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Io sono un gatto

Le Interviste Probabili: 1. Natsume Soseki

In parallelo alle Interviste Possibili nasce oggi una nuova serie le Interviste Probabili, antiche per alcuni, io preferisco a-temporali, non mettiamo limiti all’immaginazione e ai Maestri. Dopo una lunga trattativa, sono finalmente riuscita a contattare Natsume Soseki.

E chi è diranno alcuni? L’autore di uno dei romanzi più sorprendenti del Novecento, Il cuore delle cose – Uno dei capolavori della letteratura di ogni tempo – Il Sole 24 ore – e dell’unico e irripetibile Io sono un gatto – Il primo romanzo giapponese moderno – Alias – incontriamolo.

 

Che cosa le posso offrire?

Sono infreddolito dal viaggio, apprezzerei molto un tè.

Sono in imbarazzo ma data l’occasione, preparo con un po’ di timore un Gyokuro, chiamato anche “rugiada preziosa”.

Natsume accenna un lieve sorriso.

Partiamo subito con una domanda legata al suo passato. Che impatto ha avuto per lei la scoperta che quelli che riteneva fossero i suoi nonni, erano in realtà i suoi genitori?

Fu terribile, perché il segreto mi venne sussurato all’orecchio dalla cameriera prima di andare a letto. I miei genitori si vergognavano di avermi avuto così tardi, e mi affidarono a un’altra coppia. I miei genitori adottivi litigavano spesso, mi trattavano male e le richieste continue di denaro alla mia famiglia d’origine, spinsero i miei nonni a riprendermi a casa. Capii fin da piccolo il potere della menzogna, ero solo, e in casa di chi mi potevo fidare? I miei genitori non mi avevano voluto, i miei genitori adottivi si erano persino separati, per un breve periodo trovai sopportabile credere che almeno i miei nonni fossero persone su cui fare affidamento. Fino appunto a quella terribile notte in cui scoprii la verità e la vera solitudine.

Quanto è stato per lei importante il giudizio degli altri?

Ha condizionato tutta la mia vita, fin dal nome. Sono nato il 9 febbraio del 1867, e secondo l’oroscopo tradizionale, chi fosse nato in quel giorno poteva diventare un gran ladro. Allora i miei genitori mi chiamarono Kin.nosuke per compensare il giorno non particolarmente propizio, ero diventato “un salvatore di denaro.” Non è che fossi particolarmente entusiasta del nome, e allora aggiunsi Soseki, la pietra per gli sciacqui, proprio per cambiare elemento.

Che cosa l’ha spinta a occuparsi di letteratura e a scrivere?

La noia, mi annoiavo moltissimo, a scuola e all’università. A me piaceva la letteratura cinese, ma interessava a me e a qualche professore canuto, così presi una specializzazione in letteratura inglese, diventai un anglista e ottenni una cattedra alla Scuola Normale Superiore, che lasciai ben presto per una scuola media di provincia. Ero diventato io stesso routine, e non mi piaceva.

Come fu il suo soggiorno nell’isola di Kiushu?

Forse il periodo più bello della mia vita, un’oasi di pace, e avevo pure incontrato Kioko, mia moglie.

È vero che la colpì il fatto che avesse brutti denti e non facesse niente per nasconderli?

Sì, è proprio così, non faceva nulla per mascherarsi, e poi era simpaticamente sbadata.

E il suo viaggio in Inghilterra ruppe quell’idillio?

Non so, se fu questo la ragione scatenante, di fatto io in Inghilterra non ci volevo andare, ero costretto da impegni accademici, temevo quel viaggio, come si temono forse quei viaggi che ti obbligano a scoprire parti di te che non vuoi scoprire. Dopo vari tentennamenti partii. Fu un incubo. Mi ritrovai senza soldi, isolato, circondato da ricchi aristocratici viziati, in una posizione umiliante di bisogno. Lessi molto però, divoravo libri.

