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Don Chisciotte

A caccia di chimere

Ma l’uomo, l’uomo orgoglioso, ammantato d’una breve autorità, sommamente ignorante di ciò di cui si crede più sicuro, nella sua essenza fragile, come uno scimmione collerico, compie tali trucchi fantastici, al cospetto dell’alto cielo, che gli angeli piangono.

William Shakespeare

Don Chisciotte nel cuore della notte mentre tutto il paese russa di gusto, è convinto di essere nei paraggi del Palazzo di Dulcinea, nel Toboso (Provincia di Toledo). Ferma un contadino assonnato che sta andando a lavorare nei campi, che non sa rispondere, Sancio riesce a convincerlo ad aspettarlo in un bosco ai confini della città, andrà lui a cercare il Palazzo della sua innamorata, ormai convinto di essere più folle del suo padrone nel volerlo seguire in questa sua impresa. A un certo punto vede tre contadine piuttosto in carne che avanzano sui loro asini, e decide che Dulcinea sarà per forza una di quelle, ovviamente accompagnata dalle sue damigelle d’onore, e decide di convincere Don Chisciotte a credere alla panzana che sta progettando. Torna da Don Chisciotte e gli racconta quello che lui vuole sentire, Dulcinea è lììììì!

Quando uno ti racconta balle, scatta quel meccanismo di autodifesa che ti fa dire: “non è che stai mentendo?”. E puntualmente arriva quel “nooo, ma che stai dicendo?” che vuol dire, “sì è una palla e lo sai anche tu, dai su”. E così Sancio rincara la dose, le contadine sono tutte vestite d’oro, coperte di gioielli e broccati finissimi, capelli sciolti al vento, lucenti come raggi di sole, il sogno si sta avverando.

Appena escono dal bosco, si intravedono tre contadine su tre asini.
Anche di fronte all’evidenza, la farsa di Sancio continua: “asini? ma ci vede bene? sono cavalli bianchi come la neve.” Si avvicina alla contadina, si inchina e gli presenta il suo cavaliere innamorato, Don Chisciotte. Seguono insulti – non si capisce come mai nella traduzione italiana, le contadine parlino una sorta di dialetto toscaneggiante visto che siamo in Spagna – le tre donne minacciano pure di prenderli a botte, lui e quel pazzo che si porta dietro, tanto per mettere le cose in chiaro. La presunta Dulcinea cade dal suo asino ma appena Don Chisciotte fa per aiutarla, la donna scatta con un balzo, afferra la sua bestia e scappa via, lasciando una scia d’aglio che gli “avvelena l’anima” – questa volta Don Chisciotte è preciso, seppure addolorato.

Dove sarà andata mai? Don Chisciotte continua a credere a quello che Sancio gli racconta, le damigelle bellissime sono state trasformate da incantatori invidiosi. C’è però un dettaglio che non lo convince, come era la sella? Sancio non ha esitazioni, era una sella araba, riccamente decorata, “strano che non l’abbia vista” – aggiunge giusto per farlo sentire ancora più a disagio, incapace di vedere le cose come stanno. Don Chisciotte, sconsolato, decide che forse è meglio cambiare aria, direzione Saragozza, accompagnato sempre dal suo inaffidabile scudiero, perché mettere limiti all’autoinganno?

 

 

 

 

Quel gran genio del mio amico

Lui saprebbe cosa fare..

Il bardo compie 453 anni, portati benissimo. Oggi leggevo un commento sulla pagina del Museo del Prado di Madrid di un simpatico lettore che smentiva la coincidenza della data di morte dei due grandi scrittori, Shakespeare (nato e morto lo stesso giorno il 23/4) e Cervantes, genio spagnolo. Non sono in grado di fare calcoli astrusi confrontando i due calendari, gregoriano e non, per cui Cervantes sarebbe morto a maggio e le date non coinciderebbero. Mi piace credere alla sincronicità degli eventi. 1616, 23 Aprile. Giornata mondiale del libro eletta dall’Unesco.

