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Mallarmé

SPOKEN PROJECT

Partecipo insieme a Sjón, due pezzi in inglese. Il primo “words in progress” è un gioco nato dall’espressione idiomatica “Happy as Larry”, il secondo è una rielaborazione di una mia raccolta di haiku, ripensata in inglese. Ecco il link, buona lettura!
THE FUTURE IS SPOKEN
Words in progress
Happy as Larry

Apparently the original English expression was “happy as a sandboy”. North America: plenty of clams everywhere; contented with what one’s got. Happy as a clam. In an old dictionary (1823) the sandboy was “an urchin who hawked sand around the streets”. Was it illegal? I don’t know…later the expression became a synonym for being merry…basically Larry was happy because he had a few pints. Larry was also a reference to the Australian boxer Larry Fowley (1847-1917); oh yes that Larry, now everything is as clear as a middleweight undefeated champion. Happy as Larry (Fowley). Larry Fowley was happy, it’s a fact. For those who love Thomas Hardy and his novels, “larry” was a dialect word meaning “in a state of excitement”. The US variation with clam came from the east coast, and to be even more precise, one should say “happy as a clam at high water.” Having said that, I’m very happy to be part of the SPOKEN PROJECT, so here are a few “larry” connections. Larry was already in the air in 1596:

The grey-eyed morn smiles on the frowning night,

Chequering the eastern clouds with streaks of light,

And flecked darkness like a drunkard reels

From forth day’s path and Titan’s fiery wheels:

Now, ere the sun advance his burning eye,

The day to cheer and nights dank dew to dray,

I must up-fill this osier cage of ours

With baleful weeds and precious-juiced flowers.

(Friar Laurence in Romeo and Juliet, Act II, scene III, 1059-1066)

Come, come with me, and we will make short work;

For, by your leaves, you shall not stay alone

Till holy church incorporate two in one.

Things didn’t go according to plan, but Larry was happy to play his role, Father Laurence reappeared in a mysterious way four centuries later in a famous prog song, Genesis’ The Cinema Show. He’s no longer Father Laurence but he’s Father Tiresias, a blind prophet of Thebes, famous for clairvoyance and for being transformed into a woman for seven years. This adds a new spin on Shakespeare’s plot.

Home from work our Juliet

Clears her morning meal 

She dabs her skin with pretty smells

Concealing to appeal

I will make my bed She said,

but turned to go 

Can she be late for her Cinema show? Cinema Show?

Romeo locks his basement flat

And scurries up the stair

With head held high and floral tie

A weekend millionaire

I will make my bed With her tonight, he cries

Can he fail Armed with his chocolate surprise?

Take a little trip back with Father Tiresias

Listen to the old one speak of all he has lived through

I have crossed between the poles

For me there’s no mystery.

For us the mystery remains, Larry knows better.

§

What follows is Carla’s second contribution.

In the city fields

Contemplating cherry-trees

Strangers are like friends.

Matsuo Basho

What haiku do you want? was a collection of 68 haikus I wrote some time ago; 17 haikus for each season, following the rhythm framed in a precise sequence of syllables, 5-7-5 (=17 syllables). The original idea was to create a game of chance on an imaginary boardgame. Here’s a small selection for every season, inevitably adding some variations in the English version, from Italy with love. Think of a number between 1 and 17 and select the corresponding haiku. And remember:

Un Coup de Dés Jamais N’Abolira Le Hasard – A Throw of the Dice will Never Abolish Chance:

17

Ghostly mulberries

Facing obscure lands

No goals in their life

16

Deserted avenues

Motorcycles whizz by

Just bullyboys’ races

15

The past perfect is

Like the present perfect mode

Undeniably past

14

A restless secret

Held inside for too long

Blooms and vanishes

13

Gentle cold wind outside

Whistles brief and intense sounds

They ring a bell, the same

12

Butterfly collector loves art

A PhD in French medieval history

Even part-time, starts NOW

11

I have learned the I Ching

Simply by reading and reading them

Perseverance is all

10

Looking at the golden sand

Nobody on the horizon

Just waves and waves

9

Serendipity

Under layers of moss and grass

A blue, rare mosaic

8

A red bud in the rosebush

Bows its head listlessly

A rose is a rose, is it?

