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Ancora qui

Oggi è il compleanno di Branoalcollo che dopo 14 anni resiste su WordPress.

Dedico a tutti noi un frammento di un poema di Derek Walcott che ho letto in questi giorni infuocati d’Agosto che mi ha particolarmente colpito perché unisce l’amore per Venezia, la ricerca di un affresco che non sappiamo fino a che punto è finzione o realtà e l’esperienza creativa. Nel racconto poetico si mescolano le vite dei due artisti caraibici Walcott e Pissarro, l’uno lascia i Caraibi alla volta di New York e l’altro l’isola di St Thomas per Parigi.

Tratto da Il Levriero di Tiepolo, tradotto da A. Molesini, Venezia, 2004.

Dietro il merletto di questi palazzi c’era l’opera

a cui il caso mi aveva condotto; a bordo

la prospettiva dei merletti si ampliava nella scia

del traghetto, di nuovo sperai

che, nella maglia di sole che era Venezia,

dove i gabbiani sui pali mimano gli stendardi

dei galeoni del Doge (prova che gli imperi svaniscono

mentre l’acqua ha un tempo e non scorre all’indietro),

io, pur venendo da una colonia senza un libro

per guida, avrei scoperto in una chiesa cadente,

con i pellegrini accalcati nella rete d’acqua

riflessa sui muri, la creatura che cercavo.

Sedetti nel campiello, il reticolo delle pietre

sembrava oscillare, tentai di fermarlo.

Il Guardi passò scivolando su una gondola.

Camminare a Venezia sembrava una contraddizione.

Dove si trova questo affresco?

Esiste veramente o Walcott involontariamente confonde due pittori diversi, Veronese o Tiepolo?

Leggetelo. Vi piacerà.

Instant-scripts #3 Oltre il naif

La prossima mostra che mi piacerebbe andare a vedere – uso il condizionale perché con tutti questi DPCM si può programmare ben poco – è la mostra a Ferrara, dedicata ad Antonio Ligabue (1899-1965), una vita d’artista, con i suoi autoritratti di animali e le sue sculture.

Ricordo ancora lo sceneggiato di Salvatore Nocita con Flavio Bucci e il suo sguardo perso nelle nebbie di Gualtieri, quando scortato da due gendarmi viene portato a “casa” del padre adottivo. A vedere scorrere il paesaggio piatto con i casolari spogli, che ritorna immutato nel tempo ogni volta che si fissa fuori dal finestrino del treno, quelle tigri feroci gridano vendetta.

Autodidatta, incoraggiato dallo scultore Marino Mazzacurati, “el Matt” dipinge animali, paesaggi infuocati, campi verdissimi e cieli azzurri intensi.

Da poco sono state rese pubbliche le sue cartelle cliniche – soffriva di depressione – nei diversi ricoveri a Reggio nell’Emilia. Parlava poco e imitava i versi degli animali nelle sue escursioni sulle rive del Po. Nel 1937 alla voce professione viene scritto “nessuna”, nel 1945 viene aggiunto “pittore povero”. In manicomio gli viene concesso di dipingere sempre, per quanto le cure fossero inadeguate, i dottori constatano che l’arte ha su di lui un potere “calmante”…

Barattava i suoi dipinti in cambio di un bicchiere di vino, girava per le osterie con una moto da cui cadeva spesso perché ubriaco. Dipingeva su tutto, su masonite, pezzi di legno che raccattava in campagna, incideva tavoli con forchette e utensili improvvisati. Quando negli anni ’70 Zavattini andò a perlustrare i luoghi abitualmente frequentati da Ligabue, si attivò una vera e propria caccia al tesoro dei quadri del pittore, comprati con pochi spiccioli e rivenduti a caro prezzo, una volta diventato famoso. Molti si pentirono di aver buttato via tutto, non perché gliene importasse granché dei quadri, ma dei soldi sì.

Ha prodotto più di 120 ritratti, “dammi un bacio” era la sua frase più usata.

May You Live in Interesting Times 58esima Biennale di Venezia

Quest’anno, la Biennale di Venezia curata da Ralph Rugoff, presenta delle novità rispetto alle scorse edizioni. Meno paesi partecipanti, 79 in tutto, molti eventi collaterali che sono delle occasioni per esplorare la città in zone fuori dai soliti circuiti turistici, e per la prima volta gli artisti selezionati espongono le loro opere sia ai Giardini che all’Arsenale. Spesso riconoscerete la stessa mano, ma in molti casi rimarrete stupiti per l’esito dei risultati.