Cervantes, nato nel 1547, cristiano nuovo, di sangue ebraico, ha avuto a dir poco una vita avventurosa. Il padre era un cerusico, il bisnonno un mercante di stoffe, dal 1551 al 1562 la famiglia Cervantes è in giro per la Spagna, prima a Valladolid, poi a Cordova e Madrid. Nel 1552 il padre, tanto per rimanere tranquilli, viene imprigionato per debiti. Cervantes entra in contatto con l’umanista Juan Lopez de Hoyoz che lo considera un discepolo di grande talento. E infatti gli vengono pubblicati alcuni componimenti insieme a una raccolta di scritti di Lope de Hoyoz. Cervantes nel frattempo è fuggito in Italia per evitare di essere imprigionato per aver ferito Antonio de Segura e si mette al servizio del legato papale in Spagna. Nel 1570 si arruola nel corpo di Marcantonio Colonna che si riunisce a Napoli per la guerra contro i Turchi. Partecipa alla Battaglia di Lepanto dove viene ferito gravemente al petto e perde per sempre l’uso della mano sinistra. Rientra a Messina dove fa parte di un altro reggimento e si sposta a Napoli, città che avrà un ruolo fondamentale nella sua formazione. Sollecitato dal fratello Rodrigo si imbarca insieme a lui in una nuova compagnia con l’intenzione di tornare in Spagna. Assaliti dai pirati, Rodrigo e Miguel vengono fatti prigionieri e portati come schiavi ad Algeri, il prezzo del riscatto è molto alto. Nel 1576 tenta di scappare con scarsi risultati, nel 1577 i famigliari riescono a far liberare Rodrigo e non Miguel per cui si chiede un prezzo ancora più alto. Tenta di scappare nuovamente altre due volte e nel 1580 riesce a ritornare in Spagna, accumulando un debito piuttosto elevato per le spese del riscatto. Spera che Filippo II lo aiuti con una donazione per meriti di guerra e per la lunga prigionia ma riceve 100 ducati per una missione diplomatica a Orano. Dopo la nascita dell’unica figlia Isabel nel 1584, vessato dai debiti, decide di andare a Seviglia come commissario dell’Invincibile Armata e si mette a fare anche l’esattore di imposte. In questo periodo compone La Galatea, prima sua opera importante. Nel 1585 gli muore il padre. Nel 1586 si stabilisce a Siviglia e nel 1587 per non farsi mancare nulla, riceve una scomunica dalle autorità ecclesiastiche per alcune requisizioni. Viene assolto e nuovamente scomunicato dal clero di Cordova.

Afflitto, chiede al re di assegnargli un incarico, nell’ordine, amministratore a Granada – riceve un bel no – allora ritenta come governatore in Guatemala – ni hablar, amministratore delle galere a Cartagena in Colombia, niente, riprova con La Paz. No, no e no.

Nel 1591 si mette al servizio di Pedro de Isunza, nel ruolo di esattore per tutta l’Andalusia. Nel 1592 si impegna a scrivere sei novelle e non ne completa nemmeno una. Viene imprigionato per malversazione. Nel 1593 muore la madre. Segue un biennio oggettivamente difficile, nel 1595 vince un concorso letterario per alcune redondillas, componimenti con versi ottonari. Nel 1597 è di nuovo in carcere per il fallimento di un banchiere presso cui ha depositato il denaro delle riscossioni. Continua a scrivere. Nel 1600 muore il fratello Rodrigo. Nel 1602 viene imprigionato per dubbi su riscossioni mai pervenute a chi di dovere. Inizia a occuparsi della stesura del Don Chisciotte. Nel 1605 esce la prima edizione a Madrid. Viene imprigionato con l’accusa di essere il responsabile dell’assassinio del cavaliere Gaspar de Ezpeleta, ferito mortalmente vicino a casa sua. Liberato dopo un giorno perché ritenuto innocente. Nel 1609 diventa membro della Confraternita del Santo Sacramento. Nel 1610 perde le due sorelle Andrea e Magdalena, ottiene la protezione dell’arcivescovo di Toledo e del conte di Lemos e si può dedicare alla stesura del secondo Chisciotte, e al Viaggio nel Parnaso. Nel 1613 gli pubblicano le sue Novelle esemplari, e nel 1614 il Viaggio nel Parnaso. Si qualifica al terzo posto per una gara letteraria in onore di Santa Teresa d’Avila. Nel 1615 inizia il Persile, e la seconda parte del Don Chisciotte, tutte le opere sono dedicate al suo benefattore, il conte di Lemos. Ammalato di idropisia, muore a Madrid il 22 Aprile del 1616. L’Ultima sua opera viene pubblicata postuma con il titolo Le Perizie di Persile e Sigismonda, storia settentrionale.

