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One book in one tweet #19 E-books. Oltre il viaggio

19-95

Dust of the Danakil di Ian Mathie

Memoir che fa parte della serie di taccuini di viaggio sull’Africa, viene ricostruita la terribile siccità del 1974 in Etiopia.

Furikake di Stephen Black

Il cibo, in questo caso il condimento per insaporire il riso, è l’elemento chiave nello sviluppo dei ricordi. Passionale e struggente.

La donna del lago di Giuseppe Casa

Racconto noir di chandleriana memoria (La signora nel lago). Un premio letterario, un incontro casuale, una richiesta impegnativa.

I Rimedi dell’amore di Publio Ovidio Nasone con le massime consolanti di Charles Baudelaire (classici della UTET)

Una accoppiata vincente, Nasone e Baudelaire. Dopo l’esilio sul Mar Nero per colpa dell’arte amatoria, ecco gli effetti collaterali.

Confessions of an English Opium-eater di Thomas de Quincey (gratis progetto Gutenberg)

Pensare a voce alta mentre fuori infuria la tempesta. Illudersi è necessario se non obbligatorio.

London’s calling #4: Chippies

Luoghi non luoghi superluoghi liberamente rivisitati

Si capisce da subito che la Gran Bretagna è il regno dei ragazzini dal cibo, il classico snack a oltranza che viene spacciato ovunque fuori dal controllo di madri asfissianti, le famigerate crisps, le patatine salate in mono-porzioni che trovi da-per-tut-to, dal newsagent, da Boots, nei corner shops, piccoli bazaar aperti a tutte le ore del giorno, con intere file dedicate alle tavolette di cioccolato – hanno una predilezione per quelle al mou, quelle che ti si attaccano ai denti per sempre, e l’esperienza a volte può essere indimenticabile, per colpa di un morso troppo vigoroso, passi in un secondo dalla gioia al sudore freddo per un’otturazione in bilico, tramortito da un frammento di cioccolato dolcissimo, fuck! Giuri a te stesso che se riesci a liberare il dente, la cioccolata verrà abbandonata, quella al mou si intende. E poi ci sono i chippies, i posti dove si mangiano solo fish & chips, il merluzzo fritto in olio – non indaghiamo troppo in che tipo di olio – con le immancabili patatine fritte che per farti un favore spruzzano di aceto, se non ti piace l’aceto devi essere veloce come un lampo e urlare no vinegar please, prima che sia troppo tardi e ritrovarti con le patatine fritte pieghevoli, acide e molli, a cui aggiungi un po’ di salse per non lasciarle sole; c’è chi mette ketchup e mayonese, chi solo ketchup (io), chi non si fa mancare nulla e ci mette la “brown sauce”, una sostanza viscida marrone all’aroma di sugo d’arrosto, artificiale al cento per cento. Volendo come altra opzione ci sono le salsicce, assomigliano a quelle che si mangia Pluto, le saveloy, rosse ruggine all’esterno, con una carne rosata all’interno, pare che ci sia del maiale, forse anche cervello di maiale, speziato come si deve, meglio non chiedere, si mangiano di gusto, in alternativa al merluzzo, ovviamente con le salse, quello che non ammazza, ingrassa. Costo irrisorio rispetto a una cena, ci sono anche i ristoranti di fish & chips di lusso, non è la stessa cosa, di certo non è un piatto che ti fai a casa, lo divori così senza neanche un perché, il fegato a lungo andare te lo fa sapere che vorrebbe anche qualcos’altro, ma tu lo ignori, e magari ci bevi pure una birra per dimenticare il grasso. E poi ci sono i fanatici dei panini, i tramezzini, c’è gente che è peggio di Poldo, divoratrice full-time di panini, che hai mangiato per pranzo? Un panino, il solito. Noi italiani invece ci beccano subito, a Soho in coda per dei tortellini da Camisa, o a cambiare il filtro della macchinetta del caffè che ti costa una barbarità, ma vuoi mettere il caffè con la macchinetta di quello filtro che ti sciacqua le budella? Alla fine ci frega sempre questa mania ancestrale della ricerca degli ingredienti, del resto anche le Florentine eggs, le uova con gli spinaci, sono un’invenzione della Borgia, esperta di veleni ma anche di pranzetti succulenti. Loro invece ti fregano con le colazioni negli hotel, che hanno un loro fascino, a ognuno il suo, come ce l’ha Langan’s, la brasserie di Michael Caine a Green Park che era il massimo negli anni ’70 e ora ha lo chef che litiga con il mondo, provare per credere, mentre ti sorseggi un whisky per darti un tono, guardi il menu, e dici, “ah però, forte sto Langan’s” e intanto mediti la fuga con passo felpato…

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