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London’s calling #1: Eros aka Cupìdo

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Luoghi non luoghi superluoghi liberamente rivisitati

 

Diamonds are forever

Apro Il saggio sull’icona di Florenskij, Le Porte Regali, e dalle pagine scivola a sorpresa una cartolina in bianco e nero con Piccadilly Circus nel 1929, magnifica, leggo con stupore il messaggio:

“Dear Carla, welcome back to London, with lots of love, Elizabeth and Perry xxxx (Cara Carla, benvenuta di nuovo a Londra, con moltissimo amore, Elizabeth e Perry, 4 baci)”.

Doveva essere in occasione di una delle mie ennesime fughe e ritorni, ho vissuto a Londra per sette anni, ma un’accoglienza così con tanto di statua raffigurante il dio dell’amore, beh è davvero da incorniciare, forse per questo devo averla infilata tra le porte invisibili della coscienza, in un libro arancione, colore della vitalità e sessualità, gesto inconsapevole fino a un certo punto.

La statua di Sir Alfred Gilbert, scultore di epoca vittoriana, di alluminio nerastro, reso ancora più cupo da stratificazioni di smog e inquinamento e gas di autobus rossi che sfrecciano tra cab e macchine, inizialmente avrebbe dovuto rappresentare Anteros, dio della bellezza e della carità cristiana – il modello stile efebo pare sia stato un giovane italiano – commissionata in onore del filantropo Lord Shaftesbury, che dà il nome anche alla famosa strada dei teatri, qui le produzioni dei musical durano anni – attenti quindi a posticipare inviti con la scusa di impegni improvvisi se non avete intenzione di sorbirvi tre ore di canto e danza – ma anche una scorciatoia che porta dritta a Soho, tappa fondamentale per chi ama il cibo e non solo, vicino a Chinatown, pieno di locali, disseminati in mezzo a sex shop fetish, pub, negozi di alimentari, pasticcerie italiane dove sei felice di addentare un bigné al cioccolato. Anteros nell’immaginario collettivo è diventato Cupid, scelta del tutto plausibile, sta pure per scoccare una freccia, e così Cupido troneggia in uno dei punti di raccordo più frequentati, accerchiato da maree di turisti che fotografano il loro sbarco nella terra di Albione con le insegne sgargianti al neon sullo sfondo. La figura stilizzata di Cupido è anche il simbolo dell’Evening Standard, uno dei giornali più popolari di Londra, stralci dei titoli in prima pagina sono esposti sempre fuori dalle edicole prima di entrare in metropolitana, e diciamolo la versione digitale non è la stessa cosa, c’è sempre qualche animale che ha combinato qualcosa, l’istinto è relegato al regno degli animali, che alla faccia del self-control ricevono attenzioni e cure insperate, tutte quelle carezze che non si danno agli umani.

Sul tratto di strada tra Regent Street e Piccadilly c’è anche l’edificio che ospitava la Tower Records, il mitico negozio di dischi chiuso per bancarotta nel 2006, dove ha lavorato Elton John prima di diventare Elton John, e ora che l’ho nominato lo immagino al piano con quegli occhiali fumé a forma di stella, mai stati di moda credo, nei dintorni aleggia il ricordo della guerra radioattiva tra spie russe con una cena al polonio 210 in un ristorante di sushi, letale come una lama di samurai. E poi ci sono quelli che si comprano le bandierine inglesi nei negozi tristi di souvenir, che più che regali, vendono incubi in formato ricordo, non ho mai capito che cosa se ne facciano, probabilmente oggetti di scena per scatti con piccioni in volo.

Cupido punta la sua freccia fissa nell’aria, e forse da quel cielo grigio con stralci di nuvole biancastre, il dardo prima o poi arriva.

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A Sisterly Production

Le immagini sono di Claudia Bonollo:

 

Colour consultant, artista, architetto e ricercatrice, realizza architetture visionarie che nascono da un colore o che cambiano di colore e spazi cellulari, biologici e sensibili che attivano negli spettatori vari stati di benessere. Lauree all’Università Internazionale dell’arte e allo IUAV a Venezia (110/lode). Seminari con Peter Cook (Londra e Berlino) e Bruno Munari (Laboratori Liberatori). Dottorato alla ETSAM di Madrid, dove ottiene il titolo di ricercatrice. Nel 2002 inizia una nuova tappa professionale che prevede collaborazioni con professionisti, studi di architettura, enti e associazioni internazionali e anche psicologi e terapeuti. Fondatrice dell’Atelier Meta-morphic, piattaforma culturale internazionale per l’arte la cultura e la ricerca, è l’ideatrice del progetto CREATIVE INSOMNIA, le prime notti multidisciplinari sul colore.

 

Non ho mai potuto vedere quelli che ridicolizzano la cultura, fanno il verso a Ezra Pound e poi recitano con voci stridule testi che nemmeno capiscono, se avessero un minimo di auto-critica si fermerebbero in tempo, che colpo di teatro, eh?

