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8 Marzo 2018

A tutte le donne italiane

Breve sunto del discorso del Presidente Mattarella nella giornata della Donna

[Le donne sono state artefici della Repubblica e le nostre istituzioni non sarebbero quello che sono senza il contributo delle donne italiane, grazie alla loro partecipazione al voto dal 1946.

Ringrazio la Signora Rosa Ercoli per aver partecipato al voto all’età di 107 anni, un impegno che deve essere un esempio per tutti.

Attraverso la capacità delle donne di essere interpreti dello sviluppo democratico sono state necessarie tenacia e forte impegno.

La legge Merlin fu un grande cambiamento per il nostro paese. La prostituzione non è cessata come fenomeno sociale. La legge Merlin è stata una leva robusta per la libertà.

La tutela delle donne madri venne introdotta negli anni ’50.

Al 1963 risale la legge per la “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri”.

Nel 1967 è stata introdotta la piena parità nel lavoro del trattamento tra uomini e donne.

Ancora oggi vi sono ostacoli e disparità nel mondo del lavoro. Occorre vigilare con fermezza per il rispetto delle norme. Il divario del 20 % nella disparità sull’occupazione nel lavoro fra uomini e donne va superato. Bisogna impegnarsi per una migliore offerta.

Non va dimenticato che il nuovo diritto di famiglia (1975) vide l’anno successivo un acceso scontro sul divorzio (1976).

In tutto questo arco di tempo le donne hanno saputo tenere bene in vista gli interessi generali. Il grande merito storico è stato questo, è stata la vocazione ricorrente della politica femminile. Abbiamo ancora bisogno di questa attitudine. 

Il diritto alla salute nacque nel 1978 grazie a Tina Anselmi. Nel 1991 la legge sul volontariato, della Martini. La legge quadro per l’assistenza ai disabili venne introdotta nel 1992. Del 2010 la legge sulla Terapia del dolore e l’accesso alle cure palliative.

La strada prosegue tra molte difficoltà, vecchie e nuove..Una nuova e più attenta legislazione sulla violenza sessuale, sulle violenza famigliare, bisogna impedire che le donne diventino il bersaglio dell’odio e del risentimento. Accettare di apprezzare le differenze tra gli esseri umani.

L’ 8 Marzo deve essere una giornata di impegno comune. Continuare a garantire la parità di accesso alle cariche pubbliche..

La centralità della questione femminile, la risposta all’altezza della libertà che la nostra costituzione deve esprimere.]

Relata refero

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ca. 1946, Louisburg Square, Boston, Massachusetts, USA — Two women model herringbone tweed coats with hats designed by Sally Victor. — Image by © Genevieve Naylor/CORBIS

 

 

 

 

#Gulliver #VIpuntata

Dopo nove mesi di viaggio insieme al Capitano Wilcocks il 3 giugno del 1706 Gulliver ritorna di nuovo a casa, senza aver potuto ricompensare come avrebbe voluto il suo salvatore. Tutto gli sembra piccolissimo, e si comporta come se fosse di nuovo un gigante, si inchina di fronte a tutto, la moglie pensa che abbia perso la ragione, e gli fa promettere che non si allontanerà mai più da casa. Promessa spezzata dopo non appena dieci giorni.

Riceve la visita a casa del Capitano Robinson – Mr Robinson – con cui ha già lavorato in passato, che sta per partire per l’Arcipelago Malese e ha bisogno di un medico di bordo. La moglie non riesce a convincerlo a rimanere: il 5 Agosto del 1706 Gulliver è di nuovo in viaggio. Dopo mesi di navigazione si arriva a Tonquin, e arriva quello che Gulliver aveva temuto fin dall’inizio, aria di tempesta. La disavventura non finisce lì, vengono rapiti dai pirati, fortunatamente Gulliver è in grado di capirli, parlano olandese e non hanno buone intenzioni, dopo averli legati gli uni agli altri, mentre saccheggiano quello che c’è da prendere, hanno deciso di buttarli tutti in mare. Il capo di una delle due navi dei pirati è un giapponese che non sente ragioni, olandese o meno, affinità presunte o meno, cristiani o meno, prende l’equipaggio e gli fa fare una brutta fine, con Gulliver ha la premura di metterlo su un’imbarcazione – un pezzo di legno, una vela e due pagaie – alla deriva con qualche provvista, riconsegnandolo al mare.

