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Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister (II parte)

Riprendo la lettura degli anni di pellegrinaggio, lunedì scorso c’eravamo lasciati con l’incontro con i Superiori che avrebbero dovuto facilitare la scelta della futura educazione del figlio di Wilhelm, Felix.

L’appuntamento, come ogni romanzo che si rispetti, è rimandato da altri eventi, dopo essersi congedati dalla famiglia descritta nella novella Il Secondo San Giuseppe e dall’amico Montan che si allontana tra le montagne, Wilhelm e il figlio hanno una piccola disavventura, si inoltrano sempre più in anfratti sconosciuti e vengono fatti prigionieri. Felix è disperato, il padre invece ha una calma serafica, rassicurato da una scritta che vede sulla parete della roccia: “A colui che non è colpevole, libertà e risarcimento, a colui che è stato traviato pietà, ed a colui che è colpevole, giustizia punitrice ed equa.”[1] Niente da temere dal suo punto di vista, e infatti, compare un uomo, l’ideatore della prigione-trappola tra le rocce, che racconta la sua versione dei fatti, è un proprietario terriero e alcuni suoi affittuari non solo si sono rifiutati di pagare il compenso richiesto ma hanno danneggiato anche i terreni, scappando attraverso sentieri rocciosi. Wilhelm e il figlio non hanno nessuna colpa, se non quella di trovarsi nel luogo sbagliato nel momento sbagliato. Vengono prontamente liberati e accolti regalmente in casa. Lenardo, il padrone di casa, si confida con Wilhelm, ha un grande rimpianto, non aver aiutato una giovane donna di fede Hussita, comunità diffusa in Sassonia, che era stata cacciata dallo zio perché il padre non era stato in grado di pagare i suoi debiti. Le disgrazie della donna le apprendiamo attraverso le lettere che Wilhelm scrive all’amata Natalie, destinataria di molti segreti. E come ogni gentiluomo che si rispetti, può Wilhelm rifiutare una richiesta di chi l’ha ospitato tanto amorevolmente? Ovvio che no, malgrado le sue intenzioni, si ritrova ad accompagnare Lenardo alla casa di questa donna, che lui ricorda chiamarsi Valerine…Le cose non vanno come previsto, Valerine non è la brunetta che lui pensava di ricordare. È una donna bella, elegante, bionda e non mora, e già questo è un dettaglio che lo fa vacillare, ma appena li vede, confessa di essere ancora grata allo zio per tutti i favori ricevuti. Impossibile a credersi, Wilhelm e Lenardo fanno finta di niente ma con uno sguardo complice capiscono che si tratta della persona sbagliata. Valerine, è la figlia di un giudice, amico dello zio, Nachodine è la donna da cercare – in comune solo le finali in -ine ma si sa che la memoria fa brutti scherzi – una sua amica di infanzia e compagna di giochi. A questo punto Wilhelm prende in mano la situazione, decide di mettersi in viaggio per andarla a cercare da solo, intima Lenardo di non seguirlo e di non tentare di mettersi sulle sue tracce una volta ritrovata – sospetto per non essere nuovamente depistato – e di credere alla sua parola. Si mette in cammino verso un villaggio indicato da una lettera che gli ha dato Lenardo. Fa dunque visita a un uomo che insieme al figlio ripara e colleziona oggetti antichi. Wilhelm gli mostra il cofanetto trovato dal figlio nel bosco, e gli chiede se è il caso di forzarlo, visto che era sprovvisto di chiave, la risposta che riceve è molto saggia: “se il cofanetto possiede un significato, dovrà occasionalmente trovare la sua chiave, e proprio là dove meno se l’aspetta.”[2] Wilhelm decide di lasciarglielo in custodia e chiede notizie della famiglia di Nachodine. Il vecchio lo rassicura che si darà da fare, e lo invita ad andare insieme al figlio Felix, che nel frattempo l’ha raggiunto a cavallo, alla grande Istituzione Pedagogica dove incontrare il Superiore.

