Search

venicebyvenice

Making your journey easier

Tag

filosofia

Rocking colours: red, orange, yellow, green, blue, indigo, violet

Colour…is a kind of bliss

Roland Barthes

#Red

Ah yeah!/ There’s a red house over yonder , / That’s where my baby stays /

#Orange

The power of orange knickers

#Yellow

Watch out where the huskies go, and don’t you eat that yellow snow

#Green

Green is the colour of her kind
Quickness of the eye deceives the mind

#Blue

Ooh, right through my head.
I ain’t got the blues no more I said.

#Indigo

Always get that mood indigo,
Since my baby said goodbye.

#Violet

Purple Haze all in my brain,
lately things don’t seem the same,
actin’ funny but I don’t know why
‘scuse me while I kiss the sky.

§

Per chi avesse voglia di approfondire il tema colore, una bella intervista qui, nella Rubrica Videos de autor, risponde Claudia Bonollo.

 

 

La versione di Barbablù

Ovvero il romanzo omonimo di Kurt Vonnegut, altro Barbablù, altra interpretazione. Protagonista un vecchio eccentrico che vive recluso in una casa museo: Rabo Karabekian, americano di origine armena, pittore appartenente alla corrente dell’espressionismo astratto, collezionista d’arte, vedovo, cieco da un occhio. Elemento in comune con il serial killer fiabesco una stanza segreta in cui nessuno può entrare. Cosa nasconde quella stanza lo scoprirete leggendolo, se non l’avete già fatto. La casa è di per sé un enigma, che viene complicato e risolto da un incontro casuale sulla spiaggia: Circe Berman, anni 43, scrittrice, vedova, con le idee chiare su quello che Rabo Karabekian deve fare ancor prima di lui, scrivere la sua autobiografia.

Qui di scheletri nell’armadio ce ne sono anche troppi, vicende da ri-decifrare, catalogare o liquidare risolutamente.

Nonostante il cinismo disarmante del burbero, Rabo esegue gli ordini, anche con una certa disciplina, invita la donna a vivere a casa sua senza nessun bisogno di insistere, obiettivo oltre alla biografia, scoprire che cosa Rabo nasconda a doppia mandata in quello che viene indicato come “patataio”. Pur continuando a brontolare per quella intrusione che lui stesso ha voluto, Rabo comincia a prenderci gusto, alle spalle due matrimoni falliti, e una donna che non ha mai dimenticato, Marilee, un nome con eco. Si fa fatica a immaginare che quell’uomo possa mai aver amato qualcuno, annichilito da troppi ricordi che mettono in circolazione altrettanti dubbi per tutte quelle decisioni che hanno scartato altrettante possibilità ugualmente realizzabili. Mai giudicare la storia di un edificio soltanto dalle sue rovine.

Alla bizzarra compagnia, oltre alla cuoca che abita nel palazzo insieme alla figlia Celeste, non poteva mancare il saggio pazzo, Paul Slazinger, un artista come lui, che entra ed esce di scena secondo l’ispirazione del momento. Slazinger è un filosofo in cerca di soluzioni:

“E che cos’è, Rabo, la letteratura,” mi ha detto, “se non un bollettino parrocchiale su faccende riguardanti alcune molecole di nessuna importanza per nessuno nell’universo, tranne che per poche molecole affette dalla malattia chiamata ‘pensiero?'” [1]

Rabo ascolta e archivia, nel suo diario riaffiorano le parole dell’amico impazzito che vuole pubblicare una sua teoria sulla rivoluzione.

“Non ti ho mai parlato della mia teoria, vero?” mi ha detto.

“No,” gli ho risposto.

Si è picchiato un dito sulla tempia. “È perché l’ho tenuta sottochiave per anni, qui dentro, in questo patataio,” mi ha detto.

“Non sei l’unico vecchio tu, Rabo, che ha lasciato la cosa migliore per ultima.”

“Cosa ne sai del patataio?” gli ho chiesto.

“Nulla. Parola d’onore nulla. Ma perché terrebbe, un vecchio, qualche cosa sottochiave, se non perché intende lasciare per ultima la cosa migliore?” ha detto.

“Ci vuole una molecola per conoscere un’altra molecola.” [2]

Inutile dirvi che il resto della teoria non si conosce, forse bastava questo, o forse parla prima di lui, la scritta sulla sua maglia STOP SHOREHAM, centrale nucleare che venne smantellata qualche anno dopo. Le sorprese non finiscono qui, reazioni idiosincratiche a questo e quello.

_____________________________________

[1]  Barbablù, Kurt Vonnegut, Feltrinelli, Milano, 2007, trad. di Pier Francesco Paolini, p. 162. Bluebeard fu pubblicato nel 1987.

