Venti di Luglio
Solo quaranta gradi
Forse non molla
Partecipo insieme a Sjón, due pezzi in inglese. Il primo “words in progress” è un gioco nato dall’espressione idiomatica “Happy as Larry”, il secondo è una rielaborazione di una mia raccolta di haiku, ripensata in inglese. Ecco il link, buona lettura!
THE FUTURE IS SPOKEN
Words in progress
Happy as Larry
Apparently the original English expression was “happy as a sandboy”. North America: plenty of clams everywhere; contented with what one’s got. Happy as a clam. In an old dictionary (1823) the sandboy was “an urchin who hawked sand around the streets”. Was it illegal? I don’t know…later the expression became a synonym for being merry…basically Larry was happy because he had a few pints. Larry was also a reference to the Australian boxer Larry Fowley (1847-1917); oh yes that Larry, now everything is as clear as a middleweight undefeated champion. Happy as Larry (Fowley). Larry Fowley was happy, it’s a fact. For those who love Thomas Hardy and his novels, “larry” was a dialect word meaning “in a state of excitement”. The US variation with clam came from the east coast, and to be even more precise, one should say “happy as a clam at high water.” Having said that, I’m very happy to be part of the SPOKEN PROJECT, so here are a few “larry” connections. Larry was already in the air in 1596:
The grey-eyed morn smiles on the frowning night,
Chequering the eastern clouds with streaks of light,
And flecked darkness like a drunkard reels
From forth day’s path and Titan’s fiery wheels:
Now, ere the sun advance his burning eye,
The day to cheer and nights dank dew to dray,
I must up-fill this osier cage of ours
With baleful weeds and precious-juiced flowers.
(Friar Laurence in Romeo and Juliet, Act II, scene III, 1059-1066)
Come, come with me, and we will make short work;
For, by your leaves, you shall not stay alone
Till holy church incorporate two in one.
Things didn’t go according to plan, but Larry was happy to play his role, Father Laurence reappeared in a mysterious way four centuries later in a famous prog song, Genesis’ The Cinema Show. He’s no longer Father Laurence but he’s Father Tiresias, a blind prophet of Thebes, famous for clairvoyance and for being transformed into a woman for seven years. This adds a new spin on Shakespeare’s plot.
Home from work our Juliet
Clears her morning meal
She dabs her skin with pretty smells
Concealing to appeal
I will make my bed She said,
but turned to go
Can she be late for her Cinema show? Cinema Show?
Romeo locks his basement flat
And scurries up the stair
With head held high and floral tie
A weekend millionaire
I will make my bed With her tonight, he cries
Can he fail Armed with his chocolate surprise?
Take a little trip back with Father Tiresias
Listen to the old one speak of all he has lived through
I have crossed between the poles
For me there’s no mystery.
For us the mystery remains, Larry knows better.
§
What follows is Carla’s second contribution.
In the city fields
Contemplating cherry-trees
Strangers are like friends.
Matsuo Basho
What haiku do you want? was a collection of 68 haikus I wrote some time ago; 17 haikus for each season, following the rhythm framed in a precise sequence of syllables, 5-7-5 (=17 syllables). The original idea was to create a game of chance on an imaginary boardgame. Here’s a small selection for every season, inevitably adding some variations in the English version, from Italy with love. Think of a number between 1 and 17 and select the corresponding haiku. And remember:
Un Coup de Dés Jamais N’Abolira Le Hasard – A Throw of the Dice will Never Abolish Chance:
17
Ghostly mulberries
Facing obscure lands
No goals in their life
16
Deserted avenues
Motorcycles whizz by
Just bullyboys’ races
15
The past perfect is
Like the present perfect mode
Undeniably past
14
A restless secret
Held inside for too long
Blooms and vanishes
13
Gentle cold wind outside
Whistles brief and intense sounds
They ring a bell, the same
12
Butterfly collector loves art
A PhD in French medieval history
Even part-time, starts NOW
11
I have learned the I Ching
Simply by reading and reading them
Perseverance is all
10
Looking at the golden sand
Nobody on the horizon
Just waves and waves
9
Serendipity
Under layers of moss and grass
A blue, rare mosaic
8
A red bud in the rosebush
Bows its head listlessly
A rose is a rose, is it?
7
I dream of going back
To places that I don’t inhabit
Any longer exactly like you
6
White lights crossing the sky
Bouncing quick intermittent rays
Waiting for the traffic light
5
Inside my heart I recognize
Voices that I hardly sing
More cautious than sorry
4
Snippets are dangerous
Un-solving the cryptic crossword
Not a sausage today
3
A sweet flute playing
A duet with a melancholic viola
The fugue is much better
2
Fast but not too much
A glass-house sails in the garden
Surrounded by pink stones
1
The bread was a rock
The Parmisan tasted like sawdust
Farewell, adios, addio, ciao.
13-65
Sogni di Gerolamo Cardano
Cardano, medico nel ‘500, riconosce come unico maestro Sinesio, allievo di Ipazia. I sogni che non si ricordano non devono essere ricordati.
Vita dei Cesari di Gaio Svetonio Tranquillo
In tempi non sospetti spazio al gossip, libero sfogo all’aneddoto e al mito ri-creato, da Cesare a Domiziano. Parecchi alzavano il gomito.
Il sole una biografia di David Whitehouse
Lavoro paziente, accademico, lo humour ravviva la scienza. Secondo i marinai di Saint Malo il sole sfrigola quando si immerge nell’oceano.