Puntualmente ci sono quelli che ti ripetono a ogni post, che non bisogna mai prendersi troppo sul serio, tutti, tranne loro, si comprano pure il sito, non sia mai che qualcuno gli copi qualche idea…Va bene così, volemose bene, il mondo è vario, non ci sono più le mezze stagioni, il governo è ladro, è tutto un magna magna, giusto per inondarci con una dose quotidiana di luoghi comuni, e frasi fatte che occupano spazi vuoti da riempire a ogni costo. Inevitabilmente incontri frotte di misogini, ti sbavano dietro ma se non ci stai, automaticamente diventi una merda, incapace di scrivere e aprire bocca, un’inetta. E se proprio ti impegni e credi in quello che fai, hai pure la stalker di turno, una tipa che nemmeno conosci, che ti tratta da fossile, mentre lei sì che è un’esperta di tecnologia, e intanto sta tutto il giorno a ripetere quello che dici – evidentemente non ha altro di cui occuparsi – se non ridire male quanto detto meglio da altri e spacciarlo per suo.

Poi senti un racconto come questo, e ti sembra del tutto plausibile incontrare un vichingo a Buenos Aires alle 2 di notte, e tutto ha un altro senso 🙂

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Buenos Aires, 2am, Rob Hindle

I had a friend who told this story. He’d been to a party and caught the milk train home. In the twelve minutes between stations, he’d fallen asleep, waking only at the sound of seagulls and the smell of docks. With an hour until the first train back, he’d wandered along the harbour to a cafe, where he sat with a mug of tea, surrounded by grinning dockers, listening to their low Viking voices. On the train, he watched people getting on at each station with their suits and phones, and thought how landlocked life could be.

I don’t know how true it was, but it was a good story – good enough to explain why, suddenly, he packed his job in and went travelling. I got postcards from the usual places – Changmei, Uluru, Macchu Picchu – and short messages on the back: “This is real life”; “I’m in love”.

Then nothing. A last message from Buenos Aires: “It is 2 am and I am going out to drink cheap wine and dance the tango with beautiful women.” Nothing more. It’s been four years, four and a half.

And it’s me who has moved to live by the sea. We don’t have the big ships, just the few boats going out before dawn, coming back before lunch. We buy fish from the same man each week. Last night we had fish. It was warm and we sat out on the balcony late into the night. There was a party down by the landing, and bursts of music came up over the roofs. I thought of my friend, tried to picture him dancing the tango deep in the night; but this is a northern coast, a Viking coast, and the noise that drifted up was Viking music, table-thumping music. No romance.

 

 

Non ho mai potuto vedere quelli che ridicolizzano la cultura, fanno il verso a Ezra Pound e poi recitano con voci stridule testi che nemmeno capiscono, se avessero un minimo di auto-critica si fermerebbero in tempo, che colpo di teatro, eh?

Puntualmente ci sono quelli che ti ripetono a ogni post, che non bisogna mai prendersi troppo sul serio, tutti, tranne loro, si comprano pure il sito, non sia mai che qualcuno gli copi qualche idea…Va bene così, volemose bene, il mondo è vario, non ci sono più le mezze stagioni, il governo è ladro, è tutto un magna magna, giusto per inondarci con una dose quotidiana di luoghi comuni, e frasi fatte che occupano spazi vuoti da riempire a ogni costo. Inevitabilmente incontri frotte di misogini, ti sbavano dietro ma se non ci stai, automaticamente diventi una merda, incapace di scrivere e aprire bocca, un’inetta. E se proprio ti impegni e credi in quello che fai, hai pure la stalker di turno, una tipa che nemmeno conosci, che ti tratta da fossile, mentre lei sì che è un’esperta di tecnologia, e intanto sta tutto il giorno a ripetere quello che dici – evidentemente non ha altro di cui occuparsi – se non ridire male quanto detto meglio da altri e spacciarlo per suo.

Poi senti un racconto come questo, e ti sembra del tutto plausibile incontrare un vichingo a Buenos Aires alle 2 di notte, e tutto ha un altro senso 🙂

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Buenos Aires, 2am, Rob Hindle

I had a friend who told this story. He’d been to a party and caught the milk train home. In the twelve minutes between stations, he’d fallen asleep, waking only at the sound of seagulls and the smell of docks. With an hour until the first train back, he’d wandered along the harbour to a cafe, where he sat with a mug of tea, surrounded by grinning dockers, listening to their low Viking voices. On the train, he watched people getting on at each station with their suits and phones, and thought how landlocked life could be.

I don’t know how true it was, but it was a good story – good enough to explain why, suddenly, he packed his job in and went travelling. I got postcards from the usual places – Changmei, Uluru, Macchu Picchu – and short messages on the back: “This is real life”; “I’m in love”.

Then nothing. A last message from Buenos Aires: “It is 2 am and I am going out to drink cheap wine and dance the tango with beautiful women.” Nothing more. It’s been four years, four and a half.

And it’s me who has moved to live by the sea. We don’t have the big ships, just the few boats going out before dawn, coming back before lunch. We buy fish from the same man each week. Last night we had fish. It was warm and we sat out on the balcony late into the night. There was a party down by the landing, and bursts of music came up over the roofs. I thought of my friend, tried to picture him dancing the tango deep in the night; but this is a northern coast, a Viking coast, and the noise that drifted up was Viking music, table-thumping music. No romance.

 

 

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