[2] Ibidem, p. 163.

La versione di Barbablù

Ovvero il romanzo omonimo di Kurt Vonnegut, altro Barbablù, altra interpretazione. Protagonista un vecchio eccentrico che vive recluso in una casa museo: Rabo Karabekian, americano di origine armena, pittore appartenente alla corrente dell’espressionismo astratto, collezionista d’arte, vedovo, cieco da un occhio. Elemento in comune con il serial killer fiabesco una stanza segreta in cui nessuno può entrare. Cosa nasconde quella stanza lo scoprirete leggendolo, se non l’avete già fatto. La casa è di per sé un enigma, che viene complicato e risolto da un incontro casuale sulla spiaggia: Circe Berman, anni 43, scrittrice, vedova, con le idee chiare su quello che Rabo Karabekian deve fare ancor prima di lui, scrivere la sua autobiografia.

Qui di scheletri nell’armadio ce ne sono anche troppi, vicende da ri-decifrare, catalogare o liquidare risolutamente.

Nonostante il cinismo disarmante del burbero, Rabo esegue gli ordini, anche con una certa disciplina, invita la donna a vivere a casa sua senza nessun bisogno di insistere, obiettivo oltre alla biografia, scoprire che cosa Rabo nasconda a doppia mandata in quello che viene indicato come “patataio”. Pur continuando a brontolare per quella intrusione che lui stesso ha voluto, Rabo comincia a prenderci gusto, alle spalle due matrimoni falliti, e una donna che non ha mai dimenticato, Marilee, un nome con eco. Si fa fatica a immaginare che quell’uomo possa mai aver amato qualcuno, annichilito da troppi ricordi che mettono in circolazione altrettanti dubbi per tutte quelle decisioni che hanno scartato altrettante possibilità ugualmente realizzabili. Mai giudicare la storia di un edificio soltanto dalle sue rovine.

Alla bizzarra compagnia, oltre alla cuoca che abita nel palazzo insieme alla figlia Celeste, non poteva mancare il saggio pazzo, Paul Slazinger, un artista come lui, che entra ed esce di scena secondo l’ispirazione del momento. Slazinger è un filosofo in cerca di soluzioni:

“E che cos’è, Rabo, la letteratura,” mi ha detto, “se non un bollettino parrocchiale su faccende riguardanti alcune molecole di nessuna importanza per nessuno nell’universo, tranne che per poche molecole affette dalla malattia chiamata ‘pensiero?'” [1]

Rabo ascolta e archivia, nel suo diario riaffiorano le parole dell’amico impazzito che vuole pubblicare una sua teoria sulla rivoluzione.

“Non ti ho mai parlato della mia teoria, vero?” mi ha detto.

“No,” gli ho risposto.

Si è picchiato un dito sulla tempia. “È perché l’ho tenuta sottochiave per anni, qui dentro, in questo patataio,” mi ha detto.

“Non sei l’unico vecchio tu, Rabo, che ha lasciato la cosa migliore per ultima.”

“Cosa ne sai del patataio?” gli ho chiesto.

“Nulla. Parola d’onore nulla. Ma perché terrebbe, un vecchio, qualche cosa sottochiave, se non perché intende lasciare per ultima la cosa migliore?” ha detto.

“Ci vuole una molecola per conoscere un’altra molecola.” [2]

Inutile dirvi che il resto della teoria non si conosce, forse bastava questo, o forse parla prima di lui, la scritta sulla sua maglia STOP SHOREHAM, centrale nucleare che venne smantellata qualche anno dopo. Le sorprese non finiscono qui, reazioni idiosincratiche a questo e quello.

_____________________________________

[1]  Barbablù, Kurt Vonnegut, Feltrinelli, Milano, 2007, trad. di Pier Francesco Paolini, p. 162. Bluebeard fu pubblicato nel 1987.

[2] Ibidem, p. 163.

Christmas begins

In che tempo vuoi vivere?

Voglio vivere nel participio imperativo del futuro, forma passiva – nel “dovente essere”.

Così riesco a respirare. Così mi piace. Ci trovo un onore equestre, da basmač, da cavaliere.

Osip Mandel’štam, Viaggio in Armenia*

Mancano pochi giorni al Bianco Natal, astro del ciel, prima di farvi gli auguri, un breve riepilogo su quello che avete preferito passando da queste parti.

