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#Gulliver #VIIpuntata

Continua la descrizione di Laputa, Gulliver vuole condividere con noi un saggio filosofico..prepariamoci, almeno nelle intenzioni.

L’isola galleggiante ha forma circolare, con un diametro di circa 4 miglia e mezzo, spessa circa 273 m, con una superficie di 10000 acri (per i pignoli un acro è 4046,86mq).

Al centro di Laputa non poteva mancare la grotta dell’Astronomo, illuminata da venti lumi, arredata con astrolabi, telescopi, sestanti e strumenti astronomici. La base di metallo dell’isola è manovrata grazie a un magnete che la fa spostare da un luogo all’altro, non ci si può alzare oltre le quattro miglia semplicemente perché il magnete perde il suo potere di trazione oltre quella distanza. Gli astronomi Laputiani hanno scoperto altri due satelliti che ruotano intorno a Marte, hanno osservato 93 comete. Il Re mantiene l’ordine seguendo due metodi in caso di ribellione, dà ordine di sollevare l’isola sopra i ribelli in modo tale che non abbiano più sole e acqua, e in casi più gravi, a discrezione, inondarli di pietre. Se invece non si arrendono fa atterrare l’isola direttamente sulle loro teste e tanti saluti, ma questo potrebbe mettere in pericolo la superficie rocciosa dell’isola, e quindi viene adottato raramente. L’ultima ribellione risale a trecento anni prima dell’arrivo di Gulliver, nella città di Lindalino. Dopo questa battaglia si è stabilito con decreto reale che il Re non possa mai abbandonare l’isola insieme ai suoi due figli maggiori, e nemmeno la Regina, a meno che non abbia superato l’età per partorire.

Gulliver non suscita nessun interesse negli abitanti di Laputa e non vede l’ora di andarsene. Chiede a un consigliere, parente del Re, di intercedere per lui, gli vengono date £200 e una lettera di raccomandazione per farlo accogliere da un amico nella città di Lagado, la metropoli. Tutti i territori dominati dal Re prendono il nome di Balnibarbi. Il 16 Febbraio Gulliver parte per Lagado e viene accolto da Munodi che gli fa ottenere un appartamento per conto proprio. Lagado è la metà di Londra in grandezza, ha case in pessime condizioni e gli abitanti girano vestiti di stracci e coltivano la terra. A quanto pare il declino risale a quarant’anni prima quando nella capitale si stabilirono nuove leggi più rigide, si abolirono quasi tutti i saperi precedenti e si decise per incrementare il lavoro con ogni mezzo a discapito della qualità delle costruzioni, seguendo le istruzioni dell’Accademia.

Gulliver va quindi a visitare l’Accademia, che occupa diversi edifici. Viene ricevuto dal custode che gli illustra i progetti che sta seguendo: estrarre raggi di sole da cetrioli e sigillarli in ampolle. Ed è solo l’inizio, nella sala successiva, c’è qualcuno ricoperto di stracci che sta tentando di riportare lo sterco alla fase iniziale, meglio passare oltre..c’è un architetto che sta perfezionando un nuovo metodo costruttivo partendo dal tetto delle case per poi scendere alle fondazioni, un ricercatore cieco che vuole distinguere i colori attraverso il tatto e l’odore. (1)

In un’altra stanza coperta di ragnatele si sta cercando di impiegare ragni nell’industria della tessitura. Altrove un dottore esegue esperimenti disastrosi sui problemi intestinali di un cane. Nell’Accademia c’è anche chi si occupa da trent’anni di sapere speculativo con un seguito di cinquanta studenti. Tra gli esperimenti in corso: far nascere pecore senza lana.

Gulliver è perplesso, viene attratto dalla lezione di un professore intorno a una strana tavola piena di simboli. Una macchina che inventa parole disposte su una griglia meccanica messa in moto da una manovella. Nella scuola di lingue si sta tentando di ridurre i polisillabi, puntando direttamente alla riduzione dell’uso delle parole attraverso l’impiego di oggetti per la comunicazione racchiusi in borse. Più gli affari sono complessi più aumentano gli oggetti da trasportare. C’è anche chi cerca di scoprire come sia possibile prevenire colpi di stato o eventuali ribellioni analizzando con cura le diete adottate dai politici. L’anagramma viene utilizzato per segnalare trame sospette.

