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Venezia

Le pietre di Santo Stefano e altre storie..

Data astrale 26 Dicembre 2017 | Venezia |

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Se volete riconoscere subito Santo Stefano, il primo martire (33 o 34 A.D), c’è sempre un indizio rivelatore, porta sulla testa pietre e/o sassi, morte per lapidazione, ultime parole pronunciate “Gesù, ricevi il mio spirito”. Qui ritratto dal Parmigianino, prima che partisse per la tangente inseguendo lo Splendor Solis, “la nobile alchimia”, impegnato ad affrescare alcune nicchie per la Chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma, in compagnia di San Lorenzo – tutti e due intenti a consultare testi sacri.

A Venezia in Campo Santo Stefano nella chiesa omonima le reliquie del Santo, molti pezzi rari tra cui segnalo l’orazione nell’orto del Tintoretto, Jacopo Robusti, di cui vi parlerò prossimamente su questi schermi.

Il campo è piuttosto esteso, una volta arrivati, dopo aver valicato a fatica il ponte di legno dell’Accademia, facendovi largo tra bastoni di telefonini per scattare foto sul Canal Grande, non potrete non notare la statua di Niccolò Tommaseo, letterato e autore del Dizionario della lingua italiana in otto comodi volumi. Tommaseo lambisce con il cappotto parecchi tomi, ed è per questo chiamato affettuosamente dai veneziani il “cagalibri”, vedendo la statua capirete perché.

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Per chi volesse fare quattro passi, e smaltire la quantità di calorie immagazzinate in questi giorni di festa, e siamo solo il 26 – è lunga fino all’Epifania – prima che cali il buio delle cinque, e qualcuno vi offra la terza fetta di panettone o pandoro, fate uno sforzo, afferrate un cappotto e uscite, non vi pentirete, forse..

 

 

Le pietre di Santo Stefano e altre storie..

Data astrale 26 Dicembre 2017 | Venezia |

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Se volete riconoscere subito Santo Stefano, il primo martire (33 o 34 A.D), c’è sempre un indizio rivelatore, porta sulla testa pietre e/o sassi, morte per lapidazione, ultime parole pronunciate “Gesù, ricevi il mio spirito”. Qui ritratto dal Parmigianino, prima che partisse per la tangente inseguendo lo Splendor Solis, “la nobile alchimia”, impegnato ad affrescare alcune nicchie per la Chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma, in compagnia di San Lorenzo – tutti e due intenti a consultare testi sacri.

A Venezia in Campo Santo Stefano nella chiesa omonima le reliquie del Santo, molti pezzi rari tra cui segnalo l’orazione nell’orto del Tintoretto, Jacopo Robusti, di cui vi parlerò prossimamente su questi schermi.

Il campo è piuttosto esteso, una volta arrivati, dopo aver valicato a fatica il ponte di legno dell’Accademia, facendovi largo tra bastoni di telefonini per scattare foto sul Canal Grande, non potrete non notare la statua di Niccolò Tommaseo, letterato e autore del Dizionario della lingua italiana in otto comodi volumi. Tommaseo lambisce con il cappotto parecchi tomi, ed è per questo chiamato affettuosamente dai veneziani il “cagalibri”, vedendo la statua capirete perché.

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Per chi volesse fare quattro passi, e smaltire la quantità di calorie immagazzinate in questi giorni di festa, e siamo solo il 26 – è lunga fino all’Epifania – prima che cali il buio delle cinque, e qualcuno vi offra la terza fetta di panettone o pandoro, fate uno sforzo, afferrate un cappotto e uscite, non vi pentirete, forse..

 

 

Venezia #11: FAQ

Quando si assiste a una conferenza il dibattito può essere il colpo di grazia finale. E di regola o piomba il silenzio assoluto – tutti improvvisamente con la testa china che fanno finta di cercare qualcosa e rispondono ai fischi dei telefonini – o sei travolto da una marea di cuoricini per i più tecnologici, o dalle domande che sono un monologo di chi ti vuole far capire che ti ha ascoltato e ti ripete quello che hai detto in un discorso talmente lungo che ti dimentichi che domanda ti era stata fatta e rispondi a seconda dei casi, sì o no o dipende – se hai ancora la forza di rispondere, grazie per il suo interessantissimo intervento, mentre gli altri si sono già messi il cappotto e si avviano verso l’uscita.

