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November 2017

Venezia #11: FAQ

Quando si assiste a una conferenza il dibattito può essere il colpo di grazia finale. E di regola o piomba il silenzio assoluto – tutti improvvisamente con la testa china che fanno finta di cercare qualcosa e rispondono ai fischi dei telefonini – o sei travolto da una marea di cuoricini per i più tecnologici, o dalle domande che sono un monologo di chi ti vuole far capire che ti ha ascoltato e ti ripete quello che hai detto in un discorso talmente lungo che ti dimentichi che domanda ti era stata fatta e rispondi a seconda dei casi, sì o no o dipende – se hai ancora la forza di rispondere, grazie per il suo interessantissimo intervento, mentre gli altri si sono già messi il cappotto e si avviano verso l’uscita.

Ora le due domande che mi fanno sempre turisti, visitatori, viaggiatori stranieri, quando vengono a Venezia, sono:

  1. Quanto fa freddo di inverno? Che temperature ci sono? – Non me la cavo con i gradi Celsius, ma in Fahrenheit. E qui c’è poco che possa fare, perché una risposta vaga non è apprezzata, figurarsi un “non so”. Quindi mi sono preparata. 1,8 x gradi celsius (che devo convertire) + 32. Esempio? 8° Celsius, 1,8 x 8 + 32 = 46,4 Fahrenheit. Contenti come pasque. Poi seguirà la seconda:
  2. C’è la neve? E qui ormai pronuncio un laconico raramente.

Volendo se proprio gli sono simpatica, ci sarà una terza domanda: “Perché i taxi a Venezia sono così piccoli?”, che potrebbe implicarne una quarta, “esistono shopping center a Venezia?”– Sulle dimensioni di solito lascio correre, sì sì certo che esistono.. e davanti agli occhi si staglia gigante LANAVEDEVERO, un blocco di vetro e cemento armato arenato nella periferia di Marghera pieno di negozi, e di autoctoni, e turisti, mentre ormai il centro di Mestre è una città fantasma perché la gente vaga dentro la NAVEDEVERO alla ricerca frenetica di sconti imperdibili e della macchina parcheggiata in fila H in mezzo al nulla.

E tutto il discorso che ti eri preparata su Sebastiano Ziani e la risistemazione di Piazza San Marco viene rimandato a data da destinarsi, in attesa che Marghera diventi la nuova Manhattan. Intanto chi l’avrebbe detto che Robert Wyatt avesse fatto una cover degli Chic?

 

§

The original + C’est Chic!

 

 

Venezia #11: FAQ

Quando si assiste a una conferenza il dibattito può essere il colpo di grazia finale. E di regola o piomba il silenzio assoluto – tutti improvvisamente con la testa china che fanno finta di cercare qualcosa e rispondono ai fischi dei telefonini – o sei travolto da una marea di cuoricini per i più tecnologici, o dalle domande che sono un monologo di chi ti vuole far capire che ti ha ascoltato e ti ripete quello che hai detto in un discorso talmente lungo che ti dimentichi che domanda ti era stata fatta e rispondi a seconda dei casi, sì o no o dipende – se hai ancora la forza di rispondere, grazie per il suo interessantissimo intervento, mentre gli altri si sono già messi il cappotto e si avviano verso l’uscita.

Ora le due domande che mi fanno sempre turisti, visitatori, viaggiatori stranieri, quando vengono a Venezia, sono:

  1. Quanto fa freddo di inverno? Che temperature ci sono? – Non me la cavo con i gradi Celsius, ma in Fahrenheit. E qui c’è poco che possa fare, perché una risposta vaga non è apprezzata, figurarsi un “non so”. Quindi mi sono preparata. 1,8 x gradi celsius (che devo convertire) + 32. Esempio? 8° Celsius, 1,8 x 8 + 32 = 46,4 Fahrenheit. Contenti come pasque. Poi seguirà la seconda:
  2. C’è la neve? E qui ormai pronuncio un laconico raramente.

Volendo se proprio gli sono simpatica, ci sarà una terza domanda: “Perché i taxi a Venezia sono così piccoli?”, che potrebbe implicarne una quarta, “esistono shopping center a Venezia?”– Sulle dimensioni di solito lascio correre, sì sì certo che esistono.. e davanti agli occhi si staglia gigante LANAVEDEVERO, un blocco di vetro e cemento armato arenato nella periferia di Marghera pieno di negozi, e di autoctoni, e turisti, mentre ormai il centro di Mestre è una città fantasma perché la gente vaga dentro la NAVEDEVERO alla ricerca frenetica di sconti imperdibili e della macchina parcheggiata in fila H in mezzo al nulla.

E tutto il discorso che ti eri preparata su Sebastiano Ziani e la risistemazione di Piazza San Marco viene rimandato a data da destinarsi, in attesa che Marghera diventi la nuova Manhattan. Intanto chi l’avrebbe detto che Robert Wyatt avesse fatto una cover degli Chic?

 

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The original + C’est Chic!

 

 

Festa della Salute & Museo Peggy Guggenheim

Data astrale 21 Novembre 2017 | Madonna della Salute | Venezia

Nonostante le maree di visitatori, anche quest’anno immancabile appuntamento con la Chiesa della Salute, tutti insieme appassionatamente. File piuttosto lunghe, ma alla fine dopo molta pazienza, eccomi qua, festa religiosa e popolare, tuttora molto sentita. Cappotti impregnati di olio di frittelle degli ambulanti ammassati sulla fondamenta, bambini che non si arrendono a trascinare palloncini a forma di dragoni, messe trasmesse a ciclo continuo su grandi teleschermi, ci siamo scambiati il segno di pace e siamo usciti cercando un pertugio tra le calli strettissime, percorse a doppio senso di marcia a passo troppo lento per i miei gusti.

Sono ritornata a visitare il museo di Peggy Guggenheim sul Canal Grande, oggi eccezionalmente aperto – il martedì è solitamente chiuso – gratis per tutti i residenti veneziani nel giorno della Festa della Salute. Due mostre: la permanente con una delle collezioni più belle di arte del XX secolo, e una new entry temporanea, Picasso con le sue bagnanti sulla spiaggia e i suoi bozzetti per poi immergersi in stanze rosso sangue cupo dedicate agli artisti del simbolismo mistico, tra cui spicca Jean Delville, i suoi Orfei e l’impressionante idolo della Perversione, per non farci mancare nulla.

Nelle sale della casa dell’ereditiera americana i muri bianchissimi ospitano quadri di Pollock, De Chirico, Magritte, Max Ernst, Lucio Fontana, Cy Twombly, Andy Warhol, sugli scaffali piccole sculture in vetro blu di Picasso nella stanza della figlia adottiva artista anche lei, Pegeen Guggenheim, come testiera del letto un fine arabesco d’argento di Alexander Calder

23659653_1545069475579026_3489789422472642923_n.jpgmentre le sue sculture mobili scendono dal soffitto regalandoci altre prospettive.

Boccioni e i suoi cavalli scalpitanti rimangono intrappolati in teche di plexi-glass.

La terrazza con la scultura di Marini, l’Angelo della Città, si apre generosamente alla vista sul Canal Grande e da qui si intravedono in lontananza le persone che passano sul ponte mobile che collega le due sponde in questi giorni di festa, che NON ripercorreremo più con lo stesso entusiasmo dell’andata.

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In giardino campeggia la scritta rassicurante al neon di Maurizio Nannucci del 2003, un futuro nel passato che ritorna a essere futuro ora, subito, già.

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