Gulliver comincia a sentire nostalgia di casa.

 

§

(1) Riferimento a un trattato di Robert Boyle in cui si racconta lo stesso episodio.

Zec-cosette

..e la serpe verde

che hai schiacciato

non ti perdonerà.

E allora devi a lungo cantare per farti perdonare

e la pulce d’acqua che lo sa l’ombra ti renderà

Dal fantasma della pulce di Blake – tempera geniale – alla pulce d’acqua di Branduardi, il passo è breve. Una filastrocca apparentemente lieve ma che se canti, non è necessario, perché se lo fai, ti rimarrà in testa tutto il giorno..anche la pulce ha un’epica, tutta sua, ma ce l’ha e non ti ha perdonato. La faccenda è grave perché la pulce ti ha pure fregato l’ombra.

E che si deve fare? Cantare a lungo per farti perdonare, e la pulce, forse, dopo moltissimo tempo, ti lascerà in pace. Sì ma non puoi mica cantare quello che vuoi, eh no sarebbe troppo semplice, devi scrivere un peana alla pulce. No, il peana no. E allora ti attacchi al tram, più o meno, o tiri fuori Melville.

Non si potrà mai scrivere libro grande e duraturo sulla pulce, anche se molti sono coloro che l’hanno tentato.

La seconda, e ci metto pure i Twilight Sad.

Zec-cosette

..e la serpe verde

che hai schiacciato

non ti perdonerà.

E allora devi a lungo cantare per farti perdonare

e la pulce d’acqua che lo sa l’ombra ti renderà

Dal fantasma della pulce di Blake – tempera geniale – alla pulce d’acqua di Branduardi, il passo è breve. Una filastrocca apparentemente lieve ma che se canti, non è necessario, perché se lo fai, ti rimarrà in testa tutto il giorno..anche la pulce ha un’epica, tutta sua, ma ce l’ha e non ti ha perdonato. La faccenda è grave perché la pulce ti ha pure fregato l’ombra.

E che si deve fare? Cantare a lungo per farti perdonare, e la pulce, forse, dopo moltissimo tempo, ti lascerà in pace. Sì ma non puoi mica cantare quello che vuoi, eh no sarebbe troppo semplice, devi scrivere un peana alla pulce. No, il peana no. E allora ti attacchi al tram, più o meno, o tiri fuori Melville.

Non si potrà mai scrivere libro grande e duraturo sulla pulce, anche se molti sono coloro che l’hanno tentato.

La seconda, e ci metto pure i Twilight Sad.

Doctor Faustus: I parte

Riprendo il progetto sulla rilettura dei classici, dopo Wolfango Goethe e Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister, un romanzo imponente, Doctor Faustus (1947) di Thomas Mann, letto parecchi anni fa, a vedere dalle sottolineature. Considerando la mole del volume, edizione Oscar Mondadori con traduzione e introduzione di Ervino Pocar – tra l’altro la versione italiana fu una delle prime a uscire nel 1949 – prevedo a occhio e croce, almeno 10 puntate, cercherò di essere sintetica, entro i limiti del possibile, ma può darsi che mi incrinerò e vi incrinerò… il tema richiede una certa cautela, la vita del compositore Adrian Leverkühn, narrata da un amico, Serenus Zeitblom – si potrebbe scrivere un saggio solo sul nome Sereno Fioredeltempo – dottore in lettere.

 

Lo giorno se ne andava e l’aer bruno

Toglieva gli animali che sono in terra

Dalle fatiche loro, ed io sol uno

 

M’apparecchiava a sostener la guerra

Sí del cammino e sí della pietate

Che ritrarrà la mente che non erra.

 

O Muse, o alto ingegno, or m’aiutate,

o mente che scrivesti ciò ch’io vidi,

qui si parrà la tua nobilitate.

