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Natale e dintorni

Mancano pochi giorni a Natale, come ricorda il saggio Ezra Pound, la tradizione è una bellezza da conservare, non un mazzo di catene per legarci. 

Alla fine pensavo di non aver scritto molto in questo 2017, invece la compagnia è stata varia: George Frazer, Demostene, Sanremdipity, la scimmia di Peter Gabriel, San Patrizio, Derek Walcott, Venezia e le sue isole, Gombrich, Sebastiano Vassalli, Ferrara, Marfisa d’Este, Ercole e famiglia, Biagio Rossetti, gli inseparabili William Shakespeare e quel genio di Cervantes, la debolezza di Caino, Giuseppe Ungaretti, la memoria spezzata, crisi e speranza, Anticaglie Petrella, l’arte per l’arte, La Biennale Arte Viva Arte, le Chimere insistenti, John Everett Millais, John Ruskin, il quadro dentro il quadro, Vasco Rossi, Modena, San Geminiano, Attila, Lanfranco, Sette anni con quel colosso di WordPress, qualche serpe lungo la via, La chiatta di Dante, San Michele, Napoleone, Ezra Pound, The North Face, Pennsylvania, banchi di nebbia, Riccardo Calimani, il Canalazzo, Le leggende veneziane, Palazzo Ducale, Sebastiano Ziani, le esecuzioni capitali, il Signor Fahrenheit, la Nave de Vero, Tirso da Molina, Monamour Natural Design, Wivenhoe Park, Constable, gli effetti del VERDE, la forza del Destino, L’Araba Fenice, la rinascita, Giuseppe Verdi, Federico Fellini, Peggy Guggenheim, la Chiesa della Salute, i Tesori dal naufragio dell’INCREDIBILE, Damien Hirst, gemme e coralli, bronzo, oro e argento, il Bacino di San Marco, la Punta della Dogana, i cieli di Venezia, lo stupore della notte, copia e crosta, illusione e disillusione, mostri e mostre, viaggiatori in transito, le luci di Santa Lucia, Revolutija, Bologna.

Sono stata parte di tutto quello che ho incontrato.

Buone Feste, Buon Natale a tutti voi là fuori..a presto, vostra affezionatissima Branoalcollo

©Branoalcollo_Natale2017.jpg

Lontano da te | Il tempo vola sempre | Come gli pare

©Branoalcollo

 

 

 

 

Natale e dintorni

Mancano pochi giorni a Natale, come ricorda il saggio Ezra Pound, la tradizione è una bellezza da conservare, non un mazzo di catene per legarci. 

Alla fine pensavo di non aver scritto molto in questo 2017, invece la compagnia è stata varia: George Frazer, Demostene, Sanremdipity, la scimmia di Peter Gabriel, San Patrizio, Derek Walcott, Venezia e le sue isole, Gombrich, Sebastiano Vassalli, Ferrara, Marfisa d’Este, Ercole e famiglia, Biagio Rossetti, gli inseparabili William Shakespeare e quel genio di Cervantes, la debolezza di Caino, Giuseppe Ungaretti, la memoria spezzata, crisi e speranza, Anticaglie Petrella, l’arte per l’arte, La Biennale Arte Viva Arte, le Chimere insistenti, John Everett Millais, John Ruskin, il quadro dentro il quadro, Vasco Rossi, Modena, San Geminiano, Attila, Lanfranco, Sette anni con quel colosso di WordPress, qualche serpe lungo la via, La chiatta di Dante, San Michele, Napoleone, Ezra Pound, The North Face, Pennsylvania, banchi di nebbia, Riccardo Calimani, il Canalazzo, Le leggende veneziane, Palazzo Ducale, Sebastiano Ziani, le esecuzioni capitali, il Signor Fahrenheit, la Nave de Vero, Tirso da Molina, Monamour Natural Design, Wivenhoe Park, Constable, gli effetti del VERDE, la forza del Destino, L’Araba Fenice, la rinascita, Giuseppe Verdi, Federico Fellini, Peggy Guggenheim, la Chiesa della Salute, i Tesori dal naufragio dell’INCREDIBILE, Damien Hirst, gemme e coralli, bronzo, oro e argento, il Bacino di San Marco, la Punta della Dogana, i cieli di Venezia, lo stupore della notte, copia e crosta, illusione e disillusione, mostri e mostre, viaggiatori in transito, le luci di Santa Lucia, Revolutija, Bologna.

