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Dentro il Quadro

L’Arcano del Rinoceronte di San Marco

Io non trovo affatto assurdo il mio teatro

Eugène Ionesco

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Il rinoceronte se ne sta racchiuso dentro un medaglione tra la cappella dei Mascoli e la cappella di San Isidoro, dietro la bestia, un albero che dovrebbe rappresentare la Selva e indirettamente richiama la bandiera della Selva – una delle contrade di Siena – e forse un altro modello tipografico del fiammingo Jacobus Typotius del 1601…

Hermann Walter tenta di ricostruire una possibile storia sull’iconografia del rinoceronte, presente nel pavimento della Basilica di San Marco, che in questi giorni è purtroppo funestata dall’acqua alta.

La raffigurazione dell’animale dovrebbe essere un potentissimo talismano contro le malattie. Sull’origine della iconografia si rincorrono varie ipotesi.

La cappella di San Isidoro venne costruita per volere del Doge Andrea Dandolo (1343-1354). Secondo le cronache del tempo, è probabile che l’animale fosse già menzionato nelle fonti a disposizione del XIV secolo, ricollegandosi alle storie fantastiche del Milion di Marco Polo in cui l’esploratore sosteneva di aver visto un unicorno nelle giungle della Birmania – si riteneva che potesse essere adescato solamente da una vergine, per poi essere catturato e ucciso.

Secondo lo storico dell’arte Xavier Barral i Altet, autore di uno studio recente sul pavimento marciano, l’animale è recentissimo, sarebbe stato posizionato addirittura dopo il 1960! A riprova della sua tesi “cita” due fonti: le rappresentazioni dell’Ing. Moretti in cui al posto del pachiderma c’è un motivo floreale, e l’illustrazione del pittore Antonio Visentini in cui non figura nessun rinoceronte (1688-1782).

A detta di Hermann Walter, la ricostruzione di Antonio Visentini non sarebbe affatto attendibile, perché ci sono ben due autori di guide che nell’Ottocento descrivono il pachiderma a cui si aggiunge la foto di Giuseppe Marino Urbani de Gueltof che nel 1888 inquadra la figura di un rinoceronte che non è proprio simile all’attuale ma lo ricorda.

Ad infittire l’enigma si aggiunge la testimonianza di una terza fonte settecentesca, Gli Habiti dei Veneziani di Giovanni Grevembroch (1731-1807). Tra le varie categorie descritte spicca una certa Clara – rinocerontessa che girava l’Europa grazie all’impresario olandese Douve Mout van der Meer – così soprannominata da un gruppo di tifosi di Würzburg in Germania, e poi immortalata da un grande pittore veneziano Pietro Longhi.

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©Pietro Longhi, Il Rinoceronte aka Clara

A confondere le acque è proprio la citazione del Grevembroch, che dice in calce all’illustrazione che a Venezia ai tempi di Andrea Dandolo c’era un altro rinoceronte, senza però approfondire troppo l’argomento.

Ritornando indietro nel tempo, alle testimonianze del tuttologo Cardano ci si riferiva a un altro esemplare, un certo Ganda, dato in regalo al re di Portogallo Manuel d’Alviz dal Sultano Mussafat II nel 1515.

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Ganda del Dürer, 1515 Wikipedia

In realtà Ganda non è proprio simile, presenta un secondo corno sul dorso e non ha nessuna vegetazione sullo sfondo.

Come mai nelle cronache il Cancellier Grando non nomina affatto la presenza di un rinoceronte ai tempi di Andrea Dandolo? Probabilmente perché non c’era, almeno fisicamente.

Di certo il rinoceronte marciano risale a molto prima della famosa Clara, ha un modello nel rinoceronte del fiammingo Typotius per la presenza dell’albero (1601), e un possibile legame con il rinoceronte del Dürer, rimando diretto alla Fortitudo, alla Fortezza, alla fermezza nella ricerca del bene.

Combatte l’impazienza con la risolutezza, fermo da secoli al suo posto.

8 Marzo 2018

A tutte le donne italiane

Breve sunto del discorso del Presidente Mattarella nella giornata della Donna

[Le donne sono state artefici della Repubblica e le nostre istituzioni non sarebbero quello che sono senza il contributo delle donne italiane, grazie alla loro partecipazione al voto dal 1946.

Ringrazio la Signora Rosa Ercoli per aver partecipato al voto all’età di 107 anni, un impegno che deve essere un esempio per tutti.

Attraverso la capacità delle donne di essere interpreti dello sviluppo democratico sono state necessarie tenacia e forte impegno.

La legge Merlin fu un grande cambiamento per il nostro paese. La prostituzione non è cessata come fenomeno sociale. La legge Merlin è stata una leva robusta per la libertà.