Tra un insulto e l’altro Gulliver è in grado di capire la sua posizione nautica, latitudine 46, longitudine 183, appena i pirati si allontanano vede con la sua lente da taschino una manciata di isole, e dopo tre ore di vela con vento favorevole tocca terra: un pezzo di roccia su cui si riposa per qualche ora. Seguono giorni di esplorazione, al quinto giorno si stabilisce su una nuova isola che sembra avere se non altro qualche vegetazione, mette le provviste al riparo di una grotta. Sembra inabitata fino a che vede in lontananza una strana massa in movimento. Uomini su un’isola volante?

Tenta di mettersi in contatto con loro. Nessuna risposta, sente che uno di loro ha un accento che assomiglia al suono dell’italiano. Non si capiscono, ma lo sforzo viene capito, l’isola gli fa cenno di avvicinarsi alla riva e lo tirano su. Altro mondo, tutti vestiti con abiti decorati con figure di soli, lune e stelle, alternate con strumenti musicali. A casa dai Laputiani…Gulliver viene portato dal Re. Al primo approccio nessuno capisce nulla, si decide che forse una pausa pranzo è necessaria, Gulliver viene nutrito a dovere da due inservienti, si nota da subito una certa ossessione per la geometria: montone a forma di triangolo, manzo tagliato come un rombo e sformato come un cicloide. Siamo sono all’inizio, a seguire anatre a forma di violini, salsicce e altri pasticci a forma di flauti, e un petto di vitello intagliato come un’arpa.

Sicuramente esseri musicali.

Dopo circa quattro ore si riesce a capire qualcosa, comunicano attraverso degli strani strumenti. L’origine del nome Laputa rimane ancora incerta nella mente confusa di Gulliver, che sembra convincerci che derivi dalla danza dei raggi del sole nel mare o qualcosa del genere. Mentre Gulliver si interroga sugli usi e costumi locali, il Re dà ordine che gli venga rimodernato l’abito – la sorpresa arriverà dopo sei giorni –  l’isola procede verso una nuova destinazione, accompagnata dalla musica delle sfere, cacofonia allo stato puro per chi apprezza il genere. Dopo ore di osservazione ormai è chiaro che per fare un complimento a una donna, la geometria è d’obbligo: “sei bella come un rombo”, “sei un parallelogramma”, “sei un’ellisse”. Immaginazione, fantasia e invenzione sono parole che mancano dal vocabolario dei Laputiani. Gulliver trova delle similitudini con alcuni matematici europei, mai fermi un attimo, e interessati a questioni a dir poco bizzarre, congetture astrali su possibili incontri-scontri con comete. Forse è per questo che alle donne del posto piacciono gli stranieri, e gli amanti sono molto richiesti. Viene a sapere che la moglie di un ministro del Re aveva perso la testa per un tipo vecchio e deforme, e pure manesco, ed era scappata di casa per sei mesi per poi ritornare solo per riprendersi soldi e gioielli e fuggire per sempre con un altro, mentre il marito continuava ad ascoltare la musica delle sfere. E così anche in un mondo parallelo così lontano si trovano sempre delle similitudini.

Dopo un mese di intenso stordimento di sfere Gulliver ormai è in grado di conversare in laputiano. E son soddisfazioni..

TO BE CONTINUED..

