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Mobbing Dick

Chi prova di più le gioie del sesso, l’uomo o la donna? Quando Era per risolvere la disputa con Zeus lo chiese all’indovino Tiresia – che aveva avuto il privilegio di vivere nel corpo di una donna per sette anni – la risposta fu immediata: la donna. Era gli cavò gli occhi, così giusto per mettere le cose in chiaro. Un atto di supremazia o un gesto di invidia per aver saputo vedere le cose meglio di altri?

Del resto le divinità greche non sono mai state immuni da comuni, per quanto spiacevoli, meschinità umane. Che un invidioso ti dia consigli su come comportarsi con altri invidiosi è una bella contraddizione, ma c’è chi insiste da anni a essere al posto tuo, vuole proprio starci, un alter ego grottesco come uno specchio deformante.

Quando Odisseo, scende agli Inferi e interroga l’ombra dell’indovino tebano sul proprio destino – tra i nemici il potentissimo Poseidone, che si vuole vendicare dell’accecamento del figlio Polifemo – il viaggio in mare non sarà una traversata semplice, ci saranno molti ostacoli, ma nell’oracolo c’è già la possibilità di dare una svolta al proprio destino:

«Cerchi il ritorno dolcezza di miele, splendido Odisseo,
ma faticoso lo farà un nume; non credo
che sfuggirai all’Ennosígeo, tant’odio s’è messo nel cuore,
irato perché il figlio suo gli accecasti;
ma anche così, pur soffrendo dolori, potrete arrivare,
se vuoi frenare il tuo cuore e quello dei tuoi,
quando avvicinerai la solida nave
all’isola Trinachía, scampato dal mare viola,
e pascolanti là troverete le vacche e le floride greggi
del Sole, che tutto vede e tutto ascolta dall’alto.
Se intatte le lascerai, se penserai al ritorno,
in Itaca, pur soffrendo dolori, potrete arrivare:
ma se le rapisci allora t’annuncio la fine
per la nave e i compagni. Quanto a te, se ti salvi,
tardi e male tornerai, perduti tutti i compagni,
su nave altrui, troverai pene in casa,
uomini tracotanti, che le ricchezze ti mangiano,
facendo la corte alla sposa divina e offrendole doni di nozze
Ma la loro violenza punirai, ritornato.
E quando i pretendenti nel tuo palazzo avrai spento,
o con l’inganno, o apertamente col bronzo affilato,
allora parti, prendendo il maneggevole remo,
finché a genti tu arrivi che non conoscono il mare,
non mangiano cibi conditi con sale,
non sanno le navi dalle guance di minio,
né i maneggevoli remi che son ali alle navi.
E il segno ti dirò, chiarissimo: non può sfuggirti.
Quando, incontrandoti, un altro viatore ti dica
che il ventilabro tu reggi sulla nobile spalla,
allora, in terra piantato il maneggevole remo,
offerti bei sacrifici a Poseidone sovrano
– ariete, toro e verro marito di scrofe –
torna a casa e celebra sacre ecatombi
ai numi immortali che il cielo vasto possiedono,
a tutti per ordine. Morte dal mare
ti verrà, molto dolce, a ucciderti vinto
da una serena vecchiezza. Intorno a te popoli
beati saranno. Questo con verità ti predico».

 

Il racconto del mito ancora una volta ci viene incontro per riportarci a casa, è il progetto di quello che abbiamo deciso che sarà di noi a levarci da brutte acque, la speranza diventa un sogno a occhi aperti.

§

*Omero, Odissea, libro XI, vv. 100-137, versione di Rosa Calzecchi Onesti, Torino, Einaudi, 2005.