La tutela delle donne madri venne introdotta negli anni ’50.

Al 1963 risale la legge per la “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri”.

Nel 1967 è stata introdotta la piena parità nel lavoro del trattamento tra uomini e donne.

Ancora oggi vi sono ostacoli e disparità nel mondo del lavoro. Occorre vigilare con fermezza per il rispetto delle norme. Il divario del 20 % nella disparità sull’occupazione nel lavoro fra uomini e donne va superato. Bisogna impegnarsi per una migliore offerta.

Non va dimenticato che il nuovo diritto di famiglia (1975) vide l’anno successivo un acceso scontro sul divorzio (1976).

In tutto questo arco di tempo le donne hanno saputo tenere bene in vista gli interessi generali. Il grande merito storico è stato questo, è stata la vocazione ricorrente della politica femminile. Abbiamo ancora bisogno di questa attitudine. 

Il diritto alla salute nacque nel 1978 grazie a Tina Anselmi. Nel 1991 la legge sul volontariato, della Martini. La legge quadro per l’assistenza ai disabili venne introdotta nel 1992. Del 2010 la legge sulla Terapia del dolore e l’accesso alle cure palliative.

La strada prosegue tra molte difficoltà, vecchie e nuove..Una nuova e più attenta legislazione sulla violenza sessuale, sulle violenza famigliare, bisogna impedire che le donne diventino il bersaglio dell’odio e del risentimento. Accettare di apprezzare le differenze tra gli esseri umani.

L’ 8 Marzo deve essere una giornata di impegno comune. Continuare a garantire la parità di accesso alle cariche pubbliche..

La centralità della questione femminile, la risposta all’altezza della libertà che la nostra costituzione deve esprimere.]

Relata refero

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ca. 1946, Louisburg Square, Boston, Massachusetts, USA — Two women model herringbone tweed coats with hats designed by Sally Victor. — Image by © Genevieve Naylor/CORBIS

 

 

 

 

Festa della Salute & Museo Peggy Guggenheim

Data astrale 21 Novembre 2017 | Madonna della Salute | Venezia

Nonostante le maree di visitatori, anche quest’anno immancabile appuntamento con la Chiesa della Salute, tutti insieme appassionatamente. File piuttosto lunghe, ma alla fine dopo molta pazienza, eccomi qua, festa religiosa e popolare, tuttora molto sentita. Cappotti impregnati di olio di frittelle degli ambulanti ammassati sulla fondamenta, bambini che non si arrendono a trascinare palloncini a forma di dragoni, messe trasmesse a ciclo continuo su grandi teleschermi, ci siamo scambiati il segno di pace e siamo usciti cercando un pertugio tra le calli strettissime, percorse a doppio senso di marcia a passo troppo lento per i miei gusti.

Sono ritornata a visitare il museo di Peggy Guggenheim sul Canal Grande, oggi eccezionalmente aperto – il martedì è solitamente chiuso – gratis per tutti i residenti veneziani nel giorno della Festa della Salute. Due mostre: la permanente con una delle collezioni più belle di arte del XX secolo, e una new entry temporanea, Picasso con le sue bagnanti sulla spiaggia e i suoi bozzetti per poi immergersi in stanze rosso sangue cupo dedicate agli artisti del simbolismo mistico, tra cui spicca Jean Delville, i suoi Orfei e l’impressionante idolo della Perversione, per non farci mancare nulla.

Nelle sale della casa dell’ereditiera americana i muri bianchissimi ospitano quadri di Pollock, De Chirico, Magritte, Max Ernst, Lucio Fontana, Cy Twombly, Andy Warhol, sugli scaffali piccole sculture in vetro blu di Picasso nella stanza della figlia adottiva artista anche lei, Pegeen Guggenheim, come testiera del letto un fine arabesco d’argento di Alexander Calder

23659653_1545069475579026_3489789422472642923_n.jpgmentre le sue sculture mobili scendono dal soffitto regalandoci altre prospettive.

Boccioni e i suoi cavalli scalpitanti rimangono intrappolati in teche di plexi-glass.

La terrazza con la scultura di Marini, l’Angelo della Città, si apre generosamente alla vista sul Canal Grande e da qui si intravedono in lontananza le persone che passano sul ponte mobile che collega le due sponde in questi giorni di festa, che NON ripercorreremo più con lo stesso entusiasmo dell’andata.

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In giardino campeggia la scritta rassicurante al neon di Maurizio Nannucci del 2003, un futuro nel passato che ritorna a essere futuro ora, subito, già.

