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Dai tempo al tempo III

Spazio alla luce. Una poesia di Herman Melville

L’entusiasta

Anche se mi ucciderà, avrò fiducia in Lui

I cuori che non battono una ritirata ignobile

Negli anni generosi della giovinezza

Giudicheranno vile, se prudente,

Quando l’interesse si piega alle paure?

Gli spiriti che venerano la luce

Vedranno perfido il sacro bagliore,

Ritratteranno e andranno dietro a creature mondane,

Adattandosi e dando loro ragione?

 

Il Tempo con il suo freddo influsso serpeggiante

Toglierà nerbo e blandirà? Il cuore

Si tormenterà per quei senza cuori arruolati

Fra commercianti di fiera?

La fede abiurerà i suoi cieli,

O il pallido periodo di prova la farà ritirare

Dalla Verità così ferma e sola,

Fra forti menzogne gregarie?

 

Ogni battello che brucia nelle retrovie di Cesare

Si infiamma – Non si ritorna grazie a me!

E allora dai fuoco ai legami anche cari,

Se i legami non sono altro che tentatori.

E non indietreggiare se la notte arriva:

Cammina attraverso la nube incontro al drappo funebre,

E anche se la luce ti abbandona, non perdere mai

La fedeltà alla luce.

 

 

 

 

Parolenuvole racchiuse in wordpress

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Illusione e disillusione, ovvero l’arte del ping pong

Charles Osgood nel suo libro La misura del significato ha sottoposto a un’indagine statistica un semplice gioco linguistico, assegnare a due nozioni distinte due aggettivi contrastanti tra loro, “liscio” o “ruvido”, “buono” o “cattivo”, “attivo” o “passivo”, “forte” o “debole”. Il risultato dell’esperimento ha confermato un accordo sorprendente fra le varie risposte, in uno spazio semantico collochiamo un concetto sempre in una matrice strutturata doppia, come accade nelle polarità di Yin e Yang in Cina o nel significato simbolico di luce e tenebre nella tradizione occidentale.

Secondo Ernest H. Gombrich gli artisti hanno avuto coscienza delle potenzialità espressive delle forme e del colore prima di successive teorizzazioni pittoriche, anticipando altre visioni. Cita come esempio un quadro di Lorenzo Lotto, L’Allegoria del Vizio e della Virtù, 1505.

I significati dei singoli elementi dell’allegoria non sono immediatamente decifrabili ma i rapporti discordanti fra le parti distinte del quadro sono chiari da subito.

Allegoria del Vizio e della Virtù

Nella scena rappresentata, la distinzione è ben evidente, un satiro ubriaco alla nostra destra e il putto in carne a sinistra felice di giocare con un compasso –  non mancano i riferimenti alle arti liberali – aritmetica geometria musica astronomia, i libri rimandano al sapere. Dietro di lui il sentiero luminoso è in salita, la fatica è visibile a tutti, in lontananza una figura alata, probabilmente l’azione futura del putto. In postazione centrale l’albero di Pallade con la cima mozzata, mentre la parte sinistra cresce rigogliosa, un ramo secco sta germogliando, sul tronco lo stemma araldico del vescovo de’ Rossi, scampato a un agguato.

A destra il satiro è disteso sull’erba verde al buio, stordito dalla colazione a base di vino, incurante del fatto che alle sue spalle una barca stia affondando. Sullo sfondo un cielo cupo che ricorda La Tempesta del Giorgione. Virtù e Vizio, luce e ombra, ping pong tra passato, presente e futuro, nessuna ninfa in vista.

Pan para hoy, hambre para mañana

London’s calling #5: Peckham

Luoghi non luoghi superluoghi liberamente rivisitati

Peckham?

Hai detto Peckham?

Sì, ho detto proprio Peckham, oggi andiamo oltre, oltre a tutto, oltre il Tamigi, a sud-est, direzione Southwark. Intanto qui hanno ambientato una delle sit-com più divertenti, Only Fools and Horses, due fratelli che tirano bidoni, Del Boy Trotter e suo fratello Rodney, in compagnia del nonno, personaggio surreale, che danno ogni tanto ancora in replica. Trotter/David Jason si è poi infilato in un’altra serie, serissima, il soporifero Inspector Frost (L’ispettore Gelo in A Touch of Frost), ma io ogni volta che lo vedo, scoppio a ridere, perché per me è inchiodato al ruolo di Del Boy, un cialtrone simpatico che ha la mania di usare frasi in francese che non hanno senso, strafalcioni giusto per darsi un tono, il fratello Rodney è la versione maschile di Biancaneve, segue sempre con titubanza le imprese deliranti del fratello, ma lo segue; il nonno è forse il più fuso di tutti, un vecchio lupo di mare, assomiglia al nostromo della pubblicità, che osserva con distacco un mondo che va a rotoli. Guardando il paesaggio urbano dal finestrino dell’autobus, le architetture hanno avuto un destino diverso, la via commerciale che include il mercato e negozi vari è un agglomerato fatiscente di edifici divisi per insegne, molto cemento. Ci sono delle eccezioni, una di queste è la Peckham Central Library, biblioteca e centro multimediale progettato da Alsop e Störmer, che ha vinto nel 2000 il premio Stirling per l’Architettura, e organizza spesso eventi culturali.