7

I dream of going back

To places that I don’t inhabit

Any longer exactly like you

6

White lights crossing the sky

Bouncing quick intermittent rays

Waiting for the traffic light

5

Inside my heart I recognize

Voices that I hardly sing

More cautious than sorry

4

Snippets are dangerous

Un-solving the cryptic crossword

Not a sausage today

3

A sweet flute playing

A duet with a melancholic viola

The fugue is much better

2

Fast but not too much

A glass-house sails in the garden

Surrounded by pink stones

1

The bread was a rock

The Parmisan tasted like sawdust

Farewell, adios, addio, ciao.

Le interviste possibili: VI. Raffaele Serra

Ho l’onore di aprire la nuova serie delle interviste possibili con il musicista Raffaele Serra, uno dei primi sperimentatori in Italia di musica elettronica, fotografo, grande esperto di cinema, autore di progetti molto interessanti legati ai paesaggi sonori.

Benvenuto nel mio salotto virtuale, cosa ti offro? Tè, caffè, un prosecco, a te la scelta…

Grazie dell’invito…gradirei un tè.

Metto immediatamente il bollitore in funzione…Leggendo un tuo curriculum online, ho scoperto moltissime cose, hai lavorato in Olanda, ti sei occupato di teatro sperimentale, hai collaborato con l’antropologo Fred Gales in merito agli studi incentrati sulle culture arcaiche, ti sei interessato di musicoterapia, e il teatro di fatto è tuttora presente nella tua vita, visto che lavori al Teatro Elfo Puccini a Milano, qual è stata la tua prima performance?

Ho iniziato a lavorare con Teatro Uomo, il primo teatro off di Milano alla fine del 1969 come tecnico delle luci e del suono…iniziava allora la straordinaria avventura del teatro sperimentale in Italia e nel nostro teatro sono passati tutti i personaggi che poi sono entrati nella storia del teatro e della musica. Nel nostro ambiente non c’erano gerarchie da rispettare come nel teatro Borghese così nascevano spontaneamente scambi culturali e amicizie con registi, attori e artisti che già allora rivelavano grande talento e personalità …gli stimoli di ogni tipo non mancavano di certo a quel tempo ..ed io ero molto ricettivo .. siamo il risultato di quello che la nostra curiosità ha trattenuto nella nostra memoria. Pur venendo dalle arti visive – ho frequentato la Scuola D’Arte del Castello Sforzesco – la musica, in tutte le sue forme, è sempre stata la mia grande passione…ho iniziato presto ad ascoltare e a collezionare dischi di musica classica, contemporanea/elettronica, jazz …il rock poi era cresciuto in fretta e già nella seconda metà degli anni ’60 aveva aperto grandi spazi alla sperimentazione. Si pubblicavano e si vendevano dischi impensabili al giorno d’oggi, il rock tedesco in particolare che facendo tesoro delle ricerche dei Beatles e dei primi Pink Floyd e forti del fatto di avere in casa una scena elettronica colta e prestigiosa …Stockhausen in testa …ha dato vita ad una serie di gruppi e di dischi straordinari. La musica di ricerca per la prima volta usciva dalle accademie e dai conservatori e abbracciava il grande pubblico internazionale del rock ….i primi sintetizzatori costosissimi entravano a far parte della strumentazione dei gruppi sostituendo gradualmente le chitarre elettriche ….Tangerine Dream e Klaus Schulze hanno lasciato il segno fin dai primi dischi …pubblicando capolavori senza tempo ….in Italia il primo e il più coraggioso, anche se un po’ ingenuo a seguire questa strada, è stato Franco Battiato, aveva acquistato un costoso sintetizzatore Vcs3 usato e lo studiava giorno e notte ….ed è stato proprio dopo un concerto di Battiato nel nostro teatro – come sempre avevo montato e programmato le luci per lo spettacolo – che decisi il giorno dopo di acquistare un organo elettrico, mixer, echo a nastro e un registratore semiprofessionale a bobine e tre apparecchi radio che usavo sulle onde corte. Iniziò così la mia avventura nell’affascinante mondo dei suoni ….nel frattempo la scena rock si era ancora più evoluta e diversi gruppi avevano completamente abbandonato chitarre e batterie facendo un uso massiccio dei synths, diventati per fortuna più economici ed accessibili, e così feci io stesso, iniziando a collezionarne un bel numero. Ho vissuto ad Amsterdam nella metà degli anni ’80, Fred Gales, oltre che serissimo antropologo era anche compositore di musica elettronica, aveva creato un progetto Sound Reporters che si proponeva la diffusione delle musiche e delle culture dei popoli indigeni, poteva contare sull’appoggio delle istituzioni …Amsterdam era davvero un altro pianeta, tanto che la sede dell’associazione culturale era una ex-scuola elementare dove regolarmente venivano a farci visita i capi ed i rappresentanti delle varie etnie, personaggi incredibili…