Ora le due domande che mi fanno sempre turisti, visitatori, viaggiatori stranieri, quando vengono a Venezia, sono:

  1. Quanto fa freddo di inverno? Che temperature ci sono? – Non me la cavo con i gradi Celsius, ma in Fahrenheit. E qui c’è poco che possa fare, perché una risposta vaga non è apprezzata, figurarsi un “non so”. Quindi mi sono preparata. 1,8 x gradi celsius (che devo convertire) + 32. Esempio? 8° Celsius, 1,8 x 8 + 32 = 46,4 Fahrenheit. Contenti come pasque. Poi seguirà la seconda:
  2. C’è la neve? E qui ormai pronuncio un laconico raramente.

Volendo se proprio gli sono simpatica, ci sarà una terza domanda: “Perché i taxi a Venezia sono così piccoli?”, che potrebbe implicarne una quarta, “esistono shopping center a Venezia?”– Sulle dimensioni di solito lascio correre, sì sì certo che esistono.. e davanti agli occhi si staglia gigante LANAVEDEVERO, un blocco di vetro e cemento armato arenato nella periferia di Marghera pieno di negozi, e di autoctoni, e turisti, mentre ormai il centro di Mestre è una città fantasma perché la gente vaga dentro la NAVEDEVERO alla ricerca frenetica di sconti imperdibili e della macchina parcheggiata in fila H in mezzo al nulla.

E tutto il discorso che ti eri preparata su Sebastiano Ziani e la risistemazione di Piazza San Marco viene rimandato a data da destinarsi, in attesa che Marghera diventi la nuova Manhattan. Intanto chi l’avrebbe detto che Robert Wyatt avesse fatto una cover degli Chic?

 

§

The original + C’est Chic!

 

 

Venezia #11: FAQ

Quando si assiste a una conferenza il dibattito può essere il colpo di grazia finale. E di regola o piomba il silenzio assoluto – tutti improvvisamente con la testa china che fanno finta di cercare qualcosa e rispondono ai fischi dei telefonini – o sei travolto da una marea di cuoricini per i più tecnologici, o dalle domande che sono un monologo di chi ti vuole far capire che ti ha ascoltato e ti ripete quello che hai detto in un discorso talmente lungo che ti dimentichi che domanda ti era stata fatta e rispondi a seconda dei casi, sì o no o dipende – se hai ancora la forza di rispondere, grazie per il suo interessantissimo intervento, mentre gli altri si sono già messi il cappotto e si avviano verso l’uscita.

Ora le due domande che mi fanno sempre turisti, visitatori, viaggiatori stranieri, quando vengono a Venezia, sono:

  1. Quanto fa freddo di inverno? Che temperature ci sono? – Non me la cavo con i gradi Celsius, ma in Fahrenheit. E qui c’è poco che possa fare, perché una risposta vaga non è apprezzata, figurarsi un “non so”. Quindi mi sono preparata. 1,8 x gradi celsius (che devo convertire) + 32. Esempio? 8° Celsius, 1,8 x 8 + 32 = 46,4 Fahrenheit. Contenti come pasque. Poi seguirà la seconda:
  2. C’è la neve? E qui ormai pronuncio un laconico raramente.

Volendo se proprio gli sono simpatica, ci sarà una terza domanda: “Perché i taxi a Venezia sono così piccoli?”, che potrebbe implicarne una quarta, “esistono shopping center a Venezia?”– Sulle dimensioni di solito lascio correre, sì sì certo che esistono.. e davanti agli occhi si staglia gigante LANAVEDEVERO, un blocco di vetro e cemento armato arenato nella periferia di Marghera pieno di negozi, e di autoctoni, e turisti, mentre ormai il centro di Mestre è una città fantasma perché la gente vaga dentro la NAVEDEVERO alla ricerca frenetica di sconti imperdibili e della macchina parcheggiata in fila H in mezzo al nulla.

E tutto il discorso che ti eri preparata su Sebastiano Ziani e la risistemazione di Piazza San Marco viene rimandato a data da destinarsi, in attesa che Marghera diventi la nuova Manhattan. Intanto chi l’avrebbe detto che Robert Wyatt avesse fatto una cover degli Chic?

 

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