato prossimo.

Fire on the mountain di Anita Desai

Viaggio tra le montagne dove le lettere non arrivano, sfogliando I racconti del cuscino di Sei Shonagon, una dama di corte giapponese.

L’eco di Forugh

Tra le grandi interpreti della poesia persiana spicca Forugh Farrokhzad (1935-1967), un’artista che si è distinta per il suo talento e il suo coraggio, aldilà delle vicissitudini sentimentali – il divorzio dal marito, il conseguente allontanamento dal nucleo famigliare e dal figlio, condannato duramente all’epoca – in una continua tensione alla ricerca di un’espressione di sé e di un universo poetico che racchiudesse e ispirasse altri mondi e altre visioni.

La sua prima raccolta di poesie venne pubblicata nel 1955, il suo unico documentario Khaneh siah ast (The House is black) sulla vita dei lebbrosi in Iran risale al 1963, ha vinto parecchi premi internazionali.

Per le traduzioni in italiano, segnalo È solo la voce che resta. Canti di una donna ribelle del Novecento iraniano a cura di F. Mardani[1].

In rete c’è moltissimo materiale in inglese. Ho trovato curioso che la parola “voce” nella poesia È solo la voce che resta, un manifesto sul rapporto tra la donna, la creatività e il potere, sia stata tradotta diversamente in inglese con sound, che sì richiama il significato di voce, ma assume una connotazione più ampia, perché diventa eco naturale di altri suoni, non necessariamente umani.

La versione che vi propongo è una mia traduzione dall’inglese dell’iranista Michael C. Hillmann, un’altra interpretazione possibile di “una discendente della stirpe degli alberi”…

È solo il suono che resta

 

Perché dovrei fermarmi, perché?

Gli uccelli se ne sono andati alla ricerca

della direzione azzurra.

L’orizzonte è verticale, verticale

e il movimento come una fontana;

e ai confini della visione

ruotano pianeti luminosi.

La terra in elevazione raggiunge la ripetizione

e i pozzi di aria

si trasformano in canali di connessione;

e il giorno è una vastità,

che non si adatta alla mente ristretta

dei vermi dei giornali.

 

Perché dovrei fermarmi?

La strada passa attraverso i capillari della vita,

la qualità dell’ambiente

nella nave dell’utero della luna

eliminerà le cellule corrotte.

E nello spazio chimico dopo l’aurora

c’è solo il suono,

il suono che attirerà le particelle del tempo.

Perché dovrei fermarmi?

 

Cosa potrebbe essere la palude?

Che cosa potrebbe essere la palude se non terreno fertile

per insetti corrotti?

Cadaveri tumefatti scarabocchiano i pensieri dell’obitorio,

chi è poco virile ha nascosto

la sua mancanza di virilità nell’oscurità,

e l’insetto…ah,

quando l’insetto parla,

perché dovrei fermarmi?

La cooperazione delle lettere di piombo è futile,

non risparmierà il misero pensiero.

Sono una discendente della stirpe degli alberi.

Respirare aria stantia mi deprime.

Un uccello morto mi consigliò

di consegnare il volo alla memoria.

Il massimo sforzo dei poteri è l’unione,

legarsi al principio raggiante del sole

e riversarsi nella comprensione della luce.

È naturale per i mulini a vento andare a pezzi.

 

Perché dovrei fermarmi?

Stringo al mio seno

i fasci acerbi di grano

e li allatto.

 

Il suono, il suono, solo il suono

il suono di desideri limpidi

di acqua che scorre,

il suono della caduta di una stella di luce

sulla superficie della femminilità della terra

il suono del legame tra il seme del senso

e l’espansione di una mente condivisa di amore.

Il suono, il suono, il suono,

rimane solo il suono.

 

Nella terra dei nani,

i criteri di valutazione

hanno sempre viaggiato nell’orbita dello zero.

Perché dovrei fermarmi?

Obbedisco ai quattro elementi;

e il lavoro per schizzare

la costituzione del mio cuore

non è affare

del governo locale dei ciechi.

 

Che cos’è rispetto a me la lunga lamentosa sfrenatezza

negli organi sessuali degli animali?

Che cos’è rispetto a me l’umile movimento del verme

nel suo vuoto di carne?

La stirpe sanguinante dei fiori

Mi ha affidato alla vita.

E tu conosci la stirpe

Sanguinante dei fiori?

——————————————————————————————–

[1] Aliberti Editore, Reggio Emilia, 2009.