Il viaggio continua.

– Perdonami amico, di averti dato occasione di parere pazzo quanto me, facendoti cadere nell’errore che son caduto io, e cioè che esistano cavalieri erranti.

– Ah rispose – Sancho piangendo – non muoia, signor padrone, non muoia: accetti il mio consiglio e viva molti anni; perché la maggiore pazzia che possa fare un uomo in questa vita è quella di lasciarsi morir così senza un motivo, senza che nessuno lo ammazzi, sfinito dai dispiaceri e dall’avvilimento. Su, non faccia il pigro, si alzi da questo letto, e andiamocene in campagna vestiti da pastori come s’è fissato, e chi sa che dietro a qualche siepe non si trovi la signora Dulcinea disincantata, che sia una meraviglia a vedersi. Se lei muore dal dispiacere di essere stato vinto, la colpa la dia a me, dicendo che la scavalcavano perché io avevo sellato male Ronzinante; tanto più che lei l’avrà visto nei suoi libri di cavalleria, è cosa comune che i cavalieri si scavalchino tra loro, e che il vinto d’oggi sia il vincitore di domani.

– Verissimo – disse Sansone – e il buon Sancho dice molto bene: vanno proprio così quei fatti.

– Signori – riprese Don Chisciotte – andiamo piano; acqua passata non macina più. Io fui pazzo e ora son savio, fui Don Chisciotte della Mancia, e ora come ho detto, sono Alonso Chisciano il Buono: possano il mio pentimento e la mia sincerità rendermi la stima che si aveva un tempo di me, e il signor notaro prosegua pure. [1]

-––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

[1] Don Chisciotte II, 74, pp. 1208-1209, edizione I Meridiani, Mondadori, Milano, Traduzione di Ferdinando Carlesi.

 

Buone Feste

Lorenzo Lotto, Ritratto di gentiluomo con zampino di leoneLorenzo Lotto, Ritratto di gentiluomo con zampino di leone

Buone Feste a tutti voi, amici vicini e lontani, approfitto della pausa natalizia per progettare nuovi inizi. I propositi per il 2016 sono ben chiari, continuare a fare quello che mi piace, polemiche e canditi a parte.

Un ringraziamento speciale a chi mi ha tenuto compagnia finora insieme a:

D.R. Hooker, A. Rimbaud, Matilde Urbach, Om, Angustias, Claude Debussy, Giorgio Fioravanti, Anne Bronte, Don Chisciotte, #Madrid, Claudia Bonollo, Denis Broduriès, Monamour Natural Design, Chicchan, Miranda July, PJ Harvey, Publio Ovidio Nasone, Ian Mathie, Thomas de Quincey, Paul Burke, John Fante, Ben Mezrich, #Boyhood, Garfield, Richard Linklater, Penguin, Spock, Galleria Giorgio Franchetti, Nadine Gordimer, Giorgione, Ciao-Ciao, Robert Browning, Raffaele Serra, Einsturzende Neubauten, #eclissidisole, Accademia di Venezia, Wallace Stevens, George Steiner, André Gide, F. R. Leavis, George Macauley, Seamas Mac Annaidh, zecche, William Blake, #fantasma, pulce, Orazio, Pitagora, S. Perosa, Rainer Maria Rilke, A. Proulx, Eric Ambler, Spiraki, Tom Dissevelt & Kid Baltan, Dante, Kurt Vonnegut, Barbablù, Michel Houellebecq, Erich von Stroheim, Roy Lewis, K. Meadows, D. H. Lawrence, J. Winterson, Charles Osgood, E. H. Gombrich, Lorenzo Lotto, illusione e disillusione, Lope de Vega, Lord Hamilton, #scacchi, Jostein Gaarder, Charles Baudelaire, #elevazioni, #parsnips, J. Cortazar, John Everett Millais, #colori, Independence Day, #4luglio, Oxi, Yerakina, San Girolamo, Cardano, #sogni, #interviste probabili, Dennis Guedj, M. Atwood, A. Schopenhauer, N. Lloyd Williams, #Londra, Aristotele, F. Beaumont, Fernando Ambrosi, Cartaresistente, #ebbastaconquestafarsadeitroll, G. Dossena, #giochi, L. Godart, U. Galimberti, Narcotico Poeta, G. H. Mead, W. W. Gibbins, E.A. Poe, Shezzan, StarZ, Venere, #ipalindromidelmerlovenexian, Poliziano, Anniversario, #quinquennio, Pink Moon, Nick Drake, Alieno de Bootes, Montaigne e la sua gattina, H. Melville, L. Cohen, Nomadi, C. Donà, Sofocle, Ermes, #furto, René Magritte, #quadernidicartaresistente, Pony Time, #freccetricolori, Gianca, #incipitdicartaresistente, G. Flaubert, #luoghicomuni, #operalnero, Marguerite Yourcenar, Orlando Furioso, Dosso Dossi, #GreenDuets, Atelier Meta-morphic, Botticelli, #calunnia, Ritorno al Futuro, #21/10/2015, Beatrice Fabbro, #cartolinetrovateneilibri, M. Spark, #Zestrip, Archeologia degli inizi, #Ca’Dolfin, #56esimaBiennalediVenezia, The Brontes, M. Odoul, L. Borbeau, Don Miguel Ruiz, Don Nadie, Sante A. Bidoli, Baffo Pazzo, L. Stevenson, Dr Jekyll & Mr Hyde, Theodore Zeldin, Wusilein, Iosif Brodskij, Montalbano Junior, Arrondissements, #Parigi, Valerie Clèdes, Osip Mandelstam, Giampaolo Azzoni, A. Rich, Pinocchio, Zenone, #Achilleelatartaruga, Borges, #mondo, Antico Egitto, #stelediRosetta, Champollion, Natale, Murano, #vero, Marco Polo, Italo Calvino, #viaggi, ACTV, linea 53, Aeroporto di Venezia, interregionaleveloce, #Trenitalia, Odino.

Viaggio sentimentale di Laurence Sterne: III e ultima parte

A Tort_ _

A Versailles il Reverendo chiede udienza dal conte B., non è l’unico, così approfitta dell’attesa per farsi un giro, incontra un cavaliere che si è convertito all’arte della pasticceria e offre i suoi dolci e paté fuori dai palazzi dei nobili, visto che deve perdere un po’ di tempo inserisce un racconto inventato di sana pianta, sulla storia dell’investitura di un nobile a Rennes, ma qui diamo libero sfogo alla fiction, intanto sono passate due ore, e si ritorna dal conte B..