Si rimettono in cammino e arrivano alla piccola comunità popolata solo di adolescenti – e per qualche secondo la mente vola in qualche telefilm di fantascienza dove ci sono sempre società utopiche con adepti con tuniche bianche che venerano strani culti – qui invece i ragazzi si rivolgono a quelli che sono a cavallo con gesti diversi: i più giovani incrociano le braccia sul petto e guardano verso il cielo, i medi tengono le braccia dietro la schiena e guardano la terra, i più grandi, impettiti, le braccia lungo i fianchi, e la testa piegata a destra, si dispongono in fila, altri ragazzi invece rimangono sparpagliati dove sono senza un apparente ordine. Felix chiede subito al Preposto quale gesto compiere, e gli viene suggerito di incrociare le braccia e guardare il cielo. I saluti corrispondono a delle gerarchie ben precise ma altro non viene aggiunto al momento, ogni cosa a suo tempo. Wilhelm nota che sono anche vestiti con colori diversi, di taglio diverso, ma il Preposto li invita a non chiedere altro, regola fondamentale è saper rispettare i segreti, e mai svelare tutto e subito. Decidono quindi di andare a parlare con il Superiore, sullo sfondo i canti dei ragazzi, e il mistero si infittisce sempre più. Scoprono che la musica è il fondamento dell’educazione di tutti i ragazzi, si parte con il canto, poi seguono le specializzazioni con strumenti in regioni remote e isolate per evitare l’angustia sonora di certi esperimenti tipici dei principianti. Wilhelm concorda nella scelta giustamente motivata, mentre a Felix viene assegnato il primo grado di saluto, il padre va a conoscere i Tre Superiori e riceve la prima spiegazione agognata, i tre tipi di saluto servono a insegnare il rispetto secondo tre modalità diverse, verso il cielo, Dio, verso la terra, il nutrimento, il terzo, in piedi e in riga, simboleggia l’essere collegato al mondo con fierezza e senza egoismo. Quelli che non salutano, sono in punizione, vengono ignorati, perché ritenuti indegni di rispetto finché non cambiano atteggiamento. Wilhelm è sempre più ammirato. L’argomento passa alla religione e i Tre lo rassicurano che seguono ugualmente tre forme di rispetto, per la religione etnica, basata sul rispetto per ciò che sta sopra di noi, e per la Storia del Mondo e di tutte le religioni pagane, la religione filosofica, basata sul rispetto per ciò che è uguale a noi e ci aiuta a coltivare il rapporto con i nostri simili e con l’umanità, e la religione cristiana, basata sul rispetto per ciò che sta sotto di noi, attraverso la comprensione del dolore e della sofferenza. Il giorno seguente Wilhelm viene guidato in una galleria ottagonale dove vengono illustrate le religioni, riceve una breve lezione sulla differenza tra miracolo e simbolo: “i miracoli rendono il comune straordinario, i simboli lo straordinario comune…in questo modo il possibile e l’impossibile divengono una cosa sola…Nel simbolo e nella parabola, è il contrario: qui il senso, l’idea, il concetto appaiono come la cosa più alta, straordinaria, irraggiungibile.”[3] Non compare nessuna raffigurazione di Cristo sulla croce, la Storia del Mondo si interrompe qui. I saggi lo invitano ad affidargli il figlio per un anno, non vogliono né possono dare ulteriori spiegazioni in merito all’insegnamento delle religioni. Scopre invece che sono i ragazzi a scegliersi gli abiti da indossare, per i Superiori è ulteriore motivo di studio per scoprire le loro inclinazioni, anche se hanno notato che è usanza comune conformarsi a quanto scelto dagli amici. Wilhelm viene quindi accompagnato ai confini della Provincia Pedagogica con l’impegno di ritornare come concordato con i Tre.

TO BE CONTINUED…alla prossima puntata…

§

 

Votata migliore colonna sonora in Gran Bretagna, per la serie televisiva Utopia, la Bibbia dei telefilm, 2013, di Cristobal Tapia de Veer.


[1] Ibidem, cap. VII, p. 48.
[2] Ibidem, cap. IX, p. 74.
[3] Ibidem, cap. XI, pp. 90-91.

Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister (II parte)

Riprendo la lettura degli anni di pellegrinaggio, lunedì scorso c’eravamo lasciati con l’incontro con i Superiori che avrebbero dovuto facilitare la scelta della futura educazione del figlio di Wilhelm, Felix.

L’appuntamento, come ogni romanzo che si rispetti, è rimandato da altri eventi, dopo essersi congedati dalla famiglia descritta nella novella Il Secondo San Giuseppe e dall’amico Montan che si allontana tra le montagne, Wilhelm e il figlio hanno una piccola disavventura, si inoltrano sempre più in anfratti sconosciuti e vengono fatti prigionieri. Felix è disperato, il padre invece ha una calma serafica, rassicurato da una scritta che vede sulla parete della roccia: “A colui che non è colpevole, libertà e risarcimento, a colui che è stato traviato pietà, ed a colui che è colpevole, giustizia punitrice ed equa.”[1] Niente da temere dal suo punto di vista, e infatti, compare un uomo, l’ideatore della prigione-trappola tra le rocce, che racconta la sua versione dei fatti, è un proprietario terriero e alcuni suoi affittuari non solo si sono rifiutati di pagare il compenso richiesto ma hanno danneggiato anche i terreni, scappando attraverso sentieri rocciosi. Wilhelm e il figlio non hanno nessuna colpa, se non quella di trovarsi nel luogo sbagliato nel momento sbagliato. Vengono prontamente liberati e accolti regalmente in casa. Lenardo, il padrone di casa, si confida con Wilhelm, ha un grande rimpianto, non aver aiutato una giovane donna di fede Hussita, comunità diffusa in Sassonia, che era stata cacciata dallo zio perché il padre non era stato in grado di pagare i suoi debiti. Le disgrazie della donna le apprendiamo attraverso le lettere che Wilhelm scrive all’amata Natalie, destinataria di molti segreti. E come ogni gentiluomo che si rispetti, può Wilhelm rifiutare una richiesta di chi l’ha ospitato tanto amorevolmente? Ovvio che no, malgrado le sue intenzioni, si ritrova ad accompagnare Lenardo alla casa di questa donna, che lui ricorda chiamarsi Valerine…Le cose non vanno come previsto, Valerine non è la brunetta che lui pensava di ricordare. È una donna bella, elegante, bionda e non mora, e già questo è un dettaglio che lo fa vacillare, ma appena li vede, confessa di essere ancora grata allo zio per tutti i favori ricevuti. Impossibile a credersi, Wilhelm e Lenardo fanno finta di niente ma con uno sguardo complice capiscono che si tratta della persona sbagliata. Valerine, è la figlia di un giudice, amico dello zio, Nachodine è la donna da cercare – in comune solo le finali in -ine ma si sa che la memoria fa brutti scherzi – una sua amica di infanzia e compagna di giochi. A questo punto Wilhelm prende in mano la situazione, decide di mettersi in viaggio per andarla a cercare da solo, intima Lenardo di non seguirlo e di non tentare di mettersi sulle sue tracce una volta ritrovata – sospetto per non essere nuovamente depistato – e di credere alla sua parola. Si mette in cammino verso un villaggio indicato da una lettera che gli ha dato Lenardo. Fa dunque visita a un uomo che insieme al figlio ripara e colleziona oggetti antichi. Wilhelm gli mostra il cofanetto trovato dal figlio nel bosco, e gli chiede se è il caso di forzarlo, visto che era sprovvisto di chiave, la risposta che riceve è molto saggia: “se il cofanetto possiede un significato, dovrà occasionalmente trovare la sua chiave, e proprio là dove meno se l’aspetta.”[2] Wilhelm decide di lasciarglielo in custodia e chiede notizie della famiglia di Nachodine. Il vecchio lo rassicura che si darà da fare, e lo invita ad andare insieme al figlio Felix, che nel frattempo l’ha raggiunto a cavallo, alla grande Istituzione Pedagogica dove incontrare il Superiore.

