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Londra

La Taverna del Doge Loredan

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Ho scoperto questo libro durante una passeggiata a Dorsoduro, il sestiere dove abitavo ai tempi dell’università. Di fronte alla Chiesa dei Carmini c’è un negozio di vinili e libri usati che ha delle edizioni rare. Parlando con il proprietario su una copia in vetrina de Il Doge di Aldo Palazzeschi ha tirato fuori Ongaro. “Questo è un altro classico, pubblicato negli anni ’80, riuscito con la Piemme, conosci? Lui è un giornalista veneziano, è un romanzo ma riconoscerai molti luoghi di Venezia.”

Comprato all’istante, insieme al libro di Palazzeschi.

Ora non rivelerò molto del libro perché quello che è stato una sorpresa per me deve esserlo anche per chi non l’avesse ancora letto. E proprio dove meno me l’aspettavo, ho trovato la soluzione a un enigma intricato che mi ha dato filo da torcere per anni e che dopo la lettura di questo libro non solo non ha più ragione di esistere ma ha dissipato ogni dubbio. Liberatorio in ogni senso.

Siamo nelle mani di un maestro, Ongaro (1925-2018), conosciuto anche con il nome di Alfredo Nogara, giornalista e co-autore di molte storie di Hugo Pratt; uno scrittore totale che ha vissuto in America Latina, viaggiato in tutto il mondo e incontrato un tempo in Camerun il re dei Douala a cui non ha avuto bisogno di presentarsi: “Lei è nato, vicino all’acqua”. Inevitabile il richiamo a Venezia con la casa di infanzia vicino ai tre ponti di Piazzale Roma, tre possibilità in tre direzioni diverse, un tuffo al cuore.

Il romanzo racchiude tre libri in uno: una storia già scritta a cui manca un finale, una fiction che prende vita grazie a una inaspettata riscoperta e il resoconto dei flussi di coscienza dell’editore. Tutto ha inizio grazie a un altro classico stratagemma letterario – il ritrovamento di un manoscritto, la prova tangibile documentata che fa in modo che l’incredibile risulti credibile: una voce sconosciuta urla la sua verità a un mondo che non l’ascolta fino a che qualcuno non la riporta alla luce.

Il protagonista è un editore veneziano di origine austriaca che vive a Cannaregio in una palazzina che si affaccia su rio di San Felice. Shultz trova per caso sopra un armadio un misterioso manoscritto incompleto. Comincia a leggere le pagine del libro per cercare di capire se pubblicarlo o meno, e man mano che legge, riscopre molti punti in comune con un fantasma vissuto due secoli prima, un nobile che si è messo in grossi guai, la comparsa di una donna che nasconde un segreto di cui si vergogna e che ha un doppio femminile nella vita di Shultz. Londra e Venezia sono le due città a cui fare riferimento. Un quadro del ‘700 ritrae il cavaliere William Beckford, e nel quadro sappiamo che c’è già tutto, se solo si prestasse più attenzione a certi dettagli…la consapevolezza arriva dopo.

 

 

 

 

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One book in one tweet #25 Leggeri ma non troppo

25-125

La politica di Aristotele

La polis è una comunità di cittadini, interamente indipendente, cementata da culti, retta da nomoi. Poi le cose si complicano.

Tudor London Visited di Norman Lloyd Williams

Se qualcuno osa chiedervi: ma come era Londra ai tempi dei Tudor? Un tour de force, dal biografo di Sir Walter Raleigh con amore.

Il pensiero filosofico e morale di Arthur Schopenhauer

Il mondo come rappresentazione, volontà, arte, noia, dolore e gioia, etica della pietà, vie della liberazione, critica dell’ideologia.

The Blind Assassin di Margaret Atwood

L’assassino cieco non dimentica. Il ricordo nel ricordo oltre il ricordo. Indaga Iris Chase.

Il teorema del Pappagallo di Denis Guedj 

La matematica e i libri. Dallo zero a zefiro il passo è breve. Sunya in sanscrito significa vuoto, l’arabo sifr diventa in latino zephirum.

 

The Tenant of Wildfell Hall: IV parte

Salto temporale qualche anno indietro, Helen riporta nel suo diario il passato del marito che Gilbert sta leggendo avidamente insieme a noi. Se fosse stata a conoscenza di quanto racconta l’amico compagno di sventura, probabilmente non lo avrebbe mai sposato. Pieno di debiti di gioco, beve come una spugna, è spesso di cattivo umore, il laudano per lui non ha segreti. Incapace di mettere in pratica il suo piano, sposare una donna ricca che lo aiuti finanziariamente, decide che forse un po’ di amore nella sua vita è l’ingrediente che manca. Helen è potenzialmente perfetta, nonostante i precetti rigorosi della zia, che rimangono inascoltati, lo sposa. Già dal viaggio di nozze le cose prendono una brutta piega, un ipotetico tour romantico tra l’Italia e la Francia, si riduce a una toccata e fuga a Parigi e Roma, con nessuna possibilità di conoscere realmente i luoghi. Arthur ha sempre qualche altro affare da sbrigare altrove. Tornano nella nuova residenza i campagna. Le giornate si prospettano più lunghe del solito. Per Arthur la moglie è troppo religiosa, per Helen Arthur è asfissiante, un uomo-piovra. Lei si rifugia nella lettura, lui sfoglia distrattamente i giornali e qualche rivista sportiva, è un osservatore di nuvole, tra una pioggia e l’altra, fissa orizzonti lontani, ricorda spesso, per la non gioia della moglie, i suoi ex-amori, pensando di essere divertente, intrattenendola con antiche passioni. Helen gli preferisce i libri, Arthur si vendica non rivolgendole la parola, non presentandosi a tavola, trattando male il cane, che si sa sopporta pazientemente l’ira funesta del padrone. Lady F., sua ex-amante, una donna sposata a un vecchio ricco, ovviamente solo per interesse, viene nominata troppo spesso, finisce per essere motivo della prima litigata storica dopo solo poche settimane di matrimonio. Seguono giornate infernali accompagnate dall’immancabile pioggia, fino a che Helen scopre che il marito si sta organizzando un viaggio da solo a Londra, Helen teme il peggio. Fortunatamente il viaggio viene rimandato per problemi tecnici – un cavallo si ammala, e la pioggia è più insistente del solito. Helen decide di attuare il piano B, andare a Londra con il marito, dopo tutto un cambio d’aria potrebbe far bene a entrambi. A change is as good as a rest.