Ricordo in particolare Ernesto Xeres Quempe, il capo dei Jivaros, un guerriero con i capelli neri e lisci fino alle reni e un carisma eccezionale ….mi sorprese perché conosceva molto bene la scena politica italiana…le mie prime performances musicali sono nate proprio ad Amsterdam…Ho iniziato ad occuparmi di musicoterapia per auto-terapia…la mia musica è diventata sempre più mantrica, ipnotica, per rallentare il flusso ininterrotto dei pensieri ho iniziato ad usare ed elaborare le melodie raga della musica indiana coniugandole con l’enorme varietà delle sonorità elettroniche …Filippo Massara, musicologo e titolare della Ludi Sounds, ha pubblicato poi agli inizi degli anni ’90 tre miei cd con buoni risultati di vendite anche all’estero.

Non potrebbe essere altrimenti con la tua preparazione…se non ricordo male hai dedicato anche un lavoro al chakra del cuore…

Ezra Pound sosteneva che i poeti che non si occupano di musica diventano cattivi poeti, personalmente diffido di chi non ama la musica, tu che rapporto hai invece con la poesia, la leggi?

Ho sempre letto e amato la poesia fin da adolescente…amo ancora imparare a memoria e recitare per me stesso le poesie che mi colpiscono particolarmente. Penso che la poesia sia al di là delle rime e della metrica “Musica delle parole”….musicalità…ritmo …sonorità ..durata ..sonetto (piccolo suono) …quanti termini hanno in comune Poesia e Musica …

Verissimo, non avevo mai pensato al sonetto come piccolo suono ma in effetti è proprio così…

E il poeta e il musicista usano spesso gli stessi strumenti per comunicare il loro stato d’animo e i loro pensieri…ho sempre poi associato istintivamente il V movimento della “Pastorale” di Beethoven a “La quiete dopo la tempesta” di Leopardi…la musica di Debussy alla poesia di Mallarmé ….e ancora “L’Infinito” di Leopardi alla sublime magnificenza di “Irrlicht” di Klaus Schulze ..

Molti associano musica a numeri e colori, però ora che me l’hai fatto notare, è una combinazione affascinante che apre a nuove connessioni…

In questi ultimi anni sto imparando a memoria in francese le pagine delle “Illuminazioni” di Rimbaud che prediligo…e rimango sbalordito dalla musicalità che scaturisce da quei versi immortali …del resto basta ascoltare la “Lectura Dantis” di Carmelo Bene ….oltre alla grande maestria di grandissimo attore, possiamo ascoltare la grande cura …quasi ossessiva che dava alla qualità del suono con l’uso dei migliori microfoni e delle tecniche di registrazione che aveva a disposizione…

Sì, giocando spesso con l’incontro-scontro tra parola, eco e suono…

Come è nata la tua ricerca musicale legata al field recording?

