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Month

March 2015

Dal Pianeta Kobaïa

Melodie @liene

Parole difficili#gioco

Classificato come gioco, non so tra chi, amanti della grammatica, alessandrini nel parco a briglie sciolte. Dossena cita come esempio La passeggiata di Tommaso Landolfi, che proprio una passeggiata non è. Un breve accenno:

La mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la fante
preparava la bozzima … Sono un murcido, veh, son perfino un po’ gordo, ma
una tal calma, mal rotta da quello zombare o dai radi cuiussi del
giardiniere col terzomo, mi faceva quel giorno l’effetto di un malagma o di
un dropace! Meglio uscire, pensai invertudiandomi, farò magari due passi
fino alla fodina.

E pure noi, ma giusto fino all’angolo con la fodina..che il computer si ostina a correggermi in codina – poi dicono che i programmi capiscano più degli umani..Non erano parole inventate, ma prese da un dizionario facile a trovarsi, il Tramater pubblicato a Napoli nel 1929-40, la burla dei secchioni organizzata a tavolino.

“Forte eh?”

“Fortissimo.”

“Vezzi stilistici. Però anche Poliziano.”

“Straordinario, soprattutto per la rielaborazione del mito, lei ha letto il commento inedito alle Selve di Stazio?”

“Ancora no.”

“Non le anticipo nulla ma rimarrà sorpresa.”

“Non ne dubito.”

“A che gioco giochiamo?”

“Stavo scrivendo i #palindromidelmerlovenexian, semplici rispetto ai suoi esempi: #ala, #aia, #aha, #ara, #osso, #oro.”

“Se è un merlo indiano, è un ottimo imitatore, ripetitivo però.”

“Anilina-anilina.”

“Ed Irene se ne ride.”

Parole difficili#gioco

Classificato come gioco, non so tra chi, amanti della grammatica, alessandrini nel parco a briglie sciolte. Dossena cita come esempio La passeggiata di Tommaso Landolfi, che proprio una passeggiata non è. Un breve accenno:

La mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la fante
preparava la bozzima … Sono un murcido, veh, son perfino un po’ gordo, ma
una tal calma, mal rotta da quello zombare o dai radi cuiussi del
giardiniere col terzomo, mi faceva quel giorno l’effetto di un malagma o di
un dropace! Meglio uscire, pensai invertudiandomi, farò magari due passi
fino alla fodina.

E pure noi, ma giusto fino all’angolo con la fodina..che il computer si ostina a correggermi in codina – poi dicono che i programmi capiscano più degli umani..Non erano parole inventate, ma prese da un dizionario facile a trovarsi, il Tramater pubblicato a Napoli nel 1929-40, la burla dei secchioni organizzata a tavolino.

“Forte eh?”

“Fortissimo.”

“Vezzi stilistici. Però anche Poliziano.”

“Straordinario, soprattutto per la rielaborazione del mito, lei ha letto il commento inedito alle Selve di Stazio?”

“Ancora no.”

“Non le anticipo nulla ma rimarrà sorpresa.”

“Non ne dubito.”

“A che gioco giochiamo?”

“Stavo scrivendo i #palindromidelmerlovenexian, semplici rispetto ai suoi esempi: #ala, #aia, #aha, #ara, #osso, #oro.”

“Se è un merlo indiano, è un ottimo imitatore, ripetitivo però.”

“Anilina-anilina.”

“Ed Irene se ne ride.”

#Alpostodellemimose

Già da un po’ di giorni specialmente su twitter è partita la campagna invece che regalare mimose regalate un libro. Non preoccupatevi con la crisi le mimose restano dove sono, in compenso aumentano i suggerimenti su quali libri comprare, e alcune liste sono scoraggianti.

Mi riferisco alla serie italica dei libri dedicati alle donne in quanto donne leggeri – che poi sono dei mattoni che puoi usare come ferma porte, la lit chick, quel non prendersi troppo sul serio a caratteri cubitali fucsia perché in fondo siamo auto-ironiche. E questa sarebbe l’auto-ironia? I cloni di Bridget Jones vent’anni dopo, solo che invece della casa editrice, è un’agenzia di moda, o un ristorante a Parigi, se siamo fortunate.

