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Dodicesima Notte

Dodicesima notte o quel che volete

Anche l’ultimo brandello di festa è agli sgoccioli, certi argomenti mi hanno talmente stufato che non ho nemmeno voglia di discuterne.

In attesa del mitico pignarûl, che qui sulla Riviera del Brenta sarà fra una settimana, ho avuto la brillante idea di leggere Il Doge di Palazzeschi (prima edizione del 1967, poi ripubblicato da SE edizioni). Partire da Ongaro non è stata la mossa migliore, sempre Venezia sullo sfondo, questa volta un divertissement, che ogni volta che lo scrivono, già uno dovrebbe sapere che il bidone è imminente, la comicità che io non ho colto si trascina per 187 pagine, in un italiano arcaicizzante pieno di annunzi vari. Decisamente not my cup of tea. Il Doge cosa ci deve dire? Tutto e niente. Un’attesa spasmodica che dura tre giorni in una Venezia “contemporanea” uguale a se stessa nei secoli dei secoli, e quando appare, non ci sono testimoni, la folla se n’è andata, i turisti si sono portati via le loro valigie e in Piazza c’è qualche piccione distratto. C’è ovviamente un colpo di scena minimo, per chi ama le tempeste in un bicchiere…

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©Sironi La Bella del Sestiere, Donna con fiore

Incipit

Gennaio è un mese quasi sempre impegnativo, preferisco concentrarmi sulla figura di Giano, il dio bifronte dell’inizio da cui prende il nome, custode dell’universo, raffigurato con due teste che simboleggiano da un lato il passato e dall’altro il presente e il futuro.

Grazie a Giano tutto ricomincia e si rinnova daccapo… Considero già un buon indizio il calendario omaggio che mi hanno regalato, finalmente privo di quelle foto tristissime di paesaggi anonimi innevati o ruderi nella nebbia, dodici fogli semplici di date e santi dai nomi curiosi. Il rito di passaggio dal vecchio anno al nuovo si concluderà tra breve, il giorno dell’Epifania, la Dodicesima Notte, ricordata anche dalla commedia omonima di William Shakespeare.

Qui il tema del doppio viene messo in scena da una coppia di fratelli gemelli che vengono separati in seguito a un terribile naufragio. Fortunatamente sopravvivono entrambi, anche se ognuno dei due pensa che l’altro sia morto. Viola, una volta arrivata in Illiria, decide di travestirsi da eunuco e diventa servitore del Duca Orsino.

La fonte letteraria per i gemelli è la commedia Menaechmi di Plauto (III sec. a. C.), riproposta poi nel canovaccio italiano dal titolo significativo, Gli Ingannati, rappresentato a Siena nel 1532 dall’Accademia degli Intronati.

La commedia degli equivoci si complicherà ulteriormente quando si presenterà a corte anche il fratello Sebastian, dando vita a un ambiguo gioco di specchi.

Nell’intreccio generato dallo scambio di identità, ognuno avrà modo di confrontarsi con una parte nascosta di sé, fino ad arrivare a ricomporre la visione frammentaria della separazione in una riconciliazione finale in cui il due torna a essere uno. Una commedia sulla rivisitazione del simbolo, secondo il suo significato originario: mettere insieme due parti distinte.

E allora si riparte puntando a nuovi orizzonti.

“Se la musica è il nutrimento della vita, continuate a suonare.”

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