Farne un riassunto è impresa pressoché ardua, anticipo già che c’è un livello di cupezza che fa sospettare che i tempi “interessanti” siano altro al di là del gioco di parole sul finto anatema cinese e sul rapporto con le fake news. Indubbiamente gioca un ruolo importante la tecnologia, la rete di connessioni che hanno stabilito altri tipi di interazioni, e hanno modificato per sempre il nostro modo di rapportarci online e offline, segnali di suoni che ci distraggono, a volte ci confondono, altre ci destabilizzano e lasciano un senso di vuoto incolmabile.

Che ruolo ha l’arte in un mondo che fa presagire spesso scenari apocalittici? Inquinamento ambientale, riscaldamento globale, periferie e centri storici abitati da rifiuti, mancanza di prospettive, abbandoni, violenza, identità che non vogliono essere imbrigliate in contesti di genere, luoghi non luoghi, sogni appesi a un esile filo di speranza che si coglie a tratti, tanto dolore, troppo.

Le immagini sono forti, ci sono menomazioni, gabbie che stanno per esplodere, strani marchingegni che tentano di raccogliere pozze rosse come sangue, cancelli che sbattono sgretolando muri, pupazzi appesi come marionette inermi, fermate di autobus con foto di ragazze scomparse mai più ritrovate, inquietanti case di bambole, maschere deformate, il relitto del naufragio sulla costa siciliana del 2015, Barca Nostra, stazionata sulla riva dell’Arsenale di fronte a una piazzola di ghiaia, una tomba a cielo aperto, voluta da Cristoph Büchel.

Menzione speciale l’hanno avuta il Belgio con l’installazione MONDO CANE, l’artista greca Haris Epaminonda con le sue sculture tempio che esplorano realtà parallele. Leone d’oro il video The White Album di Arthur Jafa, un riassunto di violenza e razzismo che documenta le tensioni all’interno della società americana. Ritorna Arthur Marclay che aveva vinto il leone d’oro con l’installazione Clock, un omaggio allo scorrere del tempo che passa insieme a noi, quest’edizione presenta un collage di video di guerra, 48 video di guerra montati a cornice e selezionati solo in base alla nitidezza dell’immagine, dalla guerra civile americana alla guerra in Iraq, in un circolo continuo che non ha né inizio né fine. Impressionante la video installazione del giapponese Ikeda sull’universo dei dati. Sofferente il mondo sonoro di Shilpa Gupta, un omaggio a 100 poeti che sono stati imprigionati per le loro idee, For, in your tongue, I cannot fit.

La Lituania si aggiudica il Leone D’Oro con l’installazione dal vivo Sun & Sea, una spiaggia ricreata a Castello, fuori dall’Arsenale, con tanto di performance live che si tiene tutti i sabati (chi volesse partecipare può far parte dei bagnanti, basta contattare padiglione per ricevere istruzioni su cosa portare e come vestirsi, volendo si può cantare fino a Ottobre).

Ci sono anche varie app per conoscere la visione di Venezia nella realtà aumentata di Scott Barren o seguire Bob (Acronimo per Bag of Beliefs-Borsa di Credenze) una creatura virtuale che potrebbe riservare parecchie sorprese o sperimentare le visioni di Dominique Gonzalez-Foerster.

Strepitosa la mega ragnatela di Tomás Saraceno, che ha ricreato un’enorme tela nuvola dentro una scatola nera, la sua aracnomanzia ci accoglie con cautela mentre il Padiglione Centrale fuma grazie all’intervento di Lara Favaretto, Thinking Head. All’interno del Padiglione Centrale nei Giardini, l‘Angelo del Foyer, ologramma di Cyprien Gaillard che richiama l’omonimo quadro di Max Ernst ci avverte da subito che saranno tempi “interessanti”, non forse come avremmo immaginato.

Siete pronti?

La città anadiomene dalle braccia di marmo

In una parola Venezia! Definizione dannunziana ispirata a Venere, nata dalla spuma del mare. Sostituire mare con laguna, per procedere nella lettura de Il Fuoco.

Che Stelio sia un personaggio impegnativo si capisce dalle prime righe, per averne la certezza definitiva sarà ascoltare il discorso preparato per Palazzo Ducale, una lezione sulla città e la sua anima autunnale così bene rappresentata dai quadri del Giorgione e del Tintoretto.

