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March 2020

Iso-lamento #23 – I giorni della quarantena

Non si può proprio dire che il tempo voli, però già questo pomeriggio solo per fare due conti, scaricare il CU dal sito inps – e qui si scopre che siamo in un’altra era – e preparare la contabilità sono già le cinque, che non sono le cinque perché sarebbero le quattro secondo l’ora solare – questo è ormai una litania che ci sorbiremo per almeno un mese fino a che non ci abitueremo a questa ora legale che contestiamo da sempre, come gli inglesi che parlano del tempo per noia. A parte che oggi mi è arrivata da Dublino la richiesta a iscrivermi alla Quantic School of Business, che già mi sembra fantascienza adatta ai tempi odierni…e il motto lanciato da Burioni #nessunoincontrinessuno, questo periodo sta condizionando per sempre la nostra vita. Finora nelle notifiche online ho notato due filoni di pensiero – o lo scazzo totale con barzellette talmente brutte che quelle trite e ritrite di Pierino vincono l’Oscar o il filone pseudo-scientifico Covid19 che se non eri angosciato, ci pensa lui a farti angosciare con dati alla mano, statistiche in diretta e video-“party” in tema. I gatti dei miei vicini mi guardano assonnati, acciambellati sulle ciotole dei fiori in giardino. Che si godano almeno loro le giornate di sole FUORI. Stasera arriverà in soccorso come una autentica manna, una replica di Montalbano, L’Altro Capo del Filo, e puntualmente quando scorre la sigla, parte il commento sul viadotto, “ma è davvero così?”

Iso-lamento #23 – I giorni della quarantena

Non si può proprio dire che il tempo voli, però già questo pomeriggio solo per fare due conti, scaricare il CU dal sito inps – e qui si scopre che siamo in un’altra era – e preparare la contabilità sono già le cinque, che non sono le cinque perché sarebbero le quattro secondo l’ora solare – questo è ormai una litania che ci sorbiremo per almeno un mese fino a che non ci abitueremo a questa ora legale che contestiamo da sempre, come gli inglesi che parlano del tempo per noia. A parte che oggi mi è arrivata da Dublino la richiesta a iscrivermi alla Quantic School of Business, che già mi sembra fantascienza adatta ai tempi odierni…e il motto lanciato da Burioni #nessunoincontrinessuno, questo periodo sta condizionando per sempre la nostra vita. Finora nelle notifiche online ho notato due filoni di pensiero – o lo scazzo totale con barzellette talmente brutte che quelle trite e ritrite di Pierino vincono l’Oscar o il filone pseudo-scientifico Covid19 che se non eri angosciato, ci pensa lui a farti angosciare con dati alla mano, statistiche in diretta e video-“party” in tema. I gatti dei miei vicini mi guardano assonnati, acciambellati sulle ciotole dei fiori in giardino. Che si godano almeno loro le giornate di sole FUORI. Stasera arriverà in soccorso come una autentica manna, una replica di Montalbano, L’Altro Capo del Filo, e puntualmente quando scorre la sigla, parte il commento sul viadotto, “ma è davvero così?”

Iso-lamento #14 – Giornata internazionale della Poesia –

Oggi entriamo qui in Veneto nel 14esimo giorno di Quarantena – che non finisce – da ieri hanno aggiunto misure ancora più restrittive per cui l’isolamento continua, non si sa ancora per quanto.

Il 21 Marzo è una data speciale, è la giornata internazionale della Poesia, così sono andata a rileggermi la Raccolta Divano Occidentale di Gianroberto Scarcia legata alla sua interpretazione e ri-traduzione di liriche persiane e non solo.

Mi accorgo che ripesco sempre le mie preferite, nonostante il passare degli anni, l’occhio cade sulle stesse, tra queste il ghazal XC di Vesal, del XIX secolo.

Lo riporto qui nella traduzione in italiano di Gianroberto Scarcia che ci avvicina a un lontano presente.

XC

Lodano la mia penna

per la sua sapienza grande

e dicono forse a ragione

che è fertile e generosa

e di miracolo capace,

qual profumare i Tartari

d’aroma tibetano,

e rivestire di pellicce slave

i neri corpi abissini,

e vender canfora per inchiostro

e per belletto il mercurio.