Sullo scrittoio una copia di Shakspeare, che nella versione foscoliana si scrive così, come anche “Tis strange!” come esclamazione di stupore viene tradotto nel sintetico “Poffare!” – volendo c’era anche Pofferbacco ma forse a Diodimo sembrava troppo – e il conte viene conquistato dal fatto che Yorik abbia lo stesso nome del buffone Yorik nell’Amleto, che il buffone sia morto da secoli e che sia un teschio è del tutto irrilevante per il conte, il Reverendo Yorik, soprattutto per quel rimando letterario, ha il diritto ad avere un passaporto nuovo di zecca. Mentre si assenta per accelerare le pratiche, Yorik si distrae leggendo Molto Rumore per Nulla, con le schermaglie amorose tra Benedick e Beatrice nel Regno di Sicilia, e così il tempo vola, il conte gli consegna il nuovo documento e lo interroga sulla gentilezza dei Francesi. Yorik non può che esagerare, un po’ forzatamente, e infatti per smorzare i toni aggiunge al discorso che i Francesi hanno un unico difetto: sono forse troppo seri. L’ironia non viene colta. Il conte si ripromette di invitarlo a pranzo non appena si presenterà l’occasione giusta, vuole fargli cambiare idea. Il Reverendo ringrazia e ritorna al suo hotel, a Parigi.

Mai rientro fu più fortunato, trova ad accoglierlo la dama al servizio di Madame R., con la scusa di consegnargli un piccolo portafoglio di seta per le sue monete. Il Reverendo è estasiato, all’inizio per mascherare l’imbarazzo si mette a scriverle una lettera mentre lei lo osserva e gli passa il calamaio, non è concentrato. Si siedono sul suo letto e lei si accorge che il pizzo attorno al collo ha bisogno di qualche punto, Yorik comincia a sudare, poi non si perde d’animo e le fa notare che il nastro della sua scarpa si è slacciato, è arrivato il momento di passare all’azione, indugia un po’ troppo ad accarezzare la fibbia della scarpa, la meta del letto è sempre più vicina…e il cuore va sempre seguito.

La scena successiva il Reverendo è risollevato, non ha voglia di vedere altre persone, nemmeno la sarta da cui aveva comprato due paia di guanti lungo il tratto di strada per l’Opéra, fa sapere a La Fleur che non vuole essere disturbato, la grisette dalle ciglia di seta non viene ricevuta. Lo scudiero La Fleur, grazie alla nuova paga e alla moda parigina, ha cambiato look, pantaloni sgargianti, camicia svolazzante, ha pure un nuovo amore, dopo avergli servito la colazione in camera, si congeda per un appuntamento domenicale con una donna. Ma chi è? Qualcuno che ha conosciuto a Versailles…in casa ha un esempio a cui ispirarsi, ogni occasione è persa. Yorik, dopo aver divorato la colazione, si dedica alla lettura di Rabelais – autore molto amato da Sterne.

Rapito dal racconto di un notaio alle prese con una moglie troppo passionale, si accorge che mancano delle pagine, quando risolleva la testa, La Fleur è già tornato indietro, un po’ accasciato, la demoiselle non ne vuole più sapere di lui e ha di meglio da fare.

Fuori dall’albergo Yorik osserva che c’è sempre un mendicante che chiede l’elemosina, questa volta ha puntato due signore, a cui chiede 12 soldi, è talmente insistente e abile che riesce a ottenere esattamente quello che vuole, grazie al potere dell’adulazione. Yorik divide le dame francesi in tre categorie distinte per fasce d’età: coquette, déiste – amante dei liberi pensatori – e devota, l’ipocrita per eccellenza. Il Reverendo ormai è conteso da tutte le dame della buona società francese, partecipa a cene e a dibattiti su argomenti vari, fino a che comincia a provare nausea per se stesso, per quello che sta diventando, una specie di pallone gonfiato che vive alle spese dei suoi ospiti, è arrivato il momento di cambiare aria e partire per l’Italia.