Sono stata parte di tutto quello che ho incontrato.

Buone Feste, Buon Natale a tutti voi là fuori..a presto, vostra affezionatissima Branoalcollo

©Branoalcollo_Natale2017.jpg

Lontano da te | Il tempo vola sempre | Come gli pare

©Branoalcollo

 

 

 

 

Che la forza sia con noi..

Ho passato le feste natalizie con una certa grazia fino al cotechino del primo dell’anno, un tipo di grasso che non si dimentica facilmente.

Tra i libri letti in queste ultime settimane, oltre ai post su Faccialibro con i segni favoriti del 2016 (leone, toro, acquario, scorpione), l’oroscopo cinese della scimmia (favorisce la salute), varie e/o eventuali, metto:

Il pappagallo di Flaubert di Julian Barnes, uscito nel 1984, ripubblicato da Einaudi nel 2014 nella splendida traduzione di Susanna Basso;

Chi ti credi di essere? di Alice Munro, sempre Einaudi (2012), traduzione di Susanna Basso;

Alessandro, romanzo dell’utopia di Klaus Mann, Il Melangolo (2005), traduzione dal tedesco di Gianni Bertocchini.

Parto dall’ultimo che in questo caso non è stato il primo per gradimento.

Alessandro Magno, il Grande, biografia romanzata del figlio di Thomas Mann, scritta a soli 23 anni. Attratta dalla prefazione di Jean Cocteau. Quanto sia attendibile non è dato saperlo, conquiste pagate a duro prezzo, e le solite bassezze umane, alcuni aneddoti mortificanti, tra cui l’abbandono di Arrideo – il fratellastro tardo – a Babilonia perché non c’è più tempo di cercarlo. Le premesse sono un padre ubriacone che violenta ragazzini e una madre che dorme con una cesta di serpenti a fianco del letto, il maestro Aristotele qualcosa semina passeggiando con una borsa di olio caldo appoggiata sulla pancia. Lettura affaticata da uno stile aulico, l’utopia serve a camminare, si arriva fino in India.

Il pappagallo di Flaubert nasce da una sfida: ricostruire la vita dello scrittore partendo dalla microstoria racchiusa in un oggetto, un pappagallo impagliato sulla scrivania di Flaubert durante la stesura di Un coeur simple. Una specie di romanzo capovolto, come racconta l’autore nella postfazione. Apparentemente un potenziale mattone e invece la prospettiva cambia insieme al punto di vista del biografo Braithwaite, un medico inglese, vedovo in pensione, in viaggio verso le spiagge di Rouen alla ricerca di altre verità. Un lutto nel cuore, un vuoto da colmare con vite di altre vite.

Chi ti credi di essere? l’ho invece vissuto più come un compito, avevo letto alcuni racconti della Munro ai tempi dell’università, dopo il romanzo Wild Geese di Martha Ostenso, la metafisica della prateria. Jonathan Franzen consiglia di iniziare da questa raccolta di dieci racconti scritta negli anni settanta che forma un romanzo nell’intreccio delle trame (edizione americana: The beggar maid. Stories of Flo and Rose, edizione canadese: Who do you think you are?). Intanto la frase del titolo funziona per ognuno di noi da specchio: chi ti credi di essere? Chi sei davvero?

Si riparte da Rose, nella lontana provincia di West Hanratty, esotica, come può essere la cartolina di una baita ai tropici. Tutte le cose sono vive. Spinoza.

 

Che la forza sia con noi..