 

(Dante, Inferno, canto II)

 

Serenus fa risalire la stesura della biografia al 1943, due anni dopo la morte dell’infelice amico, tra atroci dubbi per non essere all’altezza del compito, ma poi si lancia nell’impresa di seguire il suo istinto ragionato a lungo, a 60 anni, è arrivato il momento per riguardare indietro e riflettere su quanto accaduto.

Ha conosciuto Adrian da bambino, tra i banchi di scuola, a Kaisersaschern, una cittadina immaginaria vicino al fiume Saale, in Turingia. Serenus, è figlio di un farmacista di fede cattolica, severo ma appassionato al suo lavoro, Adrian, invece proviene da una famiglia di artigiani e agricoltori. Serenus è il classico ragazzo studioso, diventa presto professore di lettere antiche, si sposa con Helene, da cui ha tre figli, una femmina, di nome Helene, come la madre, e due maschi, uno decide di fare il militare e l’altro il burocrate, affetti tiepidi.

La figura del padre di Adrian lo colpisce da subito, un uomo robusto con i baffi, che di solito la sera legge una versione della Bibbia rilegata con pelle di porco con fermagli in cuoio – un particolare che non si può non notare – che pare fosse appartenuta alla sposa del figlio di Pietro il Grande, abbandonato per scappare in Martinica con un francese.

Il padre Jonathan sfoglia con gusto libri illustrati con animali esotici e farfalle colorate, su cui è preparatissimo:

“Il colore magnifico, che ostentano, un azzurro bello come un sogno, non è un colore vero e proprio…ma è prodotto da sottili scanalature e da altre formazioni superficiali delle squamette che hanno sulle ali” che riflettono i raggi del sole e ci rimandano l’azzurro più luminoso.[1]

A Serenus rimane impresso la figura dell’Hetaera Esmeralda, di una bellezza rara, come un petalo rapito dal vento. Per non parlare delle conchiglie, altro argomento preferito, gli piace studiare i disegni sui gusci. Fa strani esperimenti, coltiva piante che riproduce chimicamente e conserva in teche di vetro, è un osservatore della natura.

La moglie, la signora Elsbeth, viene descritta come una donna gradevole, insolitamente mora, con la carnagione scura, proporzionata, mani abbronzate di chi lavora, con una voce musicale. Infatti suona la chitarra di tanto in tanto. A differenza del fratello Georg, Adrian eredita dalla madre l’orecchio musicale, ipnotizzato dal suono delle campane. Completa il quadro idilliaco una sorellina, e il cane Suso, un bracchetto spelacchiato.

Con il passare degli anni, Serenus, confessa che Adrian stravolge il resoconto della sua infanzia trasferendo nei suoi ricordi la sua casa natale altrove, a Schweigenstill, e il cane diventa per un periodo Kasperl, scelta che Serenus non ha mai approvato, né capito.

Al quinto capitolo Serenus si rende conto che forse si sta perdendo un po’ troppo nei dettagli, convinto di dover riferire con una precisione quasi maniacale tutto quello che conosce dell’amico, preoccupato per le sorti e il destino della Germania. E così mentre il fratello Georg si occupa allegramente della campagna, come i genitori, Adrian comincia a studiare da solo il piano. Ha un precettore privato che gli insegna qualche rudimento di matematica e latino, e nel 1895 lascia la casa paterna per andare al Ginnasio, ospite dello zio Nikolaus, vedovo, liutaio di professione. L’assistente dello zio è un italiano, Luca Cimabue, stesso cognome del pittore di Madonne, capitato da qualche zona remota del sud dell’Italia in questa cittadina tedesca a lavorare nella bottega di strumenti musicali. Adrian non fa nessuna fatica a scuola, si distingue in ogni materia, e quando si annoia fa esercizi di matematica, come ultimo passatempo si dedica alla musica. Lo zio, sbalordito dalla bravura del ragazzo e dal talento innato, decide di fargli prendere lezioni di pianoforte, e per Adrian incomincia una nuova avventura, due lezioni a settimana da Wendell Kretzschmar, un giovane tedesco di origine americana.