La prima riflessione prende spunto da Leonardo da Vinci, la pittura come sorella della musica, poesia muta in cui gli artisti sono dei musicisti inconsapevoli. L’Allegoria dell’Autunno di Tintoretto rivela una immagine superiore creata dal nostro sogno di ieri. Venezia diventa una città di Vita, lontana dall’immaginario mortifero di un luogo in cui ritirarsi ma forza motrice che si rinnova ogni volta.

#SoundCloud\nhttps://soundcloud.com/branoalcollo/discorso-di-stelio-epifanii Branoalcollo #np su #SoundCloud

Esaltato dalla sua visione, alla fine del suo intervento incontra la cantante Donatella Arvale che delizia il pubblico con un’aria di Benedetto Marcello, tratta dall’Arianna, “come puoi vedermi piangere”. Abbagliato dalla intensità della giovane interprete, il poeta già la immagina protagonista dei suoi drammi, la Foscarina osserva preoccupata, sullo sfondo il palazzo di Desdemona sul Canal Grande.

A cena la conversazione degli invitati passa a Wagner che Effrena considera troppo lontano dal suo mondo latino, anche se il Parsifal lo conquista, insieme alla doppia natura dell’eroina Kundry. L’intenzione è di rivedere la Foscarina una volta salutati gli ospiti, lei non riesce più a respingere il pericolo di una relazione a cui non sa più resistere. Persa come il suo soprannome, Perdita. In giardino scoppia la passione.

Stelio si allontana in gondola per esplorare la città da solo lungo il Canal Grande, arrivato nel bacino di San Marco, ordina al gondoliere di trovargli una barca che vada verso il mare. Il paesaggio tra San Giorgio e San Marco gli fa capire come la sua intuizione iniziale sia stata giusta. Riscopre il senso della sua missione, tutto ritorna ad avere un senso nuovo.

“Creare con gioia!”. E il mondo era suo.

Naya,_Carlo_(1816-1882)_-_n._64_-_Venezia_-_Palazzo_Contarini_Fasan_4.jpg
©Naya Carlo (1816-1882) – Palazzo Contarin Fasan – Public Domain

Il cuore delle cose

Mi sono messa a rileggere un ormai “classico” giapponese. Il titolo si riferisce al capolavoro del maestro Natsume Soseki, il romanzo che svelò la letteratura giapponese al resto del mondo. Pubblicato per la prima volta nel 1913, protagonista dell’opera è il rapporto tra maestro e discepolo, un romanzo nel romanzo. All’inizio la relazione con il maestro parte timidamente, sullo sfondo il paesaggio rassicurante del mare. Il discepolo va a trovare il maestro nella località balneare di Kamakura.

Mappa di localizzazione: Giappone

Poi prosegue a Tokyo, ma la frequentazione ha bisogno di molta dedizione e costanza, il maestro non sembra lasciarsi andare a rivelare troppo di sé, né capisce l’interessamento del giovane nei suoi confronti. Dall’esterno una vita piuttosto abitudinaria, poche amicizie, una visita mensile alla tomba di un misterioso amico al cimitero, ore dedicate allo studio.

Un giorno, viene invitato a rimanere per il sake, e ha modo di conoscere meglio la moglie del maestro, la bella Shizu. Questa volta la conversazione svela anche troppo, scopre che la moglie vorrebbe un figlio, il maestro sarebbe disposto anche ad adottarne uno mentre la donna si chiude nelle sue ragioni. Nessuno dei due sembra soddisfatto, il discepolo non sa cosa dire.

Passano altri giorni fino a che viene interrogato dal maestro:

“Tu sai che cosa significhi essere legato da lunghi capelli neri?”

Il discepolo, non essendosi ancora innamorato, non ha ancora una risposta…lo capirà con il tempo insieme a noi lettori.

§

“Sono contento di averti scritto. Non pensare che l’abbia preso come un passatempo. Il mio personale passato, che ha fatto di me ciò che sono, è una parte dell’esperienza umana. E soltanto io sono in grado di raccontarlo. Credo che il mio sforzo di dare un resoconto così sincero abbia avuto uno scopo abbastanza preciso. Se la mia vicenda aiuterà te e altri a capire anche solo una parte di ciò che noi siamo, mi riterrò soddisfatto.”

Il cuore delle cose, Natsume Soseki, Neri Pozza, 2005, traduzione di Gian Carlo Calza.

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