Quando facciamo carriera, lavoriamo nella sezione gossip di qualche rivista che si occupa anche di arredamento: come apparecchiare la tavola, come fare un centro tavola con dei bottoni, come fare una bambola con dei nastri che tutti abbiamo nel cassetto, in alternativa scriviamo confessioni intime e segrete, e allora diamo consigli su come conquistare un uomo, impresa facilissima. “Ma scherzi, quelli vendono.”

Venderanno pure, insieme ai libri di cucina, io da qualche parte ho le ricette degli elfi, mai provate perché gli ingredienti li devi chiedere agli elfi, sono introvabili. La lista dei libri inglesi nello scaffale destinati al macero, la pulp fiction, che noi dipendenti potevamo portare a casa sono in effetti di una serietà impressionante.

Ho una sezione della libreria riservata alle gemme recuperate dalla spazzatura, tutti saggi impegnativi, Mencius era in pessime condizioni, evidentemente qualcuno se lo leggeva tra una pausa pranzo e l’altra, poi gli sembrava troppo e lo rimetteva al solito posto. Non so quanto fosse un gesto di solidarietà condiviso o un messaggio in codice, “leggi pure, poi mi dici, tanto vedrai che domani lo ritrovi lì.”

Allora se proprio devo scegliere, tra i primi libri letti ai tempi dell’università che hanno squarciato nuovi orizzonti, non solo letterari, io metto Nadine Gordimer, scrittrice che credo non abbia bisogno di presentazioni, coraggiosa e sensuale. A world of Strangers, un mondo di stranieri dove gli stranieri sono gli amici che ancora non conosciamo, si apre con quattro versi di Lorca che racchiudono nell’omaggio a Whitman un desiderio che ci riguarda ancora:

Voglio che il vento forte della notte più fonda

Tolga lettere e fiori dall’arco dove dormi

E che un bambino nero annunci ai bianchi dell’oro

La venuta del regno della spiga.

Impara l’arte e mettila su WordPress: Galleria Giorgio Franchetti – #Ca’ #D’Oro

Iniziativa lodevole, ne parlo volentieri perché per quanto inondati da brutte notizie, qualcosa di piacevole accade: la prima domenica del mese gran parte dei musei italiani offrono l’ingresso gratuito, anche a Venezia, che mi sembra uno scoop.

Era dagli anni del Fox trot che non andavo a Ca’ D’Oro, palazzo meraviglioso gotico sul Canal Grande, che ha una straordinaria collezione di quadri appartenuti al Barone Giorgio Franchetti (1865-1927) che poi sono stati amorevolmente donati allo stato. Il posto già di per sé merita, una corte interna con mosaici, e opere famosissime, tra cui il San Sebastiano di Andrea Mantegna, il Ritratto di Marcello Durazzo di Van Dyck, le vedute di Guardi e Venere allo specchio di Tiziano. Così giusto per iniziare in allegria, mescolati a dipinti fiamminghi, paesaggi con satiri, Madonne addolorate, sorridenti e pacate, arazzi giganteschi, statue in alabastro, arabeschi dorati, medaglie, bronzetti, busti distribuiti su tre piani, arredamenti con pavimenti veneziani e scale intarsiate lignee.

All’interno una mostra di bijoux dal titolo che è tutto un programma divine, i gioielli fantasia di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, dagli anni Trenta agli anni Settanta del Novecento, alcuni portati dalle dive del cinema – l’uso delle spille personalmente ancora mi sfugge, ma per chi ama il genere ce ne sono di tutti i tipi.

Ho passeggiato piacevolmente nelle sale, insieme a centinaia di persone che non urlavano, nessuno mi ha pestato i piedi, tutti semplicemente incantati dall’arte. Non ci siamo scambiati il segno di pace ma siamo usciti con un sorriso beato sulle labbra galoppando felici verso Piazzale Roma.

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