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Esperimenti

Vagabonda che sono io – Elevazioni III

21 settembre

22° di massima | 13° di minima | cielo parzialmente nuvoloso

Compleanno di Leonard Cohen, 81 anni, e non sentirli.

Salto quantico nostrano.

Volente o nolente si inseriscono in postazione solennemente stabile da decenni i Nomadi, “chissà dov’era casa mia, e quel bambino che _ giocava nel cortile _”..parte il coro “vagabondo che son io, vagabondo che non sono altro”..aria settembrina canterina, quel sole tiepido che non riscalda rianimato dalle impressioni di settembre:

Quante gocce di rugiada intorno a me
Cerco il sole ma non c’è
Dorme ancora la campagna, forse no
è sveglia, mi guarda, non so

Pezzo storico della PFM. Lunga vita al prog.

Calpestando le foglie secche, evito caldamente la malinconia rassegnata dei chanteurs francesi, la deriva sviolinata ammiccante: september morn, do you remember how we danced the night away?

No, ma anche sì, però Neil Diamond anche no.

Cambio di registro con Cristina Donà, altro settembre, altre promesse di inizi:

Il sole a settembre mi lascia vestire ancora leggera
Il fiume riposa negli argini aperti di questa distesa
Tu mi dicevi che la verità e la bellezza non fanno rumore
Basta solo lasciarle salire, basta solo lasciarle entrare

È tempo di imparare a guardare

È tempo di ripulire il pensiero

È tempo di dominare il fuoco

È tempo di ascoltare davvero.

Haiku?

I go

Tragedia farsesca ma breve

I Satiri alla caccia, quattro pagine, opera giovanile di Sofocle senza finale. Il tema è grave (per Apollo), gli hanno fregato le vacche. Chiama a raduno i satiri e offre una ricompensa per chi sarà in grado di incastrare il colpevole. Qualcuno accusa il piccolo Ermes, neonato prodigio, a sei giorni si è già costruito una lira con la carcassa di un animale morto e suona musica melodiosa. La ninfa Cillene, quando sente che uno dei satiri incolpa Ermes, lo mortifica indignata:

Uscisti pazzo? Di che ladro parli?

Satiri O degna ninfa io non ti voglio offendere!.

Di Giove è figlio e tu lo chiami ladro!. (1)

Segue litigio ma il dialogo si interrompe..è chiaro che Cillene non crede alle parole dei satiri che accusano ingiustamente il “bambolo”.

Le vacche miracolosamente ricompaiono, non si sa da dove. Ermes continua a suonare la lira e i satiri ricevono la ricompensa promessa senza aver mosso un dito.

Un po’ come le opere prime dei maestri del cinema. Un inizio..potrebbe essere un frammento di sogno di Dale Cooper.

––––––––––––––––––––––––––––––––––

(1) Sofocle, I Satiri alla caccia, Sansoni Editore, p. 389, traduzione di E. Romagnoli.

Elevazioni II

Pace non cerco, guerra non sopporto

Tranquillo e solo vo pel mondo in sogno

Pieno di canti soffocati. Agogno

la nebbia e il silenzio in un gran porto. [1]

Dove glove sono le rime classiche abbinate a love in inglese. Concetti semplici intorno ai quali ruotano altrettanti mondi, colombe riappacificatrici, indumenti o guanti di sfida.

E qui si impone con prepotenza la pubblicità dell’amaro Petrus, l’amarissimo che fa benissimo, la cui origine veniva fatta risalire a un esploratore olandese nel lontano 1777, mai verificata.

Amaro Petrus

La sfida sta già nel tenere in mano quell’esile bicchierino di vetro. Il trionfo dell’ossimoro.