Ho passato le feste natalizie con una certa grazia fino al cotechino del primo dell’anno, un tipo di grasso che non si dimentica facilmente.

Tra i libri letti in queste ultime settimane, oltre ai post su Faccialibro con i segni favoriti del 2016 (leone, toro, acquario, scorpione), l’oroscopo cinese della scimmia (favorisce la salute), varie e/o eventuali, metto:

Il pappagallo di Flaubert di Julian Barnes, uscito nel 1984, ripubblicato da Einaudi nel 2014 nella splendida traduzione di Susanna Basso;

Chi ti credi di essere? di Alice Munro, sempre Einaudi (2012), traduzione di Susanna Basso;

Alessandro, romanzo dell’utopia di Klaus Mann, Il Melangolo (2005), traduzione dal tedesco di Gianni Bertocchini.

Parto dall’ultimo che in questo caso non è stato il primo per gradimento.

Alessandro Magno, il Grande, biografia romanzata del figlio di Thomas Mann, scritta a soli 23 anni. Attratta dalla prefazione di Jean Cocteau. Quanto sia attendibile non è dato saperlo, conquiste pagate a duro prezzo, e le solite bassezze umane, alcuni aneddoti mortificanti, tra cui l’abbandono di Arrideo – il fratellastro tardo – a Babilonia perché non c’è più tempo di cercarlo. Le premesse sono un padre ubriacone che violenta ragazzini e una madre che dorme con una cesta di serpenti a fianco del letto, il maestro Aristotele qualcosa semina passeggiando con una borsa di olio caldo appoggiata sulla pancia. Lettura affaticata da uno stile aulico, l’utopia serve a camminare, si arriva fino in India.

Il pappagallo di Flaubert nasce da una sfida: ricostruire la vita dello scrittore partendo dalla microstoria racchiusa in un oggetto, un pappagallo impagliato sulla scrivania di Flaubert durante la stesura di Un coeur simple. Una specie di romanzo capovolto, come racconta l’autore nella postfazione. Apparentemente un potenziale mattone e invece la prospettiva cambia insieme al punto di vista del biografo Braithwaite, un medico inglese, vedovo in pensione, in viaggio verso le spiagge di Rouen alla ricerca di altre verità. Un lutto nel cuore, un vuoto da colmare con vite di altre vite.

Chi ti credi di essere? l’ho invece vissuto più come un compito, avevo letto alcuni racconti della Munro ai tempi dell’università, dopo il romanzo Wild Geese di Martha Ostenso, la metafisica della prateria. Jonathan Franzen consiglia di iniziare da questa raccolta di dieci racconti scritta negli anni settanta che forma un romanzo nell’intreccio delle trame (edizione americana: The beggar maid. Stories of Flo and Rose, edizione canadese: Who do you think you are?). Intanto la frase del titolo funziona per ognuno di noi da specchio: chi ti credi di essere? Chi sei davvero?

Si riparte da Rose, nella lontana provincia di West Hanratty, esotica, come può essere la cartolina di una baita ai tropici. Tutte le cose sono vive. Spinoza.

 

Santini: l’ottimismo è il profumo della vita

[Forge your own chains, D. R. Hooker]

Ringrazio Jolanda, la mia ava regina della samba, per questa collezione di santini preziosi. Oggi non è Sant’Antonio, che comunque è il santo dei miracoli, lo ricorderemo a suo tempo, secondo il mio calendario appeso in cucina, di rara bruttezza – si sa che le banche non brillano in fantasia – è San Fausta martire. Controllo un attimo, manca. Rimedio subito, clicco la simpatica wiki ed eccola, ma la data non coincide, 19 dicembre…poi volendo ci sono anche Sant’Ermete e Caio. Risolve il dilemma il vero calendario dei santi, e qui si celebra Elizabeth Ann Seton (1774-1821), la prima santa americana di Baltimora, fondatrice delle suore della carità di San Giuseppe. Anche questa manca, iniziamo bene, l’ottimismo è il profumo della vita.

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