 

 

 

Le interviste possibili: IX. Cristina Bove

Oggi sono felice di avere come ospite Cristina Bove, un’artista baciata dalle Muse, si occupa da sempre di poesia, pittura, scultura, orecchio musicale raffinato, è presente in diverse antologie poetiche, ha pubblicato quattro raccolte di poesie, Mi hanno detto di Ofelia (Edizioni Smasher, 2012), Attraversamenti verticali (Il Foglio Letterario, 2009), Il Respiro della Luna (Il Foglio Letterario, 2008), Fiori e Fulmini (Il Foglio Letterario, 2007), solo a leggere i titoli si aprono mondi…

Benvenuta nel mio salotto virtuale, dovrei offrirti dell’ambrosia, in alternativa un caffè all’aroma italiano (il mio preferito è Kimbo), un tè, un aperitivo, a te la scelta…

Rispondo con piacere alle domande di Carla Bonollo, sensibile intervistatrice e gentile ospite, nel suo salotto virtuale dove si respira arte e poesia.

Prendo volentieri un caffè, grazie.

La prima domanda che ti faccio è proprio legata al tuo ultimo lavoro poetico, Mi hanno detto di Ofelia, il titolo inevitabilmente riporta in assenza la follia di Amleto, e io ogni volta che penso al suicidio di Ofelia, ho sempre in mente il quadro di Millais, che secondo me rappresenta in modo sublime la tragicità dell’abbandono in una natura accogliente, qual è stato l’elemento scatenante che ti ha spinto a raccontare quella deriva?

Sono stata ispirata proprio dalla mite tragicità di quel gesto, che conosco, avendolo effettuato a mia volta tuffandomi nell’aria, anziché nell’acqua. Miracolosamente viva, ho poi guardato le vicende del mondo con occhi diversi. La nascita dei miei quattro figli, le tappe della loro crescita, la loro assidua vicinanza, sono per me veri tesori. Ed è anche grazie a loro che la mia sensibilità si è acuita, forse anche troppo, diventando qualcosa di più intenso e coinvolgente di una normale empatia. E credo che sia da questi accadimenti che scaturisce il mio mondo artistico, soprattutto la poesia.

Ofelia, mi chiedevi: bene, per me la vera figura eroica della tragedia shakespeariana è lei, non Amleto. Lei che si allontana dalla follia vendicativa dell’amato, che rinuncia alla vita, e nel farlo offre ancora bellezza e amore. E l’immortalità ad entrambi. È la Donna che vive in ogni donna che ama non riamata.

Nella tua scrittura, compare spesso il trattino, che dà un ordine nuovo alle parole, un cambio di tono, una caduta, un abisso, come se quel segno rimandasse a tutto ciò che non viene detto. C’entra la tua esperienza come scultrice?

Il trattino basso l’ho adottato al posto delle parentesi e delle pause (dopo aver sperimentato un tratto lungo tra i versi per dare ulteriore incisività alle distanze e ai tempi) e mi piace allungarlo o accorciarlo secondo l’ispirazione del momento. Trovo interessante la tua domanda a proposito della scultura: sinceramente non ci avevo mai pensato, questo mi dice che tu ne hai colto la “spazialità” estetica oltre a quella poetica. Un’acutezza di sguardo che mi gratifica, molto.

“Versi in transfert” descrive in modo esemplare il tuo blog di poesie in movimento, come affronti i cambiamenti?

Penso che tutta la nostra vita sia in transfert. Adottai questo titolo mutuandolo dalla psicanalisi, non solo trasferimento di dati e di pensiero, però, ma anche di spostamento continuo da luogo a luogo, da mente a mente (ho traslochi di ogni genere, alle mie spalle). Ed è in me sempre presente la consapevolezza del Mutamento, frutto di lunghe ricerche filosofiche e grazie alla disciplina Zen.

È in uscita il tuo nuovo romanzo, di che si tratta?

Si tratta di un romanzo autobiografico. So che qualcuno storcerebbe il naso: chi racconta la propria vita, i suoi giri intorno alla banalità quotidiana, se non è Proust, è meglio che butti via la penna. Ma se qualcuno scrive della sua vita avventurosa, dei suoi viaggi attraverso case e cose, terre e storie, musica e poesia, e narra ciò che a tanti altri sfuggiva; se nel racconto oltre al corpo ci mette pure il senso del mistero che l’accompagna quasi ad ogni respiro, ebbene, credo che questa autobiografia potrebbe essere letta.