La vana fuga degli dei di James Hillman
Lo spunto è una frase di C. G. Jung: Gli dei sono diventati delle malattie. Si indaga la paranoia, l’ambivalenza tra volere e non volere.
La danza della realtà di Alejandro Jodorowsky
Mosaico di indizi che svelano nuovi territori grazie al potere dell’immaginazione attiva, la forza più grande è quella che non si usa.
In parallelo alle Interviste Possibili nasce oggi una nuova serie le Interviste Probabili, antiche per alcuni, io preferisco a-temporali, non mettiamo limiti all’immaginazione e ai Maestri. Dopo una lunga trattativa, sono finalmente riuscita a contattare Natsume Soseki.
E chi è diranno alcuni? L’autore di uno dei romanzi più sorprendenti del Novecento, Il cuore delle cose – Uno dei capolavori della letteratura di ogni tempo – Il Sole 24 ore – e dell’unico e irripetibile Io sono un gatto – Il primo romanzo giapponese moderno – Alias – incontriamolo.
Che cosa le posso offrire?
Sono infreddolito dal viaggio, apprezzerei molto un tè.
Sono in imbarazzo ma data l’occasione, preparo con un po’ di timore un Gyokuro, chiamato anche “rugiada preziosa”.
Natsume accenna un lieve sorriso.
Partiamo subito con una domanda legata al suo passato. Che impatto ha avuto per lei la scoperta che quelli che riteneva fossero i suoi nonni, erano in realtà i suoi genitori?
Fu terribile, perché il segreto mi venne sussurato all’orecchio dalla cameriera prima di andare a letto. I miei genitori si vergognavano di avermi avuto così tardi, e mi affidarono a un’altra coppia. I miei genitori adottivi litigavano spesso, mi trattavano male e le richieste continue di denaro alla mia famiglia d’origine, spinsero i miei nonni a riprendermi a casa. Capii fin da piccolo il potere della menzogna, ero solo, e in casa di chi mi potevo fidare? I miei genitori non mi avevano voluto, i miei genitori adottivi si erano persino separati, per un breve periodo trovai sopportabile credere che almeno i miei nonni fossero persone su cui fare affidamento. Fino appunto a quella terribile notte in cui scoprii la verità e la vera solitudine.
Quanto è stato per lei importante il giudizio degli altri?
Ha condizionato tutta la mia vita, fin dal nome. Sono nato il 9 febbraio del 1867, e secondo l’oroscopo tradizionale, chi fosse nato in quel giorno poteva diventare un gran ladro. Allora i miei genitori mi chiamarono Kin.nosuke per compensare il giorno non particolarmente propizio, ero diventato “un salvatore di denaro.” Non è che fossi particolarmente entusiasta del nome, e allora aggiunsi Soseki, la pietra per gli sciacqui, proprio per cambiare elemento.
Che cosa l’ha spinta a occuparsi di letteratura e a scrivere?
La noia, mi annoiavo moltissimo, a scuola e all’università. A me piaceva la letteratura cinese, ma interessava a me e a qualche professore canuto, così presi una specializzazione in letteratura inglese, diventai un anglista e ottenni una cattedra alla Scuola Normale Superiore, che lasciai ben presto per una scuola media di provincia. Ero diventato io stesso routine, e non mi piaceva.
Come fu il suo soggiorno nell’isola di Kiushu?
Forse il periodo più bello della mia vita, un’oasi di pace, e avevo pure incontrato Kioko, mia moglie.
È vero che la colpì il fatto che avesse brutti denti e non facesse niente per nasconderli?
Sì, è proprio così, non faceva nulla per mascherarsi, e poi era simpaticamente sbadata.
E il suo viaggio in Inghilterra ruppe quell’idillio?
Non so, se fu questo la ragione scatenante, di fatto io in Inghilterra non ci volevo andare, ero costretto da impegni accademici, temevo quel viaggio, come si temono forse quei viaggi che ti obbligano a scoprire parti di te che non vuoi scoprire. Dopo vari tentennamenti partii. Fu un incubo. Mi ritrovai senza soldi, isolato, circondato da ricchi aristocratici viziati, in una posizione umiliante di bisogno. Lessi molto però, divoravo libri.
Come fu il rientro in Giappone?
Duro, mia moglie era totalmente presa dalla vita famigliare con le nostre bambine, io, segretamente mi sentivo in colpa perché non guadagnavo abbastanza, l’ambiente accademico era troppo competitivo, amavo l’anonimato, era una scusa in realtà per rifugiarmi nella scrittura. Scrissi Il Papavero, e Kofu, che la critica ha sempre definito come romanzi sperimentali, io li considero più che altro esperimenti per sfuggire alla mia ansia, come poi ho tentato di fare ne Il cuore delle cose.
Hanno paragonato Il Signorino a una specie di Giovane Holden, è d’accordo?
Affatto, anche se poi ognuno ingloba nelle proprie letture le proprie idiosincrasie, e ci sono quelli che sentono il bisogno insopprimibile di citare il Giovane Holden, me ne sono fatto una ragione. Bocchan è il bambino ribelle in ognuno di noi. Ero io.
Purtroppo il tempo a disposizione sta per scadere, come ci salutiamo?
Ricordando una massima zen:
“L’erba riunita in fasci e legata diventa una capanna, una volta dispersa torna a essere un campo selvaggio.”
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