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I giorni della Quarantena

Iso-lamento #31 – I giorni della Quarantena – #PhilipRoth

SPOILER: recensione de Il Complotto contro L’America, Philip Roth, Einaudi, 2005, traduzione di Vincenzo Mantovani

Quando ho riaperto il romanzo ho trovato un segnalibro colorato lasciato a pagina 44, tempo di riaffrontare la sfida con la rilettura ex-novo. C’era anche questa volta la possibilità che ri-abbandonassi allo stesso punto ma avrei potuto anche sorprendermi, visto il tema, visto i tempi.

Ambientato nel 1940 il romanzo è il triste resoconto di un’altra storia possibile. A vincere le elezioni non è Franklin D. Roosevelt ma Charles A. Lindbergh – l’eroe della trasvolata sull’Atlantico – filo-nazista e anti-semita.

A raccontarci la svolta imprevista in questa sorta di ucronia distorta è il piccolo Philip Roth che ci racconta come l’orrore di un imprevisto mal calcolato colpisca la sua famiglia a Newark, nella contea di Essex, nel New Jersey.

Philip ha sette anni, il fratello maggiore dodici, il padre è un uomo rigoroso che lavora come assicuratore e la madre, una casalinga devota, piena di amore per tutti. A spezzare la routine di una vita al riparo è il cugino Alvin che si ribella al sistema, si licenzia dal lavoro sicuro, e se ne va in Canada a combattere con gli inglesi contro i nazisti.

Quel gesto eroico, salutato da Philip come l’azione alternativa di un bambino che poco può fare in un mondo che va a rotoli, si spezza da subito. Al primo scontro, Alvin viene ferito gravemente e perde la gamba sinistra. Malgrado il suo orgoglio, orfano di padre, è costretto a tornare indietro, dallo zio contestato e a uno stile di vita che non ha mai fatto per lui, giovane mutilato, bisognoso di tutto e con nessuna voglia di scendere a compromessi con chi non l’ha mai capito.

Philip così si ritrova a dormire in camera con il cugino ribelle, capisce la sua sofferenza, lo accudisce come può, mentre il fratello Sandy che ha un vero talento per il disegno viene irretito da una associazione di ebrei – Just Folks – che impiegano i giovani ragazzi nel mondo del lavoro americano fin da adolescenti, talmente bravo e volenteroso che nonostante i divieti del padre, decide di passare l’estate nel Kentucky rurale, grazie ai contatti della zia Evelyn e del rabbino Bengelsdorf che si dimostra troppo condiscendente nei confronti del governo Lindbergh.

Ognuno ha i suoi piccoli grandi segreti: Alvin comincia a giocare d’azzardo, Philip, che colleziona francobolli commemorativi della festa dell’albero, indossa sotto i vestiti la medaglia al valore di Alvin, Sandy nasconde sotto il letto a insaputa del padre i ritratti del pilota Lindbergh – disobbedendo alla richiesta di eliminarli all’istante -, la zia Evelyn è troppo amica del rabbino, il padre detesta il suo lavoro da assicuratore ma sopporta stoicamente tutto, pur di tenere unita la sua famiglia, piegato dal peso delle responsabilità.

Sullo sfondo un’America che cambia, che non è l’El Dorado pensato, in cui i conflitti esistono eccome, dove la rispettabilità si paga a caro prezzo perché tutto ha un prezzo troppo caro.

La figura che più emblematicamente unisce intorno a sé un arabesco di vite altrimenti inconciliabili è la madre Bess che non si perde mai d’animo, aiuta dove può aiutare e non giudica mai.

– Che cos’hanno tutti da gridare?

– Perché ognuno vede le cose diversamente -. Dandomi il bacio della buonanotte, disse:- Perché tutti hanno un sacco di pensieri, – ma quando si sporse verso il letto di Sandy per baciarlo, lui affondò la faccia nel cuscino. [1]

E da quella sera le cose prenderanno una piega diversa…

§

  1. pp. 200-201, Il Complotto contro l’America, Einaudi, 2005, Trad. Vincenzo Mantovani.

Iso-lamento #31 – I giorni della Quarantena – #PhilipRoth

SPOILER: recensione de Il Complotto contro L’America, Philip Roth, Einaudi, 2005, traduzione di Vincenzo Mantovani

Quando ho riaperto il romanzo ho trovato un segnalibro colorato lasciato a pagina 44, tempo di riaffrontare la sfida con la rilettura ex-novo. C’era anche questa volta la possibilità che ri-abbandonassi allo stesso punto ma avrei potuto anche sorprendermi, visto il tema, visto i tempi.

