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The Tenant of Wildfell Hall: IV parte

Salto temporale qualche anno indietro, Helen riporta nel suo diario il passato del marito che Gilbert sta leggendo avidamente insieme a noi. Se fosse stata a conoscenza di quanto racconta l’amico compagno di sventura, probabilmente non lo avrebbe mai sposato. Pieno di debiti di gioco, beve come una spugna, è spesso di cattivo umore, il laudano per lui non ha segreti. Incapace di mettere in pratica il suo piano, sposare una donna ricca che lo aiuti finanziariamente, decide che forse un po’ di amore nella sua vita è l’ingrediente che manca. Helen è potenzialmente perfetta, nonostante i precetti rigorosi della zia, che rimangono inascoltati, lo sposa. Già dal viaggio di nozze le cose prendono una brutta piega, un ipotetico tour romantico tra l’Italia e la Francia, si riduce a una toccata e fuga a Parigi e Roma, con nessuna possibilità di conoscere realmente i luoghi. Arthur ha sempre qualche altro affare da sbrigare altrove. Tornano nella nuova residenza i campagna. Le giornate si prospettano più lunghe del solito. Per Arthur la moglie è troppo religiosa, per Helen Arthur è asfissiante, un uomo-piovra. Lei si rifugia nella lettura, lui sfoglia distrattamente i giornali e qualche rivista sportiva, è un osservatore di nuvole, tra una pioggia e l’altra, fissa orizzonti lontani, ricorda spesso, per la non gioia della moglie, i suoi ex-amori, pensando di essere divertente, intrattenendola con antiche passioni. Helen gli preferisce i libri, Arthur si vendica non rivolgendole la parola, non presentandosi a tavola, trattando male il cane, che si sa sopporta pazientemente l’ira funesta del padrone. Lady F., sua ex-amante, una donna sposata a un vecchio ricco, ovviamente solo per interesse, viene nominata troppo spesso, finisce per essere motivo della prima litigata storica dopo solo poche settimane di matrimonio. Seguono giornate infernali accompagnate dall’immancabile pioggia, fino a che Helen scopre che il marito si sta organizzando un viaggio da solo a Londra, Helen teme il peggio. Fortunatamente il viaggio viene rimandato per problemi tecnici – un cavallo si ammala, e la pioggia è più insistente del solito. Helen decide di attuare il piano B, andare a Londra con il marito, dopo tutto un cambio d’aria potrebbe far bene a entrambi. A change is as good as a rest.

§

Frammenti

A me beato sembra come un dio

l’uomo che siede a te dinanzi, ed ode

da vicino le tue dolci parole

                                                ed il tuo dolce

riso amoroso. E subito nel petto

sbigottisce il mio cuore: se io ti vedo

solo un istante, subito la mia

                                                voce si spegne.

Mi si spezza la lingua, ed una fiamma

Sottile mi trascorre per le membra,

ed io non vedo nulla più con gli occhi;

                                                romban gli orecchi.

Freddo sudor m’inonda, ed un tremore

tutta mi prende, e più verde dell’erba

io sono, e non mi sembra essere lontana

                                                dalla mia morte.

Ma sopportare tutto si può…

Fr. 2D, Saffo [1] 

 

Altrove altri Arcipelaghi…

 

Alla fine di questa frase, comincerà la pioggia.

Al limite della pioggia, una vela.

 

Lenta la vela perderà di vista le isole;

in una foschia se ne andrà la fede nei porti

di una intera razza.

 

La guerra dei dieci anni è finita.

La chioma di Elena una nuvola grigia.

Troia, una bianca fossa di cenere

vicino al gocciolare del mare.

 

Il gocciolio si tende come le corde di un’arpa.

Un uomo con occhi annuvolati raccoglie la pioggia

e pizzica il primo verso dell’Odissea.[2]

 

 

 

__________________________

[1] La traduzione è di G. Perrotta.

[2] Tratto da Mappe del Nuovo Mondo, Derek Walcott. Qui la versione in inglese:

At the end of this sentence, rain will begin. / At the rain’s edge, a sail. // Slowly the sail will lose sight of the islands; / into a mist will go the belief in harbors / of an entire race. // The ten-years war is finished. Helen’s hair a gray cloud. / Troy, a white ashpit / by the drizzling sea. // The drizzle tightens like the strings of a harp. / A man with clouded eyes picks up the rain / and plucks the first line of the Odyssey./

 

Frammenti

A me beato sembra come un dio

l’uomo che siede a te dinanzi, ed ode

da vicino le tue dolci parole

                                                ed il tuo dolce

riso amoroso. E subito nel petto

sbigottisce il mio cuore: se io ti vedo

solo un istante, subito la mia

                                                voce si spegne.

Mi si spezza la lingua, ed una fiamma

Sottile mi trascorre per le membra,

ed io non vedo nulla più con gli occhi;

                                                romban gli orecchi.