La leggerò. Personalmente sono totalmente a favore della autobiografia, in fondo ognuno riscrive la propria storia, se però cambia il nome all’autobiografia e si inventa un romanzo storico, allora i critici si incuriosiscono. Mi sembra una complicazione in più, tanto vale misurarsi con quello che si vuole scrivere.

Quale video hai scelto per noi e perché?

Sono stata molto in forse sulla scelta del brano, appassionata di musica classica mi piace soprattutto Bach, che trovo geniale, ma anche tanti, tanti altri. Ho dato la preferenza a questo valzer di Sibelius, perché mi riporta alla mia adolescenza (era il preferito di mia madre) e perché mi incanta la direzione di Vladimir Ashkenazy, il primo violino Lorenza Borrani, e l’esecuzione sentita e assorta di tutti gli orchestrali:

Che meraviglia! E allora ce lo ascoltiamo molto volentieri, grazie Cristina.

Grazie a te.

——————————————————————————————————————-

Il blog di Cristina Bove è:  http://ancorapoesia.wordpress.com

 

Altre illuminazioni

Sensazione
 
Nelle azzurre sere d’estate, me ne andrò per i sentieri,
punzecchiato dalle spighe, a calpestare l’erba tenera:
trasognato, ne sentirò la frescura ai piedi.
Lascerò che il vento bagni la mia testa nuda.
 
Non parlerò, non penserò a niente:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e andrò lontano, molto lontano, come uno zingaro,
attraverso la Natura, – felice come con una donna.
 
(Arthur Rimbaud, 1870, traduzione dal francese di Giovanni Soriano)[1]

Con grande piacere, questa settimana riprendono “Le interviste possibili”, mercoledì avrò come ospite un musicista di grande talento…

In attesa della puntata speciale, sono andata a rivedermi un celebre omaggio che Patti Smith rese ad Arthur Rimbaud (1854-1891) nel documentario di Steven Sebring sulla cantautrice e poetessa, Dream of Life, presentato al Sundance Festival nel 2007.

Ogni volta che leggo le poesie di Rimbaud, rimango sconvolta dal fatto che compose tutte le sue opere tra i 16 e i 19 anni, giovanissimo e poi piantò tutto e tutti e iniziò a vagabondare da un paese all’altro, svolgendo diversi mestieri, il maestro, lo scaricatore, il marinaio, per un periodo fece persino il volontario nell’esercito olandese. Si imbarcò per l’Africa e si mise a fare il mercante, in seguito a una infezione, gravemente ammalato, fu costretto a tornare in Francia, dove gli venne amputata una gamba, morì a soli trentasette anni.

Patti Smith ripercorre le tappe della sua esistenza con una precisione commovente, in un gioco di specchi in cui rivede le battaglie, le delusioni, le amarezze del giovane poeta, compreso e avvolto in un abbraccio finale ideale e reale…

“Cercai un mio simile e non trovai nessuno, come mi liberasti tu, le tue mani da contadino giunsero attraverso il tempo ad avvolgere il mio giovane cuore, le tue poesie trovate sulle bancarelle della stazione delle corriere che frequentavo sognando la fuga…”


[1] Qui la versione originale:

Sensation

 

Par les soirs bleus d’été, j’irai dans les sentiers,


Picoté par les blés, fouler l’herbe menue:


Rêveur, j’en sentirai la fraîcheur à mes pieds.


Je laisserai le vent baigner ma tète nue.

 

Je ne parlerai pas, je ne penserai rien:


Mais l’amour infini me montera dans l’âme,


Et j’irai loin, bien loin, comme un bohémien,


Par la Nature, — heureux comme avec une femme.

 

 

Altre illuminazioni

Sensazione
 
Nelle azzurre sere d’estate, me ne andrò per i sentieri,
punzecchiato dalle spighe, a calpestare l’erba tenera:
trasognato, ne sentirò la frescura ai piedi.
Lascerò che il vento bagni la mia testa nuda.
 
Non parlerò, non penserò a niente:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e andrò lontano, molto lontano, come uno zingaro,
attraverso la Natura, – felice come con una donna.
 