In italiano lo sfogo si dirama in diverse applicazioni, non è il caso di mettere limiti a un mondo che non si finisce mai di esplorare, altro che amore-cuore-dolore, 2097 combinazioni secondo una veloce ricerca. Alcune lievemente prosaiche per un canto d’amore, abbattitore, accenditore, accovonatore (per un neo-pascoliano), e siamo solo alla A ma le possibilità sono quasi illimitate. La rima amplifica il senso, distrugge, costruisce, rifonda, racchiude o esclude altrettanti versi. Cercando il nuovo, vale sempre il consiglio di Poliziano:

Se tu sapessi quanto è gran dolcezza
un suo fedele amante contentare,
gustare e modi suoi, la gentilezza,
udirlo dolcemente sospirare,
tu porresti da canto ogni durezza,
e diresti: “Una volta ì vò provare”.
Quando una volta l’avessi provato,
tu ti dorresti aver tanto indugiato. [2]

––––––––––––––––––––––––––––––––

[1] Dino Campana, “Poesia facile”.

[2] Angelo Ambrogini, Rime, “Se tu sapessi quanto è gran dolcezza”.

Elevazioni II

Pace non cerco, guerra non sopporto

Tranquillo e solo vo pel mondo in sogno

Pieno di canti soffocati. Agogno

la nebbia e il silenzio in un gran porto. [1]

Dove glove sono le rime classiche abbinate a love in inglese. Concetti semplici intorno ai quali ruotano altrettanti mondi, colombe riappacificatrici, indumenti o guanti di sfida.

E qui si impone con prepotenza la pubblicità dell’amaro Petrus, l’amarissimo che fa benissimo, la cui origine veniva fatta risalire a un esploratore olandese nel lontano 1777, mai verificata.

Amaro Petrus

La sfida sta già nel tenere in mano quell’esile bicchierino di vetro. Il trionfo dell’ossimoro.

In italiano lo sfogo si dirama in diverse applicazioni, non è il caso di mettere limiti a un mondo che non si finisce mai di esplorare, altro che amore-cuore-dolore, 2097 combinazioni secondo una veloce ricerca. Alcune lievemente prosaiche per un canto d’amore, abbattitore, accenditore, accovonatore (per un neo-pascoliano), e siamo solo alla A ma le possibilità sono quasi illimitate. La rima amplifica il senso, distrugge, costruisce, rifonda, racchiude o esclude altrettanti versi. Cercando il nuovo, vale sempre il consiglio di Poliziano:

Se tu sapessi quanto è gran dolcezza
un suo fedele amante contentare,
gustare e modi suoi, la gentilezza,
udirlo dolcemente sospirare,
tu porresti da canto ogni durezza,
e diresti: “Una volta ì vò provare”.
Quando una volta l’avessi provato,
tu ti dorresti aver tanto indugiato. [2]

––––––––––––––––––––––––––––––––

[1] Dino Campana, “Poesia facile”.

[2] Angelo Ambrogini, Rime, “Se tu sapessi quanto è gran dolcezza”.

Pranzo d’acqua #gioco

Per mantenersi in linea, dalla Bibbia dei giochi [1]:

Prendete carta e matita. Scrivete: “Pranzo d’acqua fa volti sghembi”. Recitate l’alfabeto italiano, e man mano cancellate una lettera per volta: A-prAnzo, B-sghemBi, C-aCqua..Vedrete che le 21 lettere ci sono tutte. (Gli crediamo)

Adesso provate voi una frase in cui compaia almeno una volta una delle 21 lettere. Non è difficile (noooo) ma è probabile che vi venga una frase un po’ lunga.

Aiutino?

Sì dai.

O templi, quarzi, vigne, fidi boschi (Giovanni Mariotti)

Capirai..proviAmo

ABCDEFGHILMNOPQRSTUVZ

O (una in meno, parte l’esclamazione e la zappa sui piedi)

beh ci sta, se devi fare una gita qui: zampironi

Buon Pranzo d’Acqua a tutti!

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[1] G. Dossena, Dizionario dei Giochi con le Parole, Avaliardi, 1994, p. 262.

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