Si rimettono in cammino e arrivano alla piccola comunità popolata solo di adolescenti – e per qualche secondo la mente vola in qualche telefilm di fantascienza dove ci sono sempre società utopiche con adepti con tuniche bianche che venerano strani culti – qui invece i ragazzi si rivolgono a quelli che sono a cavallo con gesti diversi: i più giovani incrociano le braccia sul petto e guardano verso il cielo, i medi tengono le braccia dietro la schiena e guardano la terra, i più grandi, impettiti, le braccia lungo i fianchi, e la testa piegata a destra, si dispongono in fila, altri ragazzi invece rimangono sparpagliati dove sono senza un apparente ordine. Felix chiede subito al Preposto quale gesto compiere, e gli viene suggerito di incrociare le braccia e guardare il cielo. I saluti corrispondono a delle gerarchie ben precise ma altro non viene aggiunto al momento, ogni cosa a suo tempo. Wilhelm nota che sono anche vestiti con colori diversi, di taglio diverso, ma il Preposto li invita a non chiedere altro, regola fondamentale è saper rispettare i segreti, e mai svelare tutto e subito. Decidono quindi di andare a parlare con il Superiore, sullo sfondo i canti dei ragazzi, e il mistero si infittisce sempre più. Scoprono che la musica è il fondamento dell’educazione di tutti i ragazzi, si parte con il canto, poi seguono le specializzazioni con strumenti in regioni remote e isolate per evitare l’angustia sonora di certi esperimenti tipici dei principianti. Wilhelm concorda nella scelta giustamente motivata, mentre a Felix viene assegnato il primo grado di saluto, il padre va a conoscere i Tre Superiori e riceve la prima spiegazione agognata, i tre tipi di saluto servono a insegnare il rispetto secondo tre modalità diverse, verso il cielo, Dio, verso la terra, il nutrimento, il terzo, in piedi e in riga, simboleggia l’essere collegato al mondo con fierezza e senza egoismo. Quelli che non salutano, sono in punizione, vengono ignorati, perché ritenuti indegni di rispetto finché non cambiano atteggiamento. Wilhelm è sempre più ammirato. L’argomento passa alla religione e i Tre lo rassicurano che seguono ugualmente tre forme di rispetto, per la religione etnica, basata sul rispetto per ciò che sta sopra di noi, e per la Storia del Mondo e di tutte le religioni pagane, la religione filosofica, basata sul rispetto per ciò che è uguale a noi e ci aiuta a coltivare il rapporto con i nostri simili e con l’umanità, e la religione cristiana, basata sul rispetto per ciò che sta sotto di noi, attraverso la comprensione del dolore e della sofferenza. Il giorno seguente Wilhelm viene guidato in una galleria ottagonale dove vengono illustrate le religioni, riceve una breve lezione sulla differenza tra miracolo e simbolo: “i miracoli rendono il comune straordinario, i simboli lo straordinario comune…in questo modo il possibile e l’impossibile divengono una cosa sola…Nel simbolo e nella parabola, è il contrario: qui il senso, l’idea, il concetto appaiono come la cosa più alta, straordinaria, irraggiungibile.”[3] Non compare nessuna raffigurazione di Cristo sulla croce, la Storia del Mondo si interrompe qui. I saggi lo invitano ad affidargli il figlio per un anno, non vogliono né possono dare ulteriori spiegazioni in merito all’insegnamento delle religioni. Scopre invece che sono i ragazzi a scegliersi gli abiti da indossare, per i Superiori è ulteriore motivo di studio per scoprire le loro inclinazioni, anche se hanno notato che è usanza comune conformarsi a quanto scelto dagli amici. Wilhelm viene quindi accompagnato ai confini della Provincia Pedagogica con l’impegno di ritornare come concordato con i Tre.

TO BE CONTINUED…alla prossima puntata…

§

 

Votata migliore colonna sonora in Gran Bretagna, per la serie televisiva Utopia, la Bibbia dei telefilm, 2013, di Cristobal Tapia de Veer.


[1] Ibidem, cap. VII, p. 48.
[2] Ibidem, cap. IX, p. 74.
[3] Ibidem, cap. XI, pp. 90-91.