Lungo il tragitto da Parigi a Lione, Yorik che non può fare a meno di raccontare qualche aneddoto, inserisce la storia straziante di Maria, una donna impazzita per amore che vaga come un pastorella, suona delle melodie malinconiche con il flauto, la famiglia per quanto preoccupata non ha i mezzi né per curarla né per capirla, il padre è morto. Il Reverendo si sente un nuovo Don Chisciotte – la pastorella ricorda vagamente la sua versione di Marcella Bella – accompagna la ragazza per un tratto di strada e riprende il viaggio, interrotto da una nuova avventura, il ronzino perde un ferro di cavallo, e la sosta si fa obbligatoria, vicino al Tararo. Viene invitato a cena da una famiglia di contadini, mangia di gusto in compagnia e alla fine del pasto gli fanno pure un concerto con tanto di viola.

Il giorno dopo si ritrova in un albergo in Savoia, a dover dividere la stanza, l’unica disponibile con due letti e un caminetto con una signora piemontese e la sua cameriera. Per rompere il ghiaccio bevono una bottiglia di vino rosso, si mettono d’accordo che una volta chiusi dietro le tende dei loro rispettivi letti a baldacchino – il Reverendo ha l’ordine tassativo di non levarsi mai la sua veste da camera – non si possono rivolgere la parola, vi lascio immaginare che fine faccia la cameriera nel cuore della notte…Sterne allude ma non specifica, Didimo lascia intendere che cogliere la rosa forse vuol dire altro.

E così si chiude il secondo tomo, senza fare in tempo a compilare gli altri due volumi riservati all’Italia.

§

If love is a game where you win or you lose, can you explain the consequences right here, ah ’cause we have found that love is always near…

§

Altre letture

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Viaggio sentimentale di Laurence Sterne: III e ultima parte

A Tort_ _

A Versailles il Reverendo chiede udienza dal conte B., non è l’unico, così approfitta dell’attesa per farsi un giro, incontra un cavaliere che si è convertito all’arte della pasticceria e offre i suoi dolci e paté fuori dai palazzi dei nobili, visto che deve perdere un po’ di tempo inserisce un racconto inventato di sana pianta, sulla storia dell’investitura di un nobile a Rennes, ma qui diamo libero sfogo alla fiction, intanto sono passate due ore, e si ritorna dal conte B..

Sullo scrittoio una copia di Shakspeare, che nella versione foscoliana si scrive così, come anche “Tis strange!” come esclamazione di stupore viene tradotto nel sintetico “Poffare!” – volendo c’era anche Pofferbacco ma forse a Diodimo sembrava troppo – e il conte viene conquistato dal fatto che Yorik abbia lo stesso nome del buffone Yorik nell’Amleto, che il buffone sia morto da secoli e che sia un teschio è del tutto irrilevante per il conte, il Reverendo Yorik, soprattutto per quel rimando letterario, ha il diritto ad avere un passaporto nuovo di zecca. Mentre si assenta per accelerare le pratiche, Yorik si distrae leggendo Molto Rumore per Nulla, con le schermaglie amorose tra Benedick e Beatrice nel Regno di Sicilia, e così il tempo vola, il conte gli consegna il nuovo documento e lo interroga sulla gentilezza dei Francesi. Yorik non può che esagerare, un po’ forzatamente, e infatti per smorzare i toni aggiunge al discorso che i Francesi hanno un unico difetto: sono forse troppo seri. L’ironia non viene colta. Il conte si ripromette di invitarlo a pranzo non appena si presenterà l’occasione giusta, vuole fargli cambiare idea. Il Reverendo ringrazia e ritorna al suo hotel, a Parigi.

Mai rientro fu più fortunato, trova ad accoglierlo la dama al servizio di Madame R., con la scusa di consegnargli un piccolo portafoglio di seta per le sue monete. Il Reverendo è estasiato, all’inizio per mascherare l’imbarazzo si mette a scriverle una lettera mentre lei lo osserva e gli passa il calamaio, non è concentrato. Si siedono sul suo letto e lei si accorge che il pizzo attorno al collo ha bisogno di qualche punto, Yorik comincia a sudare, poi non si perde d’animo e le fa notare che il nastro della sua scarpa si è slacciato, è arrivato il momento di passare all’azione, indugia un po’ troppo ad accarezzare la fibbia della scarpa, la meta del letto è sempre più vicina…e il cuore va sempre seguito.