La mia ricerca sul field recording nasce dalla volontà di continuare e sviluppare il lavoro di Luc Ferrari con il suo “Cinéma pour l’oreille”, le orecchie sono gli occhi della mente e da grande appassionato di cinema da sempre compongo colonne sonore per film immaginari. Uso le registrazioni ambientali come micce per dare fuoco alla fantasia dell’ascoltatore ….in questo ho avuto un grande maestro, Alvin Curran, che ho conosciuto a Roma nel 1970 ….Alvin registrava e collezionava una varietà enorme di suoni presi dalla vita di tutti i giorni…infatti i registi famosi ricorrevano spesso a lui…Abitava in una soffitta con temperature torride d’estate e gelide d’inverno, aveva le sue apparecchiature, collezionava strumenti giocattolo, i suoi libri erano custoditi in diverse cassette della frutta usate come libreria ..e ogni notte quando rientrava a casa registrava i suoi passi per tutte le scale, con le scarpe bagnate, con gli zoccoli, con i sandali ….registrava e archiviava. I suoi tre dischi dell’epoca pubblicati in Italia sono degli autentici capolavori, in particolare “Canti e vedute del Giardino Magnetico” e “Fiori Chiari, Fiori Oscuri” dove l’uso del field recording raggiunge il massimo della poesia…esempi irripetibili di vero e proprio “Cinema per le Orecchie” ….questi due dischi mi hanno influenzato parecchio e li ascolto ancora con grande interesse.

Bravissimo musicista…illuminato in ogni senso…

Hai una grande conoscenza cinematografica, su fb ho spesso il piacere di vedere i video che condividi, moltissimi capolavori, quali sono i temi che ti affascinano di più?

Il grande cinema è insieme ai libri e alla musica il mio nutrimento quotidiano da sempre…da adolescente con il mio gruppo di amici frequentavo i cinema d’Essai e la cineteca. Per me il Cinema è la settima arte…in quegli anni l’unico modo di rivedere e studiare un film che mi aveva particolarmente colpito era quello di restare nella sala dopo la prima proiezione, prendere appunti cercando di fermare nella memoria le scene più interessanti…ci sono film che ho desiderato rivedere anche per 30 anni fino a quando sono stati pubblicati in VHS ….e allora è stata una ricerca anche affannata dei capolavori più rari, quelli meno conosciuti, mesi di attesa, sperando di riuscire a farli arrivare dai rivenditori specializzati ….puoi immaginare cosa significa per me da qualche anno avere raccolto nei vari formati tutti i films della mia cineteca ideale e poterli vedere e rivedere ….nel mio studio ho diversi monitors che mandano in rotazione le mie magnifiche ossessioni e nello stesso tempo compongo ….e tutto quello che ho registrato e che registro altro non è che una lunghissima colonna sonora ….i temi che più mi affascinano sono: il sogno e l’altra parte dello specchio…il rapporto tra uomo e donna…le domande sull’esistenza e sulla realtà dello spirito …

Il legame con il sogno e il mondo onirico è indubbio, come sosteneva Bergman, “Nessun’altra arte come il cinema va direttamente ai nostri sentimenti, allo spazio crepuscolare nel profondo della nostra anima, sfiorando soltanto la nostra coscienza diurna. Un nulla del nostro nervo ottico, uno shock: ventiquattro quadratini illuminati al secondo, e tra di essi il buio.”

…Quale video hai scelto per noi e perché?