(Arthur Rimbaud, 1870, traduzione dal francese di Giovanni Soriano)[1]

Con grande piacere, questa settimana riprendono “Le interviste possibili”, mercoledì avrò come ospite un musicista di grande talento…

In attesa della puntata speciale, sono andata a rivedermi un celebre omaggio che Patti Smith rese ad Arthur Rimbaud (1854-1891) nel documentario di Steven Sebring sulla cantautrice e poetessa, Dream of Life, presentato al Sundance Festival nel 2007.

Ogni volta che leggo le poesie di Rimbaud, rimango sconvolta dal fatto che compose tutte le sue opere tra i 16 e i 19 anni, giovanissimo e poi piantò tutto e tutti e iniziò a vagabondare da un paese all’altro, svolgendo diversi mestieri, il maestro, lo scaricatore, il marinaio, per un periodo fece persino il volontario nell’esercito olandese. Si imbarcò per l’Africa e si mise a fare il mercante, in seguito a una infezione, gravemente ammalato, fu costretto a tornare in Francia, dove gli venne amputata una gamba, morì a soli trentasette anni.

Patti Smith ripercorre le tappe della sua esistenza con una precisione commovente, in un gioco di specchi in cui rivede le battaglie, le delusioni, le amarezze del giovane poeta, compreso e avvolto in un abbraccio finale ideale e reale…

“Cercai un mio simile e non trovai nessuno, come mi liberasti tu, le tue mani da contadino giunsero attraverso il tempo ad avvolgere il mio giovane cuore, le tue poesie trovate sulle bancarelle della stazione delle corriere che frequentavo sognando la fuga…”


[1] Qui la versione originale:

Sensation

 

Par les soirs bleus d’été, j’irai dans les sentiers,


Picoté par les blés, fouler l’herbe menue:


Rêveur, j’en sentirai la fraîcheur à mes pieds.


Je laisserai le vent baigner ma tète nue.

 

Je ne parlerai pas, je ne penserai rien:


Mais l’amour infini me montera dans l’âme,


Et j’irai loin, bien loin, comme un bohémien,


Par la Nature, — heureux comme avec une femme.

 

 

Le interviste possibili: I. Claudia Bonollo

“Le nove figlie dal grande Zeus generate,

Clio e Euterpe e Talia e Melpomene,

Tersicore e Erato e Polimnia e Urania,

e Calliope, che è la più illustre di tutte.”

(Esiodo, Teogonia, incipit, 76-79)*

Inauguro questo mercoledì un nuovo appuntamento infrasettimanale: le interviste possibili…un richiamo indiretto nel titolo alle mitiche interviste impossibili interpretate da Carmelo Bene, in cui rivestiva ruoli di personaggi famosi storici del passato in una trasmissione radiofonica degli anni ’70, risposte immaginate raccolte poi nel libro omonimo di Giorgio Manganelli.

Qui invece, grazie alla tecnologia che permette di raggiungere mete altrimenti lontane, ho deciso di dare voce al talento, in qualsiasi forma si manifesti, condividendo quanto sostiene Clarissa Pinkola Estés, “alcuni dicono che la vita creativa stia nelle idee, altri dicono che stia nei fatti. È comunque sempre l’amore per qualcosa.”

Oggi, ho il piacere di presentare Claudia Bonollo, che oltre a essere mia sorella, è un’artista-architetto che vive e lavora a Madrid dal 1999. Laureata con lode in architettura allo IUAV di Venezia con una tesi all’epoca sperimentale sull’immaginario della città nel cinema, si è poi specializzata alla Bartlett School di Londra sotto l’egida di Peter Cook, ottenendo successivamente il titolo di Ricercatore all’Università di Architettura di Madrid. Pioniera della sperimentazione multimediale in tempi non sospetti, le sue prime video performance risalgono alla fine degli anni ’80, ha al suo attivo numerose mostre e pubblicazioni sia come architetto – è stata selezionata tra i migliori studi di architettura in Spagna dall’AIAC per la pubblicazione Architetti italiani in Spagna oggi (Mancosu Editore 2011), prendendo parte alla mostra itinerante partire restare tornare – che come artista, svolge da vent’anni una ricerca molto interessante sul colore. E il colore ha ispirato uno dei suoi progetti multimediali e multi-sensoriali più stimolanti, Creative Insomnia, workshop organizzati interamente intorno a un colore. Le notti creative sul colore sono diventate degli appuntamenti imperdibili, dopo il rosso, l’arancione, e il giallo, seguendo la sequenza cromatica dell’iride, siamo arrivati alle notti sul verde, prossimamente sugli schermi di Creative Insomnia.