Le interviste possibili: VI. Raffaele Serra

Ho l’onore di aprire la nuova serie delle interviste possibili con il musicista Raffaele Serra, uno dei primi sperimentatori in Italia di musica elettronica, fotografo, grande esperto di cinema, autore di progetti molto interessanti legati ai paesaggi sonori.

Benvenuto nel mio salotto virtuale, cosa ti offro? Tè, caffè, un prosecco, a te la scelta…

Grazie dell’invito…gradirei un tè.

Metto immediatamente il bollitore in funzione…Leggendo un tuo curriculum online, ho scoperto moltissime cose, hai lavorato in Olanda, ti sei occupato di teatro sperimentale, hai collaborato con l’antropologo Fred Gales in merito agli studi incentrati sulle culture arcaiche, ti sei interessato di musicoterapia, e il teatro di fatto è tuttora presente nella tua vita, visto che lavori al Teatro Elfo Puccini a Milano, qual è stata la tua prima performance?

Ho iniziato a lavorare con Teatro Uomo, il primo teatro off di Milano alla fine del 1969 come tecnico delle luci e del suono…iniziava allora la straordinaria avventura del teatro sperimentale in Italia e nel nostro teatro sono passati tutti i personaggi che poi sono entrati nella storia del teatro e della musica. Nel nostro ambiente non c’erano gerarchie da rispettare come nel teatro Borghese così nascevano spontaneamente scambi culturali e amicizie con registi, attori e artisti che già allora rivelavano grande talento e personalità …gli stimoli di ogni tipo non mancavano di certo a quel tempo ..ed io ero molto ricettivo .. siamo il risultato di quello che la nostra curiosità ha trattenuto nella nostra memoria. Pur venendo dalle arti visive – ho frequentato la Scuola D’Arte del Castello Sforzesco – la musica, in tutte le sue forme, è sempre stata la mia grande passione…ho iniziato presto ad ascoltare e a collezionare dischi di musica classica, contemporanea/elettronica, jazz …il rock poi era cresciuto in fretta e già nella seconda metà degli anni ’60 aveva aperto grandi spazi alla sperimentazione. Si pubblicavano e si vendevano dischi impensabili al giorno d’oggi, il rock tedesco in particolare che facendo tesoro delle ricerche dei Beatles e dei primi Pink Floyd e forti del fatto di avere in casa una scena elettronica colta e prestigiosa …Stockhausen in testa …ha dato vita ad una serie di gruppi e di dischi straordinari. La musica di ricerca per la prima volta usciva dalle accademie e dai conservatori e abbracciava il grande pubblico internazionale del rock ….i primi sintetizzatori costosissimi entravano a far parte della strumentazione dei gruppi sostituendo gradualmente le chitarre elettriche ….Tangerine Dream e Klaus Schulze hanno lasciato il segno fin dai primi dischi …pubblicando capolavori senza tempo ….in Italia il primo e il più coraggioso, anche se un po’ ingenuo a seguire questa strada, è stato Franco Battiato, aveva acquistato un costoso sintetizzatore Vcs3 usato e lo studiava giorno e notte ….ed è stato proprio dopo un concerto di Battiato nel nostro teatro – come sempre avevo montato e programmato le luci per lo spettacolo – che decisi il giorno dopo di acquistare un organo elettrico, mixer, echo a nastro e un registratore semiprofessionale a bobine e tre apparecchi radio che usavo sulle onde corte. Iniziò così la mia avventura nell’affascinante mondo dei suoni ….nel frattempo la scena rock si era ancora più evoluta e diversi gruppi avevano completamente abbandonato chitarre e batterie facendo un uso massiccio dei synths, diventati per fortuna più economici ed accessibili, e così feci io stesso, iniziando a collezionarne un bel numero. Ho vissuto ad Amsterdam nella metà degli anni ’80, Fred Gales, oltre che serissimo antropologo era anche compositore di musica elettronica, aveva creato un progetto Sound Reporters che si proponeva la diffusione delle musiche e delle culture dei popoli indigeni, poteva contare sull’appoggio delle istituzioni …Amsterdam era davvero un altro pianeta, tanto che la sede dell’associazione culturale era una ex-scuola elementare dove regolarmente venivano a farci visita i capi ed i rappresentanti delle varie etnie, personaggi incredibili…

Ricordo in particolare Ernesto Xeres Quempe, il capo dei Jivaros, un guerriero con i capelli neri e lisci fino alle reni e un carisma eccezionale ….mi sorprese perché conosceva molto bene la scena politica italiana…le mie prime performances musicali sono nate proprio ad Amsterdam…Ho iniziato ad occuparmi di musicoterapia per auto-terapia…la mia musica è diventata sempre più mantrica, ipnotica, per rallentare il flusso ininterrotto dei pensieri ho iniziato ad usare ed elaborare le melodie raga della musica indiana coniugandole con l’enorme varietà delle sonorità elettroniche …Filippo Massara, musicologo e titolare della Ludi Sounds, ha pubblicato poi agli inizi degli anni ’90 tre miei cd con buoni risultati di vendite anche all’estero.

Non potrebbe essere altrimenti con la tua preparazione…se non ricordo male hai dedicato anche un lavoro al chakra del cuore…

Ezra Pound sosteneva che i poeti che non si occupano di musica diventano cattivi poeti, personalmente diffido di chi non ama la musica, tu che rapporto hai invece con la poesia, la leggi?