In merito alla versione originale in inglese, avevo messo il link ma purtroppo è stato rimosso, e siccome sono contraria a ogni forma di censura, e non abito “nella terra dei nani”, lo posto direttamente qui:

It is only sound that remains Why should I stop, why? The birds have gone in search of the blue direction. The horizon is vertical, vertical and movement fountain-like;

And at the limits of vision 
shining planets spin. 
The earth in elevation reaches repetition, and air wells changes into tunnels of connection; and day is a vastness, which does not fit into narrow mind 
of newspaper worms.

Why should I stop? 
The road passes through the capillaries of life, 
the quality of the environment in the ship of the uterus of the moon 
will kill the corrupt cells. 
And in the chemical space after sunrise there is only sound, 
sound that will attract the particles of time. Why should I stop?

What can a swamp be? 
What can a swamp be but the spawning ground 
of corrupt insects? 
Swollen corpses scrawl the morgue’s thoughts, the unmanly one has hidden his lack of manliness in blackness, 
and the bug… ah, when the bug talks, why should I stop? 


Cooperation of lead letters is futile,
it will not save the lowly thought. I am a descendant of the house of trees. 
Breathing stale air depresses me. A bird which died advised me to commit flight to memory. The ultimate extent of powers is union, joining with the bright principle of the sun and pouring into the understanding of light. It is natural for windmills to fall apart.

Why should I stop? 
I clasp to my breast 
the unripe bunches of wheat and breastfeed them.

Sound, sound, only sound, the sound of the limpid wishes of water to flow,
the sound of the falling of star light 
on the wall of earth’s femininity 
the sound of the binding of meaning’s sperm 
and the expansion of the shared mind of love. 
Sound, sound, sound, only sound remains.

In the land of dwarfs, the criteria of comparison have always traveled in the orbit of zero. Why should I stop? 
I obey the four elements; and the job of drawing up
the constitution of my heart
is not the business of the local government of the blind.

What is the lengthy whimpering wildness 
in animals sexual organs to me?  What to me is the worm’s humble movement in its fleshy vacuum? 
The bleeding ancestry of flowers 
has committed me to life. 
Are you familiar with the bleeding 
ancestry of the flowers?

L’eco di Forugh

Tra le grandi interpreti della poesia persiana spicca Forugh Farrokhzad (1935-1967), un’artista che si è distinta per il suo talento e il suo coraggio, aldilà delle vicissitudini sentimentali – il divorzio dal marito, il conseguente allontanamento dal nucleo famigliare e dal figlio, condannato duramente all’epoca – in una continua tensione alla ricerca di un’espressione di sé e di un universo poetico che racchiudesse e ispirasse altri mondi e altre visioni.

La sua prima raccolta di poesie venne pubblicata nel 1955, il suo unico documentario Khaneh siah ast (The House is black) sulla vita dei lebbrosi in Iran risale al 1963, ha vinto parecchi premi internazionali.

Per le traduzioni in italiano, segnalo È solo la voce che resta. Canti di una donna ribelle del Novecento iraniano a cura di F. Mardani[1].

In rete c’è moltissimo materiale in inglese. Ho trovato curioso che la parola “voce” nella poesia È solo la voce che resta, un manifesto sul rapporto tra la donna, la creatività e il potere, sia stata tradotta diversamente in inglese con sound, che sì richiama il significato di voce, ma assume una connotazione più ampia, perché diventa eco naturale di altri suoni, non necessariamente umani.

La versione che vi propongo è una mia traduzione dall’inglese dell’iranista Michael C. Hillmann, un’altra interpretazione possibile di “una discendente della stirpe degli alberi”…

È solo il suono che resta

 

Perché dovrei fermarmi, perché?

Gli uccelli se ne sono andati alla ricerca

della direzione azzurra.

L’orizzonte è verticale, verticale

e il movimento come una fontana;

e ai confini della visione

ruotano pianeti luminosi.

La terra in elevazione raggiunge la ripetizione

e i pozzi di aria

si trasformano in canali di connessione;

e il giorno è una vastità,

che non si adatta alla mente ristretta

dei vermi dei giornali.

 

Perché dovrei fermarmi?

La strada passa attraverso i capillari della vita,

la qualità dell’ambiente

nella nave dell’utero della luna

eliminerà le cellule corrotte.

E nello spazio chimico dopo l’aurora

c’è solo il suono,

il suono che attirerà le particelle del tempo.

Perché dovrei fermarmi?

 

Cosa potrebbe essere la palude?

Che cosa potrebbe essere la palude se non terreno fertile

per insetti corrotti?

