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Blog Anniversary

Oggi festeggio 11 anni di vita su wordpress, direi un record visto i tempi, visto il periodo, visto tutto quello che mi è capitato in questi anni di scrittura.

Stavo per scrivere una recensione su un libro appena uscito su Venezia, ma la quantità di errori storici riscontrati mi ha fatto desistere da dedicargli una sola riga.

Ritorno alle isole di Walcott

The fishermen rowing homeward in the dusk

Do not consider the stillness through which they move,

So I, since feelings drown, should no more ask

for the safe twilight which your calm hands gave…

I pescatori che remano verso casa all’imbrunire

Non calcolano la quiete con cui si muovono

Così io, dopo che i sentimenti sono affondati,

Non dovrei più chiedere il sereno crepuscolo

che le tue mani calme davano…

(Trad. di Branoalcollo, The Harbour, Derek Walcott)

Photo by Johannes Plenio on Pexels.com

How will we live together? Giardini

A bit late but here I am with the second part of the Biennale 2021. Having seen both, I’d suggest you to start with this venue and then proceed to the visit at the Arsenale.

Here you will find two scales that include part of the global research on the initial question: Across Borders and As One Planet.

The projects and research displayed in the national pavilion of each country convey the idea of inclusivity, crossing boundaries and connecting human and non-human habitats.

Globalization and climate change are key-factors that demand an immediate and effective response. More efficient technologies and a team work between architects, ecologists, geo-engineers, global economists and sociologists in order to preserve the future of our planet.

At Padiglione Italia the first installation is Data Zone (2003) by Michael Rovner. Exhibited for the first time in 2003 at the Biennale Arte is a series of culture plates in which little human figures move in different directions, creating a vortex of order and disorder. Nowadays with the Covid pandemic this uncertainty is self-explanatory.

The Earth is an Architecture is a big sculpture by Pierre Alain Trévelo and Antoine Viger-Kohler

The World turned inside out, 2021 by Plan B asks the visitor to see the world from a different perspective, leaving whole areas unexplored and free from human colonization…

Resurrecting the Sublime is an interesting experiment of bio-engineering by Christina Agapakis of Ginko Bioworks, who took samples from a dried specimen of Hibiscadelphus wildernarius rock at the Harvard University Herbarium, 2018.

The Quino Treaty is a history of resistance by indigenous women. The Quino tree relates peoples and territories, building a new different world opposed to the dominant and imperial one.

Uncertainty is the theme of the Spanish Pavilion, again this time, the uncertainty is a prerequisite for creative investigation, giving shape to unexpected new opportunities.

What are you waiting for?

“Time and again, however well we know the landscape of love,

And the little churchyard with lamenting names,

And the frightfully silent ravine wherein all the others end: time and again we go out two together,

Under the old trees, lie down again and again,

Between the flowers, face to face with the sky.”

Time and Again, Rainer Maria Rilke, translated by J. B. Leishman

Discoinferno

Non so se sia l’ennesima fandonia spacciata per verità ma Bill Gates vorrebbe oscurare il sole per combattere il riscaldamento globale, in qualche remoto laboratorio stanno clonando i mammut e online e offline si discute sulla validità dei vaccini, su cui non ho nulla da aggiungere.

Divisi per colori, per fasce d’età, per fattori di rischio, siamo chiusi in casa con i nostri vecchi da più di un anno.

Ogni giorno mi ritrovo a rincuorare un gruppo di colleghe di lavoro sul nostro futuro incerto.

Ieri grazie a un veterano della disco, nel mio canale su Facebook sono risbucate in un video anni ’80 le Mai Tai, band olandese estinta da anni, tre ballerine ballavano inguainate in tute scomodissime che avevano come ricamo una saetta che ricordava la cicatrice sulla fronte di Harry Potter, dentro uno schermo alla Videodrome del visionario Cronenberg. Titolo del pezzo History, finzione fanta-archeologica che forse avrebbe strappato un sorriso anche a Lord Voldemort.

1600 years

1600 anni – Il compleanno di Venezia

La Chiesa di Auvers e il riflesso di Van Gogh

La stampa di questo quadro di Van Gogh (1890) è stata per anni appesa nel corridoio della mia vecchia casa di Udine. All’epoca mi limitavo a fissare il riflesso sul vetro, mentre tentavo di chiudere la porta che tagliava il corridoio in due, facendo attenzione al filo del telefono, che poi si arricciava in spire contorte che bisognava rigirare nel senso inverso per rimettere la cornetta apposto. Non che avessi quali segreti da nascondere, solo pudore.

Quel quadro invece ha un cielo che già dice tutto. In mezzo a un campo, c’è una chiesa deformata, davanti una figura che ci dà le spalle in direzione di un bivio che poi diventa un circolo vizioso, perché a guardare bene, se si procede verso destra si vede una casetta sullo sfondo, e poi se si rifà il giro si ritorna al sentiero iniziale percorso dalla donna che non si sa dove stia andando, la strada si arresta davanti a noi.

Vincent è appena rientrato da Parigi dove è andato a trovare il nipotino Willem, figlio dell’adorato fratello Theo, e ha abbandonato la Provenza per stabilirsi in questo paesino del Nord, a pochi chilometri da Parigi, dove risiederà gli ultimi settanta giorni della sua vita.

Ho fatto un grande quadro con la chiesa del villaggio, in cui la costruzione sembra violacea, contro un cielo blu profondo e piatto di puro cobalto; le vetrate sembrano delle macchie blu oltremare, il tetto è violetto e in parte arancione.

Le dita tracciano i solchi dei campi in fiore invasi da una luce rosa, in parte oscurati dall’ombra proiettata dalla chiesa con le sue vetrate cupe. In questo periodo Vincent si mette a rileggere Shakespeare – il libro è un regalo del fratello – riprendendo in mano i suoi drammi storici, tra cui l’Enrico IV e l’Enrico V:

“But what touches me in it, as in the work of certain novelists of our time, is that the voices of these people, which in Shakespeare’s case reach us from a distance of several centuries, don’t appear unknown to us. It’s so alive that one thinks one knows them and sees it”.

(Ma quello che mi colpisce in esso, come nell’opera di alcuni romanzieri del nostro tempo, sono le voci di queste persone, che nel caso di Shakespeare arrivano a noi da una distanza di parecchi secoli, e non ci sembrano sconosciute. Così vivo che uno pensa di conoscerle e vederle.)

E quell’incitamento accorato di Enrico V “We happy few, band of brothers” con un esercito di forze esigue che si trovano a combattere unite nel giorno di San Crispino ha ancora più senso…

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