Ho sempre letto e amato la poesia fin da adolescente…amo ancora imparare a memoria e recitare per me stesso le poesie che mi colpiscono particolarmente. Penso che la poesia sia al di là delle rime e della metrica “Musica delle parole”….musicalità…ritmo …sonorità ..durata ..sonetto (piccolo suono) …quanti termini hanno in comune Poesia e Musica …

Verissimo, non avevo mai pensato al sonetto come piccolo suono ma in effetti è proprio così…

E il poeta e il musicista usano spesso gli stessi strumenti per comunicare il loro stato d’animo e i loro pensieri…ho sempre poi associato istintivamente il V movimento della “Pastorale” di Beethoven a “La quiete dopo la tempesta” di Leopardi…la musica di Debussy alla poesia di Mallarmé ….e ancora “L’Infinito” di Leopardi alla sublime magnificenza di “Irrlicht” di Klaus Schulze ..

Molti associano musica a numeri e colori, però ora che me l’hai fatto notare, è una combinazione affascinante che apre a nuove connessioni…

In questi ultimi anni sto imparando a memoria in francese le pagine delle “Illuminazioni” di Rimbaud che prediligo…e rimango sbalordito dalla musicalità che scaturisce da quei versi immortali …del resto basta ascoltare la “Lectura Dantis” di Carmelo Bene ….oltre alla grande maestria di grandissimo attore, possiamo ascoltare la grande cura …quasi ossessiva che dava alla qualità del suono con l’uso dei migliori microfoni e delle tecniche di registrazione che aveva a disposizione…

Sì, giocando spesso con l’incontro-scontro tra parola, eco e suono…

Come è nata la tua ricerca musicale legata al field recording?

La mia ricerca sul field recording nasce dalla volontà di continuare e sviluppare il lavoro di Luc Ferrari con il suo “Cinéma pour l’oreille”, le orecchie sono gli occhi della mente e da grande appassionato di cinema da sempre compongo colonne sonore per film immaginari. Uso le registrazioni ambientali come micce per dare fuoco alla fantasia dell’ascoltatore ….in questo ho avuto un grande maestro, Alvin Curran, che ho conosciuto a Roma nel 1970 ….Alvin registrava e collezionava una varietà enorme di suoni presi dalla vita di tutti i giorni…infatti i registi famosi ricorrevano spesso a lui…Abitava in una soffitta con temperature torride d’estate e gelide d’inverno, aveva le sue apparecchiature, collezionava strumenti giocattolo, i suoi libri erano custoditi in diverse cassette della frutta usate come libreria ..e ogni notte quando rientrava a casa registrava i suoi passi per tutte le scale, con le scarpe bagnate, con gli zoccoli, con i sandali ….registrava e archiviava. I suoi tre dischi dell’epoca pubblicati in Italia sono degli autentici capolavori, in particolare “Canti e vedute del Giardino Magnetico” e “Fiori Chiari, Fiori Oscuri” dove l’uso del field recording raggiunge il massimo della poesia…esempi irripetibili di vero e proprio “Cinema per le Orecchie” ….questi due dischi mi hanno influenzato parecchio e li ascolto ancora con grande interesse.

Bravissimo musicista…illuminato in ogni senso…

Hai una grande conoscenza cinematografica, su fb ho spesso il piacere di vedere i video che condividi, moltissimi capolavori, quali sono i temi che ti affascinano di più?

Il grande cinema è insieme ai libri e alla musica il mio nutrimento quotidiano da sempre…da adolescente con il mio gruppo di amici frequentavo i cinema d’Essai e la cineteca. Per me il Cinema è la settima arte…in quegli anni l’unico modo di rivedere e studiare un film che mi aveva particolarmente colpito era quello di restare nella sala dopo la prima proiezione, prendere appunti cercando di fermare nella memoria le scene più interessanti…ci sono film che ho desiderato rivedere anche per 30 anni fino a quando sono stati pubblicati in VHS ….e allora è stata una ricerca anche affannata dei capolavori più rari, quelli meno conosciuti, mesi di attesa, sperando di riuscire a farli arrivare dai rivenditori specializzati ….puoi immaginare cosa significa per me da qualche anno avere raccolto nei vari formati tutti i films della mia cineteca ideale e poterli vedere e rivedere ….nel mio studio ho diversi monitors che mandano in rotazione le mie magnifiche ossessioni e nello stesso tempo compongo ….e tutto quello che ho registrato e che registro altro non è che una lunghissima colonna sonora ….i temi che più mi affascinano sono: il sogno e l’altra parte dello specchio…il rapporto tra uomo e donna…le domande sull’esistenza e sulla realtà dello spirito …

Il legame con il sogno e il mondo onirico è indubbio, come sosteneva Bergman, “Nessun’altra arte come il cinema va direttamente ai nostri sentimenti, allo spazio crepuscolare nel profondo della nostra anima, sfiorando soltanto la nostra coscienza diurna. Un nulla del nostro nervo ottico, uno shock: ventiquattro quadratini illuminati al secondo, e tra di essi il buio.”

…Quale video hai scelto per noi e perché?