Ambientato nel 1940 il romanzo è il triste resoconto di un’altra storia possibile. A vincere le elezioni non è Franklin D. Roosevelt ma Charles A. Lindbergh – l’eroe della trasvolata sull’Atlantico – filo-nazista e anti-semita.

A raccontarci la svolta imprevista in questa sorta di ucronia distorta è il piccolo Philip Roth che ci racconta come l’orrore di un imprevisto mal calcolato colpisca la sua famiglia a Newark, nella contea di Essex, nel New Jersey.

Philip ha sette anni, il fratello maggiore dodici, il padre è un uomo rigoroso che lavora come assicuratore e la madre, una casalinga devota, piena di amore per tutti. A spezzare la routine di una vita al riparo è il cugino Alvin che si ribella al sistema, si licenzia dal lavoro sicuro, e se ne va in Canada a combattere con gli inglesi contro i nazisti.

Quel gesto eroico, salutato da Philip come l’azione alternativa di un bambino che poco può fare in un mondo che va a rotoli, si spezza da subito. Al primo scontro, Alvin viene ferito gravemente e perde la gamba sinistra. Malgrado il suo orgoglio, orfano di padre, è costretto a tornare indietro, dallo zio contestato e a uno stile di vita che non ha mai fatto per lui, giovane mutilato, bisognoso di tutto e con nessuna voglia di scendere a compromessi con chi non l’ha mai capito.

Philip così si ritrova a dormire in camera con il cugino ribelle, capisce la sua sofferenza, lo accudisce come può, mentre il fratello Sandy che ha un vero talento per il disegno viene irretito da una associazione di ebrei – Just Folks – che impiegano i giovani ragazzi nel mondo del lavoro americano fin da adolescenti, talmente bravo e volenteroso che nonostante i divieti del padre, decide di passare l’estate nel Kentucky rurale, grazie ai contatti della zia Evelyn e del rabbino Bengelsdorf che si dimostra troppo condiscendente nei confronti del governo Lindbergh.

Ognuno ha i suoi piccoli grandi segreti: Alvin comincia a giocare d’azzardo, Philip, che colleziona francobolli commemorativi della festa dell’albero, indossa sotto i vestiti la medaglia al valore di Alvin, Sandy nasconde sotto il letto a insaputa del padre i ritratti del pilota Lindbergh – disobbedendo alla richiesta di eliminarli all’istante -, la zia Evelyn è troppo amica del rabbino, il padre detesta il suo lavoro da assicuratore ma sopporta stoicamente tutto, pur di tenere unita la sua famiglia, piegato dal peso delle responsabilità.

Sullo sfondo un’America che cambia, che non è l’El Dorado pensato, in cui i conflitti esistono eccome, dove la rispettabilità si paga a caro prezzo perché tutto ha un prezzo troppo caro.

La figura che più emblematicamente unisce intorno a sé un arabesco di vite altrimenti inconciliabili è la madre Bess che non si perde mai d’animo, aiuta dove può aiutare e non giudica mai.

– Che cos’hanno tutti da gridare?

– Perché ognuno vede le cose diversamente -. Dandomi il bacio della buonanotte, disse:- Perché tutti hanno un sacco di pensieri, – ma quando si sporse verso il letto di Sandy per baciarlo, lui affondò la faccia nel cuscino. [1]

E da quella sera le cose prenderanno una piega diversa…

§

  1. pp. 200-201, Il Complotto contro l’America, Einaudi, 2005, Trad. Vincenzo Mantovani.

Iso-lamento #23 – I giorni della quarantena

Non si può proprio dire che il tempo voli, però già questo pomeriggio solo per fare due conti, scaricare il CU dal sito inps – e qui si scopre che siamo in un’altra era – e preparare la contabilità sono già le cinque, che non sono le cinque perché sarebbero le quattro secondo l’ora solare – questo è ormai una litania che ci sorbiremo per almeno un mese fino a che non ci abitueremo a questa ora legale che contestiamo da sempre, come gli inglesi che parlano del tempo per noia. A parte che oggi mi è arrivata da Dublino la richiesta a iscrivermi alla Quantic School of Business, che già mi sembra fantascienza adatta ai tempi odierni…e il motto lanciato da Burioni #nessunoincontrinessuno, questo periodo sta condizionando per sempre la nostra vita. Finora nelle notifiche online ho notato due filoni di pensiero – o lo scazzo totale con barzellette talmente brutte che quelle trite e ritrite di Pierino vincono l’Oscar o il filone pseudo-scientifico Covid19 che se non eri angosciato, ci pensa lui a farti angosciare con dati alla mano, statistiche in diretta e video-“party” in tema. I gatti dei miei vicini mi guardano assonnati, acciambellati sulle ciotole dei fiori in giardino. Che si godano almeno loro le giornate di sole FUORI. Stasera arriverà in soccorso come una autentica manna, una replica di Montalbano, L’Altro Capo del Filo, e puntualmente quando scorre la sigla, parte il commento sul viadotto, “ma è davvero così?”