Quando nelle interviste mi chiedono alla fine di elencare i miei “10 dischi da portare nell’isola deserta” ….mi sento quasi colpevole di dover tralasciare decine e decine di dischi che hanno arricchito la mia vita ….in questo caso poi la scelta deve cadere su un film solo…ma stranamente non ho dubbi ….il film è “Il Volto” di Ingmar Bergman…l’ho visto per la prima volta a 11 anni …Negli anni ‘50 e ’60 i capolavori uscivano a grappoli anche nelle normali sale cinematografiche, spesso si andava al cinema non sapendo esattamente cosa si andava a vedere ..né tantomeno si leggevano le critiche…mio padre mi portava sempre al Museo della Scienza e della Tecnica ..il museo aveva al suo interno una grande sala.. molto bella .. e una programmazione, me ne sono reso conto negli anni successivi di grande qualità, in quella sala ho visto giovanissimo anche un capolavoro assoluto …”La passione di Giovanna D’Arco” di Carl Theodor Dreyer…”Il Volto” è la storia di un illusionista ..capo di una piccola compagnia di girovaghi ..il quale giunto in una città della Svezia nella metà dell’’800 per dare spettacolo è chiamato a palazzo dai maggiorenti che vogliono esaminare i suoi presunti poteri magnetici …l’arrivo suo e dei suoi compagni sconvolge in varia maniera col fascino del mistero tutte le persone del palazzo …ma il suo spettacolo di prova non riesce a convincere gli esaminatori…fattosi ritenere morto, ha occasione di terrorizzare il principale antagonista, un medico positivista, portandolo sull’orlo del cedimento ma poi preoccupato del vivere quotidiano invoca elemosina e pietà, tutti gli si rivoltano contro, quando alcuni suoi compagni di carovana l’hanno abbandonato e quelli del palazzo stanno cantando vittoria i messaggeri del Re vengono a prelevarlo per un grande spettacolo a corte …ed egli si avvia riprendendo la sua iniziale solennità….qualità superiori e significati nascosti sono le caratteristiche di questo film…gli attori, i soliti preferiti da Bergman, danno il meglio di sé, la fotografia è stupenda e il commento sonoro scarno ed essenziale, solo pochi arpeggi solenni di chitarra e una musica “felliniana” alla fine …è perfetto. Per sottolineare il “clima” del film numerosi sono gli spunti di riflessione volutamente non sviluppati e questo rende il film “indecifrabile” …anche dopo ripetute visioni …la suggestione che emana questa opera del regista svedese è evidente sin dalle prime immagini …un film perfetto a mio parere …che non mio stanco mai di rivedere…ultimamente conoscendo i dialoghi a memoria lo rivedo in lingua originale.

Un film direi a questo punto obbligatorio…grazie davvero di cuore per questa bella conversazione, un vero piacere ascoltarti…

_________________________________________________________

Il prossimo appuntamento con le interviste possibili sarà mercoledì 18 settembre, STAY TUNED…

Le interviste possibili: VI. Raffaele Serra

Ho l’onore di aprire la nuova serie delle interviste possibili con il musicista Raffaele Serra, uno dei primi sperimentatori in Italia di musica elettronica, fotografo, grande esperto di cinema, autore di progetti molto interessanti legati ai paesaggi sonori.

Benvenuto nel mio salotto virtuale, cosa ti offro? Tè, caffè, un prosecco, a te la scelta…

Grazie dell’invito…gradirei un tè.

Metto immediatamente il bollitore in funzione…Leggendo un tuo curriculum online, ho scoperto moltissime cose, hai lavorato in Olanda, ti sei occupato di teatro sperimentale, hai collaborato con l’antropologo Fred Gales in merito agli studi incentrati sulle culture arcaiche, ti sei interessato di musicoterapia, e il teatro di fatto è tuttora presente nella tua vita, visto che lavori al Teatro Elfo Puccini a Milano, qual è stata la tua prima performance?