Prima di tutto benvenuta nel mio salotto virtuale, cosa ti offro? La dispensa la conosci, potrei stupirti con un Fernet Branca alla menta, altrimenti un porto Sandeman, un classico, o un Prosecco fresco…o un’acqua quantica?

Per cominciare possiamo dissetarci e allo stesso tempo rivolgerci un’attenzione speciale con un’acqua quantica. Opterei per quella con l’etichetta “La Bonne Étoile” che è sempre di buon auspicio, in alternativa suggerisco “Anima” e poi, naturalmente, non può mancare un brindisi con un ottimo Prosecco fresco.

Idee chiarissime, molto bene. Giusto per rompere il ghiaccio mentre ci sorseggiamo le acque quantiche, prima di passare al prosecco, qual è la tua musa preferita, ovviamente anche tutte se vuoi…

Fra tutte, le mie preferite sono: Erato, la Poesia amorosa, colei che provoca desiderio e che è raffigurata con la lira, Urania, colei che è celeste, l’Astronomia, con un bastone puntato al cielo, (il cielo mi ha sempre ispirato in effetti e lo dimostra il titolo di una mia mostra di tanti anni fa: “Effetti provocati dalla contemplazione del Cielo”) e Calliope, colei che ha una bella voce e che rappresenta la Poesia epica, madre di Orfeo e ispiratrice di Omero, figure che ho amato moltissimo per la mia grande passione per la mitologia, effigiata con una tavoletta ricoperta di cera e uno stilo.

Che figure affascinanti, a me piacciono tutte a dire il vero, ho delle riserve su Polimnia, che a parte il nome versatile, è la musa dei mimi, e quindi l’abbandonerei al suo destino…Come è nata la tua ricerca sul colore?

Il colore, veicolo di emozioni è stato fin dalla mia prima infanzia uno strumento personale per orientarmi nel mondo. Il mio gioco preferito era l’impossibile catalogazione delle tessere colorate che trovavo nel giardino, non molto distante c’era una fabbrica di mosaico. Le mie preferite erano le miscellanee di colori screziate d’oro o d’argento che venivano conservate gelosamente sotto la denominazione ”pezzi rari”. Da allora il colore è diventato l’elemento più importante del mio lavoro e delle mie ricerche. Non solo o non tanto il colore pigmento o materia, lo strato cromatico che imbellisce le cose e che veniva guardato con sospetto dai filosofi dell’antichità e dalla nostra cultura fino al XX sec. e che pure ho studiato, amato, praticato e difeso durante i miei studi nella facoltà di architettura. Ma il colore-luce, il colore come elemento primario della visione e della metamorfosi, il colore che rende visibili le cose che ancora non lo sono, il colore soglia sospeso fra mondi diversi e apparentemente inconciliabili, il colore inclassificabile, inapprensibile, impossibile da catalogare. Più che vedere il colore, io lo sento, percepisco le sue armonie, le sue qualità vibratorie e sonore, lo ricordo perché non posso dimenticarne la riverberazione e mi avventuro nella sua immaterialità luminosa. Nelle mie ricerche, nelle mie architetture e nelle mie installazioni il colore diventa spazio, uno spazio intimo e mutevole, capace di parlare direttamente alle nostre emozioni. Oggi con il progetto CREATIVE INSOMNIA, le prime notti creative interdisciplinari dedicate all’universo del colore, il colore diventa lo strumento per coinvolgere artisti, scienziati e ricercatori a produrre opere o studi che nascano dai suoi numerosi significati. La storia del colore, fatta di momenti di auge e di temporanee idiosincrasie riflette, in fondo, la storia dell’uomo, ne condivide il destino e apre a nuovi modi di vedere e di sentire. Non è un caso se siamo rossi di rabbia o verdi d’invidia, non è casuale il modo in cui dipingiamo la nostra vita.