§

#Gulliver #VIpuntata

Dopo nove mesi di viaggio insieme al Capitano Wilcocks il 3 giugno del 1706 Gulliver ritorna di nuovo a casa, senza aver potuto ricompensare come avrebbe voluto il suo salvatore. Tutto gli sembra piccolissimo, e si comporta come se fosse di nuovo un gigante, si inchina di fronte a tutto, la moglie pensa che abbia perso la ragione, e gli fa promettere che non si allontanerà mai più da casa. Promessa spezzata dopo non appena dieci giorni.

Riceve la visita a casa del Capitano Robinson – Mr Robinson – con cui ha già lavorato in passato, che sta per partire per l’Arcipelago Malese e ha bisogno di un medico di bordo. La moglie non riesce a convincerlo a rimanere: il 5 Agosto del 1706 Gulliver è di nuovo in viaggio. Dopo mesi di navigazione si arriva a Tonquin, e arriva quello che Gulliver aveva temuto fin dall’inizio, aria di tempesta. La disavventura non finisce lì, vengono rapiti dai pirati, fortunatamente Gulliver è in grado di capirli, parlano olandese e non hanno buone intenzioni, dopo averli legati gli uni agli altri, mentre saccheggiano quello che c’è da prendere, hanno deciso di buttarli tutti in mare. Il capo di una delle due navi dei pirati è un giapponese che non sente ragioni, olandese o meno, affinità presunte o meno, cristiani o meno, prende l’equipaggio e gli fa fare una brutta fine, con Gulliver ha la premura di metterlo su un’imbarcazione – un pezzo di legno, una vela e due pagaie – alla deriva con qualche provvista, riconsegnandolo al mare.

Tra un insulto e l’altro Gulliver è in grado di capire la sua posizione nautica, latitudine 46, longitudine 183, appena i pirati si allontanano vede con la sua lente da taschino una manciata di isole, e dopo tre ore di vela con vento favorevole tocca terra: un pezzo di roccia su cui si riposa per qualche ora. Seguono giorni di esplorazione, al quinto giorno si stabilisce su una nuova isola che sembra avere se non altro qualche vegetazione, mette le provviste al riparo di una grotta. Sembra inabitata fino a che vede in lontananza una strana massa in movimento. Uomini su un’isola volante?

Tenta di mettersi in contatto con loro. Nessuna risposta, sente che uno di loro ha un accento che assomiglia al suono dell’italiano. Non si capiscono, ma lo sforzo viene capito, l’isola gli fa cenno di avvicinarsi alla riva e lo tirano su. Altro mondo, tutti vestiti con abiti decorati con figure di soli, lune e stelle, alternate con strumenti musicali. A casa dai Laputiani…Gulliver viene portato dal Re. Al primo approccio nessuno capisce nulla, si decide che forse una pausa pranzo è necessaria, Gulliver viene nutrito a dovere da due inservienti, si nota da subito una certa ossessione per la geometria: montone a forma di triangolo, manzo tagliato come un rombo e sformato come un cicloide. Siamo sono all’inizio, a seguire anatre a forma di violini, salsicce e altri pasticci a forma di flauti, e un petto di vitello intagliato come un’arpa.

Sicuramente esseri musicali.

Dopo circa quattro ore si riesce a capire qualcosa, comunicano attraverso degli strani strumenti. L’origine del nome Laputa rimane ancora incerta nella mente confusa di Gulliver, che sembra convincerci che derivi dalla danza dei raggi del sole nel mare o qualcosa del genere. Mentre Gulliver si interroga sugli usi e costumi locali, il Re dà ordine che gli venga rimodernato l’abito – la sorpresa arriverà dopo sei giorni –  l’isola procede verso una nuova destinazione, accompagnata dalla musica delle sfere, cacofonia allo stato puro per chi apprezza il genere. Dopo ore di osservazione ormai è chiaro che per fare un complimento a una donna, la geometria è d’obbligo: “sei bella come un rombo”, “sei un parallelogramma”, “sei un’ellisse”. Immaginazione, fantasia e invenzione sono parole che mancano dal vocabolario dei Laputiani. Gulliver trova delle similitudini con alcuni matematici europei, mai fermi un attimo, e interessati a questioni a dir poco bizzarre, congetture astrali su possibili incontri-scontri con comete. Forse è per questo che alle donne del posto piacciono gli stranieri, e gli amanti sono molto richiesti. Viene a sapere che la moglie di un ministro del Re aveva perso la testa per un tipo vecchio e deforme, e pure manesco, ed era scappata di casa per sei mesi per poi ritornare solo per riprendersi soldi e gioielli e fuggire per sempre con un altro, mentre il marito continuava ad ascoltare la musica delle sfere. E così anche in un mondo parallelo così lontano si trovano sempre delle similitudini.