Ho iniziato a lavorare con Teatro Uomo, il primo teatro off di Milano alla fine del 1969 come tecnico delle luci e del suono…iniziava allora la straordinaria avventura del teatro sperimentale in Italia e nel nostro teatro sono passati tutti i personaggi che poi sono entrati nella storia del teatro e della musica. Nel nostro ambiente non c’erano gerarchie da rispettare come nel teatro Borghese così nascevano spontaneamente scambi culturali e amicizie con registi, attori e artisti che già allora rivelavano grande talento e personalità …gli stimoli di ogni tipo non mancavano di certo a quel tempo ..ed io ero molto ricettivo .. siamo il risultato di quello che la nostra curiosità ha trattenuto nella nostra memoria. Pur venendo dalle arti visive – ho frequentato la Scuola D’Arte del Castello Sforzesco – la musica, in tutte le sue forme, è sempre stata la mia grande passione…ho iniziato presto ad ascoltare e a collezionare dischi di musica classica, contemporanea/elettronica, jazz …il rock poi era cresciuto in fretta e già nella seconda metà degli anni ’60 aveva aperto grandi spazi alla sperimentazione. Si pubblicavano e si vendevano dischi impensabili al giorno d’oggi, il rock tedesco in particolare che facendo tesoro delle ricerche dei Beatles e dei primi Pink Floyd e forti del fatto di avere in casa una scena elettronica colta e prestigiosa …Stockhausen in testa …ha dato vita ad una serie di gruppi e di dischi straordinari. La musica di ricerca per la prima volta usciva dalle accademie e dai conservatori e abbracciava il grande pubblico internazionale del rock ….i primi sintetizzatori costosissimi entravano a far parte della strumentazione dei gruppi sostituendo gradualmente le chitarre elettriche ….Tangerine Dream e Klaus Schulze hanno lasciato il segno fin dai primi dischi …pubblicando capolavori senza tempo ….in Italia il primo e il più coraggioso, anche se un po’ ingenuo a seguire questa strada, è stato Franco Battiato, aveva acquistato un costoso sintetizzatore Vcs3 usato e lo studiava giorno e notte ….ed è stato proprio dopo un concerto di Battiato nel nostro teatro – come sempre avevo montato e programmato le luci per lo spettacolo – che decisi il giorno dopo di acquistare un organo elettrico, mixer, echo a nastro e un registratore semiprofessionale a bobine e tre apparecchi radio che usavo sulle onde corte. Iniziò così la mia avventura nell’affascinante mondo dei suoni ….nel frattempo la scena rock si era ancora più evoluta e diversi gruppi avevano completamente abbandonato chitarre e batterie facendo un uso massiccio dei synths, diventati per fortuna più economici ed accessibili, e così feci io stesso, iniziando a collezionarne un bel numero. Ho vissuto ad Amsterdam nella metà degli anni ’80, Fred Gales, oltre che serissimo antropologo era anche compositore di musica elettronica, aveva creato un progetto Sound Reporters che si proponeva la diffusione delle musiche e delle culture dei popoli indigeni, poteva contare sull’appoggio delle istituzioni …Amsterdam era davvero un altro pianeta, tanto che la sede dell’associazione culturale era una ex-scuola elementare dove regolarmente venivano a farci visita i capi ed i rappresentanti delle varie etnie, personaggi incredibili…

Ricordo in particolare Ernesto Xeres Quempe, il capo dei Jivaros, un guerriero con i capelli neri e lisci fino alle reni e un carisma eccezionale ….mi sorprese perché conosceva molto bene la scena politica italiana…le mie prime performances musicali sono nate proprio ad Amsterdam…Ho iniziato ad occuparmi di musicoterapia per auto-terapia…la mia musica è diventata sempre più mantrica, ipnotica, per rallentare il flusso ininterrotto dei pensieri ho iniziato ad usare ed elaborare le melodie raga della musica indiana coniugandole con l’enorme varietà delle sonorità elettroniche …Filippo Massara, musicologo e titolare della Ludi Sounds, ha pubblicato poi agli inizi degli anni ’90 tre miei cd con buoni risultati di vendite anche all’estero.

Non potrebbe essere altrimenti con la tua preparazione…se non ricordo male hai dedicato anche un lavoro al chakra del cuore…

Ezra Pound sosteneva che i poeti che non si occupano di musica diventano cattivi poeti, personalmente diffido di chi non ama la musica, tu che rapporto hai invece con la poesia, la leggi?