Come fu il rientro in Giappone?

Duro, mia moglie era totalmente presa dalla vita famigliare con le nostre bambine, io, segretamente mi sentivo in colpa perché non guadagnavo abbastanza, l’ambiente accademico era troppo competitivo, amavo l’anonimato, era una scusa in realtà per rifugiarmi nella scrittura. Scrissi Il Papavero, e Kofu, che la critica ha sempre definito come romanzi sperimentali, io li considero più che altro esperimenti per sfuggire alla mia ansia, come poi ho tentato di fare ne Il cuore delle cose.

Hanno paragonato Il Signorino a una specie di Giovane Holden, è d’accordo?

Affatto, anche se poi ognuno ingloba nelle proprie letture le proprie idiosincrasie, e ci sono quelli che sentono il bisogno insopprimibile di citare il Giovane Holden, me ne sono fatto una ragione. Bocchan è il bambino ribelle in ognuno di noi. Ero io.

Purtroppo il tempo a disposizione sta per scadere, come ci salutiamo?

Ricordando una massima zen:

“L’erba riunita in fasci e legata diventa una capanna, una volta dispersa torna a essere un campo selvaggio.”

 

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Le Interviste Probabili continuano…STAY TUNED

 

 

 

 

Buone Feste Happy Holidays

Ci siamo quasi, non mi resta che augurarvi Buone Feste e un Felice Natale…è stato un anno impegnativo, faticoso da ogni punto di vista, intenso ma ricco di emozioni e incontri stimolanti. Ringrazio di cuore Claudia Bonollo, Ian Mathie, Stephen Black, Wanda Romano, Gianpaolo Arena, Raffaele Serra, Alieno De Bootes, Andrea Bettini, Cristina Bove per aver partecipato creativamente alle “interviste possibili” e tutte le persone che sono passate a trovarmi, avatar compresi, il viaggio continua…a presto C. :-*

Venice, Italy (NASA, International Space Stati...

Gli articoli del 2013 sono stati ispirati da: Seneca, amicizia, Emily Dickinson, invidia, David Sylvian, tragedie e prigioni, Silvio Pellico, Tabula Rasa, Victor I. Stoichita, ombra, Fritoe & Bartomoleo Scappi, Orlando Furioso, l’eterno lunedì di Sylvia Plath, Sun Ra, Natsume Soseki, Io sono un gatto, Giacomo Zanella, Fossili, Paralipomeni, Giacomo Leopardi, John Dryden, Torquato Tasso, Patrick Kavanagh, San Patrizio, Maniacs, Cecil B. De Mille, Anadiplosi, Sandro Penna, Napolitano, Back to the Past, Hysteron Proteron, Trap, Progetto delle Città Raccontate: 10 racconti su Venezia, Davide Lorenzon, Cartaresistente, Fernando Ambrosi, Teardrops, Pierluigi Cappello, Stephen King, D.R. Hooker, Solaris di Andrej Tarkovskij, Pizzini, Il Fornaretto, giustizia negata, Ulisse di Afred Tennyson, Tiziano Terzani, Ezra Pound, Barbablù, Clarissa Pinkola Estés, Anafora, Wislawa Szymborska, estate, Philip Larkin, Chicchan, Eliot Weinberger, Tradimenti, Antifona, Godot, New Seeds, Boards of Canada, I Racconti della Luna pallida di Agosto, Homecoming, René Char, Antonio Vivaldi, Arthur Rimbaud & Patti Smith, Paranomasia, Francesco Petrarca, Isole, Mr Black, Derek Walcott, Othello di William Shakespeare, Toni Morrison, Kate Bush, Branca de Neve di Monteiro, Asini d’oro, Antoine Doinel, Truffaut, Greenwich, Londra, Lord Horatio Nelson, whisky, Enjambement, Novembre di Giovanni Pascoli, Marian Engel, orsi canadesi, Alice Munro, Hush, Texas, xxx, Good Boy-Bad Boy di Bruce Nauman, Claudio G. Fava & Jean Pierre Melville, noir, Biennale d’arte di Venezia, Don Chisciotte, Marcella Bella, King Crimson, I Ching, Il Ristagno, Attila, God is an Astronaut, Alessandro Pizzin, Captain Beefheart, O Fado, Il marinaio di Fernando Pessoa, Antonio Tabucchi, Carminho.