Quando nelle interviste mi chiedono alla fine di elencare i miei “10 dischi da portare nell’isola deserta” ….mi sento quasi colpevole di dover tralasciare decine e decine di dischi che hanno arricchito la mia vita ….in questo caso poi la scelta deve cadere su un film solo…ma stranamente non ho dubbi ….il film è “Il Volto” di Ingmar Bergman…l’ho visto per la prima volta a 11 anni …Negli anni ‘50 e ’60 i capolavori uscivano a grappoli anche nelle normali sale cinematografiche, spesso si andava al cinema non sapendo esattamente cosa si andava a vedere ..né tantomeno si leggevano le critiche…mio padre mi portava sempre al Museo della Scienza e della Tecnica ..il museo aveva al suo interno una grande sala.. molto bella .. e una programmazione, me ne sono reso conto negli anni successivi di grande qualità, in quella sala ho visto giovanissimo anche un capolavoro assoluto …”La passione di Giovanna D’Arco” di Carl Theodor Dreyer…”Il Volto” è la storia di un illusionista ..capo di una piccola compagnia di girovaghi ..il quale giunto in una città della Svezia nella metà dell’’800 per dare spettacolo è chiamato a palazzo dai maggiorenti che vogliono esaminare i suoi presunti poteri magnetici …l’arrivo suo e dei suoi compagni sconvolge in varia maniera col fascino del mistero tutte le persone del palazzo …ma il suo spettacolo di prova non riesce a convincere gli esaminatori…fattosi ritenere morto, ha occasione di terrorizzare il principale antagonista, un medico positivista, portandolo sull’orlo del cedimento ma poi preoccupato del vivere quotidiano invoca elemosina e pietà, tutti gli si rivoltano contro, quando alcuni suoi compagni di carovana l’hanno abbandonato e quelli del palazzo stanno cantando vittoria i messaggeri del Re vengono a prelevarlo per un grande spettacolo a corte …ed egli si avvia riprendendo la sua iniziale solennità….qualità superiori e significati nascosti sono le caratteristiche di questo film…gli attori, i soliti preferiti da Bergman, danno il meglio di sé, la fotografia è stupenda e il commento sonoro scarno ed essenziale, solo pochi arpeggi solenni di chitarra e una musica “felliniana” alla fine …è perfetto. Per sottolineare il “clima” del film numerosi sono gli spunti di riflessione volutamente non sviluppati e questo rende il film “indecifrabile” …anche dopo ripetute visioni …la suggestione che emana questa opera del regista svedese è evidente sin dalle prime immagini …un film perfetto a mio parere …che non mio stanco mai di rivedere…ultimamente conoscendo i dialoghi a memoria lo rivedo in lingua originale.

Un film direi a questo punto obbligatorio…grazie davvero di cuore per questa bella conversazione, un vero piacere ascoltarti…

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Il prossimo appuntamento con le interviste possibili sarà mercoledì 18 settembre, STAY TUNED…

Le interviste possibili: VI. Raffaele Serra

Ho l’onore di aprire la nuova serie delle interviste possibili con il musicista Raffaele Serra, uno dei primi sperimentatori in Italia di musica elettronica, fotografo, grande esperto di cinema, autore di progetti molto interessanti legati ai paesaggi sonori.

Benvenuto nel mio salotto virtuale, cosa ti offro? Tè, caffè, un prosecco, a te la scelta…

Grazie dell’invito…gradirei un tè.

Metto immediatamente il bollitore in funzione…Leggendo un tuo curriculum online, ho scoperto moltissime cose, hai lavorato in Olanda, ti sei occupato di teatro sperimentale, hai collaborato con l’antropologo Fred Gales in merito agli studi incentrati sulle culture arcaiche, ti sei interessato di musicoterapia, e il teatro di fatto è tuttora presente nella tua vita, visto che lavori al Teatro Elfo Puccini a Milano, qual è stata la tua prima performance?

Ho iniziato a lavorare con Teatro Uomo, il primo teatro off di Milano alla fine del 1969 come tecnico delle luci e del suono…iniziava allora la straordinaria avventura del teatro sperimentale in Italia e nel nostro teatro sono passati tutti i personaggi che poi sono entrati nella storia del teatro e della musica. Nel nostro ambiente non c’erano gerarchie da rispettare come nel teatro Borghese così nascevano spontaneamente scambi culturali e amicizie con registi, attori e artisti che già allora rivelavano grande talento e personalità …gli stimoli di ogni tipo non mancavano di certo a quel tempo ..ed io ero molto ricettivo .. siamo il risultato di quello che la nostra curiosità ha trattenuto nella nostra memoria. Pur venendo dalle arti visive – ho frequentato la Scuola D’Arte del Castello Sforzesco – la musica, in tutte le sue forme, è sempre stata la mia grande passione…ho iniziato presto ad ascoltare e a collezionare dischi di musica classica, contemporanea/elettronica, jazz …il rock poi era cresciuto in fretta e già nella seconda metà degli anni ’60 aveva aperto grandi spazi alla sperimentazione. Si pubblicavano e si vendevano dischi impensabili al giorno d’oggi, il rock tedesco in particolare che facendo tesoro delle ricerche dei Beatles e dei primi Pink Floyd e forti del fatto di avere in casa una scena elettronica colta e prestigiosa …Stockhausen in testa …ha dato vita ad una serie di gruppi e di dischi straordinari. La musica di ricerca per la prima volta usciva dalle accademie e dai conservatori e abbracciava il grande pubblico internazionale del rock ….i primi sintetizzatori costosissimi entravano a far parte della strumentazione dei gruppi sostituendo gradualmente le chitarre elettriche ….Tangerine Dream e Klaus Schulze hanno lasciato il segno fin dai primi dischi …pubblicando capolavori senza tempo ….in Italia il primo e il più coraggioso, anche se un po’ ingenuo a seguire questa strada, è stato Franco Battiato, aveva acquistato un costoso sintetizzatore Vcs3 usato e lo studiava giorno e notte ….ed è stato proprio dopo un concerto di Battiato nel nostro teatro – come sempre avevo montato e programmato le luci per lo spettacolo – che decisi il giorno dopo di acquistare un organo elettrico, mixer, echo a nastro e un registratore semiprofessionale a bobine e tre apparecchi radio che usavo sulle onde corte. Iniziò così la mia avventura nell’affascinante mondo dei suoni ….nel frattempo la scena rock si era ancora più evoluta e diversi gruppi avevano completamente abbandonato chitarre e batterie facendo un uso massiccio dei synths, diventati per fortuna più economici ed accessibili, e così feci io stesso, iniziando a collezionarne un bel numero. Ho vissuto ad Amsterdam nella metà degli anni ’80, Fred Gales, oltre che serissimo antropologo era anche compositore di musica elettronica, aveva creato un progetto Sound Reporters che si proponeva la diffusione delle musiche e delle culture dei popoli indigeni, poteva contare sull’appoggio delle istituzioni …Amsterdam era davvero un altro pianeta, tanto che la sede dell’associazione culturale era una ex-scuola elementare dove regolarmente venivano a farci visita i capi ed i rappresentanti delle varie etnie, personaggi incredibili…