Dopo un mese di intenso stordimento di sfere Gulliver ormai è in grado di conversare in laputiano. E son soddisfazioni..

TO BE CONTINUED..

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Suffragette City

Mimosa nemmeno l’ombra.

Auguri per carità che tanto mica si festeggia solo oggi? – Frase sentita fino alla nausea.

Non sarai mica femminista? – tuona come un rimprovero.

Come ricorda Marie Louise von Franz l’anima ha bisogno di rinnovamento.

Allenarsi alla resilienza.

 

 

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#Alpostodellemimose

Già da un po’ di giorni specialmente su twitter è partita la campagna invece che regalare mimose regalate un libro. Non preoccupatevi con la crisi le mimose restano dove sono, in compenso aumentano i suggerimenti su quali libri comprare, e alcune liste sono scoraggianti.

Mi riferisco alla serie italica dei libri dedicati alle donne in quanto donne leggeri – che poi sono dei mattoni che puoi usare come ferma porte, la lit chick, quel non prendersi troppo sul serio a caratteri cubitali fucsia perché in fondo siamo auto-ironiche. E questa sarebbe l’auto-ironia? I cloni di Bridget Jones vent’anni dopo, solo che invece della casa editrice, è un’agenzia di moda, o un ristorante a Parigi, se siamo fortunate.

Quando facciamo carriera, lavoriamo nella sezione gossip di qualche rivista che si occupa anche di arredamento: come apparecchiare la tavola, come fare un centro tavola con dei bottoni, come fare una bambola con dei nastri che tutti abbiamo nel cassetto, in alternativa scriviamo confessioni intime e segrete, e allora diamo consigli su come conquistare un uomo, impresa facilissima. “Ma scherzi, quelli vendono.”

Venderanno pure, insieme ai libri di cucina, io da qualche parte ho le ricette degli elfi, mai provate perché gli ingredienti li devi chiedere agli elfi, sono introvabili. La lista dei libri inglesi nello scaffale destinati al macero, la pulp fiction, che noi dipendenti potevamo portare a casa sono in effetti di una serietà impressionante.

Ho una sezione della libreria riservata alle gemme recuperate dalla spazzatura, tutti saggi impegnativi, Mencius era in pessime condizioni, evidentemente qualcuno se lo leggeva tra una pausa pranzo e l’altra, poi gli sembrava troppo e lo rimetteva al solito posto. Non so quanto fosse un gesto di solidarietà condiviso o un messaggio in codice, “leggi pure, poi mi dici, tanto vedrai che domani lo ritrovi lì.”

Allora se proprio devo scegliere, tra i primi libri letti ai tempi dell’università che hanno squarciato nuovi orizzonti, non solo letterari, io metto Nadine Gordimer, scrittrice che credo non abbia bisogno di presentazioni, coraggiosa e sensuale. A world of Strangers, un mondo di stranieri dove gli stranieri sono gli amici che ancora non conosciamo, si apre con quattro versi di Lorca che racchiudono nell’omaggio a Whitman un desiderio che ci riguarda ancora:

Voglio che il vento forte della notte più fonda

Tolga lettere e fiori dall’arco dove dormi

E che un bambino nero annunci ai bianchi dell’oro

La venuta del regno della spiga.

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