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Oggi 10 anni | 2010 – 2020

Si scrive per tanti motivi. Nel mio caso, tutto ha avuto inizio grazie al mio primo amore: la traduzione letteraria.

Tradurre è trovare la nota giusta. E prima di trovare la nota giusta, si prendono parecchie stecche fino a che la musica cambia.

550 articoli sono sopravvissuti all’auto-censura della revisione ma c’è un fil rouge che li collega tutti, dall’inizio fino a oggi.

Oggi, sono in versione video. Lunga vita all’arte di raccontare storie…

©Branoalcollo che legge Clarissa Pinkola Estés

London’s calling #3: Vulnavia e il Dottor Phibes

Madame Tussauds
Madame Tussauds

Luoghi non luoghi superluoghi liberamente rivisitati

Orgogliosa di non essere mai entrata al Museo delle cere di Madame Tussauds, tra l’altro vicino alla casa fittizia di Sherlock Holmes…un mostro di bravura che si era specializzato in maschere di cera funebri per gli aristocratici fatti secchi dalla Rivoluzione. Il mostro ha una storia interessante, nella Parigi di fine ‘700 impara a modellare la cera, a 17 anni è già un’esperta molto richiesta e agli inizi dell’ ‘800 molla tutto e parte per Londra con una mostra itinerante di reliquie per il pubblico inglese, piacciono da morire.

Dopo 200 anni il museo resiste ancora, aggiornato al cattivo gusto a-contemporaneo, è un tempio del kitsch, se sei abbastanza famoso, prima o poi parte il calco, Obama ha delle occhiaie da zio Ulcera verosimili, almeno dalle foto sul tabellone. Organizzano feste, che mi sembra un’iniziativa curiosa, e così vicino alle mummie io mi immagino l’organetto dell’abominevole Dottor Phibes, che allieta famiglie in gita. Il Dottor Phibes, o meglio Vincent Price, è ovviamente un personaggio fondamentale dei film horror girati ai Pinewood Studios di Londra, dove hanno ricostruito i setting di parte della serie di James Bond, tra un incendio e altro. Phibes nella sua perversa crudeltà, ha un amore eterno per la moglie Vittoria, morta sotto i ferri, conservata imbalsamata in casa come una statua di cera. A lei il Dottor Phibes che, tra l’altro ha un dottorato in teologia e musica, dedica gran parte dei suoi concerti, tra un delitto e l’altro, accompagnato dalla magnifica assistente muta Vulnavia, un nome che rende l’idea. Eccola in tutto il suo bianco splendore: enjoy

London’s calling #3: Vulnavia e il Dottor Phibes

Madame Tussauds
Madame Tussauds

Luoghi non luoghi superluoghi liberamente rivisitati

Orgogliosa di non essere mai entrata al Museo delle cere di Madame Tussauds, tra l’altro vicino alla casa fittizia di Sherlock Holmes…un mostro di bravura che si era specializzato in maschere di cera funebri per gli aristocratici fatti secchi dalla Rivoluzione. Il mostro ha una storia interessante, nella Parigi di fine ‘700 impara a modellare la cera, a 17 anni è già un’esperta molto richiesta e agli inizi dell’ ‘800 molla tutto e parte per Londra con una mostra itinerante di reliquie per il pubblico inglese, piacciono da morire.

Dopo 200 anni il museo resiste ancora, aggiornato al cattivo gusto a-contemporaneo, è un tempio del kitsch, se sei abbastanza famoso, prima o poi parte il calco, Obama ha delle occhiaie da zio Ulcera verosimili, almeno dalle foto sul tabellone. Organizzano feste, che mi sembra un’iniziativa curiosa, e così vicino alle mummie io mi immagino l’organetto dell’abominevole Dottor Phibes, che allieta famiglie in gita. Il Dottor Phibes, o meglio Vincent Price, è ovviamente un personaggio fondamentale dei film horror girati ai Pinewood Studios di Londra, dove hanno ricostruito i setting di parte della serie di James Bond, tra un incendio e altro. Phibes nella sua perversa crudeltà, ha un amore eterno per la moglie Vittoria, morta sotto i ferri, conservata imbalsamata in casa come una statua di cera. A lei il Dottor Phibes che, tra l’altro ha un dottorato in teologia e musica, dedica gran parte dei suoi concerti, tra un delitto e l’altro, accompagnato dalla magnifica assistente muta Vulnavia, un nome che rende l’idea. Eccola in tutto il suo bianco splendore: enjoy

H. P. Lovecraft e la quarta dimensione

Si dice che a Ulthar, oltre il fiume Skai, non si possono uccidere i gatti, e mentre guardo la bestiola accoccolata a far le fusa davanti al caminetto, non ho nessun motivo per dubitarne. Enigmatico, il gatto è affine a quelle strane cose che l’uomo non può vedere. È lo spirito dell’antico Egitto, depositario dei racconti a noi giunti dalle città dimenticate delle terre di Meroe e Ophir. È parente dei signori della giungla, erede dell’Africa oscura e feroce. La Sfinge è sua cugina, e lui parla la sua lingua; ma il gatto è più vecchio della Sfinge, e ricorda ciò che lei ha dimenticato.

H.P. Lovecraft, The Cats of Ulthar

Secondo il folklore stanotte si celebra la Walpurgisnacht, la notte di Valpurga, la festa della primavera in Germania e in Europa Centrale. Secondo invece la tradizione esoterica l’evento coincide con il raduno annuale delle streghe che festeggiano a modo loro sul monte Brocken. Goethe lo ricorda anche in una scena del Faust.

Oltreoceano, a Providence, cittadina del New England, c’è stato un grande scrittore visionario che è riuscito a immaginare l’inimmaginabile: H. P. Lovecraft (1890-1937). Considerato il padre della fantascienza americana, anche se a mio avviso è una definizione limitativa per un pioniere della sperimentazione narrativa, capace di mescolare con disinvoltura generi diversi con un approccio totalmente innovativo per l’epoca, onirico e convincente allo stesso tempo.

Il racconto a cui mi riferisco venne scritto nel 1932 e pubblicato l’anno successivo in una raccolta dal nome emblematico, Weird Tales (Racconti Soprannaturali, Strani): The Dreams in the Witch House (I sogni nella casa stregata).

Il protagonista è uno studente di matematica che sta facendo una ricerca sulle realtà parallele. Walter Gilman affitta una stanza in una casa ad Arkham, che si dice sia infestata da uno spirito di una strega del XVII secolo. Ben presto comincerà ad avere strani incubi notturni, seguiti da risvegli sempre più agitati con segni di morsi visibili sul corpo. Nessuno dei suoi compagni di università è in grado di fornire delle spiegazioni plausibili, danno la colpa a una forma di sonnambulismo provocata dal morso di qualche topo che di notte vaga indisturbato per la casa. Gilman invece è sicuro che determinate relazioni geometriche all’interno dell’edificio aprano dei tunnel spazio-temporali verso altri mondi. All’inizio è incuriosito dall’impulso incontrollabile a viaggiare in altre dimensioni nel cuore della notte, affascinato più dall’idea di essere altrove, brancola nel buio, sospeso tra paura e sete di conoscenza. Ogni sera esplora territori sempre più oscuri, un frammento di incubo si aggiunge ad un altro frammento di incubo, finché non incontrerà la strega e il suo servitore e allora la ricerca avrà un esito imprevisto…

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