Cadaveri tumefatti scarabocchiano i pensieri dell’obitorio,

chi è poco virile ha nascosto

la sua mancanza di virilità nell’oscurità,

e l’insetto…ah,

quando l’insetto parla,

perché dovrei fermarmi?

La cooperazione delle lettere di piombo è futile,

non risparmierà il misero pensiero.

Sono una discendente della stirpe degli alberi.

Respirare aria stantia mi deprime.

Un uccello morto mi consigliò

di consegnare il volo alla memoria.

Il massimo sforzo dei poteri è l’unione,

legarsi al principio raggiante del sole

e riversarsi nella comprensione della luce.

È naturale per i mulini a vento andare a pezzi.

 

Perché dovrei fermarmi?

Stringo al mio seno

i fasci acerbi di grano

e li allatto.

 

Il suono, il suono, solo il suono

il suono di desideri limpidi

di acqua che scorre,

il suono della caduta di una stella di luce

sulla superficie della femminilità della terra

il suono del legame tra il seme del senso

e l’espansione di una mente condivisa di amore.

Il suono, il suono, il suono,

rimane solo il suono.

 

Nella terra dei nani,

i criteri di valutazione

hanno sempre viaggiato nell’orbita dello zero.

Perché dovrei fermarmi?

Obbedisco ai quattro elementi;

e il lavoro per schizzare

la costituzione del mio cuore

non è affare

del governo locale dei ciechi.

 

Che cos’è rispetto a me la lunga lamentosa sfrenatezza

negli organi sessuali degli animali?

Che cos’è rispetto a me l’umile movimento del verme

nel suo vuoto di carne?

La stirpe sanguinante dei fiori

Mi ha affidato alla vita.

E tu conosci la stirpe

Sanguinante dei fiori?

——————————————————————————————–

[1] Aliberti Editore, Reggio Emilia, 2009.

In merito alla versione originale in inglese, avevo messo il link ma purtroppo è stato rimosso, e siccome sono contraria a ogni forma di censura, e non abito “nella terra dei nani”, lo posto direttamente qui:

It is only sound that remains Why should I stop, why? The birds have gone in search of the blue direction. The horizon is vertical, vertical and movement fountain-like;

And at the limits of vision 
shining planets spin. 
The earth in elevation reaches repetition, and air wells changes into tunnels of connection; and day is a vastness, which does not fit into narrow mind 
of newspaper worms.

Why should I stop? 
The road passes through the capillaries of life, 
the quality of the environment in the ship of the uterus of the moon 
will kill the corrupt cells. 
And in the chemical space after sunrise there is only sound, 
sound that will attract the particles of time. Why should I stop?

What can a swamp be? 
What can a swamp be but the spawning ground 
of corrupt insects? 
Swollen corpses scrawl the morgue’s thoughts, the unmanly one has hidden his lack of manliness in blackness, 
and the bug… ah, when the bug talks, why should I stop? 


Cooperation of lead letters is futile,
it will not save the lowly thought. I am a descendant of the house of trees. 
Breathing stale air depresses me. A bird which died advised me to commit flight to memory. The ultimate extent of powers is union, joining with the bright principle of the sun and pouring into the understanding of light. It is natural for windmills to fall apart.

Why should I stop? 
I clasp to my breast 
the unripe bunches of wheat and breastfeed them.

Sound, sound, only sound, the sound of the limpid wishes of water to flow,
the sound of the falling of star light 
on the wall of earth’s femininity 
the sound of the binding of meaning’s sperm 
and the expansion of the shared mind of love. 
Sound, sound, sound, only sound remains.

In the land of dwarfs, the criteria of comparison have always traveled in the orbit of zero. Why should I stop? 
I obey the four elements; and the job of drawing up
the constitution of my heart
is not the business of the local government of the blind.

What is the lengthy whimpering wildness 
in animals sexual organs to me?  What to me is the worm’s humble movement in its fleshy vacuum? 
The bleeding ancestry of flowers 
has committed me to life. 
Are you familiar with the bleeding 
ancestry of the flowers?

Rosa rosae

…“la rosa è amica di Bellezza,

e l’usignolo s’accompagna all’Amore,

all’uno attribuisci virtù, all’altra mutevolezza.

Molte rose sono sbocciate in questo giardino, eppure,

nessuno può cogliere in esso una rosa senza provare dolore di spine.”