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Buone Feste Happy Holidays

Ci siamo quasi, non mi resta che augurarvi Buone Feste e un Felice Natale…è stato un anno impegnativo, faticoso da ogni punto di vista, intenso ma ricco di emozioni e incontri stimolanti. Ringrazio di cuore Claudia Bonollo, Ian Mathie, Stephen Black, Wanda Romano, Gianpaolo Arena, Raffaele Serra, Alieno De Bootes, Andrea Bettini, Cristina Bove per aver partecipato creativamente alle “interviste possibili” e tutte le persone che sono passate a trovarmi, avatar compresi, il viaggio continua…a presto C. :-*

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Gli articoli del 2013 sono stati ispirati da: Seneca, amicizia, Emily Dickinson, invidia, David Sylvian, tragedie e prigioni, Silvio Pellico, Tabula Rasa, Victor I. Stoichita, ombra, Fritoe & Bartomoleo Scappi, Orlando Furioso, l’eterno lunedì di Sylvia Plath, Sun Ra, Natsume Soseki, Io sono un gatto, Giacomo Zanella, Fossili, Paralipomeni, Giacomo Leopardi, John Dryden, Torquato Tasso, Patrick Kavanagh, San Patrizio, Maniacs, Cecil B. De Mille, Anadiplosi, Sandro Penna, Napolitano, Back to the Past, Hysteron Proteron, Trap, Progetto delle Città Raccontate: 10 racconti su Venezia, Davide Lorenzon, Cartaresistente, Fernando Ambrosi, Teardrops, Pierluigi Cappello, Stephen King, D.R. Hooker, Solaris di Andrej Tarkovskij, Pizzini, Il Fornaretto, giustizia negata, Ulisse di Afred Tennyson, Tiziano Terzani, Ezra Pound, Barbablù, Clarissa Pinkola Estés, Anafora, Wislawa Szymborska, estate, Philip Larkin, Chicchan, Eliot Weinberger, Tradimenti, Antifona, Godot, New Seeds, Boards of Canada, I Racconti della Luna pallida di Agosto, Homecoming, René Char, Antonio Vivaldi, Arthur Rimbaud & Patti Smith, Paranomasia, Francesco Petrarca, Isole, Mr Black, Derek Walcott, Othello di William Shakespeare, Toni Morrison, Kate Bush, Branca de Neve di Monteiro, Asini d’oro, Antoine Doinel, Truffaut, Greenwich, Londra, Lord Horatio Nelson, whisky, Enjambement, Novembre di Giovanni Pascoli, Marian Engel, orsi canadesi, Alice Munro, Hush, Texas, xxx, Good Boy-Bad Boy di Bruce Nauman, Claudio G. Fava & Jean Pierre Melville, noir, Biennale d’arte di Venezia, Don Chisciotte, Marcella Bella, King Crimson, I Ching, Il Ristagno, Attila, God is an Astronaut, Alessandro Pizzin, Captain Beefheart, O Fado, Il marinaio di Fernando Pessoa, Antonio Tabucchi, Carminho.