Iso-lamento #23 – I giorni della quarantena

Non si può proprio dire che il tempo voli, però già questo pomeriggio solo per fare due conti, scaricare il CU dal sito inps – e qui si scopre che siamo in un’altra era – e preparare la contabilità sono già le cinque, che non sono le cinque perché sarebbero le quattro secondo l’ora solare – questo è ormai una litania che ci sorbiremo per almeno un mese fino a che non ci abitueremo a questa ora legale che contestiamo da sempre, come gli inglesi che parlano del tempo per noia. A parte che oggi mi è arrivata da Dublino la richiesta a iscrivermi alla Quantic School of Business, che già mi sembra fantascienza adatta ai tempi odierni…e il motto lanciato da Burioni #nessunoincontrinessuno, questo periodo sta condizionando per sempre la nostra vita. Finora nelle notifiche online ho notato due filoni di pensiero – o lo scazzo totale con barzellette talmente brutte che quelle trite e ritrite di Pierino vincono l’Oscar o il filone pseudo-scientifico Covid19 che se non eri angosciato, ci pensa lui a farti angosciare con dati alla mano, statistiche in diretta e video-“party” in tema. I gatti dei miei vicini mi guardano assonnati, acciambellati sulle ciotole dei fiori in giardino. Che si godano almeno loro le giornate di sole FUORI. Stasera arriverà in soccorso come una autentica manna, una replica di Montalbano, L’Altro Capo del Filo, e puntualmente quando scorre la sigla, parte il commento sul viadotto, “ma è davvero così?”

Iso-lamento #9 – I giorni della Quarantena

Sono sicura che questo momento di crisi ci porterà a confrontarci con nuove risorse interiori e non solo. Confinati a casa, fra un po’ parleremo per aforismi, oltre a lavarci le mani in continuazione. La recente notizia del virus che rimane sulle scarpe ha veramente innescato una lotta senza fine, io resto a casa, io resto a casa e leggo, leggo e resto a casa e pulisco, metto ordine cose, oggetti e pensieri, a volte scrivo.

Oggi sono andata a rileggermi come mai Mira, il paese sulla Riviera del Brenta in cui vivo, sia citato in Dante. 

In aiuto il Dizionario di Toponomastica della Utet.

Ma io se fossi fuggito in ver la Mira

Quando fui sovragiunto a Oriaco

Ancora sarei di là dove si spira

(Purg. V, vv. 79-81)

Oriaco è Oriago, il paese prima.

Deh perché vai? Perché non ti arresti?

Siamo nel Canto V del Purgatorio, riservato alle morti violente. 

A parlare per primo Jacopo del Cassero, nato a Fano nel 1260, uomo d’armi e politico, guelfo, nominato podestà di Bologna, si inimicò Azzo Viii d’Este, Signore di Ferrara. Chiamato come podestà a Milano nel 1298 per evitare di passare nei territori del suo nemico, andò a Venezia via mare ma gli fu teso un agguato dai sicari di Azzo proprio ad Oriago e venne ucciso in una palude.

Corsi al palude, e le cannucce e ‘l braco

m’impigliar sì ch’io caddi; e lì vi’io

de le mie vene farsi un laco (1)

Per questo nelle sue parole è ancora vivo il rimpianto, stroncato nel suo intento di raggiungere Mira, territorio all’epoca padovano, viene fermato prima, ferito mortalmente a una gamba e all’inguine. In un documento del 1282 si annota come nei pressi di Oriago ci fosse veramente un canneto di pubblica proprietà, dimostrando ai critici quanto Dante fosse preciso nelle sue ricerche geografiche.

Mi affaccio alla finestra, nessuno all’orizzonte, tutti rinchiusi al riparo delle loro case mentre il sole al tramonto ci riscalda da lontano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

§

(1) Dante, Purgatorio, Canto V, vv. 82-84

 

 

 

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