Ricordo in particolare Ernesto Xeres Quempe, il capo dei Jivaros, un guerriero con i capelli neri e lisci fino alle reni e un carisma eccezionale ….mi sorprese perché conosceva molto bene la scena politica italiana…le mie prime performances musicali sono nate proprio ad Amsterdam…Ho iniziato ad occuparmi di musicoterapia per auto-terapia…la mia musica è diventata sempre più mantrica, ipnotica, per rallentare il flusso ininterrotto dei pensieri ho iniziato ad usare ed elaborare le melodie raga della musica indiana coniugandole con l’enorme varietà delle sonorità elettroniche …Filippo Massara, musicologo e titolare della Ludi Sounds, ha pubblicato poi agli inizi degli anni ’90 tre miei cd con buoni risultati di vendite anche all’estero.

Non potrebbe essere altrimenti con la tua preparazione…se non ricordo male hai dedicato anche un lavoro al chakra del cuore…

Ezra Pound sosteneva che i poeti che non si occupano di musica diventano cattivi poeti, personalmente diffido di chi non ama la musica, tu che rapporto hai invece con la poesia, la leggi?

Ho sempre letto e amato la poesia fin da adolescente…amo ancora imparare a memoria e recitare per me stesso le poesie che mi colpiscono particolarmente. Penso che la poesia sia al di là delle rime e della metrica “Musica delle parole”….musicalità…ritmo …sonorità ..durata ..sonetto (piccolo suono) …quanti termini hanno in comune Poesia e Musica …

Verissimo, non avevo mai pensato al sonetto come piccolo suono ma in effetti è proprio così…

E il poeta e il musicista usano spesso gli stessi strumenti per comunicare il loro stato d’animo e i loro pensieri…ho sempre poi associato istintivamente il V movimento della “Pastorale” di Beethoven a “La quiete dopo la tempesta” di Leopardi…la musica di Debussy alla poesia di Mallarmé ….e ancora “L’Infinito” di Leopardi alla sublime magnificenza di “Irrlicht” di Klaus Schulze ..

Molti associano musica a numeri e colori, però ora che me l’hai fatto notare, è una combinazione affascinante che apre a nuove connessioni…

In questi ultimi anni sto imparando a memoria in francese le pagine delle “Illuminazioni” di Rimbaud che prediligo…e rimango sbalordito dalla musicalità che scaturisce da quei versi immortali …del resto basta ascoltare la “Lectura Dantis” di Carmelo Bene ….oltre alla grande maestria di grandissimo attore, possiamo ascoltare la grande cura …quasi ossessiva che dava alla qualità del suono con l’uso dei migliori microfoni e delle tecniche di registrazione che aveva a disposizione…

Sì, giocando spesso con l’incontro-scontro tra parola, eco e suono…

Come è nata la tua ricerca musicale legata al field recording?

La mia ricerca sul field recording nasce dalla volontà di continuare e sviluppare il lavoro di Luc Ferrari con il suo “Cinéma pour l’oreille”, le orecchie sono gli occhi della mente e da grande appassionato di cinema da sempre compongo colonne sonore per film immaginari. Uso le registrazioni ambientali come micce per dare fuoco alla fantasia dell’ascoltatore ….in questo ho avuto un grande maestro, Alvin Curran, che ho conosciuto a Roma nel 1970 ….Alvin registrava e collezionava una varietà enorme di suoni presi dalla vita di tutti i giorni…infatti i registi famosi ricorrevano spesso a lui…Abitava in una soffitta con temperature torride d’estate e gelide d’inverno, aveva le sue apparecchiature, collezionava strumenti giocattolo, i suoi libri erano custoditi in diverse cassette della frutta usate come libreria ..e ogni notte quando rientrava a casa registrava i suoi passi per tutte le scale, con le scarpe bagnate, con gli zoccoli, con i sandali ….registrava e archiviava. I suoi tre dischi dell’epoca pubblicati in Italia sono degli autentici capolavori, in particolare “Canti e vedute del Giardino Magnetico” e “Fiori Chiari, Fiori Oscuri” dove l’uso del field recording raggiunge il massimo della poesia…esempi irripetibili di vero e proprio “Cinema per le Orecchie” ….questi due dischi mi hanno influenzato parecchio e li ascolto ancora con grande interesse.