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London’s calling #1: Eros aka Cupìdo

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Luoghi non luoghi superluoghi liberamente rivisitati

 

Diamonds are forever

Apro Il saggio sull’icona di Florenskij, Le Porte Regali, e dalle pagine scivola a sorpresa una cartolina in bianco e nero con Piccadilly Circus nel 1929, magnifica, leggo con stupore il messaggio:

“Dear Carla, welcome back to London, with lots of love, Elizabeth and Perry xxxx (Cara Carla, benvenuta di nuovo a Londra, con moltissimo amore, Elizabeth e Perry, 4 baci)”.

Doveva essere in occasione di una delle mie ennesime fughe e ritorni, ho vissuto a Londra per sette anni, ma un’accoglienza così con tanto di statua raffigurante il dio dell’amore, beh è davvero da incorniciare, forse per questo devo averla infilata tra le porte invisibili della coscienza, in un libro arancione, colore della vitalità e sessualità, gesto inconsapevole fino a un certo punto.

La statua di Sir Alfred Gilbert, scultore di epoca vittoriana, di alluminio nerastro, reso ancora più cupo da stratificazioni di smog e inquinamento e gas di autobus rossi che sfrecciano tra cab e macchine, inizialmente avrebbe dovuto rappresentare Anteros, dio della bellezza e della carità cristiana – il modello stile efebo pare sia stato un giovane italiano – commissionata in onore del filantropo Lord Shaftesbury, che dà il nome anche alla famosa strada dei teatri, qui le produzioni dei musical durano anni – attenti quindi a posticipare inviti con la scusa di impegni improvvisi se non avete intenzione di sorbirvi tre ore di canto e danza – ma anche una scorciatoia che porta dritta a Soho, tappa fondamentale per chi ama il cibo e non solo, vicino a Chinatown, pieno di locali, disseminati in mezzo a sex shop fetish, pub, negozi di alimentari, pasticcerie italiane dove sei felice di addentare un bigné al cioccolato. Anteros nell’immaginario collettivo è diventato Cupid, scelta del tutto plausibile, sta pure per scoccare una freccia, e così Cupido troneggia in uno dei punti di raccordo più frequentati, accerchiato da maree di turisti che fotografano il loro sbarco nella terra di Albione con le insegne sgargianti al neon sullo sfondo. La figura stilizzata di Cupido è anche il simbolo dell’Evening Standard, uno dei giornali più popolari di Londra, stralci dei titoli in prima pagina sono esposti sempre fuori dalle edicole prima di entrare in metropolitana, e diciamolo la versione digitale non è la stessa cosa, c’è sempre qualche animale che ha combinato qualcosa, l’istinto è relegato al regno degli animali, che alla faccia del self-control ricevono attenzioni e cure insperate, tutte quelle carezze che non si danno agli umani.

Sul tratto di strada tra Regent Street e Piccadilly c’è anche l’edificio che ospitava la Tower Records, il mitico negozio di dischi chiuso per bancarotta nel 2006, dove ha lavorato Elton John prima di diventare Elton John, e ora che l’ho nominato lo immagino al piano con quegli occhiali fumé a forma di stella, mai stati di moda credo, nei dintorni aleggia il ricordo della guerra radioattiva tra spie russe con una cena al polonio 210 in un ristorante di sushi, letale come una lama di samurai. E poi ci sono quelli che si comprano le bandierine inglesi nei negozi tristi di souvenir, che più che regali, vendono incubi in formato ricordo, non ho mai capito che cosa se ne facciano, probabilmente oggetti di scena per scatti con piccioni in volo.

Cupido punta la sua freccia fissa nell’aria, e forse da quel cielo grigio con stralci di nuvole biancastre, il dardo prima o poi arriva.

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A Sisterly Production

Le immagini sono di Claudia Bonollo:

 

Colour consultant, artista, architetto e ricercatrice, realizza architetture visionarie che nascono da un colore o che cambiano di colore e spazi cellulari, biologici e sensibili che attivano negli spettatori vari stati di benessere. Lauree all’Università Internazionale dell’arte e allo IUAV a Venezia (110/lode). Seminari con Peter Cook (Londra e Berlino) e Bruno Munari (Laboratori Liberatori). Dottorato alla ETSAM di Madrid, dove ottiene il titolo di ricercatrice. Nel 2002 inizia una nuova tappa professionale che prevede collaborazioni con professionisti, studi di architettura, enti e associazioni internazionali e anche psicologi e terapeuti. Fondatrice dell’Atelier Meta-morphic, piattaforma culturale internazionale per l’arte la cultura e la ricerca, è l’ideatrice del progetto CREATIVE INSOMNIA, le prime notti multidisciplinari sul colore.

 

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