[1] Doctor Faustus, Thomas Mann, Oscar Mondadori, 1988, traduzione Ervino Pocar, p. 34.

§

 

TO BE CONTINUED…

 

 

Mare magnum

Deutsch: Francis Bacon Frontispiz aus Sylva sy...

Ho sempre sognato di dipingere il sorriso, ma non ci sono mai riuscito

Francis Bacon

Mi ha sempre incuriosito il fatto che sir Francis Bacon (1561-1626), nome prima latinizzato in Franciscus Baconus, e poi italianizzato in Francesco Bacone, fosse un antenato del pittore Francis Bacon (1909-1992). Filosofo preferito dagli illuministi, Diderot dedicò a lui l’Enciclopedia, viene considerato il padre dell’empirismo inglese, autore di un’opera complessa, il Novum Organicum (1620), una critica diretta all’Organicum aristotelico e alla logica scolastica.

Bacone non risparmia nessuno, vuole rifondare un nuovo sapere, una nuova scienza, libera da pre-giudizi, i temibilissimi idoli, e basata su un nuovo metodo: l’induzione per eliminazione. Leggendo alcuni tentativi di spiegazione del suo metodo su alcuni dizionari filosofici, ho avuto la stessa impressione confusa restituita dalle traduzioni tecniche multilingue degli elettrodomestici: un senso di vaghezza diffuso, in cui il messaggio non è affatto chiaro ma volutamente ambiguo per non cadere in un errore di interpretazione che restituisce la confusione mentale del traduttore. E come di solito accade, si finisce con l’imparare da soli, procedendo per tentativi, un sistema primitivo che funziona sempre.

Bacone sostiene che l’immaginazione ha poteri occulti, ma sono straordinarie le sue applicazioni: può essere utilizzata per bloccare il processo di fermentazione della birra. Sicuramente un’idea fuori dal comune.

Tra i progetti che stavano a cuore al Lord Cancelliere della filosofia (1) ci sono un elenco di esplorazioni accomunate dallo stesso intento, introdurre in un corpo dato un’opera nuova: fare leghe di metalli per scopi diversi, rendere il vetro più trasparente, o infrangibile, individuare un metodo per conservare durante l’estate i limoni, le arance, i cedri, far maturare più rapidamente i piselli, le fragole o le ciligie, cercare di ottenere – dal ferro unito alla selce o a qualche altra pietra – un metallo più leggero del ferro e non attaccabile dalla ruggine, (il comunemente noto acciaio), fondamentale per gli utensili di cucina, spiedi, fornelli, girarrosti, pentole, e in secondo luogo, per gli strumenti bellici, come pezzi di artiglieria, saracinesche, griglie, catene.

Bacone predilige sempre gli experimenta lucifera, gli esperimenti che portano luce, “hanno la meravigliosa virtù di non ingannare e di non deludere mai, non hanno il compito di produrre qualche opera, ma di rivelare qualche causa naturale. Così qualunque risultato essi forniscono, soddisfano il loro scopo e risolvono il problema.” (2)

Un sistema apparentemente semplice arricchito da una serie di ramificazioni: istanze solitarie, istanze migranti, istanze ostensive, istanze clandestine, istanze costitutive, istanze conformi, istanze monadiche, istanze devianti…Le istanze della croce introducono il concetto di bivio o biforcazione di fronte a una causa esaminata: nel dubbio, bisogna sempre preferire il vincolo che rimane costante e indissolubile.

La questione rimane tuttora aperta, secondo la meccanica quantistica è probabile riscoprire leggi scientifiche contro-intuitive.

Ci sono cattivi esploratori che pensano che non ci siano terre dove approdare solo perché non riescono a vedere altro che mare attorno a sé.

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(1) La definizione è di Harvey.

(2) Giovanni Reale, Dario Antiseri, Il pensiero occidentale, Volume II, Edizioni Scolastica, 1983, p. 258.

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