Proprio così, penna mia:

a te il tumulto del mio cuore

sta come palla al polo,

a te sta il mio lamento

come al plettro la mano,

e, il nostro nodo in gola,

lo dicono poesia.

Non sanno che siamo stanchi

d’inneggiare agli antenati,

e che per nulla ci consola

la preghiera dei posteri.

Intorno a me la mia penna

solo un bosco ha piantato,

un bosco inestricabile,

dove mi agito ruggendo,

in lotta vana coi bruchi

dei segni che vado tracciando,

leone che s’aggira disperato.

Iso-lamento #9 – I giorni della Quarantena

Sono sicura che questo momento di crisi ci porterà a confrontarci con nuove risorse interiori e non solo. Confinati a casa, fra un po’ parleremo per aforismi, oltre a lavarci le mani in continuazione. La recente notizia del virus che rimane sulle scarpe ha veramente innescato una lotta senza fine, io resto a casa, io resto a casa e leggo, leggo e resto a casa e pulisco, metto ordine cose, oggetti e pensieri, a volte scrivo.

Oggi sono andata a rileggermi come mai Mira, il paese sulla Riviera del Brenta in cui vivo, sia citato in Dante. 

In aiuto il Dizionario di Toponomastica della Utet.

Ma io se fossi fuggito in ver la Mira

Quando fui sovragiunto a Oriaco

Ancora sarei di là dove si spira

(Purg. V, vv. 79-81)

Oriaco è Oriago, il paese prima.

Deh perché vai? Perché non ti arresti?

Siamo nel Canto V del Purgatorio, riservato alle morti violente. 

A parlare per primo Jacopo del Cassero, nato a Fano nel 1260, uomo d’armi e politico, guelfo, nominato podestà di Bologna, si inimicò Azzo Viii d’Este, Signore di Ferrara. Chiamato come podestà a Milano nel 1298 per evitare di passare nei territori del suo nemico, andò a Venezia via mare ma gli fu teso un agguato dai sicari di Azzo proprio ad Oriago e venne ucciso in una palude.

Corsi al palude, e le cannucce e ‘l braco

m’impigliar sì ch’io caddi; e lì vi’io

de le mie vene farsi un laco (1)

Per questo nelle sue parole è ancora vivo il rimpianto, stroncato nel suo intento di raggiungere Mira, territorio all’epoca padovano, viene fermato prima, ferito mortalmente a una gamba e all’inguine. In un documento del 1282 si annota come nei pressi di Oriago ci fosse veramente un canneto di pubblica proprietà, dimostrando ai critici quanto Dante fosse preciso nelle sue ricerche geografiche.

Mi affaccio alla finestra, nessuno all’orizzonte, tutti rinchiusi al riparo delle loro case mentre il sole al tramonto ci riscalda da lontano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

§

(1) Dante, Purgatorio, Canto V, vv. 82-84

 

 

 

Iso-lamento #5

In questi giorni di isolamento forzato – siamo al quinto giorno qui in Veneto – abbiamo modo di tenerci compagnia grazie al web, ci sono tantissime iniziative culturali, musei che continuano a fare formazione a porte chiuse, scrittori che commentano le loro letture preferite. C’è tanto da fare e da imparare in questo periodo così drammatico e difficile per tutti noi.

Oggi mi ha particolarmente colpito questo video fatto dal Museo del Prado su un quadro del Tintoretto, La Lavanda dei piedi, inizialmente dipinta per la Chiesa di San Marcuola a Venezia. Questa volta però a commentarlo è il Direttore stesso del Museo, Miguel Falomir, che ricorda come questo fosse stato oggetto dei suoi primi studi all’esordio del suo incarico nel 1997.

Eccolo qui, fondamentale la visione in diagonale, ogni dettaglio vi sorprenderà. Buona visione!

Il cane da caccia ritratto è uguale a quello che compare in un quadro di Jacopo Bassano nel 1548.

Bassano-Chiens-Louvre.jpg

 

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