Ho sempre letto e amato la poesia fin da adolescente…amo ancora imparare a memoria e recitare per me stesso le poesie che mi colpiscono particolarmente. Penso che la poesia sia al di là delle rime e della metrica “Musica delle parole”….musicalità…ritmo …sonorità ..durata ..sonetto (piccolo suono) …quanti termini hanno in comune Poesia e Musica …

Verissimo, non avevo mai pensato al sonetto come piccolo suono ma in effetti è proprio così…

E il poeta e il musicista usano spesso gli stessi strumenti per comunicare il loro stato d’animo e i loro pensieri…ho sempre poi associato istintivamente il V movimento della “Pastorale” di Beethoven a “La quiete dopo la tempesta” di Leopardi…la musica di Debussy alla poesia di Mallarmé ….e ancora “L’Infinito” di Leopardi alla sublime magnificenza di “Irrlicht” di Klaus Schulze ..

Molti associano musica a numeri e colori, però ora che me l’hai fatto notare, è una combinazione affascinante che apre a nuove connessioni…

In questi ultimi anni sto imparando a memoria in francese le pagine delle “Illuminazioni” di Rimbaud che prediligo…e rimango sbalordito dalla musicalità che scaturisce da quei versi immortali …del resto basta ascoltare la “Lectura Dantis” di Carmelo Bene ….oltre alla grande maestria di grandissimo attore, possiamo ascoltare la grande cura …quasi ossessiva che dava alla qualità del suono con l’uso dei migliori microfoni e delle tecniche di registrazione che aveva a disposizione…

Sì, giocando spesso con l’incontro-scontro tra parola, eco e suono…

Come è nata la tua ricerca musicale legata al field recording?

La mia ricerca sul field recording nasce dalla volontà di continuare e sviluppare il lavoro di Luc Ferrari con il suo “Cinéma pour l’oreille”, le orecchie sono gli occhi della mente e da grande appassionato di cinema da sempre compongo colonne sonore per film immaginari. Uso le registrazioni ambientali come micce per dare fuoco alla fantasia dell’ascoltatore ….in questo ho avuto un grande maestro, Alvin Curran, che ho conosciuto a Roma nel 1970 ….Alvin registrava e collezionava una varietà enorme di suoni presi dalla vita di tutti i giorni…infatti i registi famosi ricorrevano spesso a lui…Abitava in una soffitta con temperature torride d’estate e gelide d’inverno, aveva le sue apparecchiature, collezionava strumenti giocattolo, i suoi libri erano custoditi in diverse cassette della frutta usate come libreria ..e ogni notte quando rientrava a casa registrava i suoi passi per tutte le scale, con le scarpe bagnate, con gli zoccoli, con i sandali ….registrava e archiviava. I suoi tre dischi dell’epoca pubblicati in Italia sono degli autentici capolavori, in particolare “Canti e vedute del Giardino Magnetico” e “Fiori Chiari, Fiori Oscuri” dove l’uso del field recording raggiunge il massimo della poesia…esempi irripetibili di vero e proprio “Cinema per le Orecchie” ….questi due dischi mi hanno influenzato parecchio e li ascolto ancora con grande interesse.

Bravissimo musicista…illuminato in ogni senso…

Hai una grande conoscenza cinematografica, su fb ho spesso il piacere di vedere i video che condividi, moltissimi capolavori, quali sono i temi che ti affascinano di più?

Il grande cinema è insieme ai libri e alla musica il mio nutrimento quotidiano da sempre…da adolescente con il mio gruppo di amici frequentavo i cinema d’Essai e la cineteca. Per me il Cinema è la settima arte…in quegli anni l’unico modo di rivedere e studiare un film che mi aveva particolarmente colpito era quello di restare nella sala dopo la prima proiezione, prendere appunti cercando di fermare nella memoria le scene più interessanti…ci sono film che ho desiderato rivedere anche per 30 anni fino a quando sono stati pubblicati in VHS ….e allora è stata una ricerca anche affannata dei capolavori più rari, quelli meno conosciuti, mesi di attesa, sperando di riuscire a farli arrivare dai rivenditori specializzati ….puoi immaginare cosa significa per me da qualche anno avere raccolto nei vari formati tutti i films della mia cineteca ideale e poterli vedere e rivedere ….nel mio studio ho diversi monitors che mandano in rotazione le mie magnifiche ossessioni e nello stesso tempo compongo ….e tutto quello che ho registrato e che registro altro non è che una lunghissima colonna sonora ….i temi che più mi affascinano sono: il sogno e l’altra parte dello specchio…il rapporto tra uomo e donna…le domande sull’esistenza e sulla realtà dello spirito …