Proseguendo la strada, tra Brixton e Peckham, c’è un altro gioiello che è bene visitare di tanto in tanto, la Dulwich Picture Gallery, che ha una imponente collezione di quadri antichi: Rembrandt, Rubens, Canaletto, Poussin, Gainsborough, Hogarth, Reni, Guercino, Tiepolo. Nel corso degli anni si è specializzata nella riproduzione di stampe, che si possono ordinare in vari formati, la mecca dei fanatici del poster artistico. I ritratti sono sereni quadri di famiglia, i cani dipinti hanno delle espressioni significative, l’apparente quiete da setting ideale tipica del pittoresco rivela comunque altro, c’è sempre un dettaglio che supera i limiti della rappresentazione, il quadro nel quadro nel quadro. E poi ha una delle più belle sale da tè in circolazione, le facciate in vetro si aprono al paesaggio verde, anche in una giornata fredda e umida, quel prato verde intenso rimane la cornice ideale per ospitare nuovi pensieri, e non c’è bisogno di spiegare nulla, niente calma quanto una decisione presa.

1 ACROSS: Improvised (3, 3, 4)

Off the cuff, evvai!

§ Chasing sheep is best left to shepherds

Fai di necessità virtù

Cor meum, ubi ego sum quicumque sum

Mio cuore, dove io sono chiunque sono (Sant’Agostino, Confessioni, X, 3)

Visto che domani è San Girolamo, patrono dei traduttori letterari, il traduttore automatico che è in me mi obbliga ogni anno a ricordarlo. Niente di grave, passa in fretta, “fai di necessità virtù”, e allora se proprio devo, quattro quadri memorabili del Maestro nel suo studio, così ricchi di dettagli che è un piacere guardarli e ri-guardarli.

Iniziamo con il dipinto di Colantonio con il leone accudito amorevolmente da San Girolamo, il muso del leone lievemente preoccupato per la spina che gli deve essere tolta dalla zampa ma tutto sommato fiducioso, il cappello rosso in basso a sinistra rimanda all’abito cardinalizio, sulla scrivania il libro sempre aperto e gli scaffali in disordine, segno di una frenetica attività di ricerca.

Colantonio, Museo di Capodimonte, Napoli (1444)
Colantonio, Museo di Capodimonte, Napoli (1444)

Il secondo è lo studio-casa di Antonello da Messina progettato e realizzato nel Quattrocento, una micro architettura che contiene un piccolo mondo a sé, pieno di libri, oggetti, sculture, piante, un gatto sdraiato, fuori dalla struttura sopraelevata, un pavone in primo piano, la coda dai molti occhi e dai molti colori simboleggia la ricchezza delle possibili interpretazioni della Scrittura, e a sinistra una coturnice in direzione opposta, simbolo di verità, mentre l’amico leone se ne sta tranquillo nell’ombra proiettata dagli archi in successione, in lontananza scorci di paesaggi verdi e orizzonti azzurri incorniciati nelle finestre laterali e nelle bifore in alto, l’interno che si apre al mondo che scorre fuori.

Antonello da Messina, National Gallery di Londra, 1474-75
Antonello da Messina, “San Girolamo nello studio”(1474-75), National Gallery di Londra

Il terzo è la stanza straordinaria di Sant’Agostino, oltre ai numerosi libri e paramenti liturgici vicino all’altare centrale, sullo sfondo a sinistra un’altra porta svela altri strumenti di lavoro tra cui un astrolabio e un quadrante, domina la scena il cagnolino maltese dallo sguardo docile e attento – razza antica di origine egiziana – un personaggio di tutto rispetto, anche lui testimone di un’apparizione ultraterrena, San Girolamo è il fascio di luce che penetra dalla finestra e che avverte Sant’Agostino della sua imminente ascesa in cielo.

Vittore Carpaccio, Venezia (1502), Visione di Sant'Agostino, Scuola di San Giorgio degli Schiavoni
Vittore Carpaccio, “Visione di Sant’Agostino”, Venezia (1502), Scuola di San Giorgio degli Schiavoni

Chiude il trittico, il mio preferito, un esterno quasi domestico, San Girolamo selvaggio in campagna, “studio” all’aperto di Vincenzo Bellini, una panca di roccia in una natura accogliente racchiusa in un ovale, al centro un esile albero di fico, simbolo di redenzione, della conoscenza del bene e del male, in prospettiva un villaggio lontano con delle rovine, l’immancabile libro-Bibbia, e qui scatta il toto-animali, ce ne sono parecchi: un baby scoiattolo in alto sulla zolla d’erba-oasi-giardino con arbusti, un volatile nero che ho notato solo ora su un ramo che sembra interessato ad altro, due lepri che giocano tra loro, una lucertola tra i sassi, e pure il leone, nascosto nell’angolo in basso a destra, sfiorato dalla mano del santo…Buona visione!

Vincenzo Bellini, San Girolamo che legge in campagna, (1505), National Gallery di Washington
Vincenzo Bellini, “San Girolamo che legge in campagna” (1505), National Gallery di Washington

 

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