Bravissimo musicista…illuminato in ogni senso…

Hai una grande conoscenza cinematografica, su fb ho spesso il piacere di vedere i video che condividi, moltissimi capolavori, quali sono i temi che ti affascinano di più?

Il grande cinema è insieme ai libri e alla musica il mio nutrimento quotidiano da sempre…da adolescente con il mio gruppo di amici frequentavo i cinema d’Essai e la cineteca. Per me il Cinema è la settima arte…in quegli anni l’unico modo di rivedere e studiare un film che mi aveva particolarmente colpito era quello di restare nella sala dopo la prima proiezione, prendere appunti cercando di fermare nella memoria le scene più interessanti…ci sono film che ho desiderato rivedere anche per 30 anni fino a quando sono stati pubblicati in VHS ….e allora è stata una ricerca anche affannata dei capolavori più rari, quelli meno conosciuti, mesi di attesa, sperando di riuscire a farli arrivare dai rivenditori specializzati ….puoi immaginare cosa significa per me da qualche anno avere raccolto nei vari formati tutti i films della mia cineteca ideale e poterli vedere e rivedere ….nel mio studio ho diversi monitors che mandano in rotazione le mie magnifiche ossessioni e nello stesso tempo compongo ….e tutto quello che ho registrato e che registro altro non è che una lunghissima colonna sonora ….i temi che più mi affascinano sono: il sogno e l’altra parte dello specchio…il rapporto tra uomo e donna…le domande sull’esistenza e sulla realtà dello spirito …

Il legame con il sogno e il mondo onirico è indubbio, come sosteneva Bergman, “Nessun’altra arte come il cinema va direttamente ai nostri sentimenti, allo spazio crepuscolare nel profondo della nostra anima, sfiorando soltanto la nostra coscienza diurna. Un nulla del nostro nervo ottico, uno shock: ventiquattro quadratini illuminati al secondo, e tra di essi il buio.”

…Quale video hai scelto per noi e perché?

Quando nelle interviste mi chiedono alla fine di elencare i miei “10 dischi da portare nell’isola deserta” ….mi sento quasi colpevole di dover tralasciare decine e decine di dischi che hanno arricchito la mia vita ….in questo caso poi la scelta deve cadere su un film solo…ma stranamente non ho dubbi ….il film è “Il Volto” di Ingmar Bergman…l’ho visto per la prima volta a 11 anni …Negli anni ‘50 e ’60 i capolavori uscivano a grappoli anche nelle normali sale cinematografiche, spesso si andava al cinema non sapendo esattamente cosa si andava a vedere ..né tantomeno si leggevano le critiche…mio padre mi portava sempre al Museo della Scienza e della Tecnica ..il museo aveva al suo interno una grande sala.. molto bella .. e una programmazione, me ne sono reso conto negli anni successivi di grande qualità, in quella sala ho visto giovanissimo anche un capolavoro assoluto …”La passione di Giovanna D’Arco” di Carl Theodor Dreyer…”Il Volto” è la storia di un illusionista ..capo di una piccola compagnia di girovaghi ..il quale giunto in una città della Svezia nella metà dell’’800 per dare spettacolo è chiamato a palazzo dai maggiorenti che vogliono esaminare i suoi presunti poteri magnetici …l’arrivo suo e dei suoi compagni sconvolge in varia maniera col fascino del mistero tutte le persone del palazzo …ma il suo spettacolo di prova non riesce a convincere gli esaminatori…fattosi ritenere morto, ha occasione di terrorizzare il principale antagonista, un medico positivista, portandolo sull’orlo del cedimento ma poi preoccupato del vivere quotidiano invoca elemosina e pietà, tutti gli si rivoltano contro, quando alcuni suoi compagni di carovana l’hanno abbandonato e quelli del palazzo stanno cantando vittoria i messaggeri del Re vengono a prelevarlo per un grande spettacolo a corte …ed egli si avvia riprendendo la sua iniziale solennità….qualità superiori e significati nascosti sono le caratteristiche di questo film…gli attori, i soliti preferiti da Bergman, danno il meglio di sé, la fotografia è stupenda e il commento sonoro scarno ed essenziale, solo pochi arpeggi solenni di chitarra e una musica “felliniana” alla fine …è perfetto. Per sottolineare il “clima” del film numerosi sono gli spunti di riflessione volutamente non sviluppati e questo rende il film “indecifrabile” …anche dopo ripetute visioni …la suggestione che emana questa opera del regista svedese è evidente sin dalle prime immagini …un film perfetto a mio parere …che non mio stanco mai di rivedere…ultimamente conoscendo i dialoghi a memoria lo rivedo in lingua originale.

Un film direi a questo punto obbligatorio…grazie davvero di cuore per questa bella conversazione, un vero piacere ascoltarti…

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Il prossimo appuntamento con le interviste possibili sarà mercoledì 18 settembre, STAY TUNED…

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