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Io sono un gatto | Natsume Soseki

iosonoungatto

Il mio consiglio di lettura per Cartaresistente è Io sono un gatto di Natsume Soseki (1867-1916), uno dei miei libri preferiti, pubblicato in Giappone nel 1905, tradotto in italiano per la prima volta dalla Neri Pozza nel 2006. La mia è un’edizione BEAT del 2010 a cura di Antonietta Pastore. Protagonista del romanzo, a tratti struggente, a tratti comico, ma con un finale degno di una saga da Samurai, è un gatto filosofo che interpreta e osserva il mondo che lo circonda con una lucidità disarmante. Fa da sfondo la società giapponese in crisi, sospesa tra un passato legato ormai a una tradizione al tramonto e un futuro incerto che non sa come rinnovarsi. Il gatto, che non ha un nome, vive a casa di un professore ottuso, una vita intera spesa a studiare la letteratura e scrivere saggi senza essere in grado di capire a fondo né se stesso né la moglie inquieta e malinconica. Al gatto invece non sfugge nulla, acuto osservatore delle bizzarrie umane con una personalità travolgente:

“Di questi tempi non ho il coraggio di uscire. Il mondo mi mette tristezza. Sono diventato un gatto apatico quanto il mio padrone. Finalmente ora capisco perché la gente attribuisce a una delusione d’amore la tendenza del padrone a starsene sempre rintanato nel suo studio. Visto che non ho ancora acchiappato un solo topo, una volta O-san ha osato proporre di cacciarmi via, ma il padrone sa bene che non sono un gatto ordinario e mi ha permesso di continuare a condurre la mia vita indolente in questa casa. Gli sono profondamente grato della sua bontà e non esito a mostrargli rispetto per la sua perspicacia.”

(pp. 86-87)

Uno straniamento perfettamente riuscito.

Flashback

La padrona di casa è una vecchia signora, cicciottella come Margaret Rutherford, la mia attrice preferita nel ruolo di Miss Marple. Ha i capelli bianco ghiaccio, gli occhi azzurri cristallini, è una donna energica con cui vado molto d’accordo. Ogni mattina mi prepara la colazione, poi esamina il mio look in salotto.

“Marvellous darling! Marvellous darling!”

La sera quando salgo in camera, mi aspetta per una chiacchierata nel suo studiolo, la trovo davanti al computer, ha un i-book come me. Il marito è un uomo pedante che ha una voce stridula, si limita a eseguire i suoi ordini.

“Hai notato che le persone di una certa età diventano più religiose e praticano come hobby il giardinaggio?”

“In effetti lo fanno.”

“Sai perché lo fanno?”

“Non me lo sono mai chiesta.”

“Beh lo fanno perché sentono che stanno per morire e che torneranno alla terra.”

Non posso che annuire, a volte se ne esce con certe frasi che ti fanno sempre riflettere. Fra gli inquilini sono la sua preferita, mi ha dato la stanza del figlio che fa il manager a Hong Kong, mi ha permesso di fumare in camera e sono quella che paga meno.

Kuniko è un personaggio tragico, vive reclusa in casa occupandosi degli animali, non è in grado di comunicare in inglese. Cucina molto bene, al mattino a volte trovo un sacchetto appeso alla maniglia con dei biscotti fatti da lei. Quando la ringrazio, commossa dal gesto, lei china semplicemente la testa e ride imbarazzata coprendosi la bocca. In Giappone torna una volta all’anno, ma è un argomento tabù di cui non si può parlare. Se mi sveglio nel cuore della notte per andare in bagno, la ritrovo sulle scale come una figura spettrale, aspetta che il gatto Madeleine rientri dalla passeggiata notturna, lascia la porta d’ingresso aperta come se non si fidasse della gattaiola. Una vita a servizio di un gatto ma poi mi viene in mente Io sono un gatto di Soseki e capisco il perché.

In casa oltre a Madeleine c’è anche Ernest, un soriano decisamente antipatico e due setter che vagano indisturbati in giro per le stanze, ma non nella mia. Io ignoro i loro nomi e loro ignorano me. Questa mania di chiamare gli animali con nomi di persona è un modo per legittimare gli istinti di norma repressi. Beviamo il tè in salotto mentre Marcus il cane scoreggia rumorosamente ed Ernest si lecca le palle a zampe all’aria.

To be continued…

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