(Hâfez)

Oggi un omaggio alle declinazioni della rosa in poesia, probabilmente uno dei fiori più citati in rima. Le famose ottave barocche di Giambattista Marino spesso ricordate come esercizio di stile sulle proprietà della rosa, in realtà rappresentavano un elemento di rottura rispetto al genere eroico del ‘500 che prevedeva il tema guerresco. L’Adone raccoglie venti canti dedicati esclusivamente al tema dell’amore: “…La vera regola è saper rompere le regole a tempo e luogo, accomodandosi al costume corrente e al gusto del secolo.” (1)

Rosa riso d’amor, del ciel fattura,

rosa del sangue mio fatta vermiglia,

pregio del mondo e fregio di natura,

de la terra e del sol vergine figlia,

d’ogni ninfa e pastor delizia e cura,

onor de l’odorifera famiglia,

tu tieni d’ogni beltà le palme prime,

sovra il vulgo de’ fior donna sublime.

❊

Quasi in bel tron imperadrice altera

siedi colà su la nativa sponda.

Turba d’aure vezzosa e lusinghiera

ti corteggia d’intorno e ti seconda;

e di guardie pungenti armata schiera

ti difende per tutto e ti circonda:

e tu, fastosa nel tuo regio vanto,

porti d’or la corona e d’ostro il manto.

Il tema dell’irraggiungibilità della rosa (2) viene riassunto da Jorge Luis Borges, con una poesia enciclopedica che si articola riprendendo antiche metafore:

La rosa,

l’immarcescibile rosa che non canto,

quella che è peso è fragranza,

quella del nero giardino nell’alta notte,

quella di qualsiasi giardino e qualsiasi sera,

la rosa che risorge dalla tenue

cenere per l’arte dell’alchimia,

la rosa dei persiani e di Ariosto,

quella che sempre sta sola,

quella che sempre è la rosa delle rose,

il giovane fiore platonico,

l’ardente e cieca rosa che non canto,

la rosa irraggiungibile. 

❊

La volatilità della passione diventa resoconto memorabile di una passione finita in Dino Campana (3):

In un momento

Sono sfiorite le rose

I petali caduti

Perché io non potevo dimenticare le rose

Le cercavamo insieme

Abbiamo trovato delle rose

Erano le sue rose erano le mie rose

Questo viaggio chiamavamo amore

Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose

Che brillavano un momento al sole del mattino

Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi

Le rose che non erano le nostre rose

Le mie rose le sue rose

P.S. E così dimenticammo le rose.

(per Sibilla Aleramo)

❊

Rainer Maria Rilke ha pubblicato un’intera raccolta di poesie, Les Roses, (4) composte in francese tra il 1924 e il 1926, che sono delicate riflessioni sulla metafisica della rosa.

Se la tua freschezza a volte ci stupisce;


gioiosa rosa,


è perché in te, petalo contro petalo,


dentro te stessa, ti riposi.

 

Un corpo sveglio il cui centro dorme,


mentre innumerevoli si toccano


le tenerezze del cuore silenzioso


che culminano poi nella tua bocca.

❊

La frase di Gertrude Stein, Rose is a rose is a rose is a rose, di solito riportata come gioco linguistico, è il frutto di una sintesi intelligente sul problema degli universali. Il fiore qui pone le basi per una nuova relazione tra narrazione e realtà, riprendendo le discussioni filosofiche nate fin dal Medioevo tra nominalisti e realisti. (5)

Robert Frost affronta lo stesso argomento in modo ironico, con una poesia sulla genealogia della rosa: The Rose Family. La circolarità del verso restituisce un senso nuovo:

The rose is a rose,

And was always a rose;

But the theory now goes

That the apple’s a rose,

And the pear is, and so’s

The plum, I suppose.

The dear only knows

What will next prove a rose.

You, of course, are a rose –

But were always a rose.

 

E allora se in inglese ci capitasse di essere chiamati Petal, sarebbe davvero un grande complimento.

—————————————————————————————-

(1) Giambattista Marino, L’Adone, pubblicato nel 1623 ma in lavorazione già dal 1596, un’opera di lunga gestazione.

(2) La Rosa, traduzione di Domenico Porzio, Meridiani Mondadori, Borges, Volume I, Milano 1984.

(3) In un momento, Dino Campana, scritta intorno al 1917.

(4) Rainer Marie Rilke, edizione italiana, Le Rose, Passigli editore, 2010. La  traduzione è a cura di S. Mori Carmignani.

(5) Abelardo (1079 – 1142) è stato il primo a utilizzare la rosa come esempio concettuale. Secondo il teologo e filosofo francese non c’è nulla di universale; l’universalità viene interpretata come un’operazione mentale con cui si prendono in considerazione gli aspetti in cui le cose vengono radunate per similitudine, tralasciando gli aspetti differenti.

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