Qual è stata l’esperienza più significativa in merito alle sperimentazioni sul colore, cosa ti ha stupito di più?

Forse la scoperta che ciascun colore richiama emozioni e esperienze distinte. Era un’intuizione che avevo da tempo ma la sperimentazione a tutto campo e il laboratorio corale e interattivo che suppone l’esperienza intensa di una Notte Creativa, ha superato ogni aspettativa. Nel rosso abbiamo esplorato l’origine delle cose, si sono avvicinati soprattutto artisti che consideravano il rosso come un inizio, e che hanno approfittato della sua forza travolgente per armarsi di coraggio e uscire allo scoperto, le ricerche erano sempre in bilico tra visibile e invisibile. Il rosso indica sempre un cambiamento di stato irreversibile. Quando il rosso si manifesta significa che qualcosa è accaduto, nel bene o nel male. E ci sembrava una eccellente metafora per cominciare il progetto di CREATIVE INSOMNIA. L’arancione è stato generoso, affabile e disinibito in tutti gli aspetti e caratterizzato da una voluttuosa sensualità: danze del ventre, workshop tantrici, il menù arancione combinava profumi e textures esotiche, appetitose e irresistibili… Nel giallo abbiamo avuto una programmazione con prevalenza sonora, come se ci fosse, latente, una volontà di dar voce: conferenze cantate, micro-teatro, concerti a cappella, cibi che provocavano piccoli suoni e esplosioni di sapori. Si è usato non per stigmatizzare, come è avvenuto dal medioevo in poi, quando il giallo ha perso la sua battaglia simbolica prima con il bianco e poi successivamente con l’oro e si è trasformato nella sua ombra, ma per illuminare rovesciandone la simbologia. Abbiamo cercato di riabilitarne la fama, rendendo visibile il sole interiore delle donne ancor oggi totalmente e pericolosamente ignorate dai circuiti artistici rilevanti e invisibili nel mercato dell’arte. La visibilità è diventata radiante. È stata, senza dubbio, una notte luminosa.

Il verde sta attraendo soprattutto installazioni multisensoriali e sinestesiche… un’apertura all’altro e un registro umano che va dall’invidia all’empatia dall’egoismo alla volontà di condividere. È un colore straordinario. Il festival sul verde sta obbligandomi a un salto quantico e forse, benchè il dossier della programmazione sia il migliore finora, la necessità di evolvere e lo sforzo organizzativo che comporta, mi fa riflettere su uno dei principali aspetti di questo colore, che avevo sottovalutato: il suo essere acerbo e aspro al principio. Per fiorire bisogna prima bucare la terra.

Verissimo…Quali progetti stai seguendo attualmente?

Sto lavorando a diversi progetti e su diversi fronti: gestione culturale, didattica creativa e ricerca, installazioni sperimentali architettoniche e artistiche. A parte l’organizzazione del Festival Creative Insomnia-Green Nights attraverso l’Associazione Culturale che dirigo da anni (Atelier Meta-morphic) e con cui organizzo corsi e LABORATORI LIBERATORI sperimentali sul colore (identità cromatiche) e sullo sviluppo a tutto campo della creatività, ho appena presentato un seminario intensivo sull’arte degli origami per un’importante Fondazione di Madrid.

Con Monamour Natural Design, una impresa di giardini verticali di cui sono head designer e art-director, sto ultimando la mise en scène di un jardin d’hiver nell’ampio spazio vetrina di Clorofilla Digital, un’impresa leader nel campo della riproduzione digitale artistica. Saranno presenti le nostre ultime ricerche sui giardini verticali con piante stabilizzate di design e le nuove collezioni di light-box e pianeti fioriti. Inaugureremo fra poco.

