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Giambattista Vico

Dickens returns: 3. Buone Feste

-12 giorni al Natale, domani è pure Santa Lucia, protettrice della vista, invocata anche da Dante in vari passi della Divina Commedia – Lucia, nimica di ciascun crudele,
si mosse…– un 2016 che ha riservato finora parecchie incognite, la Brexit in Gran Bretagna, un presidente come Trump, punti di non ritorno, c’è bisogno di aggiungere altro sull’attuale situazione politica italiana?

Io come ogni anno approfitterò della pausa forzata di Natale per ricaricare le pile, grazie per la compagnia insieme a Gustave Flaubert, John Coltrane, Michael Benson, il pianeta Nibiru, Mobius Trip, Giambattista Vico, Flora, San Giorgio degli Schiavoni, Vittore Carpaccio, Le Suffragette, City Wonders, One Book in One Tweet, Puck aka Robin Goodfellow, San Marco, Anne Bronte, Mobbing Dick, Isao Tomita, Brexit, Jonathan Swift, Luca Cerretti e i suoi mali di stagione, i mondi di Gulliver, James Turrell, In busta chiusa-Lettera D come Destino per Cartaresistente, Proust asked Venice replied, Asindeti, Compleanno di Branoalcollo, Tappeti Volanti di Claudia Bonollo, Wanda Romano e Monamour Natural Design, San Girolamo, Laputa – Il Ritorno dei Classici -, Max Noblesse, Santa Pazienza, Madonna della Salute, Venezia, Verona, referendum, ctrl, Charles Dickens, turisti e viaggiatori.

Buone Feste a Tutti, ovunque voi siate!

 

Dai tempo al tempo II

Dopo la battaglia, bisogna ritornare ai costumi abituali.

Nuvola D’Oro

Dato una breve occhiata ai link che cliccate ogni giorno passando da qui, altro che mutamenti: Homepage, Tempo Divoratore Spunta gli artigli al leone, Spinoza riflesso in versi, Ezra Pound – m’amour m’amour cos’è che amo e dove sei? – Scaffolding di Seamus Heaney, Gli Anni di Pellegrinaggio di Wilhelm Meister, Keats e l’umore nero, Vittore Carpaccio, un sonetto portoghese di Elizabeth Barrett Browning, Icaro, Brueghel & Auden..

So che qualcuno avrebbe gradito una recensione del carteggio inedito Maffei-Zanella, un tomo che avrebbe meritato più attenzione, e invece mi sono messa a leggere le poesie di Giambattista Vico, alcune lunghe come dei trattati, per chi fosse interessato segnalo “Giunone in danza” (1721) – un atto di coraggio.

In ogni caso è necessaria una mente eroica, come sottolineava Vico nel suo saggio in latino, tradotto mirabilmente in italiano da Andrea Battistini nei volumi de I Meridiani.

La metafisica libererà il vostro intelletto dal carcere dei sensi; la logica il vostro raziocinio dal falso opinare; l’etica la vostra volontà dalle passioni malvagie. Studiando retorica, imparerete ciò che occorre perché la vostra lingua non tradisca o diserti il pensiero, né la vostra mente la causa che perseguite; studiando poetica, imparerete a temperare gli ardori sfrenati dalla vostra fantasia; studiando geometria, imparerete a porre un freno agli sbandamenti del vostro intelletto; studiando poi fisica, sarete eccitati da quello stesso stupore, col quale la natura ci rende attoniti di fronte alle sue meraviglie. [1]

E non si fermava qui, vivamente consigliati lo studio delle lingue, la cosmografia, il Vecchio e il Nuovo Testamento, il Corpus iuris civilis di Giustiniano, fonte copiosissima per lo studio delle antichità romane..Ippocrate per la medicina, per la filosofia Aristotele e altri filosofi di chiara fama. Per le altre discipline, altri scrittori di valore parimenti altissimo.

Mai dimenticare di rileggere l’aureo De dignitate et augmentis scientiarum del grande Bacone.