Il legame con il sogno e il mondo onirico è indubbio, come sosteneva Bergman, “Nessun’altra arte come il cinema va direttamente ai nostri sentimenti, allo spazio crepuscolare nel profondo della nostra anima, sfiorando soltanto la nostra coscienza diurna. Un nulla del nostro nervo ottico, uno shock: ventiquattro quadratini illuminati al secondo, e tra di essi il buio.”

…Quale video hai scelto per noi e perché?

Quando nelle interviste mi chiedono alla fine di elencare i miei “10 dischi da portare nell’isola deserta” ….mi sento quasi colpevole di dover tralasciare decine e decine di dischi che hanno arricchito la mia vita ….in questo caso poi la scelta deve cadere su un film solo…ma stranamente non ho dubbi ….il film è “Il Volto” di Ingmar Bergman…l’ho visto per la prima volta a 11 anni …Negli anni ‘50 e ’60 i capolavori uscivano a grappoli anche nelle normali sale cinematografiche, spesso si andava al cinema non sapendo esattamente cosa si andava a vedere ..né tantomeno si leggevano le critiche…mio padre mi portava sempre al Museo della Scienza e della Tecnica ..il museo aveva al suo interno una grande sala.. molto bella .. e una programmazione, me ne sono reso conto negli anni successivi di grande qualità, in quella sala ho visto giovanissimo anche un capolavoro assoluto …”La passione di Giovanna D’Arco” di Carl Theodor Dreyer…”Il Volto” è la storia di un illusionista ..capo di una piccola compagnia di girovaghi ..il quale giunto in una città della Svezia nella metà dell’’800 per dare spettacolo è chiamato a palazzo dai maggiorenti che vogliono esaminare i suoi presunti poteri magnetici …l’arrivo suo e dei suoi compagni sconvolge in varia maniera col fascino del mistero tutte le persone del palazzo …ma il suo spettacolo di prova non riesce a convincere gli esaminatori…fattosi ritenere morto, ha occasione di terrorizzare il principale antagonista, un medico positivista, portandolo sull’orlo del cedimento ma poi preoccupato del vivere quotidiano invoca elemosina e pietà, tutti gli si rivoltano contro, quando alcuni suoi compagni di carovana l’hanno abbandonato e quelli del palazzo stanno cantando vittoria i messaggeri del Re vengono a prelevarlo per un grande spettacolo a corte …ed egli si avvia riprendendo la sua iniziale solennità….qualità superiori e significati nascosti sono le caratteristiche di questo film…gli attori, i soliti preferiti da Bergman, danno il meglio di sé, la fotografia è stupenda e il commento sonoro scarno ed essenziale, solo pochi arpeggi solenni di chitarra e una musica “felliniana” alla fine …è perfetto. Per sottolineare il “clima” del film numerosi sono gli spunti di riflessione volutamente non sviluppati e questo rende il film “indecifrabile” …anche dopo ripetute visioni …la suggestione che emana questa opera del regista svedese è evidente sin dalle prime immagini …un film perfetto a mio parere …che non mio stanco mai di rivedere…ultimamente conoscendo i dialoghi a memoria lo rivedo in lingua originale.

Un film direi a questo punto obbligatorio…grazie davvero di cuore per questa bella conversazione, un vero piacere ascoltarti…

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Il prossimo appuntamento con le interviste possibili sarà mercoledì 18 settembre, STAY TUNED…

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