Artisticamente parlando sto attualmente collaborando con due artiste molto interessanti: Andrea Buchner e Anna Margules. Con Andrea stiamo elaborando un vestito scultoreo che sarà lo schermo vibrante per le immagini proiettate e lavorando a una serie di scenografie-installazioni per i suoi prossimi concerti a cappella e con Anna sto preparando l’iconografia delle città di smeraldo di tradizione neoplatonica, gli uccelli del Paradiso e il colibrí mitico, figlio della Madre Terra nella tradizione messicana, che accompagneranno le sue performance musicali legate a questi temi.

E poi naturalmente c’è il mio progetto eco-sostenibile sulla Riviera del Brenta, dove confluiscono tutte le mie ricerche sul benessere degli abitanti futuri, che procede lento però inesorabile.

Direi a full schedule…

Come diceva Picasso è meglio che l’ispirazione ti colga lavorando…

Qual è il tuo fiore preferito? Te lo chiedo perché sono curiosa di sapere che colore scegli…

In verità, la scelta è olfattiva. Generalmente vengo attratta dai fiori non per i loro colori ma per i profumi. Mi piacciono i girasoli però nei campi, non recisi, quando il giallo è talmente intenso da illuminare lo sguardo. Mi commuove la loro storia, il mito di un fiore che segue i movimenti del sole come un’amante devota. Il mughetto e il giacinto sono fiori primaverili i cui profumi mi mettono di buon umore ma le mie preferite rimangono le rose: bianche come la neve o color avorio antico, gialle, rosa, lavanda e corallo fino al viola purpureo quasi vellutato di certe specie. Le rose blu, al momento non esistono in natura, anche se nel 2004, una società giapponese è riuscita a creare, con l’aiuto della genetica, una rosa geneticamente modificata dal colore lilla-blu di rara bellezza.

Magnifica, come rinunciare a una rosa lilla-blu?

Si, è ipnotica, è come ammirare un unicorno.

Quale pezzo ci proponi oggi e perché l’hai scelto?

Vi propongo un nuovo lavoro sul blu, ho scelto la canzone “Je Chante” di Charles Trenet per creare un contrasto ironico tra la solennità delle immagini e una canzone leggera e che mette di buon umore.

E allora ce lo ascoltiamo e vediamo con molto piacere. Grazie Claudia.

Grazie a te Carla, è stato un grande piacere e complimenti per il tuo blog che seguiamo con interesse dalla Spagna e a cui auguriamo un antico motto vulcaniano: “Live long and prosper”…

Vi aspetto al prossimo appuntamento con le interviste possibili, mercoledì prossimo…STAY TUNED

Per chi volesse visitare i blog di Claudia Bonollo segnalo:

Creative Insomnia

Atelier Metamorphic

 

CV

Artistic statement

http://claudiabonolloatelier.wordpress.com/about/

http://claudiabonolloatelier.wordpress.com/about/cv-claudia-bonollo/

Acque Quantiche

http://ateliermetamorphic.wordpress.com/tributo-al-dr-masaru-emoto/

Progetto Creative Insomnia

http://creativeinsomnia.wordpress.com/creative-insomnia-2/

 

_____________

* Elenco delle Muse secondo la classificazione di Erodoto:

Clio, colei che rende celebri, la Storia, seduta e con una pergamena in mano; Euterpe, colei che rallegra, la Poesia lirica, con un flauto; Talia, colei che è festiva, la Commedia, con una maschera, una ghirlanda d’edera e un bastone; Melpomene, colei che canta, la Tragedia, con una maschera, una spada e il bastone di Eracle (Ercole); Tersicore, colei che si diletta nella danza, la Danza, con plettro e lira; Erato, colei che provoca desiderio, la Poesia amorosa, con la lira; Polimnia, colei che ha molti inni, il Mimo, senza alcun oggetto; Urania, colei che è celeste, l’Astronomia, con un bastone puntato al cielo; Calliope, colei che ha una bella voce, la Poesia epica, con una tavoletta ricoperta di cera e uno stilo.

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