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A luci spente

Venerdì 13 ho fatto davvero un tour da paura, clienti difficili da gestire, un turista sgridava il mondo perché non era allineato con i suoi pensieri – la moglie lo guardava con la tenerezza che si prova nei confronti di un bambino ferito – il microfono non funzionava, il tono della voce a tratti inesistente, a tratti con un volume troppo forte che spaccava i timpani di una ciurma disordinata..e io continuavo a parlare, continuavo a recitare la mia parte, anche se a teatro c’era una manciata di Proci, Argo era morto, Ulisse inghiottito da secoli nella terra dei Beati. C’era da avvilirsi, paradossalmente mi ha salvato il tempo, una nebbia fittissima che avvolgeva Venezia in un ricordo come in un quadro di Monet. Mentre descrivevo il paesaggio evanescente mi è venuto in mente il mare immaginario di Fellini fatto con i sacchetti della spazzatura neri, quando la nave solcava fondali di carta con un rinoceronte a bordo. Non si è mai capito se quel rinoceronte fosse un riferimento a un quadro di Pietro Longhi, custodito a Ca’ Rezzonico, ma a me piace pensare che sì, che anche Clara fosse destinata a viaggiare verso altri mondi.

Dentro il quadro: #Effie, #JohnEverettMillais e #JohnRuskin

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Effie Gray (1828-1897), nobildonna scozzese, sposata al critico d’arte John Ruskin (1819-1900) è qui ritratta nella parte della moglie devota in un quadro di John Everett Millais (1829-1896) – L’ordine di scarcerazione, olio su tela, Londra 1852-53.

All’epoca Effie era infelicemente legata a John Ruskin, più interessato all’arte e alla storia delle rovine che all’amore coniugale. Nel quadro Effie posa come la moglie di un ribelle giacobita, episodio inventato dal pittore stesso che lo fa risalire al 1746, probabilmente ispirato dai romanzi di Walter Scott, ha i capelli più scuri, sullo sfondo una prigione, in basso a destra le primule gialle appassite a terra, lo sguardo triste e rassegnato che allude forse al sacrificio della donna scalza che ha dovuto sottostare al ricatto sessuale della guardia per salvare la vita al marito ferito e ottenere l’ordine di scarcerazione. Il quadro ebbe un successo talmente grande che quando venne esposto alla Royal Academy fu necessario mettere un poliziotto per spostare la folla.

Giorno dopo giorno John Everett Millais, il protégé di John Ruskin, mentre studia il soggetto da ritrarre, consulta persino un esperto di tartan per dipingere il kilt del soldato scozzese, utilizzando quello del clan Gordon, stabilisce un rapporto privilegiato con chi diventerà la sua futura moglie. E negli occhi coglie quella tristezza di una giovinezza spenta, confinata in un matrimonio senza speranza, mai consumato, respinta dal marito già dalla prima notte di nozze. Secondo il critico bella ma non al punto di suscitare in lui nessuna passione, poco attratto dal suo corpo di donna, ormai non più bambina. John quando era piccola le aveva dedicato un racconto, Il Re del Fiume d’oro.

Durante un viaggio in Scozia in cui il pittore segue il critico per fargli una serie di ritratti, succede l’inevitabile, Euphemia si innamora del giovane Millais e decide di lasciare il marito. John Ruskin è immerso nella scrittura del secondo volume de Le Pietre di Venezia. Al ritorno, niente è più come prima, restituisce in una lettera la fede e chiede l’annullamento del matrimonio, si deve sottoporre a un’umiliante visita medica che dimostra la sua verginità. John Everett Millais aspetta con calma che si svolga tutto l’iter burocratico, ma non cade nella trappola ricattatoria del suo mecenate, non seduce Effie e lascia che gli eventi abbiano il loro corso. Il caso si chiude con l’ammissione pubblica dell’impotenza di John Ruskin.

Nel 1855 Effie Gray ex Lady Ruskin sposa John Everett Millais, aprendosi a una nuova vita, consigliera del marito pittore e musa di molti suoi quadri. John Ruskin continuerà a dedicare tutto il suo tempo all’arte e ai suoi scritti:

Se qualcuno abbastanza abile nel leggere i manoscritti stracciati dalla mente, volesse avere una più intima conoscenza di me, può trarla sapendo verso quali personaggi della vita passata avverto maggiore trasporto. Farò tre nomi. Per tutto ciò che c’è di più intenso e profondo in me, di ciò che mi pone all’unisono con il lavoro che faccio, che mi dà le luci e le ombre che sono nel mio essere, mi sento attratto da Guido Guinicelli. Per quanto concerne il mio temperamento naturale e consueto, per i miei pensieri sulle cose e sulla gente, da Marmotel. Per quanto concerne il mio temperamento più acceso e occasionale, dal decano Swift. (1)

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(1) Le Pietre di Venezia, John Ruskin, ed. Bur, luglio 2000, p. 44, estratto da John Ruskin, Sesamo e Gigli, 1871.

 

 

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