Ecco la classifica di WP per il 2014

#1 Homepage
#2 Tempo Divoratore spunta gli artigli al leone
#3 Una goccia nell’oceano di Walt Whitman
#4 Scaffolding di Seamus Heaney
#5 About Branoalcollo
#6 William Wordsworth
#7 Ezra Pound
#8 Jenny Joseph e l’orecchio di Van Gogh
#9 Spinoza riflesso in versi
#10 Le Metamorfosi di Yeats
#11 Un sonetto dal Portoghese di Elizabeth Barrett Browning
#12 Hysteron Proteron 
#13 Keats e l’umore nero
#14 Biancaneve (la favola)
#15 Le interviste possibili: Giampaolo Azzoni
#16 Le interviste possibili: Matteo Guarnaccia
#17 Le interviste possibili: Raffaele Serra
#18 Il Ritorno dei Classici: Wilhelm Meister 
#19 Icaro, Brueghel e Auden
#20 Il Verde Miraggio

Anche nel corso del 2014, le traduzioni di tutte le poesie rimangono ai primi posti, è evidente che nella poesia si trovano sempre le risposte che si cercano. Tutti autori noti che ho reinterpretato con piacere: Shakespeare, Wordsworth, Elizabeth Barrett Browning, Yeats, Auden, Heaney, etc..

Tra gli articoli in testata che variano settimanalmente sulla homepage di Branoalcollo sono piaciuti la nuova rubrica One Book In One Tweet e i Luoghi Non Luoghi Superluoghi liberamente rivisitati, London’s calling: chippies è finora la più cliccata. Il titolo ovviamente richiama la canzone dei Clash, però ha anche un riferimento scolastico famosissimo cantato dai bambini, “London’s burning, fetch the engine, fire fire, pour on water” pre-punk, ma ugualmente suggestivo…

A seguire tre interviste possibili e la rilettura di un classico a puntate, il primo della serie è quello finora più letto (Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister di Goethe, Doctor Faustus di Thomas Mann, Viaggio sentimentale di Sterne, apprezzato talmente tanto che qualcuno l’ha copiato di sana pianta, The Tenant of Wildfell Hall di Anne Brontë, in corso), Biancaneve invece resiste nella sua granitica e spiazzante ingenuità, c’è chi pensa ancora di trovare la versione dei Rammstein “Sonne”, paradossalmente tallonata da un saggio serissimo sul Raggio Verde di Jules Verne e il Verde Miraggio ispirato alle notti creative sul colore dell’Atelier Meta-morphic di Madrid – le immagini sono di Claudia Bonollo – dedicato ai cuori che non si ingannano.

Le esplorazioni continuano…

¡Adelante! Avanti! Onward!

Buone Feste e Buon Natale a tutti!

Happy Holidays and Merry Christmas to all!

 

________________________________________________________________

*Dal capitolo Alagez, p. 67, Adelphi Edizioni, Milano, 1988, traduzione italiana a cura di Serena Vitale. Basmač deriva dal turco basmaq, fare scorrerie.

4 anni di un anagramma

Alla radio una voce recitava
“Annina scendeva le scale”
Tentavo di seguirla tra i versi
L’ho persa senza batter ciglio.

Ho iniziato dandomi la zappa sui piedi con un articolo sul neo-melodico, per un concorso sulla cultura pop, unico caso in Italia in cui non vince NESSUNO, riparto di slancio con un quiz, Il Questionario di Proust, il ritratto che ne viene fuori è un mostro, un misto tra Ricky Cunningham, il roscetto di Happy Days, dove la felicità era stare tutto il giorno dentro un fast-food a mangiare hamburger e guardare Fonzie pettinarsi nel cesso, e Brian Wilson dei Beach Boys, qui va meglio, ora non sa chi è, ma dopo Pet Sounds, può dire e cantare quello che vuole. Invento un gioco con gli haiku, dedicati alle stagioni, poi pubblico a puntate stralci di quello che scrivo, passo alle recensioni brevi ma efficaci, sulla famigerata Amazon reading list di Linkedin, 52 books for 52 weeks, che funzionava così bene che hanno deciso di cancellare l’applicazione, vengo contattata dal New York Journal of Books per scrivere recensioni gratis, passo la prima selezione, un saggio su Pessoa in inglese, avrebbero dovuto darmi un premio solo per quello, poi la moglie del grande capo cambia idea e dice che mi prendono solo se ho qualcuno a New York che mi raccomanda per scrivere recensioni gratis, comincio a studiare il caso Twitter, facendo collage di tweets di altri, un omaggio all’incomunicabilità in cui tutti si parlavano sopra, e nessuno ascoltava, l’insostenibile pesantezza di internet, le vere sorprese arrivano con la saggistica, spazio riservato ai liberi pensatori. Le traduzioni sono le più cliccate, inizia così la mia ricerca sui classici, rielaborando linguaggi che non si comprendono più, collaboro con vari blog in Italia e all’estero, e inauguro una nuova rubrica, Le Interviste Possibili, un omaggio al talento in qualsiasi forma si manifesti, un amico esigente.

 

Powered by WordPress.com.

Up ↑