La scena successiva il Reverendo è risollevato, non ha voglia di vedere altre persone, nemmeno la sarta da cui aveva comprato due paia di guanti lungo il tratto di strada per l’Opéra, fa sapere a La Fleur che non vuole essere disturbato, la grisette dalle ciglia di seta non viene ricevuta. Lo scudiero La Fleur, grazie alla nuova paga e alla moda parigina, ha cambiato look, pantaloni sgargianti, camicia svolazzante, ha pure un nuovo amore, dopo avergli servito la colazione in camera, si congeda per un appuntamento domenicale con una donna. Ma chi è? Qualcuno che ha conosciuto a Versailles…in casa ha un esempio a cui ispirarsi, ogni occasione è persa. Yorik, dopo aver divorato la colazione, si dedica alla lettura di Rabelais – autore molto amato da Sterne.

Rapito dal racconto di un notaio alle prese con una moglie troppo passionale, si accorge che mancano delle pagine, quando risolleva la testa, La Fleur è già tornato indietro, un po’ accasciato, la demoiselle non ne vuole più sapere di lui e ha di meglio da fare.

Fuori dall’albergo Yorik osserva che c’è sempre un mendicante che chiede l’elemosina, questa volta ha puntato due signore, a cui chiede 12 soldi, è talmente insistente e abile che riesce a ottenere esattamente quello che vuole, grazie al potere dell’adulazione. Yorik divide le dame francesi in tre categorie distinte per fasce d’età: coquette, déiste – amante dei liberi pensatori – e devota, l’ipocrita per eccellenza. Il Reverendo ormai è conteso da tutte le dame della buona società francese, partecipa a cene e a dibattiti su argomenti vari, fino a che comincia a provare nausea per se stesso, per quello che sta diventando, una specie di pallone gonfiato che vive alle spese dei suoi ospiti, è arrivato il momento di cambiare aria e partire per l’Italia.

Lungo il tragitto da Parigi a Lione, Yorik che non può fare a meno di raccontare qualche aneddoto, inserisce la storia straziante di Maria, una donna impazzita per amore che vaga come un pastorella, suona delle melodie malinconiche con il flauto, la famiglia per quanto preoccupata non ha i mezzi né per curarla né per capirla, il padre è morto. Il Reverendo si sente un nuovo Don Chisciotte – la pastorella ricorda vagamente la sua versione di Marcella Bella – accompagna la ragazza per un tratto di strada e riprende il viaggio, interrotto da una nuova avventura, il ronzino perde un ferro di cavallo, e la sosta si fa obbligatoria, vicino al Tararo. Viene invitato a cena da una famiglia di contadini, mangia di gusto in compagnia e alla fine del pasto gli fanno pure un concerto con tanto di viola.

Il giorno dopo si ritrova in un albergo in Savoia, a dover dividere la stanza, l’unica disponibile con due letti e un caminetto con una signora piemontese e la sua cameriera. Per rompere il ghiaccio bevono una bottiglia di vino rosso, si mettono d’accordo che una volta chiusi dietro le tende dei loro rispettivi letti a baldacchino – il Reverendo ha l’ordine tassativo di non levarsi mai la sua veste da camera – non si possono rivolgere la parola, vi lascio immaginare che fine faccia la cameriera nel cuore della notte…Sterne allude ma non specifica, Didimo lascia intendere che cogliere la rosa forse vuol dire altro.

E così si chiude il secondo tomo, senza fare in tempo a compilare gli altri due volumi riservati all’Italia.

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If love is a game where you win or you lose, can you explain the consequences right here, ah ’cause we have found that love is always near…

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