Non farsi prendere dallo scoraggiamento, c’è ancora molto da scoprire:

Alessandro Magno, recatosi in Egitto, scòrse in un attimo, con quel suo colpo d’occhio aquilino, l’istmo che separa il Mar Rosso dal Mediterraneo..il sublime Galileo osservò Venere falcata..il grandissimo Cartesio pose mente alla traiettoria di una pietra lanciata da una fionda, e meditò un nuovo sistema di fisica. Cristoforo Colombo si sentì spirare in viso un vento proveniente dall’Oceano Atlantico; e, fondato sulla teoria aristotelica della terrigenia dei venti, congetturò l’esistenza di terre ultraoceaniche e scoprì il nuovo mondo..[2]

Per qualsiasi altra impresa non avvilirsi, raccomanda Seneca nelle parole di Vico del 1732, rendendo debitamente omaggio a Ercole, ora immortalato su Facebook in posa plastica con la frase “chi ti vuole diverso, non ti vuole affatto”, tutto è possibile.

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[1] De mente heroica, Giambattista Vico, Mondadori, I volume, pp. 385-386.

[2] Ibidem, pp. 398-99.

 

 

Dai tempo al tempo

In un momento di entusiasmo filosofico sono andata a consultare la monografia dei Meridiani Mondadori su Giambattista Vico, un’opera in due volumi, il primo con tutti gli scritti in ordine cronologico, in alcuni casi con testo a fronte in latino, il secondo, a sorpresa, un contenitore di note. In teoria uno dovrebbe leggerli in parallelo, una lettura costantemente interrotta da rimandi e citazioni.

Non mi sono persa d’animo e mi sono venute in mente alcune lezioni remote sul “mondo civile fatto dagli uomini”. Vico sottolinea la necessità di reinterpretare gli avvenimenti storici senza cadere nell’errore comune dell’anacronismo storico. Le ricostruzioni storiche dei filosofi e degli storici sono inadeguate e bisogna pertanto ricominciare daccapo; l’ordine delle idee deve procedere secondo l’ordine delle cose. Ma allora qual è la grammatica di lettura dell’universo storico? Rileggendolo “in forma di scienza, col discoprirvi il disegno di una storia ideale eterna, sopra la quale corron in tempo tutte le storie di tutte le nazioni.”

La storia viene quindi rappresentata come il susseguirsi di tre epoche principali: l’età degli dei, l’età degli eroi, l’età degli uomini. Non si tratta di uno sviluppo unilineare e progressivo, l’involuzione e i ristagni sono sempre in agguato. Vico sente il bisogno di intravedere una sorta di Provvidenza Divina che sproni gli uomini a riprendere il cammino. Un tentativo di conciliare i mali del mondo con la presenza rassicurante di una guida ultraterrena.

Cominciando a leggere i pensieri raccolti nella Scienza Nuova, dopo il decimo dacché e la decodificazione delle e in i, perdo in continuazione il filo del discorso. Il linguaggio parla una lingua che non conosco, ogni frase deve essere ritradotta. Una vita di studi dedicata alla tassonomia del sapere con l’ambizione di riscriverlo secondo nuovi parametri, condannata proprio dalla limitazione di un linguaggio ormai lontano, costringendo il lettore a un costante sforzo filologico.

La spesso abusata frase di routine “corsi e ricorsi storici” è probabilmente frutto di un’eccessiva semplificazione, perché in Vico avviene proprio il contrario, tutto viene spiegato minuziosamente.

Interessante invece come nel suo pensiero il mito venga ricollocato nella fase primitiva della storia dell’uomo, un “universale fantastico” che offre un’interpretazione metafisica del mondo. Le figure retoriche nei miti erano l’unico modo in cui l’uomo pensava le cose e tramandava le proprie esperienze. Accanto agli universali fantastici figuravano anche gli universali impossibili, la combinazione di caratteristiche incompatibili in una singola immagine concreta. Ne è un esempio la figura di Cibele che è allo stesso tempo donna, terra, centauri, driadi, cavalli alati. Eppure a queste forme primitive Vico accorda un’autonomia culturale, non vengono messe in relazione allo stadio successivo ma valorizzate nella loro unicità.

E allora dove sono fuggiti gli dei pagani? Che ruolo ha il mito nella nostra vita quotidiana? La risposta non arriva da Vico ma da Joseph Campbell, storico delle religioni e grande interprete dei miti, citato da Hillman: “…The latest incarnation of Oedipus, the continued romance of Beauty and the Beast, stand this afternoon on the corner of 42nd Street and Fifth Avenue, waiting for the traffic light to change.” (La nuova incarnazione di Edipo, la storia d’amore ininterrotta tra la Bella e la Bestia, sono fermi questo pomeriggio all’angolo tra la 42esima e la Fifth Avenue, ad aspettare che le luci del semaforo cambino)

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