Freddo sudor m’inonda, ed un tremore

tutta mi prende, e più verde dell’erba

io sono, e non mi sembra essere lontana

                                                dalla mia morte.

Ma sopportare tutto si può…

Fr. 2D, Saffo [1] 

 

Altrove altri Arcipelaghi…

 

Alla fine di questa frase, comincerà la pioggia.

Al limite della pioggia, una vela.

 

Lenta la vela perderà di vista le isole;

in una foschia se ne andrà la fede nei porti

di una intera razza.

 

La guerra dei dieci anni è finita.

La chioma di Elena una nuvola grigia.

Troia, una bianca fossa di cenere

vicino al gocciolare del mare.

 

Il gocciolio si tende come le corde di un’arpa.

Un uomo con occhi annuvolati raccoglie la pioggia

e pizzica il primo verso dell’Odissea.[2]

 

 

 

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[1] La traduzione è di G. Perrotta.

[2] Tratto da Mappe del Nuovo Mondo, Derek Walcott. Qui la versione in inglese:

At the end of this sentence, rain will begin. / At the rain’s edge, a sail. // Slowly the sail will lose sight of the islands; / into a mist will go the belief in harbors / of an entire race. // The ten-years war is finished. Helen’s hair a gray cloud. / Troy, a white ashpit / by the drizzling sea. // The drizzle tightens like the strings of a harp. / A man with clouded eyes picks up the rain / and plucks the first line of the Odyssey./

 

Teardrops

Piove…Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane; ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane…

Nel lontano 1984, ormai secolo scorso, le gocce di pioggia nella terra d’Albione venivano immortalate in un pezzo degli Eurythmics, frammenti di memoria che si scioglievano in lacrime per diventare emozioni nuove:

Here comes the rain again falling on my head like a memory, falling on my head like a new emotion.

Le parole nuove di oggi sono di un poeta friulano, Pierluigi Cappello[1], potenti e amorevoli:

Piove, e se piovesse per sempre


sarebbe questa tua carezza lunga


che si ferma sul petto, le tempie;


eccoci, luccicante sorella,


nel cerchio del tempo buono, nell’ora


indovinata


stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,


uno stare senza dimora


che ci fa intangibili, sottili come un sentiero


di matita 
da me a te né dopo né dove, amore,


nello scorrere
 quando mi dici guardami bene, guarda:


l’albero è capovolto, la radice è nell’aria.

Pensieri

È il 21 maggio, piove a dirotto, un cielo plumbeo che non fa ben sperare, un periodo storico terrificante da ogni punto di vista, uno slogan lontano: il poeta Tonino Guerra davanti a una famosa catena di elettronica di consumo, che recitava “l’ottimismo è il profumo della vita”… poco credibile in quel contesto, anche se poi, la tecnologia è di fatto diventata parte del nostro quotidiano. Ormai sarebbe quasi inconcepibile farne a meno, tutte le nostre relazioni passano attraverso una comunicazione immediata anche se filtrata sempre da uno schermo.

Passi da gigante rispetto alla Pascalina del famoso matematico e filosofo francese, inventata per aiutare il padre oberato dal lavoro, una storia che risulta meno commovente quando si scopre che era commissario di Sua Maestà nell’alta Normandia, responsabile della riscossione delle imposte.

Di Pascal sorprende la mole di tutti gli studi scientifici, il primo a dimostrare nel 1648 che tutti i fenomeni attribuiti al vuoto erano invece causati dalla pesantezza dell’aria, e come dargli torto? Parallelamente è un filosofo che si è sempre interrogato sul senso del nostro sapere, attribuendo all’esprit de finesse un’autonomia diversa rispetto all’esprit de géometrie:

“Si tratta di cose talmente delicate e così numerose che ci vuole un fiuto abbastanza raffinato e preciso per sentirle e per giudicarle rettamente e giustamente secondo questo sentimento, senza poterle molte volte dimostrare come si fa in geometria…Bisogna vedere le cose di colpo, a una sola occhiata, e senza procedere per ragionamenti, almeno fino a un certo punto. Per questo è raro che i geometri siano intuitivi e gli intuitivi siano geometri.”

La dignità dell’uomo sta proprio nel pensiero, è un suo dovere pensare come si deve, riconoscere le proprie miserie umane, senza sforzarsi di comparire, essere “una canna pensante”. Sono riflessioni che vivono sospese in un’ambivalenza continua, spesso con delle contraddizioni in termini, si nega il divertissement, vedendo nel divertimento una fuga da noi stessi, ma poi curiosamente si ricorre a un termine ludico per dimostrare l’esistenza di Dio. Nel dubbio, secondo Pascal, vale sempre la pena scommettere: “se vincete, guadagnate tutto, se perdete non perdete nulla.” E per un attimo convince anche me.

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